Ex Popolari, sale il conto dei salvataggi. Un miliardo in più

Roberta Paolini mattinopadova.geolocal.it 18 marzo 2018

Sale il conto delle banche venete: per Intesa lo “sbilancio” vale 6,4 miliardi, ma sarà lo Stato, cioè i contribuenti, a pagare con la garanzia pubblica concessa

VENEZIA. Un buco nero, a black hole. Sale il conto delle venete, ma niente paura ci penserà lo Stato, cioè noi cittadini italiani. Lo hanno notato in pochi, anzi praticamente nessuno, a parte la testata online «Business Insider» che ha messo in evidenza come il risultato della due diligence su attivi e passivi della parte sana comprata da Ca’ de Sass per 1 euro ha mostrato uno sbilancio, dai 5,4 miliardi iniziali ipotizzati alla chiusura dell’operazione a giugno, ai 6,4 miliardi di oggi.

LEGGI ANCHE:

 

La faccenda va spiegata bene. Quando a giugno Intesa ha preso la parte buona delle ex popolari venete, nello schema definito dal Tesoro, si era previsto di calcolare l’ammontare da trasferire a Intesa per compensare l’eventuale ammanco tra attivi e passivi. Questo avviene perché nell’aggregato oggetto dell’acquisto di Intesa c’era un pezzo delle banche (non tutte le attività, erano escluse diverse poste che si trovano nello stato patrimoniale) come le partecipazioni per esempio, ed altro. Ecco allora che andava fatta una compensazione, che inizialmente sembrava più bassa. Le due ex venete, cioè la parte di loro non presa da Intesa, e ora in liquidazione coatta amministrativa, devono alla banca di Carlo Messina dei danari necessari a compensare questa differenza. Per coprirla è stato acceso un finanziamento al tasso dell’1% che le due ex venete devono rimborsare a Intesa. Il garante di questo finanziamento è lo Stato, cioè noi. Significa che, se per qualche ragione le banche in liquidazione, ovvero le spoglie delle due venete, non fossero in grado di coprire questo credito che è stato loro concesso i soldi li metterà lo stato.
Un miliardo rispetto a tutto ciò che si è visto finora non è grave, ma come detto tra garanzie e cash il conto per le casse dello Stato per evitare il fallimento delle ex popolari è stato salatissimo.
Solo di cash, come si ricorderà, un contributo pubblico pari a 3,5 miliardi (denari dati in contanti a Intesa SanPaolo e non tassati) per evitare che i crediti acquisiti avessero impatto sui coefficienti patrimoniali, più un ulteriore contributo pubblico cash a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione connessi all’acquisizione per 1,285 miliardi. Infine lo Stato ha concesso, come noto, a Intesa SanPaolo garanzie a fronte di rischi di varia natura per un valore atteso (in gergo tecnico fair value) complessivo di 400 milioni (a fronte di un massimale garantito pari a circa 6 miliardi). Più i 6,4 miliardi di garanzia per coprire il finanziamento alle banche in liquidazione, come ricordato all’inizio.
Va aggiunto in tale quadro che Intesa ha tempo fino al 2020 per retrocedere dai 3,7 miliardi di crediti in bonis ad alto rischio che ha acquisito.
Bankitalia nel documento a domanda e risposta (Q&A, questions and answers) pubblicato sul suo sito l’estate scorsa evidenziava che l’importo complessivo nominale delle garanzie dello Stato (ovvero il valore massimo che lo Stato potrebbe essere chiamato a pagare, oltre a quello già pagato) è pari a 12,4 miliardi (6,4 miliardi del credito erogato da Intesa alle Liquidazioni più 6 miliardi circa per le altre garanzie).
«Tale cifra rappresenta tuttavia uno scenario estremo, difficilmente realizzabile» scriveva nel documento Bankitalia.

IL MIGLIOR GIORNALISTA EUROPEO.

 scenarieconomici.it 18 marzo 2018

 

Come capacità di sintesi sulla “sinistra” evoluzione dell’informazione in occidente, la diabolica censura che supporta il capitalesimo che si stà formando, un’involuzione neofeudale dell’occidente supportata da un sempre maggiore controllo delle masse e una sempre maggiore manipolazione delle masse rese totalmente succubi e malleabili.
La prova devastante è la creazione a tavolino dell’astro Macron, già ex ministro delle finanze? che con le sue proposte ha devastato a livello elettorale la sinistra francese, si dimette, fonda un suo movimento che viene POMPATO GIORNO E NOTTE PER UN ANNO COME ANTI LE PEN dal nulla “apparente” stravince le elezioni fra lo stupor… (viene il vomito).
L’ascesa di Renzi con l’arrembaggio mediatico supportato a reti e giornaloni unificati è un ulteriore esempio, come il “diversamente bianco Obama”.

Spettacolare il libro di Marcello Foa: “GLI STEGONI DELLA NOTIZIA”.
La lezione della guerra in IRAQ basata su prove TOTALMENTE INVENTATE non è servita a nulla, è praticamente passata sotto silenzio e nessuno ha pagato, né è stata data la giusta visibilità sulla plateale violazione della COSTITUZIONE AMERICANA, con tanto di prigioni segrete con tortura annessa. E il giornalista eroe che l’ha scoperto ha avuto un’ingiunzione penale da OBAMA PER FATTI ACCADUTI SOTTO L’AMMINISTRAZIONE BUSH.

E questo la dice lunga sulla situazione e sul livello di democrazia che negli USA.
ITALIA LIBERA, EQUA, SOSTENIBILE E SOVRANA.
UN APPELLO A M5S, LEGA E FRATELLI D’ITALIA:
“il tempo delle scelte cruciali è giunto, se non siete SERVI della finanza internazionale che ci sta “neoschiavizzando” fate un governo di scopo e applicate questi pochi obiettivi per l’Italia. Siete l’unica opzione possibile.
PS: Marcello Foa è di lingua italiana, ma è cittadino SVIZZERO!!!

Gentiloni cede il mare italiano alla Francia: rischio grave perdita economica

ofcs.report 18 marzo 2018

MELONI: “ESPOSTO IN PROCURA PER ATTI DI OSTILITÀ E INFEDELTÀ CONTRO LO STATO ITALIANO”

Importanti miglia marittime italiane rischiano di finire nelle mani della Francia. Entro il 25 marzo, infatti, se il governo italiano non interrompe la procedura previsto dal Trattato di Caen, sottoscritto nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il nostro Paese perderà 1.400 miliardi di metri cubi di gas e almeno 420 milioni di barili di petrolio, oltre a cedere un importante bacino di pesca con danni economici ingenti. Un colpo di coda del governo Pd che potrebbe penalizzare pesantemente l’Italia. 

La questione, passata in sordina, è al centro di una battaglia del centro destra. Il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, dalla sua pagina Facebook ha lanciato l’allarme promettendo battaglia: “In assenza di un intervento del Governo italiano, il 25 marzo entrerà in vigore il Trattato di Caen con il quale verranno scandalosamente sottratti al Mare di Sardegna e al Mar Ligure alcune zone molto pescose e il diritto di sfruttamento di un importante giacimento di idrocarburi recentemente individuato – spiega – Per questo Fratelli d’Italia intima il Governo in carica ad agire immediatamente per interrompere la procedura unilaterale di ratifica attivata dalla Francia presso Bruxelles, che in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure i tratti di mare in questione alla Francia arrecando un gravissimo danno ai nostri interessi nazionali”.

Fratelli d’Italia chiede, inoltre, “l’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella affinché questo trattato, che importa variazioni del territorio italiano, sia sottoposto al voto di ratifica del Parlamento come previsto dall’articolo 80 della nostra Costituzione. Annuncio che ho presentato con Guido Crosetto un esposto alla Procura di Roma contro Paolo Gentiloni per fare piena luce su questa storia dai contorni torbidi. L’esposto, che verrà sottoscritto da tutti i parlamentari di Fratelli d’Italia, riguarda in particolare reati di atti di ostilità e infedeltà contro lo Stato italiano (articoli 243 e 264 del codice penale)”. E conclude: “Fratelli d’Italia non permetterà a un Governo delegittimato dal voto popolare di regalare a una nazione straniera una parte delle nostre acque territoriali”.

Come spiegato da gliocchidellaguerra.it, in base al Trattato “alcune porzioni di mare verranno sottratte al Mare di Sardegna e al Mar Ligure, per passare sotto la competenza economica della Francia, che gioverà di acque costiere in Corsica da 12 a 40 miglia, mentre la Zes (Zona Economica Speciale) in prossimità delle acque territoriali sarde, estenderà la competenza francese per le 200 miglia marittime in questione”. Ma non solo.

L’articolo 4 del Trattato di Caen, “agevola lo Stato francese all’accesso al giacimento qualora le trivellazioni fossero effettuate in acque francesi, e con l’entrata in vigore di questo trattato ciò è particolarmente facilitato. A ciò, inoltre, si somma una sospetta azione da parte del governo italiano, che ha bloccato due anni fa la compagnia norvegese Statoil che aveva richiesto formalmente l’autorizzazione ad effettuare dei carotaggi del fondale. La gravità dell’azione, in senso meramente pratico, risiede anche nel fatto che non sembrano previste alcune royalties da corrispondere al governo italiano, visto lo sfruttamento di un giacimento completamente in acque italiane, ma che con le modifiche dei confini marittimi attuati, lascerebbero alla Francia l’assoluta libertà di azione, senza obblighi, lasciando all’Italia soltanto eventuali, sebbene marginali, danni ambientali”.

(III)Movimento Cinque Stelle: la più grande truffa elettorale dell’Italia repubblicana?

https://abateditheleme.wordpress.com/2018/03/02/iii-movimento-cinque-stelle-la-piu-grande-truffa-elettorale-dell-italia-repubblicana/

getting burned

Una lunga carrellata di candidati che potrebbe essere ben più lunga.

Biancone, Bonisoli, Landi, Azzerboni, Zanforlini, Vitiello, Mura, Penna, Di Piazza, Spadafora, Cillis, L’Abbate, Carelli, Paragone, Giarrusso, De Giorgi, D’Alessandro, Consolo, Cecchi, Tasso, Caiata.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum: il caso Siena chiarisce tutto. Di Caiata si sapeva. Altro che errori.

Il più grande scherzo da prete della Storia. Pio IX docet.

Giuliano, il ministro che doveva abolire la ‘Buona Scuola’ è invece uno di quelli che l’ha realizzata per Renzi.

Ogni dichiarazione assume senso. Prepariamoci al peggio del peggio.

Prosegue da

(I)Movimento Cinque Stelle: la più grande truffa elettorale dell’Italia repubblicana?

(II)Movimento Cinque Stelle: la più grande truffa elettorale dell’Italia repubblicana?

