Suicida ex rettore dell’Università di Parma, si era dimesso perché indagato

Antonio Palma fanpage.it 14 marzo 2018

Il 69enne Loris Borghi, coinvolto in due indagini della Procura, trovato senza vita nel pomeriggio di mercoledì. “Una persona dedita con passione al proprio lavoro” lo ha ricordato il sindaco di Parma Pizzarotti.

 

Tragica notizia per il mondo universitario emiliano, l’ex rettore dell’Università di Parma, Loris Borghi, è stato trovato senza vita nel pomeriggio di mercoledì nella frazione di Baganzola. Secondo una prima ricostruzione, Borghi si sarebbe tolto la vita. Al momento i motivi dietro l’estremo gesto sono tutti da chiarire ma è noto che Borghi era finito di recente al centro di uno grosso scandalo relativo al business della terapia del dolore che lo aveva molto colpito. Nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria infatti era stato indagato dalla locale Procura del Repubblica per il resto di abuso d’ufficio. Inoltre nei giorni scorsi aveva ricevuto un avviso di rinvio a giudizio per un altro caso: la nomina di una sua ex allieva a primario e poi dirigente universitario dell’ospedale Maggiore di Parma.

Nato a Palanzano il 15 febbraio del 1949 e laureato in Medicina e chirurgia nel 1974 proprio nell’ateneo parmigiano, dove aveva anche svolto due specializzazioni, Loris Borghi era diventato poi  professore ordinario di Medicina interna e infine poi preside della stessa facoltà. Il 69enne era stato eletto rettore dell’Università di Parma nel 2013. Incarico che aveva mantenuto fino al maggio del 2017 quando aveva rassegnato le dimissioni proprio a causa dell’indagine Pasimafi che lo aveva coinvolto.

Dopo la diffusione della notizia, immediato è arrivato il cordoglio del Sindaco di Parma Federico Pizzarotti. “Una tragica notizia che coglie tutti di sorpresa e che ho appreso con grande e profondo sgomento. Ho avuto modo di conoscere e apprezzare Loris Borghi durante il suo mandato come rettore dell’Università di Parma. Insieme, e per la prima volta dopo diversi anni in cui il Comune e l’Università hanno evitato di collaborare, abbiamo stretto un forte legame istituzionale, portando l’Università e il Comune a un dialogo costante e continuo, contribuendo a far crescere entrambi attraverso progetti che tuttora stiamo portando avanti con il nuovo rettore Andrei” ha ricordato il primo cittadino, aggiungendo: “Sin da subito Borghi mi ha fatto una bellissima impressione: persona pacata, intelligente, pragmatica e dedita con passione al proprio lavoro. Una persona che era difficile non stimare. La notizia è terribile, drammatica, e ha un sapore davvero amaro. A nome di tutto il Comune di Parma le mie condoglianze alla famiglia”.

 

 

Brexit, leader Ukip contro May: “Nessuna resa a Ue sui concordati”

ofcsreport.it 14 marzo 2018 saro novello – 

NIENTE PIÙ SOLDI ALL’UNIONE, LEGGI IMPOSTE AL REGNO UNITO E CONFINI APERTI!”

a cura di Sara Novello

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea continua a creare tensione nel Paese. La linea del Premier, Theresa May, è in alcuni casi duramente contestata complicando i negoziati con Bruxelles. Un esempio è la posizione dell’eurodeputato britannico Gerard Batten, leader dell’Ukip (il Partito per l’indipendenza del Regno Unito), che ha duramente sottolineato come la Gran Bretagna non si arrenderà all’Unione Europea, nonostante la remissiva impostazione che il Primo ministro May sta cercando di dare ai negoziati Brexit. “La Gran Bretagna si accontenterà solo di una resa condizionale!”.

Riparte il carosello della Hard Brexit

Gerard Batten, parlando al Parlamento europeo, ha più volte sottolineato che la ragione per cui gli inglesi hanno votato per lasciare l’Ue era “riprendere il controllo”. Secondo Batten l’unico partito che potrebbe far pesare la sua posizione sui negoziati é quello che ha vinto e consegnato agli inglesi la possibilità di uscire dall’Ue, cioè l’Ukip, secondo cui “nessuna resa” sui concordati Brexit deve essere permessa. Questa posizione  é l’unica che dovrebbe essere perseguita dal governo britannico.

Batten ha anche dichiarato: “La Commissione vuole una resa incondizionata, ma la signora May si accontenterà della resa condizionata! Il referendum dell’Ue è stato portato e vinto dal Partito per l’indipendenza del Regno Unito e la posizione dell’Ukip non è una resa. Quando il popolo britannico ha votato per andarsene, ha votato per riprendere il controllo. Niente più soldi per l’Ue, niente più leggi europee imposte al Regno Unito, niente più confini aperti!”. Parole dure che rimbombano nel Parlamento europeo come una minaccia sui futuri rapporti tra Regno Unito e Unione.
“Non accetteremo sottomissione all’Unione europea, vogliamo la piena indipendenza e il ritorno al nostro precedente status di Stato-Nazione democratico indipendente”.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aperto oggi un dibattito Brexit di tre ore al Parlamento europeo dichiarando che il Regno Unito rimpiangerà la decisione di lasciare il blocco.  “Il 29 marzo 2019, a mezzanotte, il Regno Unito lascerà l’Unione europea. Allora arriverà il momento in cui rimpiangerà la sua decisione – ha detto – Abbiamo bisogno di ulteriore chiarezza dal Regno Unito se vogliamo raggiungere una comprensione della nostra futura relazione. A tal proposito, la scorsa settimana, il presidente Tusk ha distribuito bozze di linee guida che saranno discusse dai leader dell’UE27. A un anno dalla fine è giunto il momento di concretizzare discorsi e trattati”.

Eni a Londra per svelare la Strategy 2018-2021

 
 

Eni, reduce da un 2017 eccellente, presenterà venerdì 16 marzo a Londra la sua Strategy 2018-2021

È quasi tutto pronto a Londra per la presentazione della Strategy 2018-2021 di Eni. Dopo un 2017 positivo, Eni svelerà i suoi piani per il prossimo quadriennio. L’attesa quest’anno è ancora maggiore dopo gli ultimi annunci di Eni sia sul fronte dei giacimenti di gas che degli investimenti nella fusione nucleare.

Il futuro, in questo caso, riguarda ben più dei quattro anni della Strategy di Eni ma le basi sono state poste oggi e il tema non verrà ignorato nel corso dell’incontro. Settimana scorsa è stato sottoscritto un accordo con la Commonwealth fusion systems (Cfs). Società spin off del Massachussets institute of technology (Mit). Eni entrerà nel capitale della società spin off del Massachussets institute of technology (Mit) per la cifra di 50 milioni di dollari. Soprattutto, parteciperà attivamente alla ricerca e allo sviluppo della tecnologia della fusione nucleare entrando a far parte del consiglio di amministrazione di Cfs e mettendo a disposizione le proprie risorse e conoscenze. L’obiettivo del Mit è realizzare un impianto di dimensioni contenute (Sparc il suo nome) entro il 2025

“La fusione – ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi – è la vera fonte energetica del futuro, poiché completamente sostenibile, non rilascia né emissioni né scarti ed è potenzialmente inesauribile”.

