I costi dei servizi finanziari e lo scontrino delle banche.

13 Marzo 2018 –  – AnalisiConsulenza

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Il costo del sacchetto di plastica addebitato dai supermercati ha occupato la discussione sui media per giorni. Pur trattandosi di pochi spiccioli. Meno attenzione è stata prestata ai costi dei servizi finanziari che finalmente con la nuova normativa (Mifid2) dovranno essere in chiaro e dettagliati.

I consumatori sono abituati ad analizzare i cartellini prima di acquistare un bene qualsiasi e, una volta acquistato,  generalmente ricevono lo scontrino che precisa quale sia stato l’esborso finanziario.

Per i servizi di investimento erogati da banche e società varie la quantificazione del costo non era così chiaro e dettagliato. Sui singoli prodotti, tipo i fondi ad esempio, l’ammontare addebitato era desumibile dalla documentazione allegata però esposto solo in percentuale.

In pratica ad oggi i risparmiatori sono molto frequentemente inconsapevoli di quanto stanno pagando per una serie di servizi.

Questo deficit informativo è risultato palese quando la Consob ha commissionato un’indagine campionaria presso i risparmiatori per misurare il loro grado di conoscenza rispetto agli oneri.

Alla domanda “quali sono le modalità di retribuzione del consulente bancario?” le risposte sono state:

  • la consulenza è a titolo gratuito (37%);
  • la commissione è costituita da un ammontare fisso (11%);
  • la commissione è proporzionata al rendimento ottenuto (3%);
  • non sa (45%);

La risposta corretta era:

  • commissione proporzionata all’ammontare dell’ìnvestimento/complessità servizio offerto (4%)

Ma come è possibile valutare la qualità del servizio se non si conosce il costo in EURO?

Finalmente dal 1 gennaio gli intermediari (banche) devono presentare uno “scontrino” dettagliato precisando al risparmiatore i costi sia a livello di preventivo che di consuntivo.

Gli investitori dovranno quindi prestare estrema attenzione che questo modulo venga rilasciato tempestivamente e non occultato all’interno di una documentazione improvvisamente divenuta troppo corposa.

Questo modulo deve precisare chi sta pagando il risparmiatore: il gestore dello strumento, la banca, ecc.

Purtroppo sarebbe stato opportuno suddividere quanto viene corrisposto alla banca e quanto al personale commerciale (consulente bancario). E questo non è per eccesso di zelo ma perché in questo modo il risparmiatore può apprezzare il lavoro svolto dalle varie parti coinvolte.

Persino l’associazione dei consulenti finanziari bancari è favorevole ad innalzare la trasparenza su questo punto.

E’ importante quindi che il risparmiatore esiga lo “scontrino” al momento della proposta di investimento ovvero della vendita dello strumento.

E prendersi poi tempo necessario per valutare qualità e costi dei servizi , senza fretta.

E’ utile precisare che non si sta trattando di spiccioli ma quantità significative che potrebbero superare i 300€ annui su un investimento di 10mila€.

In aggiunta molto frequentemente buona parte della torta è a vantaggio della banca che promuove lo strumento:  al gestore del fondo va circa 40€, circa 50€ al consulente bancario e il rimanente proprio alla banca.

E’ bene ricordare infine che non si tratta di un pagamento diretto ma la commissione viene prelevata ogni giorno dal patrimonio netto del fondo su cui siete investiti.

E’ dunque un vostro diritto. Richiedete trasparenza.