Nella prima parte abbiamo visto come alcune candidature alle amministrative si fossero già segnalate per notevoli anomalie, rispetto a quanto i leader pentastellati erano andati raccontando. Nella seconda abbiamo riscontrato le medesime anomalie, questa volta fra i nomi selezionati nell’ormai celebre squadra di ministri in pectore di Di Maio. In questa terza parte trattiamo invece della sequela incredibile di ‘errori’ nelle candidature grilline di tutta italia, davvero lontanissime da quello che la ‘base’ si sarebbe potuta aspettare e che, spesso, aveva scelto. Mediante lo strumento delle ‘parlamentarie’, tanto democratico quanto alla fine scavalcato dall’alto.

Quel fascino mediorientale…

Avevamo lasciato il pool dei ministri con Fioramonti, veemente anti israeliano. E di conseguenza, certamente, filo palestinese. Se non proprio filo Hamas, al modo di Di Maio, Di Stefano e Di Battista. Paradossalmente sarà proprio questo fil rouge mediorientale a condurci alla prima delle candidature che analizzeremo. A Torino, infatti, il professore ordinario di economia aziendale Paolo Biancone – storicamente d’area PD, tanto da godere della fiducia di Piero Fassino – non è solo Presidente dell’Osservatorio sulla finanza islamica, ma anche direttore dell’European Journal of Islamic Finance, attivo nella certificazione Halal e membro del Consiglio di Amministrazione di Al Najah Capital. Ovvero prossimo alle attività della Fratellanza Musulmana, acerrima nemica di Israele e della laicità nei paesi arabi, notoriamente molto presente in Italia, ai fini di una islamizzazione della società. Accarezzata storicamente da nutriti gruppi del Partito Democratico, della sinistra italiana ed anche del mondo cattolico, specie se vicino ai gesuiti. Che, sovente, ne hanno tratto imponenti finanziamenti (Vedi Beppe Sala a Milano). A Milano conviene rimanere ancora un pò, per conoscere il Presidente della NABA, Alberto Bonisoli. Bocconiano, dirige un’Accademia Privata di proprietà della Laureate Universitiesfondazione molto discussa, che compra Università private nei paesi ‘disagiati’ per trasformarle in business globale… naturalmente sostenuta dalla grande finanza internazionale, fra cui Soros, Kravis, Cohen… e Clinton, uomini d’oro dell’ idea DEM nel Mondo. Davvero lontanissimi dal ‘pensiero pubblico’ grillino (chissà poi qual’è il ‘pensiero privato’, ma è discorso che esula dall’argomento di questo post), come abbiamo già evidenziato, fonti alla mano, nella seconda parte.

Una bella spruzzata di Massoneria

Ma spostiamoci in Romagna, dove abbiamo uno dei casi più interessanti di Massoneria nel M5s… i massoni?? La casta della casta più casta che c’è? Ebbene si. Eccome. Addirittura un Gran Maestro. Che s’aggrappa ai cavilli e nonostante il pianto del coccodrillo di Di Maio (che l’ha candidato dopo ‘attento’ vaglio) entrerà in Parlamento coi voti dell’anticasta. Parliamo del mitico David Zanforlini. Un solo massone si sarebbe sentito solo, abituato come è alla vita di Loggia… ecco che in aula potrebbe incontrare il collega di Napoli, Vitiello. Da sempre vicino alla DC locale, ovvero alla sua versione PD. Insieme a Piero Landi di Lucca e al reggino Bruno AzzerboniNiente male, niente male.

azzerboni

Le isole

Prima di tornare al ‘Continente’, cosa succede di interessante nelle isole, da sempre terreno fertile per il grillismo? Un certo fascino ce l’ha la candidatura del forzista Andrea Mura, celebre velista, amico e sodale del Leader berlusconiano della Sardegna, Cappellacci. Il quale, non essendo riuscito a procurargli un seggio sicuro, l’ha visto orientarsi all’ultimo momento verso il Movimento di Di Maio, con un gesto di trasformismo degno della migliore tradizione centrista italiana. Ed è lui stesso, non proprio intelligentemente, a raccontarlo alle telecamere in un imperdibile video. Cliccate qui. Che poi lo sostenga Soros, o meno, è solo una gustosa notazione in più. Un socialista, Aldo Penna, fa la sua comparsa nelle liste palermitane. Non che sia reato, ma se dalla Casta togli i socialisti non ti trovi più. Come tacere, infine, di Steni Di Piazza (in effige con prete), morfologicamente democristiano, appartenente addirittura ai focolarini? Uno sportivo forzista, un socialista, un devotissimo centrista. In termini di ‘rivoluzione dal basso’, di Italia rinnovata e ‘giovane’ pronta alla sfida finale contro la ‘casta’, ho la sensazione che i conti tornino poco. Difficilmente un DC doc alla Mattarella – molto vicino al movimento focolarino – avrebbe potuto scegliere consociativamente meglio.

steni di piazza

Fra Udeur e UDC

In quest’orgia centrista targata cinque stelle, la Campania non poteva non offrire, oltre a massoni, nomi di salda tradizione. E di altrettanto saldo trasformismo. Vi presento Vincenzo Spadafora, fu Margherita, Udeur, Forza Italia, e naturalmente, oggi, Cinque Stelle. Segretario particolare di Andrea Losco, anche per Spadafora la Chiesa, in specie i gesuiti, è stata compagna di ogni avventura politica. Non s’è fatto nemmeno mancare telefonate coi famosi Anemone e Balducci, intercettate dalla polizia. Insomma, altro profilo di ‘grillino’ da manuale. L’Udeur regala al M5s un altro candidato, il lucano Cillis, di cui Di Maio evidentemente non poteva privarsi. E’ invece all’impasto UDC – IO SUD – Liberali che s’era votata la pugliese Patty L’Abbate, nel recente 2012. Lo statuto M5s non ne consentirebbe la candidatura, eppure oggi è nelle liste del Senato: ha in effetti tenuto fede al motto gandiano che sfoderava quando strapreferiva la Poli Bortone a Grillo: ‘sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo’. Saremo prevenuti, ma parrebbero proprio comportamenti tipici della casta, più che dell’anticasta.

patty l'abate

La pattuglia dei ‘servi del regime’ sdoganati

Nella seconda parte avevamo notato quanto, fra quelle che apparivano le poche certezze di un movimento politico ondivago come quello di Di Maio, spiccasse l’avversione, il disprezzo, il disgusto, la derisione per i media italiani e i loro dipendenti, i famosi ‘giornalisti servi’ di stampa e tv. Riascoltiamo qualcosina:

Affinchè non vi sfiori il pensiero che fosse il solo Grillo a pensarla così e a raccontarla così… ‘il giornalismo killer’ di Di Maio:

Ma tornando a Grillo, all’epoca leader carismatico e portavoce pressochè unico del M5s, cinque anni fa rifiutava le interviste di Sky…

Non dimentichiamo che Sky TV appartiene al Tycoon Murdoch, altro ipercapitalista ‘nemico della gente’, presumibilmente. Del resto su di lui esprimeva i più grandi dubbi sempre Beppe Grillo, in altro contesto. Ma perchè ci concentriamo su Sky? Semplice, fra i candidati c’è il paludato e più che maturo Emilio Carelli, ex direttore di Sky (in foto).

carelli

Il quale, dopo essersi laureato all’Università del Sacro Cuore, è diventato direttore del master in giornalismo della pontificia università privata LUMSA (e non possiamo certo stupircene, dopo aver esaminato i casi precedenti), col vizio di pagare ricattatori per nascondere ‘innocenti fotografie’. Cosa che non rifarebbe.

Ma non è certo l’unico giornalista a esser stato improvvisamente sdoganato da Di Maio – o piuttosto da Casaleggio Jr – assolutamente no. C’è Gianluigi Paragone, direttore de ‘La Padania’ e ovviamente leghista sino a poco fa. C’è poi Dino Giarrusso, che giunge direttamente da ‘Le Iene’ Mediaset. E qualche altro nome ‘locale’, tipo Rosalba De Giorgi, speaker del TG nell’emittente tarantina Studio 100. TV da sempre barcamenantesi nei marosi del potere socialdemocristiano ionico, ultimamente ridottasi in condizioni economiche disperate, al punto da far enorme fatica a pagare i dipendenti. Lo storico direttore, Walter Baldacconi, padre-padrone della testata, per un soffio non è finito a fare da candidato del PD alle comunali del 2017. L’emittente, nonostante la serie infinita di problemi della città, economici, sociali, industriali, sanitari (vedi il famoso caso ILVA), s’è ben guardata dal fare inchieste di alcun tipo in 30 anni di attività. La De Giorgi, quasi del tutto ignota agli attivisti, che l’hanno conosciuta ‘politicamente’ solo in seguito alla sua candidatura (di quelle che non arrivano dalle ‘parlamentarie’ ma dal cielo pentastellato), è proposta all’uninominale da un movimento che ha dato già, ripetutamente, pessima prova di sè nel territorio (vedi prima parte).

CDU candidata M5s.JPG

Non è una giornalista, invece, ma nemmeno un’economista vicina alla Merkel, questa giovane e graziosa Alessia D’Alessandro di Agropoli, terra scudocrociata come poche. Lettrice del ‘Manifesto’ a soli 14 anni, le misteriose vie del Signore l’hanno condotta in Germania, nei pressi della CDU, la Democrazia Cristiana tedesca. Presentata dal M5s come un pozzo di scienza, suscitando la reazione sdegnata di alcuni amici accademici, è in realtà un altro nome che ben poca ‘rivoluzione’ e ‘ricambio’ fa presagire. Esattamente come gli ex ‘servi del regime’ di cui ci siamo occupati or ora.

Alfaniani pro Di Maio, renziani contro Renzi

Difficile anche capire il risentimento di Grillo, Di Maio & Co. per i media italiani: probabilmente, le due ‘storie elettorali’ che seguono le scoprite qui per la prima volta, cari lettori, quando potevano benissimo essere delle ‘armi’ mediatiche  potenti, nelle mani della stampa ‘nemica’. Che invece non le ha usate per nulla, pur conoscendole. Chissà come mai … non sarà che se nel ‘regime’ ci sono Alfano e Renzi, attaccare un iscritto PD fan di Renzi, oppure un alfaniano tifoso della Bonino, sarebbe assurdo per dei ‘giornalisti di regime’? Ma spieghiamoci meglio.

Angelino Alfano è stato, per anni, il fantoccio polemico preferito dei grillini, secondo forse solo a Renzi. Vilipeso in ogni maniera, spesso a ragione, è diventato il simbolo vivente dell’incompetenza e dell’inciucio, per ogni simpatizzante a Cinque Stelle. Cosa c’era di più naturale, per Di Maio, che candidare in Parlamento il suo storico consulente Claudio Consolo, consunta figura di giurista democristiano? Non ci credete? Beh, eccolo. Inutile dire che anche la sua selezione non è affatto passata per le ‘parlamentarie’.

consolo alfano

Sempre nel solco di questa ineccepibile logica, corroborata dal sistematico aggiramento delle ‘parlamentarie’ a favore di numerosi ‘nominati’ (proprio quello che il M5s ha sempre contestato alle altre forze politiche), a Firenze viene compiuto uno dei capolavori di Casaleggio Junior: la candidatura di un renziano di ferro, proprio contro Matteo Renzi. E non è nemmeno che sia solamente uno storico renziano e basta. Viene – pensa te – da una delle famiglie più importanti nella gloriosa storia DC della capitale del Rinascimento. Nicola Cecchiiscritto al PD sino a un anno fa, era anche grande propugnatore del SI al Referendum. Invece avversatissimo dai grillini, nei confronti dei quali non risparmiava infatti post molto severi. E sardonici. Vedere per credere (naturalmente ha cancellato il ‘materiale’ che scotta, ma qualcuno l’ha ‘salvato’ in tempo).

