Eni a Londra per svelare la Strategy 2018-2021

 
 

Eni, reduce da un 2017 eccellente, presenterà venerdì 16 marzo a Londra la sua Strategy 2018-2021

È quasi tutto pronto a Londra per la presentazione della Strategy 2018-2021 di Eni. Dopo un 2017 positivo, Eni svelerà i suoi piani per il prossimo quadriennio. L’attesa quest’anno è ancora maggiore dopo gli ultimi annunci di Eni sia sul fronte dei giacimenti di gas che degli investimenti nella fusione nucleare.

Il futuro, in questo caso, riguarda ben più dei quattro anni della Strategy di Eni ma le basi sono state poste oggi e il tema non verrà ignorato nel corso dell’incontro. Settimana scorsa è stato sottoscritto un accordo con la Commonwealth fusion systems (Cfs). Società spin off del Massachussets institute of technology (Mit). Eni entrerà nel capitale della società spin off del Massachussets institute of technology (Mit) per la cifra di 50 milioni di dollari. Soprattutto, parteciperà attivamente alla ricerca e allo sviluppo della tecnologia della fusione nucleare entrando a far parte del consiglio di amministrazione di Cfs e mettendo a disposizione le proprie risorse e conoscenze. L’obiettivo del Mit è realizzare un impianto di dimensioni contenute (Sparc il suo nome) entro il 2025

“La fusione – ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi – è la vera fonte energetica del futuro, poiché completamente sostenibile, non rilascia né emissioni né scarti ed è potenzialmente inesauribile”.

Il presente, gas e petrolio

Se il futuro guarda ancora all’atomo per la produzione di energia pulita ma con un processo meno pericoloso e impattante rispetto alla fissione nucleare dei reattori nucleari, il presente è fatto ancora di gas e petrolio affiancati sempre di più dalle fonti di energia rinnovabile.

Eni ha recentemente concluso due importanti accordi, in Egitto e negli Emirati Arabi. In Egitto Eni ha ceduto a Mubadala Petroleum il 10% della concessione di Shorouk, nell’offshore del Paese, nella quale si trova il giacimento super-giant a gas di Zohr. Il corrispettivo pattuito è di 934 milioni di dollari. La compagnia italiana mantiene una quota di maggioranza nel bacino, pari al 50%, contro il 30% di Rosneft e il 10% di British Petroleum.

“Siamo lieti di collaborare con Mubadala e di dargli il benvenuto come partner nella concessione di Shorouk. Questo rappresenta un ulteriore segnale della qualità di questo asset di primaria importanza sviluppato da Eni” ha dichiarato Descalzi.

Il giacimento di Zohr è stato avviato nel dicembre 2017, dopo 28 mesi dalla sua scoperta, e ha raggiunto una produzione lorda di oltre 11 milioni di metri cubi di gas al giorno, destinata a crescere fino ad arrivare a regime per fine 2019.

Con due altri accordi, firmati ad Abu Dhabi, Eni ha acquisito quote di partecipazione nel giacimento a olio di Lower Zakum (5%) e nei giacimenti a olio, condensati e gas di Umm Shaif e Nasr (10%) nell’offshore del Paese. Il corrispettivo pagato è pari a 875 milioni di dollari complessivi per 40 anni di durata dell’accordo.

L’ad di Eni Claudio Descalzi ha sottolineato che l’accordo dà ad Eni “la possibilità di allargare la presenza in Medio oriente, in linea con la nostra strategia di espansione, e di creare una forte alleanza con Adnoc (la società di Stato dell’Emirato ndr) e Abu Dhabi. Le due concessioni danno accesso a giacimenti giant con un enorme potenziale e Eni vuole contribuire alla massimizzazione della produzione futura con la sua migliore tecnologia”.

Un 2017 da record

Nel 2017 Eni ha realizzato utili netti per 3,43 miliardi di euro. L’utile operativo adjusted è stato pari a 5,79 miliardi di euro (da 2,31 del 2016). La produzione di idrocarburi ha toccato il record storico di 1,92 milioni di barili equivalenti al giorno. La guidance di Eni prevede una crescita della produzione di idrocarburi del 3% e investimenti per 8 miliardi di euro circa. Le attese per il prossimo quadriennio verranno rese note nel corso della presentazione della Strategy 2018-2021.