Dalla Consob stangata ai “furbetti” del listino

 ilgiornale.it 13 marzo 2018

Multe per oltre 4 milioni a 21 persone accusate d’insider trading prima dell’Opa su Buongiorno

 

Vanno oltre i banchi di scuola, superano matrimoni, divorzi, lutti, distanze. Capita, però, che possano anche finire male, fino a essere classificate alla voce «cattive compagnie». Che è poi il senso della delibera con cui ieri la Consob ha affibbiato multe per un totale superiore ai quattro milioni di euro a 21 persone, colpevoli di insider trading, e dunque marchiate col bollino nero dell’infamia borsistica.

Mano pesante contro chi ha speculato – e fatto speculare – sulle informazioni privilegiate di cui era in possesso prima dell’Opa della tedesca Docomo su Buongiorno, varata al prezzo di 2 euro per azione. L’anno è il 2012, e prima del lancio dell’operazione è già tutto un passaparola tra gente che si conosce, legata «tra loro da stretta amicizia» come sintetizza l’organo di vigilanza. Ci sono di mezzo avvocati, fiscalisti, consulenti, impiegati; alcuni hanno studiato insieme alla Bocconi, molti sono ben introdotti nella Milano finanziaria perché lavorano in prestigiosi studi legali d’affari come Cordeiro Guerra, Bonelli&Erede, Pedersoli, Legance, oppure in Mediobanca e Unicredit (tutti all’oscuro dei comportamenti truffaldini). In comune sembrano avere una sete inesausta di denaro. Da condividere con chi ha la stessa passione sfrenata per il quattrino. Una sorta di peer to peer da furbetto del listino.

Il gioco, peraltro, è così semplice che non finisce con l’offerta sulla società di Parma specializzata in app musicali, gaming e soluzioni di pagamento digitale. Va avanti infatti fino al 2014, più o meno con le stesse modalità, approfittando delle Opa di Edizione Holding su Benetton, di Pai Partners su Marcolini, di Salini su Impregilo, di Vodafone su Cobra Automotive e di Bolloré su Havas. Insomma: un vizietto duro a morire. Tanto abusato, però, da finire nel mirino della Procura di Milano in seguito a una segnalazione della stessa Consob, che aveva notato scambi anomali sui titoli.

L’indagine ha così preso le mosse da un cellulare sequestrato a Marco Cecchini, uscito dal «credit analyst» di Mediobanca nel luglio 2012, su cui erano ancora presenti le conversazioni legate agli acquisti fatti sfruttando le informazioni riservate. Una leggerezza pagata cara. Soprattutto da Germano Urgeghe, ex commercialista dello studio Cordeiro Guerra, finito in carcere dopo le confessioni di Francesco Maldese, un altro dei «credit analyst» di Piazzetta Cuccia all’epoca dei fatti, che per evitare l’arresto ha preferito collaborare con i magistrati. I tre sono anche quelli che hanno ricevuto dalla Consob tra le sanzioni più pesanti: 420mila euro ad Urgeghe, colpito anche da una sanzione interdittiva di 18 mesi; 200mila a Maldese; 140mila a Cecchini.