Nicola cexcchi

Nicola cecchi 2

Strabiliante, nevvero? All’uninominale di Firenze i cittadini avranno il brivido, offerto dal M5s, di poter scegliere fra Renzi o un renziano sfegatato, mentre a Roma si potrà optare per l’alfaniano Consolo opposto alla Bonino, della quale però il primo ha immensa e notoria stima. Che sfide al cardiopalma. Che feroce opposizione.

Un po’ di ‘crimine’

Per concludere questa lunga, prestigiosa sfilata di nomi nuovi… cioè seminuovi, anzi antonio-tasso-m5spiuttosto usati, occupiamoci brevemente di cronaca. Sceglieremo un paio di casi, omettendo volontariamente altri, fra cui sindaci molto discussi, che pure sono stati determinanti per talune candidature politiche, in quanto non direttamente in lizza. Iniziamo dal pesce piccolo piccolo, di quella ‘malavita’ di sopravvivenza del Sud che va taroccando CD per venderli nei Suk locali e nelle sagre paesane. Eppure, proprio per questo, non era impossibile rendersene conto per tempo, evitando di doverlo ‘espellere’ dopo, col rischio, se non la certezza, di farlo comunque eleggere in Parlamento. Parliamo del cerignolese Antonio Tasso, quello che vedete in questa bella fotografia, con tanto di diadema aureo. Ma la storia più bella – anzi la più importante, perchè ci aiuterà a compiere un’importante, inevitabile, deduzione – è sicuramente quella del Candidato potentino Salvatore Caiata. Sul quale dobbiamo un attimo soffermarci, prima di concludere il percorso. In precedenza coordinatore a Siena del Popolo delle Libertà, dopo una lunghissima permanenza nel capoluogo toscano – che l’ha visto protagonista di numerose acquisizioni di locali di ristorazione – è ritornato repentinamente a Potenza. Giusto in tempo per divenire, su due piedi, Presidente della squadra di calcio del capoluogo lucano nonchè ‘maggiore’ fra gli inquisiti del suo nuovo partito, quello di Di Maio. Quasi in contemporanea con la sua candidatura è emersa un’indagine che lo vede coinvolto in un giro cospicuo di riciclaggio di denaro ‘petrolifero’, con a capo un gran faccendiere kazako, Igor Bidilo. Figura per nulla trasparente, quest’ultimo, da sempre nel mirino della polizia italiana. Caiata, amministratore unico di numerose e singolari società, fra cui Medioceppa Srl (SIC!), vi parrebbe forse l’ideale figura ‘pulita’ da mandare in Parlamento ai fini di una nazione ‘rinnovata’, secondo i dettami d’onestà, purezza, trasparenza – ai confini con la santità – propagandati da dieci anni dai grillini? Parrebbe di no.

Invece appare in linea con le tante altre candidature qui menzionate, al netto della dimensione criminosa su cui la magistratura indaga. Perchè Caiata non è trasparente; perchè è trasformista; perchè, alfine, è un altro centrista. Siamo quindi alla domanda cruciale: Casaleggio e Di Maio sapevano? Siamo di fronte a una montagna di errori, che si somigliano casualmente, oppure ad altro?

Errare humanum est… ma Casaleggio e Di Maio sapevano.

La saggezza popolare, i proverbi, ammoniscono che la perseveranza nell’errore è diabolica. Ovvero cela un intendimento malvagio che non consente di ridurre tutto alla casualità. Ma non fosse per i fatti di Siena – ovvero di Potenza – appena menzionati, dovremmo lasciare irrisolto questo interrogativo. Con tanti dubbi che sono quasi certezza, ma non con la certezza vera. Come avvenuto per i casi Raggi, Nevoli e via discorrendo. Bene, la vicenda Caiata non lascia spazio al dubbio. Perchè aggiunge ai tanti sospetti, razionali e conseguenziali, l’elemento della ‘confessione’ diretta, proveniente dal Movimento stesso. I pentastellati di Siena, infatti, ci dicono ufficialmente quel che segue. Lo riportiamo in citazione, perchè qui le parole sono pietre:

COMUNICATO STAMPA – Avevamo Ragione Noi

Il MoVimento Siena 5 Stelle stigmatizza le responsabilità di chi ha scelto la candidatura di Caiata.

Premesso che nessuno, secondo il nostro ordinamento giudiziario, può essere considerato colpevole fino a sentenza definitiva, era evidente che la candidatura di Salvatore Caiata nelle file del Movimento 5 Stelle in Basilicata fosse quantomeno inopportuna. Non tanto per le chiacchiere sul suo conto (quelle lasciano, per adesso, il tempo che trovano) quanto per le sue frequentazioni politiche e imprenditoriali, lontanissime dal modo di essere del MoVimento, oltre al fatto che lo stesso Caiata non lo aveva mai sostenuto o frequentato in precedenza.

Per questo ci siamo attivati avendo cura di informare a tempo debito e nei modi previsti, i livelli “superiori” del Movimento 5 Stelle, regionale e nazionale, relativamente alle possibili problematiche legate a una tale candidatura. Avevamo ragione, ma non ci hanno ascoltato….

Avevamo ragione su tante cose, non solo su questo. I massoni, gli indagati, i candidati scorretti e i “cacciatori di poltrone” che riempiono le liste dei partiti, non possono, non devono far parte delle nostre. Quindi qualcuno ha sbagliato, e qualcuno deve spiegare, assumendosi la responsabilità dei propri errori.

Per l’onorabilità del Movimento 5 Stelle, per rispetto dei suoi valori e dei suoi principi fondanti così cari agli attivisti della prima ora, e per tutelare il nostro progetto politico in un momento così delicato, è necessario che chi ha sbagliato faccia un passo indietro. Adesso, non dopo, perché “onestà” e “trasparenza” sono i primi fra quei valori.

Chiediamo e ci aspettiamo la rinuncia al ruolo di chi ha deciso e, come in altri casi, ha sbagliato: non importa chi e quanto in alto, non importa dove, se in Toscana, in Basilicata o forse addirittura a Roma. Chi ha sbagliato rinunci alla “carica”, perché il Movimento non ha bisogno di “apprendisti stregoni”, arroganti quanto poveri di talento, ma al contrario di umili portavoce capaci di ascoltare la base, obbligati a farlo dal principio della democrazia dal basso, e di mettere a frutto l’intelligenza collettiva di un’intera, grande comunità, valorizzando la capillare conoscenza dei fatti e delle persone da parte dei territori.

Abbiamo contezza diretta di come la pensino esattamente così tantissimi militanti in tutta Italia, ma non osino parlare per timore di ‘rovinare’ la vittoria di un movimento che, però, occulta nelle sua fila un numero impressionante di ‘soggetti’ lontanissimi dall’idea ‘grillina’. Nove volte su dieci imposti da un ‘vertice’ che, evidentemente, viene prontamente avvisato. Ma che decide ciò nonostante di proseguire per la sua strada. Senza mai fare un passo indietro. Infine, che strada è questa? Che vittoria sarà questa? E soprattutto di chi e per che scopo?

Una parte non infima di candidati grillini, che molto facilmente andranno in Parlamento, è già stata espulsa dal Movimento. Finirà nel gruppo misto, luogo ‘privilegiato’ per ogni inciucio, come la storia insegna. Altri ancora, citati o meno in questa lunga carrellata, li seguiranno certamente, considerata la loro ‘vicenda’ politica pregressa, il trasformismo dichiarato, l’appartenza perennemente centrista. Più che DEM, democristiana. Oppure, probabilmente, presteranno il fianco ad ogni accordo con gli amici di vecchia data, quelli che hanno certamente ancora nel cuore e forse nel portafogli. Che siano i primi a confluire sui Cinque Stelle, o il contrario, è in fondo ininfluente.

Lo ‘scherzo da prete’

Sinora l’abbiamo definita ‘la più grande truffa elettorale’. Oppure, in base a quel che abbiamo visto, potrebbe benissimo essere il più feroce ‘scherzo da prete’ della storia. Dopo quello che da origine al detto, si intende, ovvero il voltafaccia di Pio IX che prima, per ingraziarsi il popolo, appoggiò l’unità italiana e il Risorgimento… e poi li combattè ferocemente. Vi ricorda qualcosa?

Forse più di qualcosa: dell’ambiguità della lista dei ‘ministri’ di Di Maio abbiamo già parlato, ma una nuova notizia induce a tornarci. Salvatore Giuliano, futuro ministro della Pubblica Istruzione a cinque stelle, come moltissimi suoi ‘neocolleghi’, viene dalla più stretta collaborazione col PD. Nello specifico, la Ministra Giannini del Governo Renzi, promotrice della ‘Buona Scuola’. Sentiamo che ne pensava Di Battista, in Parlamento, della ‘Buona Scuola’: ‘schifosissima scuola del Premier non votato da nessuno’ ‘crea povertà e ignoranza per fare voto di scambio’.

Cosa quindi dovrebbe attendersi l’elettore grillino, in questo campo? La sua abolizione, come detto e ripetuto anche nei programmi. E Di Maio chi chiama per abolirla? Proprio chi ha molto contribuito a realizzarla. Un ‘amico di Renzi’ che possiamo vedere, infervorato, sostenere platealmente il Premier nemmeno due anni fa. Tutto vero, eh. CLICCATE QUI. 

Conclusioni (tragiche)

Nel movimento Cinque Stelle sono stati candidati tanti esponenti di precedenti vicende politiche e personali che, evidentemente, non hanno nulla a che vedere con l’idea che la base elettorale grillina ha di sè e soprattutto di quelli che vorrebbe fossero i suoi ‘eletti’. Su questo punto, esemplare resta il comunicato ufficiale dei Pentastellati senesi. Fondamentale anche per confermarci come i vertici del M5s siano stati avvisati e che quindi un numero così elevato di errori, già di per sè stesso molto sospetto, non possa essere considerato tale, nemmeno con la migliore buona volontà.

In Parlamento vi sarà quindi un numero elevato di eletti nel Movimento che non hanno, in realtà, alcun legame con esso. Se non l’averlo usato come cavallo di troia per il seggio, col placet dei ‘vertici’. Diversi dalla base, certamente… ma qualche ‘somiglianza’ fra loro, invece, l’abbiamo riscontrata e ne abbiamo parlato. E’ più che presumibile essi agiranno quindi in sintonia la una manovra ‘centrista’ spesso citata da quasi tutte le forze politiche, Cinque stelle inclusi.