Il presente, gas e petrolio

Se il futuro guarda ancora all’atomo per la produzione di energia pulita ma con un processo meno pericoloso e impattante rispetto alla fissione nucleare dei reattori nucleari, il presente è fatto ancora di gas e petrolio affiancati sempre di più dalle fonti di energia rinnovabile.

Eni ha recentemente concluso due importanti accordi, in Egitto e negli Emirati Arabi. In Egitto Eni ha ceduto a Mubadala Petroleum il 10% della concessione di Shorouk, nell’offshore del Paese, nella quale si trova il giacimento super-giant a gas di Zohr. Il corrispettivo pattuito è di 934 milioni di dollari. La compagnia italiana mantiene una quota di maggioranza nel bacino, pari al 50%, contro il 30% di Rosneft e il 10% di British Petroleum.

“Siamo lieti di collaborare con Mubadala e di dargli il benvenuto come partner nella concessione di Shorouk. Questo rappresenta un ulteriore segnale della qualità di questo asset di primaria importanza sviluppato da Eni” ha dichiarato Descalzi.

Il giacimento di Zohr è stato avviato nel dicembre 2017, dopo 28 mesi dalla sua scoperta, e ha raggiunto una produzione lorda di oltre 11 milioni di metri cubi di gas al giorno, destinata a crescere fino ad arrivare a regime per fine 2019.

Con due altri accordi, firmati ad Abu Dhabi, Eni ha acquisito quote di partecipazione nel giacimento a olio di Lower Zakum (5%) e nei giacimenti a olio, condensati e gas di Umm Shaif e Nasr (10%) nell’offshore del Paese. Il corrispettivo pagato è pari a 875 milioni di dollari complessivi per 40 anni di durata dell’accordo.

L’ad di Eni Claudio Descalzi ha sottolineato che l’accordo dà ad Eni “la possibilità di allargare la presenza in Medio oriente, in linea con la nostra strategia di espansione, e di creare una forte alleanza con Adnoc (la società di Stato dell’Emirato ndr) e Abu Dhabi. Le due concessioni danno accesso a giacimenti giant con un enorme potenziale e Eni vuole contribuire alla massimizzazione della produzione futura con la sua migliore tecnologia”.

Un 2017 da record

Nel 2017 Eni ha realizzato utili netti per 3,43 miliardi di euro. L’utile operativo adjusted è stato pari a 5,79 miliardi di euro (da 2,31 del 2016). La produzione di idrocarburi ha toccato il record storico di 1,92 milioni di barili equivalenti al giorno. La guidance di Eni prevede una crescita della produzione di idrocarburi del 3% e investimenti per 8 miliardi di euro circa. Le attese per il prossimo quadriennio verranno rese note nel corso della presentazione della Strategy 2018-2021.

La pizza di Cracco come metafora del Paese

 

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Un Paese diviso. Non dalle elezioni ma dalla pizza di Carlo Cracco, il quale ha proposto una rivisitazione della Margherita nel suo nuovo ristorante in Galleria Vittorio Emanuele, centro storico di Milano. La pizza craccata è così: farine biologiche macinate a pietra, salsa al ragù con pomodori San Marzano e mozzarella di bufala e basilico in semi. Un Paese diviso, dunque: da una parte quei pochi che l’hanno assaggiata, e su TripAdvisor recensiscono con entusiasmo: “Premetto che sono un fan della pizza napoletana, ma questa pizza ci sta, poche ciance!”, dall’altra le critiche di tutti gli altri che non la mangeranno mai, eppure loro sì che se ne intendono a occhio: eh, ma quanto costa, ma Cracco chi si crede d’essere, ma il mio pizzaiolo egiziano la fa meglio (e se vuoi ti ridisegna pure la Guernica, ché quel Picasso è sopravvalutato). Critiche di tre tipi: è troppo cara; è esteticamente brutta; tu mia madre non la tocchi, e neppure la ricetta della Margherita. Se Piero Camporesi leggendo le ricette dell’Artusi scriveva che gli italiani si fanno a tavola, noi possiamo leggere i commenti alla pizza di Cracco come lo Zeitgeist di un Paese votato al culto della miseria, mitomane e immobile.

Una nazione povera nell’animo prima che nei conti, perché a sedici euro una pizza in Galleria a Milano è se non regalata, almeno rispondente alle leggi del mercato, diciamo. Solo un’Italia che aspetta i moduli del reddito di cittadinanza, che non vuole pagare Spotify o profondamente taccagna può lamentarsi di questo prezzo e scrivere che alla Bella Napoli si mangia a 4 euro. Anche l’acqua dal rubinetto è gratis, se è per questo, ma esiste in commercio l’Acqua di Cristallo – Tributo a Modigliani, con 5 mg di polvere d’oro a 23 carati ed è l’acqua in bottiglia più cara del mondo: costa molto e non è fatta per noi. E poi Carlo Cracco è il nostro Demna Gvasalia. Anche la borsa Ikea costa 99 centesimi, ma se la rifà Gvasalia per Balenciaga la paghi 2000 dollari: è l’estetica del “making the ordinary extraordinary”. Il lusso è come i canoni di bellezza: è esclusivo, non inclusivo. In assenza dei soldi necessari a comprarlo, il problema non è certo come spenderli.

 

Immobile, si diceva. I conservatori in Italia li riconosci perché mangiano la pizza d’asporto fredda e dal cartone, ma guai a modificarne gli ingredienti. “La boria e l’arroganza di chi si sente un dio e vuole addirittura modificare un patrimonio dell’umanità come la pizza!”, è il commento medio su Twitter all’affaire pizza modificata. Ma chi si crede di essere Cracco, uno chef di un ristorante stellato? E questo ci porta al terzo tipo di critica: la mitomania. L’idea che possiamo insegnare a Cracco a cucinare è già interessante, ma anche riuscire a degustare una pizza da una foto è notevole: siamo pieni di talenti e nessuno ce li riconosce. Avviene così che la sola onestà venga messa alla pari della preparazione, che si diffonda la convinzione che tutti possiamo fare più o meno tutto (se voti il tuo pizzaiolo poi non è che puoi lamentarti se non sa niente di economia, però, per dire).

Leggi anche: 10 vini emergenti su cui puntare

Qualche giorno fa un locale di Acerra in provincia di Napoli, La Bella Napoli, ha accusato Vittorio Sgarbi di essere scappato da una cena in pizzeria senza pagare. Sgarbi si è difeso dicendo che per tutto il tempo il personale aveva chiesto selfie, video promozionali a cui Sgarbi s’era prestato recitando quanto buona fosse quella pizza, e i titolari alla fine non avevano portato il conto. Lui era invitato e non s’è preoccupato di niente. Morale: nessuno ha chiesto il conto e questi ristoratori, forse per furbizia o forse per vendetta, hanno poi sputtanato Sgarbi per quel centone non pagato. Sgarbi alla radio, intervistato sull’argomento, s’è difeso dicendo che loro avrebbero dovuto pagargli i selfie. E forse sta qui il punto che ci mette tutti d’accordo e riunisce gli italiani. La migliore analisi del voto è anche il miglior commento alle pizze non pagate, e viene da Corrado Guzzanti, anzi da monsignor Florestano Pizzarro: “Ma a finite de parlà de sordi che nun ce stanno. Ma se po’ vive sempre a buffo. La Fornero dovreste far premier”. Una Repubblica fondata sul non voler pagare niente, mai.

