“Buffett potrà entrare nel cda di Cattolica”

http://www.repubblica.it/ 12 marzo 2018

<p>Adriano Bonafede Verona «V edremo cosa vorrà fare Warren Buffett quando avremo cambiato alcune norme di governance, se rimanere azionista o diventare socio e chiedere di entrare nel cda. Oggi la sua società, Berkshire Hathaway, è soprattutto interessata al business e al flusso di dividendi, oltre a essere uno dei nostri più importanti riassicuratori». Alberto Minali ci riceve in maniche di camicia nella sua sala delle riunioni nella sede centrale di Verona di Cattolica Assicurazioni. Il suo progetto è ambizioso: cambiare in soli tre anni – la durata del piano industriale appena approvato – la cifra di questa compagnia fino ad oggi legata soprattutto all’Rc auto e alle polizze per gli agricoltori. Perché Minali, che fu nominato da Mario Greco cfo di Generali e di cui successivamente si parlò quale possibile ceo a Trieste, ha accettato di guidare Cattolica?. «Ho accettato perché per me Cattolica è una sfida imprenditoriale. non solo manageriale » Vi accingete a modificare le norme sulla governance anche per consentire agli investitori istituzionali di avere una rappresentanza nel consiglio? «Nell’assemblea del prossimo aprile proporremo dei cambiamenti. L’assetto cooperativo non è in discussione ma vogliamo adeguare la governance ai migliori standard internazionali. Introdurremo la possibilità per gli investitori istituzionali, oltre una certa soglia, di avere una rappresentanza in cda.

 