‘Una larga coalizione’ che, senza questa truppa ‘trasformista’ pentastellata, non avrebbe avuto i numeri per essere maggioranza, in barba alla volontà popolare espressa dai votanti di ogni partito italiano:

Teniamoci pronti al peggio, quindi. Augurandoci ciò non avvenga, perchè i risultati delle elezioni non lo consentanto o perchè si desista, l’ipotesi è sul campo. E si fa via via più minacciosa. Le conseguenze sulla tenuta dell’ordine pubblico, oltrechè sulla credibilità dell’intero panorama politico e infine istituzionale, potrebbero essere molto gravi: truffare praticamente tutto l’elettorato è un azzardo senza precedenti.

Estote Parati.

3.3.2018, P.S. Ci inviano questo scatto di Salvatore Giuliano e Matteo Renzi, in amorosa comunanza di intenti, pubblicato sui social, pare, dal medesimo ‘ministro in pectore’. Tanta spontaneità sembra davvero meritevole di un inserimento, seppur tardivo. Dulcis in fundo. 

M5s renzi e giuliano

8.3.2018, P.P.S. A differenza di Theleme, che voleva fare informazione utile, i media iniziano a interessarsi dei candidati solo quando i buoi sono scappati dalla stalla, cioè dopo il voto. Confermando sia quel che vi abbiamo sin qui raccontato, ovvero la preponderanza di grigiore democristiano calato dall’alto nel M5s, sia che la lista poteva essere ben più lunga. Quanto lunga possa davvero essere lo scopriremo solo al momento del ‘bisogno’, temo.

steni trizzino

 

– FINE –

 

Bilderberg 2018, a giugno il ‘meeting dei potenti’ sarà in Italia

Salvatore Santoru
 BLASTINGNEWS.COM 13 FEBBRAIO 2018 

Secondo quanto sostengono alcuni analisti, il noto think tank si riunirà a Torino.

Recentemente sono state diffuse alcune indiscrezioni relative all’edizione 2018 del ‘#bilderberg‘, il noto e discusso meeting che riunisce alcune tra le più influenti e potenti personalità del mondo della politica, dell’economia e della finanza occidentale [VIDEO] e mondiale. Stando a quanto riportato in un articolo pubblicato su ‘Mole24.it’, quest’anno l’annuale conferenza del Bilderberg si terrà in Italia, molto probabilmente a Torino. Su ciò, c’è da dire che comunque la scelta della città piemontese non risulta confermata e c’è chi parla di Venezia come possibile ‘location’ del Bilderberg 2018.

 
 
 
 

Le rivelazioni del Primo ministro della Serbia

Secondo quanto riportato dal già citato articolo scritto su ‘Mole24.it’, il Primo ministro della Serbia Ana Brnabic ha diffuso alcune indiscrezioni riguardanti l’edizione 2018 del Bilderberg.

Andando nello specifico, la politica serba ha sostenuto di essere stata invitata dallo stesso think tank per il meeting annuale a Torino, meeting che si svolgerà dal 7 al 10 giugno 2018. Stando a quanto riportato su un articolo del ‘Corriere Della Sera‘, gli stessi rappresentanti del Bilderberg non hanno confermato e nemmeno smentito le indiscrezioni della Brnabic.

Bilderberg, il meeting annuale dei ‘potenti del mondo’

Sul Bilderberg vi sono una marea di teorie della cospirazione, che vedono lo stesso ‘club elitario’ come uno strumento utilizzato dai ‘poteri forti’ per propagandare il progetto del cosiddetto ‘Nuovo Ordine Mondiale‘, noto anche con l’acronimo ‘NWO’. Tali teorie del complotto sono alquanto criticate e messe in discussione da diversi analisti e opinionisti ‘scettici‘, i quali sostengono che il Bilderberg sia più simile a un ‘club privato’ che a un incontro ‘cospiratorio’.

Indubbiamente c’è da dire che entrambe le opposte teorie presentano diversi aspetti interessanti e forse, come si suol dire, la verità sta nel mezzo.

Difatti, è probabilmente esagerato dire che il Bilderberg sia un mero strumento della ‘cospirazione globale’ ed è altrettanto esagerato sostenere che sia un semplice ‘club privato’, magari solo leggermente [VIDEO] ‘elitario’. Il fatto è che lo stesso Bilderberg sembra risultare essere un meeting dedicato esclusivamente ai rappresentati del cosiddetto ‘establishment occidentale’ e mondiale e che, al contempo, sembra essere destinato a promuovere l’agenda politica egemone, in questo caso quella della cosiddetta ‘ideologia mondialista’. #misteri #mistero

VIDEO

Bilderberg. Quando gli oligarchi si incontrano

Se vuoi nascondere bene qualcosa, fallo sotto gli occhi di tutti

 

 

È dal 1954 che il gruppo dei Bilderberg si riunisce annualmente in meeting a porte chiuse, in differenti parti del mondo. Recentemente a Telfs, in Austria. Dirigenti di multinazionali, banchieri, politici, esponenti dei media, militari, economisti, membri dei servizi segreti e la nobiltà nera, quella a capo di grandi multinazionali, come la regina Beatrice d’Olanda. Inizialmente le riunioni dei Bilderberg erano davvero segrete. Oggi, grazie al lavoro di alcuni giornalisti fuori dal coro, sono conosciute al pubblico. Ma l’accesso è strettamente controllato, i temi discussi sono tabù. Chi si nasconde dietro i Bilderberg e che avviene oltre quelle porte?

Nel 1954, in Olanda, un certo Retinger…

Se andiamo a scavare alle radici della venefica pianta Bilderberg, troviamo un nome che nessuno conosce. Questo è tipico per tutte le associazioni più o meno segrete. Dobbiamo abituarci all’idea che i personaggi più noti, quelli di cui sempre si parla nei media, in verità sono soltanto le marionette di chi governa il pianeta. Gli oligarchi invisibili e i loro strateghi manovrano il tutto da dietro le quinte. Nel caso dei Bilderberg l’uomo dal nome sconosciuto si chiamava Józef Hieronim Retinger. Nacque nel 1888 a Cracovia, in Polonia. Suo padre era l’avvocato di fiducia del ricco conte Vladislav Zamoyski.

Hotel de Bilderberg, Oosterbeek in cui ebbe luogo la prima conferenza del gruppo nel 1954. Foto: Michiel1972 CC-BY-SA-3.0

Dopo la morte del padre, Retinger divenne il protégé del conte. Grazie a Zamoyski il giovane polacco poté studiare prima in un collegio di Gesuiti e poi all’Università della Sorbona, dove si laureò in Scienze politiche. Jozéf era arrivato a Parigi nel 1906, nel periodo in cui fioriva il circolo degli occultisti che gravitavano intorno a Saint-Yves d’Alveydre, signore dellaSinarchia. Gli esoteristi più insigni di Francia s’incontravano a Parigi, alla Librairie de l’art Independant, e discutevano le idee sinarchiche, che prevedevano una sorta di rivoluzione allo scopo d’instaurare gli Stati Uniti d’Occidente, governati da un concistoro di oligarchi e un re-sacerdote imbevuto di gnosticismo.

E fu allora che Retinger fece amicizia con intellettuali del calibro di Eric Satie, André Gide, Maurice Leblanc, Stanislas de Guaita e Maurice Barrès. Nel 1908 troviamo Retinger in Germania, nel 1912 nuovamente in Polonia. Alle soglie della Prima guerra mondiale, iniziò la sua carriera politica. L’organizzazione polacca “Supremo Consiglio Nazionale” gli propose di traferirsi a Londra e occuparsi delle relazioni pubbliche, al fine di cementare il rapporto d’amicizia tra Polonia e Inghilterra. Retinger accettò di buon grado. Più tardi, nella Vienna elegante dei primi decenni del XX secolo, il polacco tentò di convincere il governo austriaco ad abbandonare l’alleanza con la Germania. Il tentativo fallì. Retinger divenne persona non grata e fu costretto a lasciare l’Austria. Dopo un’odissea che lo condusse in Spagna, Messico, Svizzera e Inghilterra, tornò in Polonia.

Nel 1944 partecipò all’Operazione Salamandra usando lo pseudonimo di Captain Edward Paisley. La sua missione: concludere delle trattative segrete con il governo russo. Dopo la fine della guerra, sopravvissuto a un attentato in Polonia – un fallito avvelenamento – e disgustato dalla marcia inarrestabile del comunismo, Retinger lasciò definitivamente la sua patria e tornò a stabilirsi nell’ormai familiare Inghilterra, dove sarebbe morto nel 1960. Da quel momento il polacco cominciò a lavorare al progetto di un’Europa unita.

La nascita dei Bilderberg

Per far questo, organizzò un gruppo internazionale di forze dirigenti che prese forma nel 1952 e si concretò due anni dopo all’Hotel De Bilderberg, un albergo elegante situato nella città di Oosterbeeck, nei Paesi Bassi. Da qui il nome del gruppo. A capo dell’associazione segreta c’era il principe Bernhard d’Olanda, facoltoso ex ufficiale delle SS. Un albergo poco appariscente, un ex nazista alla testa di un gruppo esclusivo pronto a concretare l’idea degli Stati Uniti d’Europa nel segno di un dispotismo in mano di pochi, gli oligarchi.

David Rockefeller nel 1980 ad Abu Dhabi (a destra) con Jawad Hashim, presidente del Fondo Monetario Arabo. Foto: Hashmoder CC-BY-SA-3.o

Il 25 marzo 1957 ci fu il secondo passo. A Roma. Quando un’assemblea formata da esponenti politici di Germania, Francia, Italia, Belgio, Lussemburgo e Olanda stipulò a Roma due accordi: il Trattato della Comunità Economica Europea (CEE) e il Trattato della Comunità Europea d’Energia Atomica (EURATOM). Questi accordi andavano ad aggiungersi al Trattato della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio stipulato nel 1951. Tutte manovre essenziali alla realizzazione di un progetto unificatore. Quello di un superstato europeo all’ombra dell’alleanza anglo-americana.

Jozéf Retinger, l’uomo che aveva sempre accesso agli appartamenti del presidente degli Stati Uniti d’America, osservava e gongolava. La sua funzione ufficiale era quella di segretario del gruppo Bilderberg, ma in realtà ne era stato il creatore. Continuò a dedicarsi al suo progetto sino alla morte, che lo sorprese a Londra nel 1960. E il gruppo rimase attivo, lo è tutt’oggi. Se i nomi dei membri cambiano, si tratta soltanto di apparenza. Grattando via la patina dalla superficie, emergono sempre i soliti nomi delle stesse eminenze grigie le cui dinastie, ormai da più di un secolo, governano il globo.

Tra quelli immancabilmente presenti sin dal 1991: la regina Beatrice d’Olanda, la famiglia Rockefeller, la famiglia Rothschild, la famiglia Kravis, Ètienne Davignon, Henry Kissinger, Victor Halberstadt, James Wolfensohn, la famiglia Wallenberg. Le conferenze Bilderberg, che sono tenute una o due volte l’anno, sono strettamente private. Nessun estraneo può anche soltanto avvicinarsi al luogo deputato. Il posto è chiuso e sorvegliato notte e giorno da un fitto cordone di agenti di polizia. Circa 140 partecipanti, tutti esponenti importantissimi di finanza, nobiltà, politica, organizzazione militare, mass media, industria ed economia s’incontrano in un albergo di lusso oppure in un resort e ci restano per alcuni giorni.