 

Ebay, cosa esporta di più l’Italia? Sneakers, cialde del caffè e pistole per vernici

Caterina Maconi WIRED.IT 14 MARZO 2018

Sulla piattaforma il valore delle esportazioni delle imprese italiane è aumentato del 48% dal 2013. Ma solo il 5,7% delle pmi usa il canale ecommerce

Il quartier generale di eBay (AP Photo/Ben Margot, File)
Il quartier generale di eBay (AP Photo/Ben Margot, File)

La penetrazione dell’ecommerce nelle piccole e medie imprese italiane nel 2017 è stata del 5,7%. Una percentuale ancora bassa, che fa delle vendite sul web da parte delle aziende una terra di conquista per le piattaforme. Le possibilità per i colossi della rete sono vaste. E in gioco non c’è solo un canale di vendita ulteriore per le singole pmi, ma “l’internazionalizzazione dell’intero sistema”, spiega Vincenzo Calì, responsabile per le attività e i rapporti con le regioni centro-nord est di Ice, l’agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane. “La crescita per l’intero Paese e per il sistema produttivo” passa “dalla possibilità di attrarre investimenti dall’estero”, prosegue Calì. E aggiunge: “Quel 5,7 è una percentuale che deve aumentare. Chi si adegua e sta al passo con i nuovi strumenti, è dentro. Chi non riesce, è fuori”.

Nel suo primo Barometro export, eBay Italia ha analizzato la situazione delle vendite oltre confine via web da parte delle pmi.

Analizzando gli ultimi cinque anni (2013-2015), i dati della piattafomrma di ecommerce mostrano come ci sia stato un boom di venditori professionali che esportano i propri prodotti in tutto il mondo. Sono il 52% in più rispetto al 2013 (b2b, verso le imprese, e b2c, al consumatore).

Il valore totale delle esportazioni è cresciuto del 48%. E sono stati esportati dai venditori italiani 13 milioni di prodotti. Giusto per contestualizzare lo scenario, eBay.it è online da gennaio 2001 (eBay.)

com c’è dal 1995), ha più di 5 milioni di acquirenti attivi, 35mila venditori professionali italiani e oltre 100milioni di articoli nuovi in vendita.

Tra le categorie merceologiche che hanno trainato l’export in questi cinque anni: casa e bricolage, tecnologiaabbigliamentoe accessori, collezionismo e ricambi auto e moto. Categoria, quest’ultima, che dal 2015 guida la classifica dei prodotti più esportati su eBay. Entrando nello specifico degli oggetti più venduti, nel 2013 sono state le sneakers, nel 2014 le capsule del caffè. Le console per videogiochi hanno raggiunto il picco nel 2015, le pistole spara vernice per auto nel 2016 e gli smartphone lo scorso anno. Non solo gli articoli più rappresentativi del made in Italy, insomma.

A cambiare nel tempo sono state anche le abitudini dei consumatori. Prendiamo lo scorso anno: il mese dove le vendite transfrontaliere sono andate meglio è stato novembre. “Questo grazie all’effetto black friday, che si è fatto sentire”, precisa Sara Cendaroni, head of trading eBay Italia. “Il 24 novembre è stato il giorno che ha fatto registrare volumi più alti”, aggiunge. Nel 2015 e nel 2016, spiega, “invece sono stati marzo e maggio per la parte garden e bricolage”. Mentre nel biennio precedente 2013/2014 era dicembre il mese di picco di vendite, con le feste natalizie a fare da booster.

Sette aziende su dieci presenti sulla nostra piattaforma esportano”, specifica Cendaroni. Dove? Spicca la Germania, con una crescita dal 2013 al 2017 del 40%, contro il 38% della Francia e il 33% della Spagna. Bene il Regno Unito, che nel 2017 ha visto crescere i volumi di export del 92% rispetto al 2013. Fuori dai confini geografici europei, emergono gli Stati Uniti, che dal 2013 al 2017 hanno fatto +77%.

Grande assente la Cina, che invece è un Paese molto appetibile e già presidiato da altre piattaforme di ecommerce come Alibaba. “Stiamo supportando i venditori italiani a vendere in Cina  spiegando loro l’importanza dei mercati emergenti”, dice Cendaroni. Le regioni regine dell’export italiane nel 2017 sono Campania, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Puglia. Il volume totale delle esportazioni delle cinque regioni è cresciuto nel periodo 2013-2017 di circa il 55%.

Per i prossimi tre anni l’obiettivo di eBay Italia è proprio quello, racconta Cendaroni, “di aumentare il database dei venditori e di consolidare gli esistenti e le loro performance, migliorando i servizi che offrono ai loro clienti”. Tra cui l’export. E poi “educarli nella digitalizzazione”.

Padoan: «Anch’io dimenticavo di scrivere “non trasferibile” sugli assegni»

FABIO DE PONTE LASTAMPA.IT 14 MARZO 2018

 
 
 

Si moltiplicano i casi di maxi sanzioni legate alla mancata apposizione della dicitura “non trasferibile” sugli assegni. Due giorni fa il ministero dell’Economia ha dato seguito a una promessa fatta dal titolare del dicastero Pier Carlo Padoan a La Stampa a ridosso delle elezioni. «E’ chiaro – aveva detto Padoan nel corso di un incontro presso il quotidiano il 23 febbraio – che bisogna ovviare a situazioni in cui uno si dimentica in buona fede di scrivere “non trasferibile”. A volte, anni fa, quando firmavo ancora assegni, me ne dimenticavo anch’io di scrivere queste cose. Credo che questa cosa debba essere esaminata».  

 

Via Venti Settembre ha condotto così una indagine, verificando che i casi sarebbero poco meno di 1.700 (esattamente 1.692) e che già 107 persone avrebbero scelto di pagare subito i 6mila euro di oblazione. «È stato verificato» dice il Mef che, in alcuni casi, le sanzioni elevate possono colpire «cittadini in buona fede». Per questo il governo «sta valutando la possibilità di modificare il regime sanzionatorio recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione».  

 

Riassumiamo brevemente la questione: l’estate scorsa la nuova normativa antiriciclaggio ha inasprito le sanzioni sulle irregolarità, modificando la sanzione sugli assegni che non riportano la dicitura “non trasferibile” dal 2% dell’importo a una forchetta compresa tra 3.000 e 50.000 euro. L’oblazione rappresenta la possibilità di chiudere subito la questione pagando il doppio del minimo, cioè 6.000 euro. La sanzione si applica a chi ha emesso l’assegno e anche a chi l’ha incassato (in tutto 12.000 euro, in caso di oblazione). Ma non alla banca che lo ha accettato. Da qui le polemiche. Su Facebook è nata anche una pagina che raccoglie le segnalazioni e che è diventata il punto di riferimento per chi si è trovato coinvolto. 

