Mubadala, affari con Eni ed esuberi in Piaggio Aerospace

 

L’azionista emiratino avvia le procedure per la mobilità di 114 persone. A poche ore dall’accordo per l’ingresso nel giacimento di Zohr. Sindacati all’attacco: soldi dal governo senza garanzie. La vicenda. 

Piaggio Aerospace, controllata al 100% dal fondo di Abu Dhabi Mubadala, ha avviato la procedura di mobiltà per 114 lavoratori italiani, a poche ore di distanza dall’annuncio dell’intesa con Eni che consente al fondo di investimento emiratino di mettere un piede dentro il maxi giacimento di Zohr.

TRADITE LE RASSICURAZIONI. Il 10 marzo 2018 in un’intervista a La Stampa-Secolo XIX l’amministratore delegato di Piaggio, Renato Vaghi, aveva confermato il piano che prevede la vendita della sezione motori e dei diritti di proprietà intellettuale del P180, l’aereo civile che ha fatto la storia del gruppo, assicurando tuttavia che questa non avrebbe comportato nessun esubero tra i 1.200 lavoratori.

NUOVO BUSINESS ACCIDENTATO. La società, storico player nel mercato degli aerovelivoli, con la nuova proprietà sta abbandonando il vecchio business per concentrarsi nella produzione di droni militari. Una strada per altro accidentata e che ha visto già un primo stop quando, il 31 maggio del 2016, un prototipo si era misteriosamente inabissato nel Mediterraneo.

UN ACCORDO WINWIN. Il giorno dopo l’intervista di Vaghi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è volato ad Abu Dhabi insieme con l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, per chiudere un accordo winwin, almeno così è stato presentato alla stampa, con il fondo Mubadala, che è anche l’azionista di controllo assoluto di Piaggio, visto che ne detiene il 100%, e fa capo alla monarchia reale dell’Emirato nostro alleato.

Zohr

Con Gentiloni e Descalzi infatti c’era il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, che fin dal 2011 ha deciso e gestito investimenti importanti nel nostro Paese, tra cui quello in Unicredit (Aabar, il fondo sovrano di Abu Dhabi, detiene il 5% della banca ed è il suo secondo azionista, tanto che l’istituto di credito ha deciso di aprire una filiale nella capitale dell’emirato a fine 2017).

DUE CONCESSIONI PER ENI. L’accordo siglato da Descalzi, al Nahyan e Gentiloni permette a Eni di entrare negli Emirati Arabi, ma in cambio cede ad Abu Dhabi una quota di minoranza nel maxi giacimento egiziano di Zohr. Eni avrà due concessioni di lungo periodo nell’offshore emiratino, per un corrispettivo di 875 milioni di dollari. Abu Dhabi otterrà il 10% del giacimento di gas al largo delle coste dell’Egitto per 934 milioni di dollari. Per Zohr il veicolo sarà la Mubadala Petroleum, una consociata di Mubadala Investment Company, cioè la proprietaria di Piaggio.

Stiamo parlando di un gruppo che ha ricevuto molti soldi dallo Stato. Ora ci aspettiamo risposte. Anche da chi diceva che sarebbe andato tutto bene

ANTONIO CAMINITO, CGIL

Le lettere ai lavoratori di Piaggio che danno il via alle procedure di mobilità – in base alle norme del Jobs act ci sono 45 giorni d tempo per trovare un accordo con i sindacati sulle modalità con cui gestire gli esuberi – sono arrivate a urne chiuse, forse per una forma di cortesia nei confronti del governo uscente che, il 15 febbraio 2018, aveva infine dato semaforo verde al piano industriale del gruppo che prevede, tra le altre cose, la cessione dei diritti di proprietà intellettuale del P180 per cui sono aperte le trattative con capitali cinesi. Mubadala ha ricapitalizzato per 255 milioni di euro.

I SINDACATI SU TUTTE LE FURIE. La mossa, per quanto ampiamente prevista, ha mandato su tutte le furie i sindacati che hanno messo nel mirino soprattutto il governo per non essere stato capace di orientare le scelte di un gruppo che sta in piedi grazie alle commesse pubbliche.

CALENDA CONVOCA UN TAVOLO. «Stiamo parlando di un gruppo che ha ottenuto un sacco di soldi dal governo. Adesso ci aspettiamo risposte da chi ci diceva che sarebbe andato tutto bene. Era ovvio che sarebbe andata così dopo che il governo, il 15 febbraio, aveva dato il via libera al piano che prevedeva la cessione del civile (il riferimento è ai diritti di proprietà intellettuale del P180, ndr) e dei motori», spiega Fabio Caminito, Cgil Liguria. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda avrebbe già convocato un tavolo a Roma per la settimana del 19 marzo.

Doppio gioco arabo sui droni di Piaggio?

Il 7 novembre del 2014, l’allora premier Matteo Renzi atterrava all’aeroporto di Villanova d’Albenga, in Liguria, per inaugurare il nuovo stabilimento di Piaggio Aerospace.

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Non si sa se il dossier Piaggio sia stato affrontato o meno dalla delegazione del governo negli incontri ad Abu Dhabi, certo l’azienda ligure si è rivelata una gallina dalle uova d’oro per gli emiratini: il programma militare di sviluppo dei droni P1HH e P2HH, oltre a essere stato finanziato e supportato dal governo – con investimenti per la ricerca – rappresenta un’ottima moneta di scambio sul fiorente mercato internazionale dei droni, come aveva raccontato pagina99.

ACQUISTO DI 20 NUOVI DRONI. Il governo, attraverso il ministero della Difesa guidato da Roberta Pinotti, si è già impegnato nell’acquisto di 20 velivoli del nuovo drone in via di sviluppo da parte di Piaggio per un investimento di 760 milioni di euro. Più difficile ricostruire quanti soldi sono stati incamerati dal gruppo nel corso degli anni a sostegno della ricerca industriale, secondo la legge 808. Stando a fonti sindacali, oltre 200 milioni.

Pinotti Gentiloni

Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti.

I sindacati sono pronti a incontrare l’azienda. È possibile, anzi probabile, che venga cercata un’intesa per gestire gli esuberi – che secondo l’azienda fanno parte già del vecchio piano e non del nuovo – con ammortizzatori e accordi che scongiurino soluzioni drastiche. Tuttavia rimane il dato politico di un gruppo straniero a cui sono state aperte le porte di una prestigiosa e strategica azienda italiana (tanto che il governo ha esercitato la golden power per evitare fughe di know how sia verso gli investitori arabi sia verso i possibili nuovi acquirenti cinesi), senza poi riuscire a gestire le criticità.

LAVORATORI CONTRO PINOTTI. In Liguria c’è malumore soprattutto nei confronti della ministra della Difesa Roberta Pinotti su cui i sindacati hanno tentato invano di fare leva per lunghi mesi. «Agli incontri non l’abbiamo vista», taglia corto Caminito. La ministra, presente in un collegio a Genova nell’ultima tornata elettorale, si è piazzata terza alle spalle del candidato del Movimento 5 stelle e di quello di centrodestra. Ma entra comunque in parlamento grazie al paracadute del proporzionale.