Padoan: «Anch’io dimenticavo di scrivere “non trasferibile” sugli assegni»

FABIO DE PONTE LASTAMPA.IT 14 MARZO 2018

 
 
 

Si moltiplicano i casi di maxi sanzioni legate alla mancata apposizione della dicitura “non trasferibile” sugli assegni. Due giorni fa il ministero dell’Economia ha dato seguito a una promessa fatta dal titolare del dicastero Pier Carlo Padoan a La Stampa a ridosso delle elezioni. «E’ chiaro – aveva detto Padoan nel corso di un incontro presso il quotidiano il 23 febbraio – che bisogna ovviare a situazioni in cui uno si dimentica in buona fede di scrivere “non trasferibile”. A volte, anni fa, quando firmavo ancora assegni, me ne dimenticavo anch’io di scrivere queste cose. Credo che questa cosa debba essere esaminata».  

 

Via Venti Settembre ha condotto così una indagine, verificando che i casi sarebbero poco meno di 1.700 (esattamente 1.692) e che già 107 persone avrebbero scelto di pagare subito i 6mila euro di oblazione. «È stato verificato» dice il Mef che, in alcuni casi, le sanzioni elevate possono colpire «cittadini in buona fede». Per questo il governo «sta valutando la possibilità di modificare il regime sanzionatorio recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione».  

 

Riassumiamo brevemente la questione: l’estate scorsa la nuova normativa antiriciclaggio ha inasprito le sanzioni sulle irregolarità, modificando la sanzione sugli assegni che non riportano la dicitura “non trasferibile” dal 2% dell’importo a una forchetta compresa tra 3.000 e 50.000 euro. L’oblazione rappresenta la possibilità di chiudere subito la questione pagando il doppio del minimo, cioè 6.000 euro. La sanzione si applica a chi ha emesso l’assegno e anche a chi l’ha incassato (in tutto 12.000 euro, in caso di oblazione). Ma non alla banca che lo ha accettato. Da qui le polemiche. Su Facebook è nata anche una pagina che raccoglie le segnalazioni e che è diventata il punto di riferimento per chi si è trovato coinvolto. 

 

Tanti i casi segnalati a La Stampa: Monica Boneschi, per esempio, residente a Belgioioso (Pavia) aveva pagato in autunno un’auto usata con un assegno da 4.700 euro e si è vista arrivare la sanzione con la proposta di pagare immediatamente i seimila euro. Donatella Riccio, di Feletto (Torino), racconta il caso della madre anziana, che «ha emesso assegno a pagamento di regolare fattura di 1.500 euro utilizzando un vecchio assegno che ancora non recava la ormai famosa dicitura “non trasferibile”. L’assegno è stato incassato il giorno stesso dal beneficiario che lo ha versato nel proprio conto senza effettuare girate a terzi. Ovviamente la banca non ha avvisato il beneficiario». Ludovica Scarpa racconta: «Ho pagato un notaio (tremila euro, per una donazione) con un assegno di un vecchio libretto dove la dicitura era ancora “obbligatorio scrivere non trasferibile sopra ai 12.500 euro”, per cui non ci ho proprio pensato a scrivere “non trasferibile”. Nessuno è stato danneggiato, il notaio ha riscosso l’assegno, che quindi non è stato di fatto mai trasferito, non c’è stato alcun reato, né malafede. Mi è arrivata questa multa iniqua e ho scritto una “memoria difensiva” e ora attendo, molto in ansia; è una cifra enorme, e per non aver fatto nulla di male, per una dimenticanza grafica. Dovuto alla dicitura stampata sull’assegno vecchio, che la banca mi aveva detto che potevo usare “senza problemi”». Qualcuno, come Giovanni Pasanisi, maresciallo dell’esercito di 53 anni, si è ritrovato sanzionato per un assegno al figlio di 1.500 euro. Col risultato che in famiglia si sono ritrovati a dover pagare 12.000 euro per un assegno di 1.500. Praticamente identico il caso di una signora che ha staccato un assegno al marito.  

 

Il problema riguarda appunto i vecchi blocchetti. Dal 2008, infatti, le banche non stampano più carnet di assegni senza la clausola di non trasferibilità. Ma chi ha ancora un blocchetto che risale a prima del 2008 (dal momento che gli assegni si usano ormai poco, il caso è frequente) deve appunto scrivere a mano sull’assegno “non trasferibile”, pena l’esorbitante sanzione. 

 

Anche la norma, però, nonostante l’evidente distorsione, è importante: «Capisco che la signora in questione si arrabbi – aveva detto Padoan, rispondendo a una domanda nella quale gli veniva riportato un caso -. Però le norme antiriciclaggio sono state giustamente rese più stringenti recentemente perché il riciclaggio è diventato un problema serio e non solo dal punto di vista del reato economico ma anche del reato del possibile fiancheggiamento del terrorismo. La norma è una delle conseguenze dell’accelerazione della lotta al finanziamento del terrorismo anche a livello internazionale».