Naturalmente l’edificio e tutta la zona che lo circonda sono, in quel periodo, assolutamente inaccessibili. Il giornalista sconosciuto che osi anche soltanto avvicinarsi non all’albergo ma alla località in cui questo si trova, incappa in diversi posti di blocco e va soggetto a rigorosi controlli di polizia, con tanto di scannerizzazione dei suoi documenti personali. Come fosse un ricercato.

Hotel Interalpen a Telfs, Austria. Qui ha avuto luogo il recente meeting dei Bilderberg, giugno 2015.

Dal 1954, ogni anno i Bilderberg si riuniscono in una città diversa, in un albergo differente, in un altro mese, in un altro giorno. Di modo che nessuno possa sapere quando s’incontreranno e dove. Fino a qualche anno fa la segretezza era assicurata al cento per cento. Di recente, però, alcuni giornalisti hanno scoperto gli altarini, il luogo e la data dei meeting sono arrivati all’orecchio dell’opinione pubblica e una folla di contestatori muniti di cartelli, macchine fotografiche e videocamere tentano di superare il blocco delle forze di sicurezza che circondano l’albergo in questione. Invano. Lo schieramento è imponente, impenetrabile.

I Bilderberg continuano ad agire indisturbati. Non solo questo. Ora che il segreto dei loro meeting è trapelato, adottano la solita strategia del minimizzare. Affermano con un sorriso di non essere per nulla un’assemblea segreta, e tantomeno una società segreta, poiché non possiedono nessuno statuto. I loro incontri, dicono, avvengono in modo informale e privato, alla luce del sole. Eh sì, una luce del sole oscurata dalle finestre ben chiuse di un albergo blindato. Ma si sa, ultimamente gli oligarchi e i politici lecchini possono permettersi di sbatterci in faccia una menzogna evidente dopo l’altra senza nemmeno darsi la pena di camuffarla, come facevano prima. E noi accettiamo. Per quanto tempo ancora?

Éric de Rothschild nel 2009. Foto: Remi JouanCC BY-SA 3.0

Chi non accetta le loro spiegazioni fasulle, è un “complottista”. Ma se davvero le conferenze Bilderberg sono così innocenti, ci si chiede allora perché mai i prominenti vi partecipino. Perché mai questi affaccendati miliardari, che vendono dieci minuti della loro vita solo a peso d’oro, perdono giornate intere nel perimetro di un albergo? Giocano allegramente a tennis? Vanno insieme in piscina? Ascoltano canzonette? O magari s’intrattengono su temi futili come “Fifty Shadows of Grey”? Sicuramente no. Lo scopo delle loro riunioni è un altro.

Chi sono le eminenze grigie e cosa vogliono

In realtà i Bilderberg lavorano al nostro futuro tra le mura di un albergo e noi non abbiamo la più pallida idea di ciò che stiano decidendo. Certo, non sono una società segreta, ma una delle tante facce dell’occhio invisibile. Uno dei suoi numerosi organi. Il centenario David Rockefeller è ormai un habitué dei meeting, così come la regina Beatrice d’Olanda; l’attuale presidente del gruppo ed ex vicepresidente della Commissione Europea Étienne Davignon; il torbido Henry Kissinger; il membro di diversi istituti di ricerca di estrema destra (come il sionista PNAC) Richard Perle; il miliardario Bill Gates; il chairman della “Goldman Sachs” Robert Zoellick; il direttore di “The Economist” Zanny Minton Beddoes; l’ex presidente della Commissione Europea José Barroso; Franco Bernabè; John Elkann; il chairman della “Deutsche Bank” Paul Achleitner; il bieco finanziere Henry Kravis… Tanto per fare solo un paio di nomi. Liste complete si trovano in Internet.

La regina Beatrice d’Olanda. Étienne Davignon. Che ruolo rivestono i nobili nel gruppo? L’autore Gerhard Wisnewski osserva:

“Accanto a finanza, industria, energia, esercito, politica, governi e mass media, c’è un’altra categoria dei Bilderberg che non si deve ignorare: la nobiltà, vale a dire, i monarchi. Banchieri come Rockefeller e Rothschild riforniscono da sempre i governanti del materiale di cui è fatto il potere: il denaro. (…) Uno dei soci fondatori del gruppo Bilderberg fu, per esempio, il defunto principe Bernhard d’Olanda, padre della regina Beatrice. Quest’ultima, poi, è sempre presente agli incontri. (…) I membri delle famiglie regnanti non sono soltanto le persone più ricche del mondo, spesso sono anche dirigenti d’industrie e società finanziarie, come nel caso della Royal Dutch Shell. (G. Wisnewski “Drahtzieher der Macht)

Mentre il giornalista Udo Ulfkotte, recentemente al centro dell’attenzione per un suo libro di debunking sulla manipolazione dei media effettuata dai giornalisti comprati del sistema, scrive:

“Anche l’introduzione dell’euro, secondo le informazioni dell’imprenditore belga e presidente onorario Étienne Davignon, è da attribuirsi a una conferenza Bilderberg (la sua fonte: Frankfurter Rundschau). E le conferenze Bilderberg ebbero un ruolo importante nella redazione dei trattati che portarono alla fondazione della Comunità Europea, secondo le informazioni dell’ex ambasciatore USA a Berlino John McGhee.” (U. Ulfkotte “Gekaufte Journalisten”)

Devo aggiungere che in Germania le dichiarazioni di Ulfkotte hanno sollevato un sacco di polvere, perché questo giornalista non è il primo arrivato. Ha collaborato per anni con la prestigiosa testata “Frankfurter Allgemeine”, è membro del “Marshall Memorial Fund”, ha operato nella fondazione “Konrad Adenauer Stiftung”. Insomma, non si tratta di una persona qualunque. I suoi campi di ricerca: giornalismo di guerra, politica e servizi segreti.

La regina Beatrice d'Olanda con il primo ministro Mark Rutte. Foto: DWiki2-CC BY 2.0

Sul magnate centenario David Rockefeller non c’è bisogno di spiegare nulla. E poi per raccontare la storia della sua famiglia, ci vorrebbe una trattazione a sé. Sappiamo bene che cosa combina la dinastia Rockefeller, signora del petrolio, da più di un secolo su questo pianeta che ormai, in gran parte, gli appartiene. Accumula miliardi sporchi di sangue. E Bill Gates fa il suo gioco.

Poi c’è il vecchio Kissinger, l’inossidabile, che durante l’era di Nixon era considerato addirittura il vero presidente degli Stati Uniti per il potere quasi illimitato di cui disponeva. Insignito del Premio Nobel per la pace, quest’uomo è responsabile di diversi massacri. Le vittime della guerra del Vietnam e del regime Pinochet vanno sul suo conto. D’altra parte oggi il Premio Nobel viene dato, per così dire, a cani e porci. Anche Obama l’ha ricevuto, in barba ai sanguinosi conflitti made in USA cui stiamo ancora assistendo. A proposito di Kissinger, bisogna poi aggiungere che ha sempre appoggiato la politica di Israele nella questione palestinese, spesso e volentieri contro la volontà di Nixon stesso. Inoltre nel 1974, a Roma, Kissinger ha assicurato la collaborazione del governo degli Stati Uniti conla Loggia P2. La piovra di Lucio Gelli, potente braccio della massoneria deviata. Kissinger non è soltanto un membro di primo piano del gruppo Bilderberg, ma anche della Commissione Trilaterale, altro organo di tutto rispetto creato dagli oligarchi.

E i giornalisti invitati alle conferenze Biderberg che ruolo rivestono? Ovviamente non fanno parte dell’élite che dirige le sorti del mondo. Non sono figure importanti, ma semplici pedine. Sudditi. Vanno a prendere degli ordini. Non ci vuole molto per capirlo. I giornalisti “normali” non vengono di certo invitati ai meeting, anzi fino a poco tempo fa non ne conoscevano nemmeno l’esistenza. Invece alcuni dei giornalisti più noti, i vip, quelli che appaiono in tv e vantano ottimi contatti nei circoli più esclusivi, hanno accettato da un bel pezzo l’esistenza del Bilderberg. Non gli verrebbe mai in mente di criticare questi incontri a porte chiuse, perché non hanno nessuna intenzione di mettere in gioco la loro carriera. A tale categoria appartengono i giornalisti invitati ai meeting. A Telf, in Austria: Lilli Gruber docet.

A tal punto viene da chiedersi: ma se giornalisti, redattori, editori e altri esponenti di mass media, scienza e cultura partecipano alle conferenze e poi tacciono con zelo religioso sui temi discussi, qual è il loro compito nel gruppo? Non bisogna essere Einstein per trovare la risposta. Hanno il compito di manipolare l’opinione pubblica seguendo i dettami dell’élite Bilderberg. Secondo Thierry Meyssan, noto intellettuale francese e presidente dell’associazione “Réseau Voltaire”, il gruppo Bilderberg è un’organizzazione che segue la politica della NATO. Intende soprattutto influenzare l’opinione pubblica in modo massiccio a favore degli USA. L’alleanza anglo-americana, come sempre, ci cova. E questo si chiama manipolazione e controllo delle masse. Vi pare poco?

Globalizzazione - La terza guerra - Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 - Disponibile in cartaceo

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio  „Globalizzazione – La terza guerra“

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio „Trappola globale“

 

 

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio „Gli Illuminati“

 

 

 

Dopo il G7 anche Bilderberg a Taormina, il piano segreto di David Rockefeller

Nella misteriosa visita a Taormina dello scorso ottobre il magnate americano avrebbe preso contatti per organizzare nella Perla dello Ionio una riunione del Club più potente del pianeta: una scelta casuale o un segnale ai sette grandi del pianeta che stanno per riunirsi qui il 26 e 27 maggio?

Bilderberg Taormina

David Rockfeller, il patriarca americano morto nelle scorse ore all’età di 101 anni, voleva organizzare la riunione annuale del Gruppo Bilderberg a Taormina? L’indiscrezione è a dir poco clamorosa perché si parla di una delle associazioni considerate tra le più segrete e le più influenti del pianeta. Rockfeller aveva, infatti, effettuato lo scorso autunno una sortita a sorpresa nella località siciliana che tra qualche settimana sarà sede del G7. Fu una breve vacanza o qualcosa di più? A quanto pare Rockfeller stava pensando di far svolgere nei prossimi mesi, forse tra maggio e giugno del 2018, l’incontro tra gli “eletti” del mondo, gli “illuminati”, da molti ritenuti ancor più potenti ed influenti dei vari Capi di Stato e di Governo attesi a breve a Taormina. La vacanza di Rockfeller a Taormina lascia in eredità un segreto che il magnate statunitense porterà per sempre nella propria tomba. Ma gli indizi sembrano esserci tutti.