 

Tanti i casi segnalati a La Stampa: Monica Boneschi, per esempio, residente a Belgioioso (Pavia) aveva pagato in autunno un’auto usata con un assegno da 4.700 euro e si è vista arrivare la sanzione con la proposta di pagare immediatamente i seimila euro. Donatella Riccio, di Feletto (Torino), racconta il caso della madre anziana, che «ha emesso assegno a pagamento di regolare fattura di 1.500 euro utilizzando un vecchio assegno che ancora non recava la ormai famosa dicitura “non trasferibile”. L’assegno è stato incassato il giorno stesso dal beneficiario che lo ha versato nel proprio conto senza effettuare girate a terzi. Ovviamente la banca non ha avvisato il beneficiario». Ludovica Scarpa racconta: «Ho pagato un notaio (tremila euro, per una donazione) con un assegno di un vecchio libretto dove la dicitura era ancora “obbligatorio scrivere non trasferibile sopra ai 12.500 euro”, per cui non ci ho proprio pensato a scrivere “non trasferibile”. Nessuno è stato danneggiato, il notaio ha riscosso l’assegno, che quindi non è stato di fatto mai trasferito, non c’è stato alcun reato, né malafede. Mi è arrivata questa multa iniqua e ho scritto una “memoria difensiva” e ora attendo, molto in ansia; è una cifra enorme, e per non aver fatto nulla di male, per una dimenticanza grafica. Dovuto alla dicitura stampata sull’assegno vecchio, che la banca mi aveva detto che potevo usare “senza problemi”». Qualcuno, come Giovanni Pasanisi, maresciallo dell’esercito di 53 anni, si è ritrovato sanzionato per un assegno al figlio di 1.500 euro. Col risultato che in famiglia si sono ritrovati a dover pagare 12.000 euro per un assegno di 1.500. Praticamente identico il caso di una signora che ha staccato un assegno al marito.  

 

Il problema riguarda appunto i vecchi blocchetti. Dal 2008, infatti, le banche non stampano più carnet di assegni senza la clausola di non trasferibilità. Ma chi ha ancora un blocchetto che risale a prima del 2008 (dal momento che gli assegni si usano ormai poco, il caso è frequente) deve appunto scrivere a mano sull’assegno “non trasferibile”, pena l’esorbitante sanzione. 

 

Anche la norma, però, nonostante l’evidente distorsione, è importante: «Capisco che la signora in questione si arrabbi – aveva detto Padoan, rispondendo a una domanda nella quale gli veniva riportato un caso -. Però le norme antiriciclaggio sono state giustamente rese più stringenti recentemente perché il riciclaggio è diventato un problema serio e non solo dal punto di vista del reato economico ma anche del reato del possibile fiancheggiamento del terrorismo. La norma è una delle conseguenze dell’accelerazione della lotta al finanziamento del terrorismo anche a livello internazionale». 

 

Diamanti in banca, UniCredit rimborsa i clienti

https://gooruf.com 14 marzo 2018

«Commissione banche indaga su ignoranza finanziaria soci. E i colpevoli?»

Pubblichiamo la lettera di Elisabetta Gatto, figlia di Bergamin Bruna truffata BpVi.

Vvox.it 14 marzo 2018

 

Cari amici truffati,

tutti siamo a conoscenza che è iniziata la nuova Commissione Regionale d’ Inchiesta sulle Banche Venete, annunciata dalla Presidente Giovanna Negro (Veneto Del Fare). Finalmente vengo a sapere dopo quasi un anno l’esito della prima Commissione, visto che nessuna associazione tutela truffati ha saputo darmi una risposta. La prima Commissione d’Inchiesta sulle banche venete ha fatto emergere una preoccupante carenza di educazione finanziaria dice la Negro, perciò da questo punto riparte la seconda Commissione che prevede progetti di educazione finanziaria ed economica dedicati agli studenti degli Istituti di ogni ordine e grado. Il progetto richiede uno stanziamento di denaro pubblico pari a 1 milione di euro.

Si amici, avete capito bene, è la nostra ignoranza finanziaria che è emersa indagando sul fallimento delle Venete. Saranno contenti i miei figli quando a scuola sentiranno che la loro nonna di 84 anni ha perso i suoi 50.000 euro e non può più pagarsi la casa di riposo perché era un’ignorante in materia economica finanziaria. Non sono stati a far fallire le Banche e rubare 11 miliardi ai risparmiatori i Banchieri, i Bancari, i Bocconiani, tutti pieni di lauree, di titoli, di onorificenze, tutti esperti in economia e finanza ma privi di ogni moralità ed etica, le istituzioni che non hanno o non hanno voluto controllare e scoprire i bilanci falsi, le baciate, i prestiti milionari agli amici senza garanzie, insomma il marcio, no?

Perché non indagate invece
1) sulla gestione Iorio e Carrus, scelti da Zonin il primo e da Consoli il secondo?
2) sull’acquisto di Atlante per poco più di un miliardo a banca, quando pochi mesi prima valevano 8 miliardi (da qui la trasformazione in SPA voluta dal decreto Renzi).
3) sul valore di 0,10 ad azione deciso da Atlante che ha azzerato il nostro risparmio (questo è stato il vero Bail In).
4) sul Decreto truffa DL99 del 25/06/2017 che ha regalato le Venete ad Intesa Sanpaolo(nome blasfemo) e cancellato tutte le cause civili con sentenze già favorevoli ai truffati.

IL Decreto truffa ha cancellato gli art. 1/3/24/47 della Costituzione oltre a portarci via gli ultimi risparmi. Non ho visto nessuna indignazione da parte vostra, dunque io da voi non mi sento rappresentata nè come Veneta nè come truffata.

Elisabetta Gatto,
figlia di Bergamin Bruna truffata BpVi

Banche. Federconsumatori: Baretta estenda il Fondo di Ristoro Finanziario a tutti i risparmiatori truffati

http://www.jobsnews.it/ 14 marzo 2018 

Banche. Federconsumatori: Baretta estenda il Fondo di Ristoro Finanziario  a tutti i risparmiatori truffati

L’emendamento 1.700 alla Legge di Bilancio istituisce un Fondo di Ristoro Finanziario con una dotazione di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 per l’erogazione di misure di ristoro in favore di risparmiatori. I risparmiatori interessati devono aver subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza passata in giudicato o altro titolo equivalente, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche italiane sottoposte ad azione di risoluzione o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima della data di entrata in vigore della presente legge.

Il Fondo opera entro i limiti della dotazione finanziaria e fino al suo esaurimento, secondo il criterio cronologico della presentazione dell’istanza corredata di idonea documentazione.

Si tratta di un importante passo avanti nella tutela dei risparmiatori, ma, affinché sia realmente equo e fruibile, è fondamentale che i decreti attuativi dell’emendamento allarghino il diritto di accesso al Fondo a tutti i risparmiatori che siano stati indotti ad acquistare titoli finanziari dalle banche in violazione della direttiva MIFID e dei regolamenti CONSOB, rispettando cioè gli stessi criteri adottati per l’arbitrato ANAC nei confronti degli obbligazionisti.

Abbiamo rivolto al Sottosegretario Baretta un appello in tal senso, facendo notare come una diversa interpretazione comporterebbe effetti distorcenti e lesivi dei diritti dei risparmiatori.

Si favorirebbe, infatti, chi dispone delle risorse da investire in un contenzioso dai tempi lunghissimi, penalizzando i soggetti meno abbienti ed innescando un meccanismo che avrebbe come unico effetto quello di produrre vantaggi esclusivamente per gli avvocati.