Inoltre, passeremo alla governance monistica, e ridurremo il numero dei consiglieri dagli attuali 23». A quanti? «Lo stabiliremo nelle prossime riunioni del cda». Quale sarà la soglia? «Ladecisione non è stata ancora presa» Buffet ci rientrerà? «Dipenderà dalla soglia individuata e sarà una sua decisione». Se lei pensa a come sarà Cattolica fra 5-6 anni come la vede? «La Cattolica che ho in mente non è più quella di oggi, tradizionale, prudente, statica. Vorrei che in pochi anni diventasse reattiva, moderna, innovativa, riconoscibile per la specializzazione in alcune linee nuove del ramo danni». Quali? «Parliamo dell’innovativo progetto Specialty Lines. Oggi alcuni rischi generati dall’attività economica in Italia non vengono assicurati qui ma vengono “impacchettati” da broker che li trasferiscono ai Lloyd’s di Londra. Ecco, noi aspiriamo a fare questo, presentandoci come una compagnia innovativa formata da un pool di esperti. Ad esempio, il mercato del trasporto delle opere d’arte in Italia è molto importante, ma oggi non c’è nessun player italiano a offrire coperture. Operano solo le americane, Chubb e XL. Possiamo farlo anche noi. E penso all’offerta nell’agroalimentare, business in cui siamo già leader. Siamo i primi e gli unici a offrire le polizze index che assicurano la perdita di raccolto o la minore qualità o quantità dello stesso, quindi l’oggetto dell’attività d’impresa, non solo l’asset». E poi? «A maggio avremo una nuova polizza Rc auto telematica, con cui potremo servire meglio i nostri clienti. Ma le novità riguarderanno anche altri segmenti». Nuovi segmenti nel danni anche per evitare l’eccessiva concentrazione che c’è stata finora sull’Rc auto? «Sì certo. L’Rc auto pesa troppo sui premi del gruppo, anche se – grazie al buon lavoro fatto nel passato – è profittevole. Ma possiamo allargare il business, per esempio ad alcune coperture dedicate alle Pmi. Non possiamo far concorrenza ai big internazionali sui rischi corporate, ma possiamo specializzarci in queste coperture. E soprattutto possiamo far entrare il cliente nell’ecosistema Cattolica, erogando un buon servizio e non semplicemente uno sconto di prezzo». Voi volete occupare un terreno diverso nel danni con polizze innovative. Ma non è che questo è diventato una sorte di terra promessa per tutti? Guardi Intesa, che vuole diventare la prima compagnia danni entro 5-6 anni. «Ha ragione, ma credo ci sia spazio per tutti. L’Italia è a un terzo del volume delle polizze danni vendute in Francia o in Germania. Il lavoro del danni è molto complesso e quando sento dire che le banche vogliono entrare in questo settore spero che non sottovalutino le difficoltà. Noi puntiamo a essere percepiti come una compagnia innovativa che si muove in settori non standard». Volete crescere anche nel vita: il vostro piano parla di un raddoppio delle polizzedi ramoIII, che hanno come sottostante dei fondi d’investimento. «Il grosso della spinta produttiva nel ramo vita è legato alla jv con Bpm. Avremo un aumento delle riserve di circa 9 miliardi. A queste si aggiungerà la nuova produzione: altri 3 miliardi nel vita e 140 milioni nel business danni (20 rc auto, il resto non auto) ogni anno. Punteremo soprattutto sulle polizze di Ramo III, vendute come prodotti autonomi unit liked o ibridi con prodotti di ramo I». Lei parla di accrescere il peso del ramo danni, poi – con la jv con Banco Bpm–ha certamenteaumentato la produzione vita. Ci vuole spiegare meglio la sua “rivoluzione” in Cattolica? «Ci sono varie forme di ribilanciamento all’interno del piano. Il primo è quello tra vita e danni. Ora la società è molto spostata sull’Rc auto, quindi punteremo sui rami danni più innovativi e sul business non auto. Nel vita è predominante la spinta produttiva sul ramo I, mentre vogliamo puntare sul ramo III. Poi puntiamo a una diversificazione dei canali distributivi, con le nostre 1500 agenzie e la rete bancaria (Ubi e Icrrea, a cui si aggiunge Banco Bpm). Faremo infine un’ulteriore diversificazione verso il mondo dei broker, tradizionalmente poco frequentato da Cattolica». Ii big mondiali del settore hanno una forte componente di risparmio gestito. Nelvostro piano nonc’è. Perché? «È vero, non c’è nel piano un accenno al risparmio gestito. Ora la nostra priorità è ridisegnare il business di Cattolica. Non abbiamo intenzione di affrontare il tema, se non indirettamente attraverso le nostre polizze di ramo III che altro non sono che dei fondi d’investimento con l’involucro assicurativo. Tuttavia tengo a precisare che non ambiamo a diventare asset manager, ovvero gestori di risparmio, non è la storia di Cattolica. Semmai vogliamo diventare asset gatherer, raccoglitori di risparmio dei nostri 3 milioni e 600 mila clienti». La spaventa il dopo elezioni? «Il terremoto in Italia c’è stato ma spero in una soluzione costruttiva. Sarebbe stato peggio se la Spd non avesse approvato il governo con la Merkel. Ora il mercato sta a guardare, salvo un piccolo aumento degli spread». Che vi fa piacere perché avete molte polizze di ramo I legate ai tassi d’interesse? «Sì, va bene per noi se si alzano un po’ gli spread. Però senza cataclismi». Cattolica aveva anche un problema di ricambio manageriale. Lei ha fatto molti nuovi innesti. Ora è tutto a posto? «Sì, grazie anche al fatto che siamo diventati una compagnia attrattiva sul mercato. Abbiamo costruito un team di professionisti competenti che vengono da primarie società o da un percorso di promozione interna». Guardiamo alla big picture assicurativa. Arriveranno prima o poi le fusioni transfrontaliere? «Si potranno fare ma non ci riguarderanno. Vedo comunque che il business assicurativo resta in gran parte nazionale. E credo che in Italia ci possa essere una progressiva concentrazione». Perché? «Perché la pressione regolatoria, tra normativa Idd (una sorta di Mifid 2 assicurativa, Ndr), normativa privacy e principi contabili IFRS9 (classificazione degli investimenti) e IFRS17 (classificazione dei contratti assicurativi) è enorme e richiede solidità finanziaria. Quindi molte fra le compagnie più piccole potrebbero soffrirne». Voi siete interessati? «Ci candidiamo a svolgere un ruolo di consolidatori del settore, ma in futuro». </p>