 

Una vita al potere. Bilderberg e Rockefeller è un binomio inscindibile perché il fondatore di questa enigmatica realtà fu proprio lui, quest’uomo che ha vissuto un secolo e ha plasmato, con la sua visione e la sua influenza, probabilmente 2 secoli: quello passato e quello in cui vivranno i nostri figli. Banchiere, filantropo, per altri invece un “complottista” che cospirava sui destini del mondo. Certamente un uomo della vecchia guardia che, a suo modo (giusto o sbagliato che fosse), ha inteso porsi all’avanguardia di quel che sarà. La sua ricchezza, stimata in circa 3 miliardi di dollari, in fondo è solo una piccola parte del suo reale potere. Fu presidente e amministratore delegato della Chase Manhattan Bank, che nel 2000 si è fusa con la J.P. Morgan & Co. dando vita alla JPMorgan Chase, una delle più grandi banche del mondo che Rockefeller ha diretto personalmente. Poi divenne il più grande azionista singolo della compagnia, avendone posseduto quasi il 2%. Presidente dal 1970 al 1985 del Council on Foreign Relations e sempre per sua iniziativa è stato tra i fondatori della Commissione Trilatelare, e per 16 anni – prima dal 1962 al 1972 e poi dal 1987 al 1993 – Rockefeller è stato presidente del Museo di Arte Moderna di New York. Con alle spalle l’eredità economica ma soprattutto politica di famiglia, Rockfeller si è mosso nel mondo della finanza e del panorama lobbistico, da visionario di quel contesto che William Shannon definì così: «I membri del Bilderberg stanno costruendo l’era del post-nazionalismo: non avremo più Paesi, ma solo regioni della Terra all’interno di un “mondo unico”. Questo significherà un’economia globalizzata, un “unico governo mondiale” (selezionato, più che eletto) ed una “religione universale”. Per assicurarsi il raggiungimento di tali obiettivi, il Bilderberg si concentra su “il controllo tecnologico e la scarsa sensibilizzazione della pubblica opinione”».

Il giallo di Taormina. E sul possibile nesso tra la Città di Taormina e il Bilderberg tutto ruota attorno alle giornate del 23 e del 24 ottobre, quando David Rockfeller ha di certo soggiornato nella Perla dello Ionio in uno degli hotel che sarà sede del G7, ed è in quelle stesse ore che avrebbe anche visitato anche altre strutture alberghiere. Poi la sera del 24 ottobre la cena al ristorante “Al Duomo”, conclusa – così ci viene riferito – con un sibillino «A presto…». La visita a Taormina, preceduta da una tappa a Palermo, è stata una visita e niente di più oppure una scelta ben precisa per pianificare una delle sue iniziative: Rockfeller voleva dare un segnale ai sette grandi del pianeta che stanno per riunirsi qui il 26 e 27 maggio?

Cos’è il Bilderberg. Ma cos’è esattamente il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg, club Bilderberg o clan Aisna Masne)? È un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità nel campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano temi globali, economici e politici e, secondo i bene informati, è proprio a quel tavolo segreto che si deciderebbero i destini della politica e dell’economia internazionale. Il gruppo si riunisce annualmente in hotel o resort di lusso in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada. Ha un ufficio a Leida nei Paesi Bassi. I nomi dei partecipanti sono resi pubblici attraverso la stampa ma la conferenza è chiusa al pubblico e ai media e si svolge nella massima segretezza. Le Bilderberg Conferences sono considerate uno dei “think tank” dell’ideologia neoliberista insieme al Cato Institute e la Heritage Foundation negli Stati Uniti, l’Adam Smith Institute e l’Institute of Economic Affairs in Gran Bretagna, la Mont Pelerin Society fondata in Svizzera nel 1947, la Trilateral Commission, nata nel 1973. Le discussioni di questa conferenza non sono mai registrate o riportate all’esterno, e anche per questo gli incontri del Bilderberg sono stati oggetto di critiche e di varie teorie del complotto, come ad esempio quella sostenuta da Daniel Estulin nel libro “Il Club Bilderberg”. Gli organizzatori della conferenza si sono sempre difesi spiegando questa loro scelta con l’esigenza di «garantire ai partecipanti maggior libertà di esprimere la propria opinione senza la preoccupazione che le loro parole possano essere travisate dai media». È davvero così?

Tutto inizia nel 1954. La prima conferenza, nata per iniziativa del banchiere statunitense David Rockefeller, si tenne il 29 maggio 1954 presso l’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, vicino Arnhem, nei Paesi Bassi. L’iniziativa di tale prima conferenza fu presa da molte persone, incluso il politico polacco Józef Retinger, preoccupato dalla crescita dell’antiamericanismo nell’Europa occidentale e col fine di favorire la cooperazione tra Europa e Stati Uniti in campo politico, economico e militare. Per quella prima conferenza vennero contattati il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, il primo ministro belga Paul Van Zeeland e l’allora capo della Unilever, l’olandese Paul Rijkens. Il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld a sua volta coinvolse Walter Bedell Smith, capo della CIA. La lista degli ospiti fu redatta invitando due partecipanti per ogni nazione, uno per la parte liberale e l’altro per l’opposta parte conservatrice. Cinquanta delegati da undici paesi europei insieme a undici delegati statunitensi parteciparono a quella prima conferenza.

Bilderberg 2016. La storia dei giorni nostri racconta che la conferenza del Bilderberg è organizzata da una commissione permanente (Steering Committee) della quale fanno parte due membri di circa 18 nazioni differenti. Oltre al presidente della commissione è prevista la figura di segretario generale onorario. Non esiste la figura di membro del gruppo Bilderberg ma solo quella di membro della commissione permanente (“member of the Steering Committee”). Esiste anche un gruppo distinto di supervisori. Il club dei segreti attualmente comprende circa 130 personalità del mondo politico, economico e accademico. Nella più recente occasione, nel 2016, il Bilderberg si è riunito a Dresda, dal 9 al 12 giugno per discutere di vari temi, dalla crisi dei migranti al prezzo del petrolio; dallo stato dell’economia fino alla Cina, ma saranno il referendum sulla Brexit, il Ttip e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti che hanno poi portato all’elezione di Donald Trump. Nella lista degli invitati diffusa sul sito del Bilderberg per la riunione di un anno fa c’erano il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, due premier – Mark Rutte, Olanda, e Charles Michel, Belgio – i ministri delle Finanze di Olanda e Canada, i ministri della Difesa e degli Interni tedeschi, Ursula van der Leyen e Thomas de Maziere, la vice presidente della Commissione europea Kristalina Georgieva. Fra gli italiani c’erano Franco Bernabè, ex presidente di Telecom, la giornalista Lilli Gruber (che era stata già invitata nel 2013), l’ex sottosegretario agli Esteri Marta Dassù, Claudio Costamagna, presidente di Cassa Depositi e prestiti, e John Elkann, presidente di Fca (entrato nel 2014). Alla riunione del Bilderberg nel 2015 a Telfs-Buchen, in Austria dall’11 al 14 giugno c’era anche l’ex primo ministro italiano Mario Monti, oltre che il re dell’acciaio italo-argentino Gianfelice Rocca.

Da Dresda a Taormina? Rockfeller voleva davvero portare il Bilderberg a Taormina? La sua idea era quella di fare un contro-vertice dei potenti proprio nella stessa sede del G7 per comunicare qualcosa o far capire qualcosa ai sette grandi che si riuniranno qui il 26 e 27 maggio? Circondato da imponenti misure di sicurezza, il gotha dell’establishment politico, economico e finanziario mondiale, col suo alone di mistero su cosa sia realmente, rappresenta il “fattore x dell’umanità”. Mentre Taormina si prepara al G7 e alla zona rossa di maggio, il pensiero va al contro-vertice del Club Bilderberg. E a come potrebbe essere questo eventuale ulteriore e clamoroso appuntamento in Sicilia. Quando si riunisce il Bilderberg la polizia predispone un cordone di sicurezza intorno all’hotel che lo ospita, che viene interamente riservato al club per tenere lontani curiosi e giornalisti. Nonostante la lista dei partecipanti sia ormai pubblica, la segretezza degli incontri resta il mantra del circolo dove a porte chiuse rappresentanti dell’economia e del mondo accademico dibattono di questioni come la globalizzazione o come la Russia e le elezioni Usa, con l’obiettivo – come recita lo statuto del Club – di «promuovere il dialogo tra Europa e America del Nord». Una definizione che però non convince nessuno dei teorici del complotto che sottolineano come le riunioni avvengano sempre in concomitanza di appuntamenti cruciali per l’economia e la politica.

L’ultimo segreto. Le cronache raccontano che da questa élite del Club Bilderberg emergono spesso le figure chiave dello scacchiere internazionale e che questi incontri nascono altrettanto spesso le linee guida della globalizzazione. Capi di Stato, ministri del tesoro e altri politici dell’Unione europea ma anche esponenti di spicco dell’alta finanza europea e anglo-americana. Una storia che potrebbe presto vivere un altro capitolo misterioso a Taormina o forse una storia che non ci sarà mai, perché l’immortale filantropo forse non ha avuto il tempo per portare a compimento il suo piano segreto.

Il mondo in mano ad una casta: il “Club Bilderberg”

BASTA ALLE FALSITA’ DEI POLITICI NON FACCIAMOCI PRENDERE ANCORA PER IL CULO

Per approfondire circa il Bilderberg:– “Il club Bilderberg” – La storia segreta dei padroni del Mondo. di Daniel Estulin
– 
Daniel Estulin denuncia il progetto criminale del Bilderberg

In questi giorni tutti i media del mondo parlano degli speculatori internazionali che stanno giocando sulle economie europee (ma con qualche attacco anche a quella statunitense) affermando che si tratta di operatori di grandi istituti bancari (Goldman Sachs) e di potentati come il club Bilderberg. Il club composto dalle più importanti famiglie del mondo sarebbe insieme alla trilaterale l’entità che manipola ogni avvenimento economico, politico e mediatico della terra intera.