È perciò necessario procedere rapidamente ad una interpretazione estensiva della formulazione “altro titolo equivalente”, in modo da comprendere chi ha proceduto all’insinuazione al passivo.

Risulta fondamentale, specialmente in questa fase, ampliare il perimetro di applicazione di tale misura garantendo in primis i soggetti più vulnerabili, a maggior ragione vista la scarsità delle risorse messe a disposizione.

 

UK-Russia, è crisi: May espelle 23 diplomatici di Mosca

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La decisione è legata al tentato avvelenamento con agente nervino dell’ex spia russa Serghei Skripal – Secondo la Premier, “lo Stato russo è colpevole” – In arrivo anche altre misure contro la Russia – In serata si riunisce il Consiglio di Sicurezza Onu.

 

UK-Russia, è crisi: May espelle 23 diplomatici di Mosca

Pugno duro di Theresa May contro la Russia. La Premier britannica ha annunciato alla Camera dei Comuni l’espulsione di 23 diplomatici russi (è il secondo numero di espulsioni più alto nella storia del Regno Unito), che avranno una settimana di tempo per abbandonare il Paese. La decisione è legata al tentato avvelenamento con agente nervino dell’ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia Yulia a Salisbury. Londra è convinta che il Cremlino sia coinvolto nel caso e aveva chiesto a Mosca di chiarire la situazione entro ieri sera. La Russia però ha risposto con “disprezzo” e “sarcasmo” all’ultimatum britannico – ha detto ancora May – e la sola spiegazione è “che lo Stato russo è colpevole”.

La Premier ha reso noto di aver revocato ogni invito al ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Ha inoltre annunciato che non vi saranno delegazioni ufficiali né rappresentanti della famiglia reale ai Mondiali di calcio di Russia 2018.

Ma non è finita. May ha anche annunciato provvedimenti legislativi per prendere di mira i patrimoni in Gran Bretagna di uomini d’affari e funzionari russi ritenuti sospetti in relazione al caso Skripal. In arrivo poi misure restrittive e controlli sui voli privati, sugli ingressi e sui movimenti di queste persone. Inoltre, il governo britannico intende “congelare ogni asset dello Stato russo” che ritenga utilizzabile a scopi ostili.

Un portavoce della Commissione Ue ha detto che “l’uso” sul suolo europeo “di un agente nervino militare è scioccante”, in quanto “minaccia i civili e mette in pericolo il pubblico. Stiamo seguendo la situazione da vicino, siamo al fianco della Gran Bretagna per ottenere giustizia e siamo pronti ad offrire il nostro sostegno se richiesto”.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu terrà questo pomeriggio alle 20 italiane una riunione sull’attentato di Salisbury. L’incontro è stato chiesto dalla Gran Bretagna, che aggiornerà i Quindici sugli sviluppi.

 
 
 

MENO CHARME PER MONTEZEMOLO.

https://andreagiacobino.com 14 marzo 2018

Ferrari, ecco come Marchionne ha ribaltato i progetti di Montezemolo
 

 

Bilancio magro per una delle casseforti di Luca Cordero di Montezemolo. Qualche giorno fa, infatti, l’assemblea degli azionisti di Fisvi Tre ha dovuto attingere alla riserva per coprire la perdita di 257mila euro segnata nel bilancio chiuso allo scordo settembre.

 

Fisvi Tre è controllata per il 50,01% dalla Fisvi di Montezemolo che per conto degli eredi ne ha affidato la gestione ad un trust, mentre il 29,9% è della Mdm 3del figlio Matteo che ne detiene direttamente il restante 20%. Fisvi Tre, con un attivo di 6,5 milioni e un patrimonio netto di 2,8 milioni, vede la perdita determinata dalla voce “svalutazioni” pari a 452mila euro. La nota integrativa spiega che il writeoff riguarda la controllata al 100% Fisvi Cinque il cui valore di bilancio anno su anno si è ridotto così da 300mila a 11mila euro essendo intervenuto nel frattempo anche un versamento di 163mila euro in conto copertura perdite.

 

Fisvi Cinque detiene come unico asset il 27,5% di Charme Investments, il fondo lussemburghese lanciato da Montezemolo e già azionista di controllo di Poltrona Frau. In Fisvi Tre, invece, c’è anche il 50% di Charme Management (in carico a 346mila euro) e il 3,4% di Holdingbi.

L’azienda che vuole cambiare l’industria dei cosmetici

il post.it 14 marzo 2018

 Un negozio di Deciem a Burnaby, in Canada (Deciem)

Il mondo dei cosmetici – come quello della moda – vive di apparenza: sia delle persone che dei prodotti, che vendono grazie a tutto un contorno di slogan, pubblicità accattivanti, tubetti eleganti e confezioni originali. Il prestigio di una marca e la fama dei suoi testimonial vanno di pari passo col costo dei suoi prodotti: un contorno d’occhi di Shiseido arriva a 12o euro, un siero di Estée Lauder da 75 ml a 170 euro e una crema giorno di Helena Rubinstein da 50 ml a 330 euro. Deciem è una giovane azienda di cosmetici che punta invece a offrire prodotti essenziali ma efficaci al prezzo più contenuto possibile, utilizzando un packaging semplice ed evitando stellari spese di marketing. L’obiettivo è, spiegano i suoi fondatori, rivoluzionare il mondo della cosmesi come hanno fatto Zara e le aziende di fast fashion per quello della moda, offrendo continuamente nuovi capi ispirati a quelli dei grandi stilisti e alle ultime tendenze ma a costi contenuti.

Deciem fu fondata nel 2013 a Toronto da un ex informatico, Brandon Truaxe, un personaggio eccentrico e carismatico, come si intuisce anche dal principale slogan dell’azienda – “The Abnormal Beauty Company”, l’anormale azienda di bellezza – e dal nome: deciem, spiega l’azienda sul sito, deriva dal latino decima, a indicare una sequenza di 10 cose. Truaxe scelse questo nome perché tutti gli consigliavano di non fare dieci cose alla volta, e allora aprì un’azienda che raccoglieva dieci diverse linee – dedicate alla cura dei capelli, della pelle o delle mani – che inizialmente offrivano un singolo prodotto. Ora le linee si sono ridotte a otto, ognuna con un’estetica e un sito apposito: Fountain propone integratori alimentari liquidi; Stemm, soluzioni per la cura dei follicoli cutanei e dei capelli; The Chemistry Brand per la cura delle mani; Ab Crew è una linea maschile di integratori sportivi, bagnodoccia e schiume da barba; hif, di detergenti e balsami per capelli. A questi si aggiungono tre linee dedicate allo skincare, cioè alla cura per la pelle, che sono quelle di maggior successo: Hylamide, con prodotti che agiscono a diversi livelli di profondità; Niod, acronimo di Non-Invasive Options in Dermal Science (Opzioni non invasive nella scienza dermatologica), caratterizzata dalle formule più avanzate e aggiornate continuamente; e infine The Ordinary, quella per cui Deciem è più conosciuta.

