«Che nostalgia i gelati a 100 lire…». Ma quanto varrebbero davvero oggi?

Vi ricordate quanto costava un gelato nel 1968? O nel 1992? Se ci spingiamo all’altro ieri, al 2015 per esempio, probabilmente riusciremmo a rispondere con maggiore facilità. Ma c’è un altro motivo per cui più si va indietro nel tempo e più diventa difficile indicare il valore di un bene. No, la vostra memoria non c’entra (e se c’entra, aggiunge problema a problema). Il punto è che, anno dopo anno, l’inflazione distorce il valore reale del denaro. Non per niente la chiamano «tassa nascosta» o «lente distorsiva». Il tema è da sempre oggetto di studi e analisi dei più importanti economisti mondiali. Per farla breve e risparmiarvi un dottorato in econometria, possiamo qui dire che l’incidenza dell’inflazione nel tempo ha l’effetto di dividere la realtà dall’apparenza: il valore reale da quello nominale, ossia il prezzo facciale, figurativo del bene.

Quando proviamo nostalgia per il bel tempo andato, ossia quando eravamo (più) giovani e spensierati, spesso i lucciconi agli occhi ci fanno perdere di vista il fatto che ci sono stati decenni in cui i prezzi, in Italia, salivano in modo vorticoso a tassi anche superiori al 20% l’anno. Complicando non poco la tenuta economia delle famiglie e dello Stato.

L’inflazione italiana da 1955 a oggi. Fonte: Inflation.eu su dati Istat

Anche per questo ha fatto discutere sulla rete il tweet di Matteo Salvini di qualche giorno fa in cui rimpiangeva il tempo in cui i gelati costavano 100 lire. Un dettaglio è passato inosservato: i gelati della locandina fotografata nel tweet costavano 100 lire tra il 1967 e il 1968, cinque anni prima cioè della nascita del leader della Lega: la sua nostalgia, pertanto, non nasce dall’esperienza diretta, ma effetto di un posizionamento anti-euro pro-lira, che è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale della Lega.

 

Ghiaccioli e gelati a 100 lire, che nostalgia!
Buon sabato Amici, prepariamo un futuro migliore ricordandoci il meglio del passato.

 

In ogni caso, la sostanza non cambia. Anche perché per tutti è assolutamente naturale far fatica a compiere a mente calcoli complessi, per esempio tenendo conto di rendimenti composti invece che semplici. Non colpevolizziamoci più di tanto nel rilevare la difficoltà di cogliere la distinzione tra “reale” e “apparente”.

Ciò non toglie che è opportuno conoscere questi limiti per superarli e metterci nella condizione di capire innanzitutto ciò che ci accade intorno, quando guardiamo i cartellini dei prezzi, per poi prendere le decisioni migliori. Quante volte ci torna alla memoria il prezzo pagato per un’auto, un cappotto, il ticket per un esame medico effettuato anni fa. Se sono spese sostenute di recente, i prezzi non sono variati di molto, anche se l’inflazione silenziosamente incide e non c’è niente di peggio che tenere bassa la guardia sull’aumento dei prezzi (che tra l’altro in questa fase sta accelerando). Se poi torniamo indietro di decenni tutto cambia: quanto costava il televisore acquistato per il Mundial spagnolo del 1982 e quanto quello che abbiamo deciso di comprare per esultare analogamente ai Mondiali di calcio del 2006?

Merce che scegli, prezzo che trovi 
Oppure: se una mela venti anni fa fosse costata 100 lire, il suo valore reale attualizzato ad oggi corrisponderebbe a 100 lire, o per meglio dire il suo corrispettivo nominale cioè 0,05 euro, più l’inflazione cumulata nei vent’anni. Il risultato di questo calcolo ci dice quanto quella mela che vent’anni fa aveva visto sul bancone del fruttivendolo sotto casa costa più o meno di una mela simile che oggi vediamo sul bancone del supermercato di zona o, se preferiamo, sul portale di e-commerce che frequentiamo. Le 100 lire di quattro lustri fa corrispondono agli 0,07 euro di oggi; una stark delicious costa oggi mediamente 15 centesimi, il doppio in termini “reali” rispetto a vent’anni fa. Peanuts, inezie si direbbe. Ma non è trascurabile l’incidenza dei 2 centesimi aggiuntivi sui 5. Percentualmente parlando, si tratta del 40% in più. Inflazione più tempo sono una miscela perfetta per far lievitare i prezzi. Una controprova?

Prendiamo invece di una mela, il prezzo di un’automobile: il milione di lire con il quale si acquistava nel 1970 una utilitaria oggi varrebbe 9.068,42 euro, ossia 17 milioni e 560mila lire in termini nominali. Ma in termini reali non troppo lontano dagli attuali valori di mercato di una vettura analoga. Anche se occorre tenere conto anche dell’evoluzione in tema di sicurezza e sviluppo tecnologico che l’industria automobilistica ha prodotto in questi anni.

Visto che la tecnologia serve a semplificare i calcoli – e non vogliamo mettere alla prova la vostra memoria su tutte le categorie merceologiche-, vi proponiamo qui uno strumento che consente di depurare dall’incidenza dell’inflazione il valore reale di un bene. Distinguendo così realtà da apparenza e, di conseguenza, indicandoci il nostro potere d’acquisto.

CALCOLA IL VALORE REALE DEI PREZZI – INFODATABLOG

Attenzione però: per quanto fondato su calcoli attenti redatti dall’Istat, ognuno di noi ha un’«inflazione» personale: quella prodotta dall’andamento dei prezzi dei beni che acquistiamo (o vendiamo). E sulla scorta di ciò si ricava la percezione della nostra inflazione fai da te. Percezione, non frutto di calcolo: spesso, nella nostra vita economica, siamo portati ad ipotizzare prezzi sulla base delle nostre percezioni, che sono condizionate da una serie di fattori.

Uno di questi, tra i più studiati dagli psicologi che si occupano di economia è “l’ancoraggio”. Un esempio molto concreto lo fornì Steve Jobs nel 2010 quando presentò per la prima volta l’ipad e dovette annunciarne il prezzo, dopo aver insistito a lungo sul prezzo “corretto” per tutto ciò che l’ipad conteneva. Guardate qui l’effetto che fa l’annuncio sul pubblico.

Ma alla fine, volendo confrontare le 100 lire per comprare una coppetta di gelato 50 anni fa con un’analoga confezione di gelato di oggi, potremmo dire che il valore “reale” è cambiato tanto? Ecco la risposta, a beneficio dei più pigri, che non hanno voluto divertirsi con il nostro calcolatore (peccato… in ogni caso rieccolo qui), ma che sono stati così costanti da arrivare in fondo all’articolo, la risposta è 0,98 centesimi. Che è una somma probabilmente inferiore al costo della maggior parte delle coppette di gelato oggi in vendita. Ma qui la questione cambia e comincia una nuova avventura: il confronto e la scelta. Perchè chi sa scegliere e trovare sul mercato i prodotti dal miglior rapporto qualità/prezzo, magari trova una coppetta anche a meno di 98 centesimi. Questo significa avere una marcia in più: nel proteggere il proprio denaro e tenere a freno l’inflazione.