A spiegarlo e con dovizia di particolari è Daniel Estulin ex spia russa che ha pubblicato in Italia per l’Arianna editrice un libro dal titolo “Il club Bilderberg”. Così spiega l’origine delle sue fonti, le motivazioni che lo hanno indotto a scriverlo e quali sono i nomi dei veri potenti: “Credo sia importante tener presente che non sono un giornalista, ma un ex agente del controspionaggio militare russo e le mie informazioni le ho ottenute dai rapporti dei servizi segreti e non dai Bildeberg. Per esempio abbiamo sottratto documenti all’ultimo G20 tenutosi in Scozia. Il gruppo Bilderberg non è una società segreta ma  un gruppo di persone che hanno come obiettivo la creazione di una “one world company  limited (un’unica azienda mondiale). E’ un obiettivo che queste persone perseguono da secoli allo scopo di creare un “aristocratic purpose” (aristocrazia degli intenti tra l’elite dell’Europa e del Nord America). E’ un argomento complesso che non riguarda esattamente un assetto diverso dell’ordine mondiale, è l’idea di una cooperazione che dia vita ad un unico governo. Il club Bildeberg non è altro che l’espressione attualizzaata della nobiltà nera veneziana, così chiamata per i suoi affari senza limiti di legalità, finalizzata a distruggere le nazioni per arrivare ad un impero unico”
Ad ogni modo Estulin accenna che i Bilderberg si associano con altri istituti di manipolazione mentale come ad esempio i “Tavistock” nel Sussex (in Inghilterra), responsabile fin dal 1921 di ogni influenza psicologica come affermato da Noam Chomosky. Altri gruppi ne sono alleati come il club di Roma, il Cfr, la trilateral commission, che hanno tutti il medesimo scopo, quello di impoverire intellettualmente i popoli al fine di poterli dominare meglio. Le famiglie più conosciute nel mondo non sono le più potenti ( ad esempio i Rockfeller) perché il fatto stesso che tutti sappiano della loro importanza le dequalifica. Le vere famiglie a capo dell’”organizzazione” lavorano nell’ombra come quella dei Frescobaldi, il più antico nucleo della nobiltà nera veneziana che ha il simbolo dei Krupp. Essa vive tra Venezia e Zurigo. Altre famiglie importanti sono i Braganza (portoghesi) gli Astor (hotel Astoria) ed i Krupp, in confronto dei quali Bill Gates con 50 milioni di dollari di patrimonio è un pezzente (si parla di 110 trilioni di dollari  di patrimonio per i Krupps e di quadrilioni di dollari per i Frescobaldi).“Pensate” – spiega ancora Estulin– che Henry Kissinger ha il valore di un -coffee boy. Dopo il crack dei Perruzzi la nobiltà nera veneziana sta cercando di riconquistare il patrimonio perduto e pare che sia la mandante dell’omicidio del poeta inglese Cristopher Marlow. A provarlo c’è una lettera che spiega nei dettagli il complotto. Tra le famiglie che fanno parte attualmente della nobiltà nera veneziana ci sono gli Agnelli, ma la famiglia più importante è quella della regina d’Inghilterra, che è parente diretta del veneziano Marchese d’Este.Con il trattato di Lisbona i Bildeberg hanno messo le mani sul potere delle nazioni europee che ormai non possono più nutrire i propri popoli, fare i propri soldi. Sono 27 paesi al servizio di un potere plutocratico. Si cerca di instupidire la gente con il mito del rock and roll,con gli scandali su Berlusconi, con la propaganda di discoteche e McDonald’s, erodendo le costituzioni. Solo i russi, gli indiani ed i cinesi li hanno capiti e tentano di combatterli”.

Daniel-Estulin

Da quello che abbiamo capito pare che solo un accordo di tutte le nazioni in Europa e nel mondo sarebbe in grado di fronteggiare un simile potere perché con il progresso e la crescita delle  economie mondiali essi potranno essere sconfitti. Esistono inoltre documenti che possono essere consultati in cui sono spiegati i piani del club Bildeberg. Essi possono essere visionati sul sito http//bildebergbook.com. Come faremo a difenderci da loro? Lo spiega ancora molto chiaramente lo scrittore: “Fin quando la Russia non sarà distrutta militarmente essi non avranno il governo mondiale.,Eltsin era un lacchè dei Bilderberg, Putin ed il kgb si resero conto che dovevano fermare tutto questo. Ora negli ultini dieci, quindici anni i servizi segreti di tutto il mondo hanno cominciato a collaborare tra loro creando una specie di –meta group- al fine di proteggere la popolazione civile che non può fermare questa gente. L’unico modo vero per fermarli è quello di mettere in campo contro di loro una forza egualmente potente che possa bloccarli militarmente. E’ il compito del –meta group- e di tutti i servizi segreti associati, perché essi hanno capito che se i Bildeberg prenderanno il potere non saranno soltanto gli altri ma anche le loro stesse famiglie ad essere in pericolo”.

Video di YouTube

“Il club Bilderberg” – La storia segreta dei padroni del Mondo. di Daniel Estulin

L’edizione aggiornata del libro “Il club Bilderberg” scritto dal giornalista spagnolo Daniel Estulin; la più approfondita inchiesta sul “club dei potenti” del quale tra gli altri, fa parte anche Mario Monti (che non è l’unico italiano). 
 
Un breve video di Estulin che parla del Bilderbeg: “Daniel Estulin denuncia il progetto criminale del club Bildeberg” 
 
 

Da quando la prima edizione statunitense di The True Story of the Bilderberg Group fece la sua esplosiva apparizione nel settembre 2005, molte cose sono cambiate nell’era della politica del potere globale. All’epoca vivevamo in un mondo unipolare con un solo centro di autorità e un solo centro di forza. Alla fine del 2011 le cose sono nettamente diverse.

Non viviamo più in un mondo con un unico padrone militare. La minaccia che l’umanità di oggi si trova ad affrontare proviene dall’usurpazione del potere da parte di leader di terrorismo finanziario; la folle fase finale di un progetto che dura da secoli e si propone di neutralizzare lo sbalorditivo successo delle conquiste del Concilio di Firenze del 1439-1440, che aveva provvisoriamente riunificato i riti orientali e occidentali della Chiesa cristiana.
A quei tempi il Concilio di Firenze mise in moto una rivoluzione all’interno delle istituzioni politiche che governavano il mondo e che avevano il proprio centro nello stato nazionale di Venezia e nella Nobiltà nera veneziana. Dopo l’esplosione della bolla del debito nel 1345 e la conseguente distruzione della ricchezza di Venezia, nel 1582 l’oligarchia veneziana accettò di trasformare le Isole britanniche in una nuova base di potere globale finanziario e marittimo.
Nella seconda metà del XX secolo questo progetto totalitario nemico si diede il nome di “Gruppo Bilderberg”. Dalla pubblicazione di The True Story of the Bilderberg Group, il termine Bilderberg ha fatto il proprio ingresso nella lingua inglese, diventando parte del lessico, come Ground Zero. Ha finito anche per avere significati diversi per diverse persone. Alcuni hanno travisato il Bilderberg in un modo assolutamente stupido, presentandolo come un “occhio maligno che vede tutto, una cospirazione dell’uomo nero”. Altri lo vedono come un monolite, un gruppo di personaggi potenti che si incontrano in stanze buie, in locali chiusi, seduti intorno a un tavolo rotondo, tenendosi per mano e fissando una sfera di cristallo, pianificando alacremente la conquista del mondo. Nessuna di queste definizioni si avvicina a ciò che è effettivamente l’organizzazione che si è data il nome di Bilderberg.
Ecco un test per tutti quelli che non sono d’accordo con me. Alla vostra sinistra ci sono gli artefici del Bilderberg, alleati fra loro per questo e per quello scopo; alla vostra destra c’è la Storia, che abbraccia gli ultimi 2500 anni, dall’epoca di Platone e Socrate ai giorni nostri. Come hanno fatto i personaggi in grado di influenzare i principali avvenimenti mondiali a interferire con un particolare corso della storia umana guidando il potere degli strateghi mondiali?
Vedete, quelli che scelgono la via d’uscita facile con affermazioni del tipo «il Bilderberg ha detto a questo e a quell’individuo di fare questo e quest’altro per ottenere questo o quell’obiettivo » vivono in un mondo popolato da finti complotti puerili orditi da cospiratori esperti. Sciocchezze populiste e insignificanti partorite da menti sottosviluppate.
Detto questo, il gruppo Bilderberg fu fondato da circoli collegati a un ex membro del Partito nazista, il principe Bernhard d’Olanda (che si dimise dal Partito nazista per poter sposare la principessa olandese). Si trattava di un organismo sponsorizzato dalla monarchia anglo-olandese, esplicitamente patrocinato dalle consorti reali inglese e olandese, e rientra tipicamente in una rete che coincide in parte con lo stesso concerto di sinarchia internazionale di interessi finanziari sotto forma di una rete di istituti bancari privati, come oggi Lazard Frères. Dietro l’instaurarsi dei regimi fascisti in Europa nel periodo compreso fra il 1922 e il 1945 c’era appunto questa banca, le cui attività andavano in direzione di un tentativo di stabilire un sistema mondiale di fascismo internazionale sotto la copertura della “globalizzazione”, che è semplicemente un altro termine per impero.

https://sites.google.com/site/lapazienzaefinita/il-mondo-in-mano-ad-una-casta-il-club-bilderberg

La conduttrice di “Report” Milena Gabanelli denuncia: “Ecco chi comanda veramente”. E la RAI elimina il video della trasmissione!

La conduttrice di “Report” Milena Gabanelli denuncia: “Ecco chi comanda veramente”. E la RAI elimina il video della trasmissione!
 

La Gabanelli e’ una famosa giornalista della RAI, che con il suo programma inchiesta REPORT che va in onda su RAI 3,  ha spesso creato imbarazzo nelle autorità politiche. Ma come tutti i giornalisti non supera quella famosa linea rossa dell’informazione,  che pero’ in questo caso sembra aver varcato anche se in modo soft. Guardatevi il video  (link video) e’ capirete perché’ in Italia ed Europa sta accadendo quello che sta accadendo…
Pensate che stanno censurando questo video in tutto il mondo negli archivi on line Rai la puntata e’ stata letteralmete eliminata!!! E dovremmo pagare il canone per questi servi criminali!!

La denuncia della Gabanelli che fa tremare “mezzo mondo”.Ecco chi ci comanda veramente.Il video della trasmissione “Report” da non perdere e condividere.

“Quando la politica non funziona diventa tecnica (o meglio tecnocrazia, vedi i governi tecnici susseguitisi in italia dopo la caduta pilotata di Berlusconi, Monti in primis)”. Con queste parole la Gabanelli esordisce all’ inizio di questo video, che svela ciò che molti non sanno e che altri non vogliono che si sappia…

Tutto parte dagli anni 80, quando esponenti di spicco di Stati Uniti, Europa e Giappone diedero vita allacommissione trilaterale (gruppo Bilderberg) voluta da Rockfeller per disegnare il futuro del mondo. Da allora, questa commissione non ha mai smesso di riunirsi in seduta plenaria una volta l’anno (con esponenti politici, industriali ecc), eancora oggi decide le sorti politiche e non solo del pianeta. Nel corso degli anni essa si è posta sempre l’obiettivo di ridurre la democrazia, dando sempre più potere ai governi e meno ai parlamenti, più tecnocrazia (dittatura fiscale e non solo) e meno politica.

I membri della commissione ritengono che ogni paese non abbia bisogno di uno “Stato” così come lo si è inteso per centinaia di anni, e quindi agiscono per poter eliminare il concetto di sovranità nazionale e di autodeterminazione (come dimostrato dall’ Euro e dall’ UE).
Negli anni in cui fu fondata la commissione trilaterale, nessuno poteva pensare che essa avrebbe portato il mondo a diventare ciò che è oggi, talmente connesso a livello finanziario che se dovesse cadere una nazione si trascinerebbe dietro l’intero pianeta.
E anche di ciò che è stato sopra citato l’Euro e l’ UE ne sono una palese dimostrazione alla luce del sole, dove la Grecia in primis e l’Italia rappresentano la minaccia europea, ossia le nazioni che potrebbero cadere e trascinarsi dietro l’intera Unione Europea.