 

The Ordinary – che nel suo primo anno ha venduto otto milioni di prodotti – offre trattamenti di base e singoli ingredienti, come la vitamina C, i retinoidi e gli antiossidanti, impacchettati in barattolini essenziali e anonimi e a prezzi contenuti: una confezione da 30 ml di Buffet, un siero con peptidi che “combatte diversi segni dell’invecchiamento”, costa per esempio 14,80 euro ed è uno dei prodotti più cari; una confezione da 30 ml di acido ialuronico costa 6,80 euro, la stessa quantità venduta da Collistar arriva a 40 euro. Nella sua essenzialità The Ordinary non propone creme già composte, ma formule da combinare in un “regime di trattamento” che prevede l’utilizzo di sieri, olii e creme, per il massimo di tre alla volta, e che è iper-personalizzato: sul sito c’è una guida minuziosa che spiega gli effetti dei singoli ingredienti, quando usarli, con cosa mischiarli e con cosa no. È un approccio da nerd e da fissati che può essere intimorente e allontanare chi vuole una crema fatta e finita senza perderci troppo tempo. Per ovviare anche a questo The Ordinary mette a disposizione assistenti per rispondere ai dubbi dei clienti, oltre a un no-brainer set, un set per non pensarci su, con tre prodotti base che vanno bene per tutti.

Deciem riesce a contenere i prezzi perché – contrariamente alle altre aziende di cosmesi – investe pochissimo in marketing e propone ingredienti che di per sé costano poco. Nicola Kilner, co-fondatrice di Deciem da poco licenziata da Truaxe, spiega che solitamente gli altri marchi hanno un margine di guadagno del 95 per cento mentre Deciem, non avendo altre grosse spese, vuole solo coprire i costi di produzione, fare un po’ di profitto e investire nella ricerca con nuove tecnologie. L’obiettivo di Deciem è equiparare il mondo della cosmesi a quello della salute: «Se hai mal di testa e vedi una bottiglia di aspirina a due dollari e una a 200 dollari, non ne spenderesti mai 200. Perché mai dovresti? Anche se l’aspirina da due dollari costa decisamente meno non hai dubbi che ti faccia passare il mal di testa».

Deciem è anche molto attenta all’ambiente, non usa solfati e parabeni (sostanze ingiustamente demonizzate, come avevamo spiegato qui), non conduce test sugli animali e non paga altri per farlo. La sua ricetta per innovare il mondo della cosmesi è fatta di trasparenza sui prezzi e sugli ingredienti, prodotti e formule continuamente aggiornati e un rapporto diretto e amichevole con i clienti, che sono soprattutto i cosiddetti “millennials”, cioè i nati tra la fine degli anni Ottanta e gli Novanta.

Per ora è una strategia vincente: nel secondo trimestre del 2017 le vendite dei prodotti Deciem sono aumentate del 479 per cento rispetto al primo trimestre; l’anno scorso il fatturato complessivo è stato di 100 milioni di dollari (circa 85 milioni di euro), per quest’anno le previsioni parlano di 250 milioni (200 milioni di euro). Intanto i prodotti sono spesso esauriti, il sito è pieno di commenti entusiasti, i followers su Facebook sono circa 520 mila e quelli su Instagram 355 mila; a giugno Estée Lauder, una delle più grosse aziende di cosmetici al mondo, ha comprato il 28 per cento del gruppo, mentre il resto rimane nelle mani di Truaxe. Le cose sono andate ancora meglio dopo che dal 20 dicembre 2017 negli Stati Uniti i prodotti di The Ordinary si possono comprare anche sul sito di Sephora, la grande catena di cosmetici: in breve tempo è diventata la marca per lo skincare più venduta, superando le aspettative del 500 per cento. Sempre a dicembre ha aperto il primo negozio a New York, seguito da uno a Vancouver per un totale di 22 punti vendita in tutto il mondo; nei prossimi mesi toccherà a Miami, Los Angeles, San Francisco e Chicago. In Italia tutti i prodotti di Deciem si possono acquistare online; la linea Niod si trova anche da 10 Corso Como a Milano e The Ordinary alla Rinascente in via Santa Radegonda, sempre a Milano.

Tra i motivi del successo di Deciem c’è anche la sua strategia di comunicazione, curata interamente da Truaxe che gestisce gli account Facebook e Instagram, risponde personalmente ai dubbi dei clienti e si intrattiene in sessioni di domande e risposte sui social da decine di ore consecutive. Basta leggere la sola presentazione dell’azienda sul sito per imbattersi nel tono scherzoso, sopra le righe e megalomane di Truaxe: si definisce “totally screwed up”, completamente fuori di testa, si rivolge ai suoi clienti chiamandoli monkey, scimmie, perché da lì veniamo tutti, e scrive che Deciem è «una umile e felice selezione di ottimi marchi per la bellezza. Ci basiamo sull’idea di fare tutto quello che gli altri non fanno e grazie a questo principio stiamo cambiando il mondo dei prodotti di bellezza».

Truaxe entrò in contatto con il mondo dei cosmetici mentre sviluppava un software per una grande azienda di cosmetici e rimase scandalizzato dagli enormi margini di guadagno. Fondò con un amico la società Euoko, che vendeva prodotti di lusso per la pelle, poi la vendette a un investitore e tre anni dopo fondò Deciem con l’idea di rivoluzionare completamente il settore: «tutti i nostri marchi stanno dalla parte dell’innovazione, dell’integrità e della trasparenza. Queste tre qualità alla fine sono quelle che attirano i nostri clienti e ottengono la loro lealtà e il loro evangelismo». In effetti Deciem, soprattutto per la personalità del suo fondatore, ha un che di settario: Truaxe pubblica post in cui parla per ore con toni da guru della sua famiglia, dell’amore, della pace nel mondo, oltre che dei suoi prodotti, e pur volendo dare l’idea di un’azienda fatta da un entusiasta gruppo di amici, è accusato di essere un accentratore e voler fare sempre di testa sua. La cosa sembra essergli scappata di mano quando tra fine gennaio e febbraio ha pubblicato una serie di post che hanno sconcertato molti perché – oltre a foto di immondizia e animali morti – ha raccontato nei minimi particolari scelte strategiche e finanziarie, criticato i suoi collaboratori, insultato una cliente per il suo aspetto fisico e comunicato la chiusura di linee e collaborazioni esterne.

La cofondatrice Nicola Kilner si è dimessa e con lei il direttore finanziario, Truaxe ha cancellato dei post e invitato chi non era d’accordo con lui ad andarsene; ora pare che le cose si siano calmate anche se, ha detto, «sento che c’è ancora qualcuno che se ne deve andare».

Deutsche Bank, al via tavolo su esuberi in Italia

Rosario Murgida finanzareport.it 14 marzo 2018

Aperto ieri il confronto tra azienda e sindacati sui 220 esuberi annunciati. La Uilca punta il dito contro le difficoltà del gruppo a livello mondiale e non nel nostro Paese


 
 

Deutsche Bank ha avviato il tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali sugli esuberi previsti in Italia. Ieri si è tenuto un primo incontro, di natura preliminare, ma è già previsto un secondo per i primi giorni della prossima settimana. 

“E’ stato un incontro per l’avvio delle procedure. Non si è entrati nel vivo della discussione sugli esuberi. Al momento stiamo cercando di capirne i motivi”, afferma a Finanza ReportSabrina Bertelli, responsabile Uilca per Deutsche Bank Italia. “E’ ancora prematuro dare indicazioni perchè siamo nella fase iniziale delle procedure”.

Pochi giorni fa, in occasione del Congresso della Fabi, il responsabile del personale 
Carlos Gonzaga, ha annunciato 220 esuberi in Italia, oltre ai 71 già concordati nel maggio del 2017. L’annuncio ha generato ovviamente preoccupazione tra i rappresentanti dei lavoratori anche perché Deutsche Bank Italia, a detta del numero uno Flavio Valeri, sta mostrando risultati positivi. In particolare, aveva affermato Valeri, le tre attività della banca tedesca in Italia (retail, investment banking e risparmio gestito) “hanno tutte dinamiche positive e crescenti”. 

I nuovi esuberi sono legati al piano di ristrutturazione Strategy 2020 varato a livello globale dai vertici della banca a Francoforte. E infatti Bertelli ha sottolineato come le misure indicate per l’Italia non siano altro che “il frutto di un progetto globale”. A livello di gruppo sono infatti previsti 6 mila esuberi a dimostrazione di quanto comunque l’Italia rappresenti solo una goccia relativamente piccola nel mare di dipendenti di Deutsche Bank ma si tratta sempre di tagli legati a una situazione generale comunque preoccupante e pertanto non sono visti con favore dai rappresentanti dei lavoratori. 

“Non fanno mai piacere non tanto per quello che succede in Italia quanto a livello globale. L’Italia è un Paese su cui l’azienda punta ma siamo comunque parte di un gruppo e noi ne sentiamo le conseguenze”, sottolinea Bertelli. “E’ un momento di dialogo e confronto con l’azienda su una situazione figlia di un contesto di gruppo. Gli esuberi sono il tributo italiano a un progetto globale”. 

Del resto Deutsche Bank ha chiuso il suo terzo anno di fila con conti in rosso e sotto le attese del mercato nonostante il piano di rilancio voluto dall’amministratore delegato John Cryan. I 220 esuberi italiani rappresentano il 5% dei 4 mila dipendenti circa della banca tedesca in Italia. “Siamo preoccupati ma possiamo comunque accedere la fondo esuberi e quindi gestirli in modo responsabile”.

Ora, dopo il primo incontro preliminare di ieri, è previsto un nuovo momento di confronto per i primi giorni della prossima settimana. Non è stata ancora fissata una data e i sindacati sono al momento in attesa di ricevere la relativa comunicazione aziendale. 

DAGO INTERVISTA – ‘’CI PENSASSERO BENE. ANDARE A PALAZZO CHIGI A DI MAIO E SALVINI NON CONVIENE. SONO SALITI AL POTERE CON I VOTI DI PANCIA DEGLI ITALIANI. ORA LA PANCIA VA FATTA MANGIARE – FINIRÀ CON UN GOVERNO DI SALVEZZA NAZIONALE, E NEL 2019 NUOVO VOTO, ELECTION DAY, POLITICHE ED EUROPEE ASSIEME – SE È QUESTA LA CLASSE POLITICA, IN ITALIA MENO GOVERNO C’È E MEGLIO SI STA”

dagospia.com 14 marzo 2018

Alessandra Ricciardi per Italia Oggi

 

la lezione di dago alla sapienza 6LA LEZIONE DI DAGO ALLA SAPIENZA 6

‘’L’euro ci protegge: i conti vanno approvati dalla Ue Ma ci pensassero bene. Andare a Palazzo Chigi al Movimento5Stelle non conviene. E neppure alla Lega. Sono saliti al potere con i voti di pancia degli italiani. Ora la pancia va fatta mangiare». Roberto D’ Agostino, giornalista, inventore e titolare di Dagospia, il sito di gossip dedicato alla politica e all’ economia, è attento e corrosivo osservatore dei fatti nostrani. «Finirà con un governo di salvezza nazionale, e nel 2019 nuovo voto, election day, politiche ed europee assieme».

 

mattarella grasso berlusconi renziMATTARELLA GRASSO BERLUSCONI RENZI

Domanda. Partiamo dal grande sconfitto del voto del 4 marzo, l’ ex segretario del Pd Matteo Renzi. Nessuno ci credeva, ma alla direzione ha presentato le formali dimissioni.

Risposta. Mah, è stata una direzione scontata, per vari motivi. Il primo è che Renzi aveva sentito puzza di bruciato e si era parato, si è fatto un gruppo parlamentare di renziani doc, soprattutto al Senato dove va lui, ma anche alla camera ha un bel gruppo.

Anche se gli altri decidessero di ballare l’hullygully, sempre da Renzi devono passare, in parlamento i voti del Pd sono quasi tutti suoi.

 

D. Nello stesso giorno della direzione, dalle pagine del Corriere, Renzi ha chiarito che non molla. E ha dettato la linea, patti con M5s non se ne fanno, neppure col centrodestra. Si fa opposizione.

R. L’ intervista di Renzi è cercata, perché voleva dimostrare che lui c’è ancora. Si è tolto i soliti macigni dal mocassino, un colpo a Mattarella, uno a Gentiloni e uno a quanti sono stati bocciati nell’ uninominale, Dario Franceschini in testa.

SALVINI - DI MAIO - BERLUSCONI - RENZISALVINI – DI MAIO – BERLUSCONI – RENZI

 

D. Insomma non si può parlare di Renzi politicamente al passato.

R. Renzi non è affatto finito. Il suo potere sono i numeri in parlamento, non si scappa. Se poi gli attuali renziani passano di sponda, vai a saperlo. Ad oggi è tutta gente legata a lui.

 

D. Renzi non ha fatto mai mistero dell’ ammirazione per En marche!

di Macron.

R. Lui ha fatto il partito En retromarche!. Ha la responsabilità enorme di aver voluto il Rosatellum, una legge elettorale che non consente a nessuno di governare.

 

D. Per il parlamento l’ accordo pare fatto, il senato alla Lega e la camera ai grillini.

Lo stallo è per Palazzo Chigi.

DALEMA RENZI BERLUSCONI E DI MAIO COME I CUGINI DI CAMPAGNADALEMA RENZI BERLUSCONI E DI MAIO COME I CUGINI DI CAMPAGNA

R. Salvini e Di Maio saranno chiamati a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, con un Sud che è rimasto incantato dal reddito di cittadinanza e un Nord incantato dalla flat tax. Chi va a governare deve passare dalle parole ai fatti, hanno vinto con i voti di «panza» e ora la pancia deve mangiare. Io ci penserei bene

 

D. Lei per chi ha votato, posso chiedere?

R. Non ho votato, era un voto inutile, destinato a non produrre frutti. Domenica 4 marzo sono andato a Porta Portese (mercato delle pulci di Roma, ndr). Ci aspetta un anno con un governo di salute pubblica, di emergenza, o del presidente, con pochi punti, lavoro, manovra, e correttivi alla legge elettorale che consentano di non tenere il paese immobilizzato. Un governo di tecnici, con un politico premier, ma anche uno come Carlo Cottarelli che piace trasversalmente. E fra un anno andiamo all’ election day, politiche ed europee assieme.

 

D. Un governo con mandato limitato.

renzi berlusconiRENZI BERLUSCONI

R. Se è questa la classe politica, in Italia meno governo c’è e meglio si sta.

 

D. La grande paura per le reazioni dei mercati è passata. Tragedie non ci sono state dopo il voto.

R. Ma certo, l’ euro ci protegge, abbiamo un bilancio che va controfirmato dalla Ue, cosa diversa se avessimo avuto la lira. Salvini e Di Maio possono dire quello che vogliono, ma le regole valgono pure per loro.

 

D. Il Pd è crollato sotto il 20%, e pure Forza Italia è andata male, pur vincendo con la coalizione di centrodestra.

GRILLO CASALEGGIO DI MAIO DI BATTISTAGRILLO CASALEGGIO DI MAIO DI BATTISTA

R. Silvio Berlusconi ha promesso la qualsiasi, ma dopo le fregature prese in passato la gente non gli ha più creduto. Chi votava per lui al Nord preferisce la Lega. Pd e Fi sono partiti ancorati al Novecento, quando uno pensava che avendo i giornali e le televisioni dalla propria parte era sicuro di poter governare. Oggi la tecnologia ha scritto la parola fine a tutto questo.

Con un cellulare in tasca, chiunque è connesso, si fa le proprie idee anche la vittoria di Donald Trump in Usa e la Brexit sono frutto della rivoluzione tecnologica e nessuno se le aspettava. L’ online muove il mondo, oggi invece del giornale basta un mouse.

giovanna melodia di maioGIOVANNA MELODIA DI MAIO

 

D. Per governare però poi serve altro.

R. Infatti, se si vedono i voti dei 5Stelle, dove hanno perso elettori è dove hanno governato, a Roma e Torino. Serve una classe dirigente, non puoi cambiare un ministro la settimana come ha fatto a Roma la Raggi con gli assessori. È un mestiere quello del governo che non si può inventare, la realtà è più forte dell’ imperativo di cambiare tutto. A un certo punto devi fare i conti con la burocrazia, i corpi intermedi e non si possono eliminare con una frase.

A Roma è tutto bloccato perché i grillini temono che in ogni appalto possa esserci corruzione.

Ma è difficile fare un partito di lotta e di governo.

 

Di Maio MattarellaDI MAIO MATTARELLA

D. Intanto pure nella rossa Emilia sono diventati leghisti, al Sud tutti grillini. La sinistra che fa?

R. Ma la sinistra ha tirato fuori idee ideologiche, tipo l’ antifascismo per casi che con il fascismo non c’entravano nulla, dimenticandosi della vita vera che è un’ altra cosa e prende il sopravvento. La Tav che per farla devi aspettare un anno, il padre di famiglia che perde il lavoro, i figli che il lavoro non lo trovano. È tutta una vita precaria, sembrano banalità ma sono i fatti in base ai quali la gente poi vota e lo fa in modo molto fluido tra un’ elezione e un’ altra.

Della vita reale i partiti non sanno più niente. Puoi sistemare tutti i tuoi in tutti i posti chiave ma devi pure pensare a chi vota. Se si fossero fatti un giro a Porta Portese con me sarebbe stato meglio, avrebbero capito qualcosa.

 

Npl, le proposte della Commissione Ue

Stefano Neri finanzareport.it 14 marzo 2018

Parola d’ordine gradualità, ma è comunque un giro di vite. Attesa per la “risposta” della vigilanza Bce

Le nuove regole della Commissione europea sulle coperture dei crediti deteriorati, parte di un “pacchetto banche” svelato oggi ufficialmente da Bruxelles, ha rispettato in pieno le attese. Ma domani potrebbero arrivare le dolenti note, quando la vigilanza Bce pubblicherà la versione finale del suo famigerato addendum.

Le regole proposte oggi dalla Commissione Ue sono di primo pilastro e quindi vincolanti, mentre quelle della Bce saranno applicate “caso per caso”, ma Francoforte sembra comunque intenzionata a chiedere conto di eventuali sforamenti, per cui il confine appare sottilissimo.

Per quanto riguarda la griglia di regole predisposta dalla Commissione Ue, la parola d’ordine è gradualità, il che va incontro a sistemi bancari come quello italiano che ha una mole superiore alla media di crediti deteriorati da smaltire. Non di meno, si tratta comunque di un giro di vite.

Secondo Bruxelles le sofferenze garantite dovranno essere coperte al 100% in 8 anni secondo una progressione che è appunto graduale: dal 5% il primo anno, al 10% nel secondo, al 17,5% nel terzo, al 27,5% nel quarto, al 40% nel quinto, al 55% nel sesto, al 75% nel settimo, al 100% nell’ottavo.

Per le sofferenze non garantite le regole prevedono che il 100% sia raggiunto in due anni partendo dal 35% il primo anno.

Una delle differenze con l’addendum è che la Bce chiede di provvedere alle coperture dei crediti garantiti entro 7 anni e non otto.

Inoltre, la nuova regola nella proposta comunitaria riguarda i prestiti originati dalle ore 10 di oggi, qualora finissero in sofferenza. Francoforte intende invece applicare le sue indicazioni su crediti già esistenti.

L’obiettivo è in ogni caso quello di spingere le banche a liberarsi dei Non performing loans (Npl), anche se ciò come è noto rischia di avere un impatto notevole sui bilanci degli istituti e in prospettiva potrebbe scoraggiare il credito.

Il pacchetto banche europeo con un’altra misura incentiva gli accordi extra-giudiziali, per quanto riguarda solo i prestiti coperti da garanzia reale. La proposta prevede che banca e debitore possano concordare in anticipo un meccanismo accelerato di recupero del valore dei prestiti coperti. In caso di inadempimento del debitore, la banca o altro creditore garantito è in grado di recuperare rapidamente la garanzia del prestito senza adire le vie legali. L’escussione della garanzia in sede extragiudiziale è limitata esclusivamente ai prestiti erogati alle imprese ed è protetta da salvaguardie. Il credito al consumo è escluso.

Per sviluppare ulteriormente i mercati secondari dei crediti deteriorati, Bruxelles vuole armonizzare i requisiti e instaurare un mercato unico della gestione del credito e della cessione a terzi di prestiti bancari nell’Ue. La direttiva proposta determina le attività dei servicer, fissa norme comuni per l’autorizzazione e la vigilanza e impone norme di condotta in tutta l’Ue. Chi rispetta queste regole può quindi operare in tutta l’Ue senza dover soddisfare requisiti nazionali diversi per ottenere l’autorizzazione. Infine, lo schema orientativo non vincolante per le bad bank offre agli Stati membri una guida all’istituzione, se la ritengono utile, di società nazionali di gestione di attivi “nel pieno rispetto delle norme Ue vigenti nel settore bancario e in materia di aiuti di Stato”.

Nel rapporto pubblicato oggi la Commissione europea nota che dal 2014 le banche sottoposte alla vigilanza della Banca centrale europea hanno raccolto capitale aggiuntivo per 234 miliardi di euro, migliorando “sensibilmente le riserve di liquidità grazie alle considerevoli misure di regolamentazione”. Emerge inoltre che nel terzo trimestre 2017 il rapporto tra sofferenze e crediti è calato al 4,4% nella Ue, con una diminuzione di un punto percentuale rispetto a un anno prima. Si tratta del livello più basso dal quarto trimestre 2014. Ciò dipende dal calo del volume dei Npl e dall’aumento del volume dei prestiti. Il volume totale delle sofferenze lorde nella Ue si attesta comunque a 910 miliardi, ben al di sopra dei livelli pre-crisi.

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