Ma chi sono attualmente i membri della commissione trilaterale? E chi sono quelli italiani?

Mario Monti lo troviamo, ovviamente, anche qui con un ruolo di prim’ordine: infatti è stato addirittura il presidente europeo della Commissione Trilaterale, posto che oggi è ricoperto da Jean-Claude Trichet, che guarda caso era già stato, proprio come Mario Monti, presidente della lobby belga Brugel. Trichet è anche Presidente del Gruppo dei 30, potenti della finanza mondiale di cui fa parte anche Mario Draghi. E come se non bastasse è proprio Trichet che ha preceduto Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea.

Come presidente onorario europeo della Commissione Trilaterale abbiamo un tale Peter Sutherland, e indovinate chi è? È il Presidente della Goldman Sachs, la stessa per la quale hanno lavorato proprio Monti, Prodi, Draghi, la stessa della crisi in America dei mutui subprime, la stessa della crisi in Italia con la vendita dei BTP, la stessa che ha aiutato la Grecia a truccare i conti con operazioni di finanza “creativa”, e che poi ha imposto in Grecia il suo uomo, Papademos.
Nella Commissione Trilaterale troviamo anche il nostro ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, che è anche vicepresidente di Aspen Italia, e che ha partecipato al Bilderberg nel 2012, ossia l’anno prima di essere scelto come Presidente del Consiglio italiano. Poi abbiamo John Elkann, presidente della Fiat, altro vicepresidente di Aspen Institute Italia, assiduo frequentatore del Bilderberg. Egli è inoltre presidente dell’Editrice La Stampa e di Itedi, ed è nel consiglio di amministrazione di RCS MediaGroup, e di “The Economist”.

È membro della Commissione Trilaterale anche Enrico Tommaso Cucchiani, che proprio nel 2013 ha partecipato al Bilderberg in sostituzione di Corrado Passera come CEO di Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana e maggiore azionista della Banca d’Italia, che è rappresentata nella Trilaterale anche dal vicepresidente Marcello Sala, che ha ricevuto dal consiglio di gestione l’incarico di sviluppare le relazioni internazionali e seguire i progetti di internazionalizzazione del gruppo bancario. Presente anche Giuseppe Vita, presidente di UniCredit, altra banca azionista della Banca d’Italia. Cominciate a capire dove prendono le decisioni che riguardano i nostri soldi? Anche Gianfelice Rocca, presidente Techint Group, proprio come Cucchiani, ha partecipato al Bilderberg nel 2013, ed anche lui è membro del comitato esecutivo
di Aspen Institute. Queste lobby sembrano davvero essere onnipresenti, ed i partecipanti indissolubilmente interconnessi. Non faccio in tempo a cominciare la conta delle “tre”coincidenze che mi ritrovo subito davanti ad una prova.

 

Nella Commissione Trilaterale non poteva mancare Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, componente del consiglio di amministrazione di RCS Quotidiani, membro dell’esecutivo di Confindustria, vicepresidente di Mediobanca. Anche Tronchetti Provera ha ovviamente in passato partecipato alle riunioni del Gruppo Bilderberg. Ormai diventa quasi scontato e quindi superfluo ribadirlo. Poi troviamo Marta Dassù, che, oltre ad essere membro della Commissione Trilaterale, è Direttore Generale per le Attività Internazionali di Aspen Institute, ed è stata anche consulente per la politica estera di D’Alema.
Dassù è stata sottosegretario al ministero degli Affari Esteri nel Governo Monti (Bilderberg) e viceministro della Bonino (Bilderberg), agli Esteri nel Governo Letta (Bilderberg). Come noterete, si scelgono tra di loro. Su questo non ci può essere più alcun dubbio, alla faccia del popolo sovrano.

 

Poi c’è Federica Guidi, vicepresidente di Ducati, che ha partecipato alle riunioni della Commissione Trilaterale, e guarda caso proprio recentemente la Ducati è stata venduta ai tedeschi di Audi. Sarà anche questa una coincidenza? Ovviamente sono in pochi gli italiani a saperlo: tutti invece pensano che la casa motociclistica sia ancora italiana. La Guidi è anche Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria. E perché no? è giusto che in queste lobby si cominci ad essere indottrinati fin da giovani (chissà che non ce la troveremo come Ministro al prossimo governo).
Cosa dire dei rappresentanti delle principali aziende da privatizzare? Ovviamente li ritroviamo tutti sugli attenti anche in quest’altra lobby di matrice neoliberista. Abbiamo infatti Giuseppe Recchi del gruppo Eni, e Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica.

Abbiamo visto che le banche sono tutte in prima fila nella Commissione Trilaterale, ed, infatti, possiamo aggiungere oltre alle principali, già citate, anche Maurizio Sella, presidente del Gruppo Banca Sella ed ex Presidente della Associazione Banche Italiane; Ferdinando Salleo, vicepresidente di Mediocredito ed ex ambasciatore italiano negli Stati Uniti. Ma non si sono fatti mancare proprio nulla, ed infatti abbiamo anche Stefano Silvestri, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, editorialista de “Il Sole 24 ore”, che è stato anche sottosegretario di stato alla Difesa ed è membro del consiglio d’amministrazione della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza; ed ancora, Franco Venturini, giornalista, storico commentatore per gli affari esteri del “Corriere della Sera”, un altro gruppo che abbiamo visto essere sempre presente in vari modi in queste lobby.

E per concludere, proprio come Mario Monti abbiamo Carlo Secchi, professore ordinario di politica economica europea, e Rettore dell’Università Bocconi dal 2000 al 2004. Io ho ricevuto da una mia fonte una locandina assolutamente inedita che dimostra che addirittura nel 1983, in occasione dei dieci anni della Commissione Trilaterale, la riunione si svolse a Roma, e come relatori per L’Italia ci furono proprio Romano Prodi in veste di presidente dell’IRI, incredibilmente insieme a Mario Monti, che non sono riuscito a capire a che titolo sia stato scelto, a quei tempi, come relatore per l’Italia in una così importante commissione, essendo semplicemente un professore di economia. Soltanto l’anno dopo quella riunione, infatti, diventerà professore della Bocconi di Milano, e poi comincerà la sua carriera alla Commissione Europea.
Tra i relatori per l’America c’era il pericoloso, controverso e potentissimo Segretario di Stato Henry Kissinger. Per quanto riguarda i nostri politici che partecipano alle riunioni di queste lobby di potere, come il Bilderberg o la Commissione Trilaterale, la domanda che mi pongo è la seguente: non c’è un evidente conflitto d’interessi con gli incarichi pubblici che svolgono?

Di Francesco Amodeo

[ot-video] CLICCA QUI VIDEO 

[/ot-video]

http://www.segnidalcielo.it/la-conduttrice-di-report-milena-gabanelli-denuncia-ecco-chi-comanda-veramente-e-la-rai-elimina-il-video-della-trasmissione/

 

Bilderberg Italia: tutto ruota intorno all’Aspen Institute

di Andrea Succi e Viviana Pizzi – 05/12/2012

Fonte: infiltrato

Nella centralissima Piazza Navona, al civico 114, sorge Palazzo Lancellotti, un edificio risalente al XVI° secolo, dove ha sede l’Aspen Institute Italia, una sorta di filiale “locale” – ma con ramificazioni internazionali – delClub Bilderberg. Stiamo parlando del cuore del Potere italiano, tutto concentrato nell’Aspen. Basta infattileggere i nomi di chi ne fa parte e studiare gli intrecci tra politica, imprenditoria, finanza e media portatiavanti in assoluta segretezza, a discapito del popolo sovrano, per capire che ci troviamo di fronte al Sistema,quello con la S maiuscola.

 

 

In pochi si chiedono come il Bilderberg stia davvero influenzando il Potere delle nazioni.Anche perché il Club elitario incontratosi il 13 novembre a Roma non agiscedirettamente sui vari governi ma piuttosto cerca di influenzare politica, economia, finanza e media tramite filiali locali ramificate ovunque, all’interno delle quali siedono gli influencers diturno.

Nel Belpaese questo compito spetta all’Aspen Institute Italia, fondato nel 1950 dagli stessicomponenti del Bilderberg che avevano bisogno di un ulteriore network internazionale con cui analizzare, controllare e manovrare la geopolitica globale attraverso interconnessioni tra i vari Paesi. L’Aspen – presente anche negli States, in Francia, Germania, Giappone, India, Romania e Spagna – serve esattamente per questo scopo. 

In Italia ha avviato la sua attività nel 1984 e ha due sedi, una nella centralissima Piazza Navona a Roma, al civico 114 del Palazzo Lancellotti, e l’altra a Milano, in via Vincenzo Monti 12, tra Corso Magenta e il Castello Sforzesco.

 

Curiosità: allo stesso civico milanese dell’Aspen risulta una sezione del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri. 

ANALOGIE COL BILDERBERG: VIGE L’OMERTÀ

I dibattiti nelle sedi nazionali infatti si tengono rigorosamente a porte chiuse e lontani dapersone non appartenenti “al Sistema”. Nessuno sa infatti quando si riuniscono e non trapelamai quanto si dicono se non negli argomenti di politica economica che appaiono nella rivistaspecializzata “Aspenia rivista” dove è stato spiegato anche il funzionamento del Bilderberg.L’unico diktat che viene fuori è il “distruggere per creare”, che ricorda tanto da vicino quelloche sta succedendo – soprattutto in Europa – dove per creare un Nuovo Ordine è necessariosmantellare il precedente.

Ed ecco che il lavoro sporco, cui i politici italiani non hanno saputo adempiere, viene realizzatoin prima persona dai membri dell’Aspen. Tra cui, ça va sans dire, l’esimio Mario Monti. Come far digerire tutto questo all’opinione pubblica? Ci pensa la stampa, bellezza, o quantomenoquella asservita (la maggior parte) al Sistema. Basti pensare che Presidente del The Aspen Institute è Walter Isaacson, ex direttore del Time ed ex amministratore delegatodella Cnn. Oggi lavora con Obama.

L’ORGANO DIRETTIVO DI ASPEN ITALIA

Al contrario del Bilderberg, però, sul sito  Aspen Italia mette a disposizione dei pochicuriosi i nomi di chi ne fa parte. Solo a guardare i quattro presidenti onorari vengono ibrividi, perché risulta facile comprendere come il nuovo che avanza è sempre figlio del vecchioche non muore mai: e infatti troviamo Giuliano Amato, il “tecnico” cui dobbiamo la svenditadella lira; l’economista Carlo Scognamiglio, ex Ministro della Difesa sotto il GovernoD’Alema (’98-’99), dopo essere stato Presidente del Senato con i voti di Forza Italia; spuntapersino il nome dell’ex socialista Gianni De Michelis, travolto dallo scandalo Tangentopoli,condannato in via definitiva a 1 anno e 6 mesi patteggiati per corruzione nell’ambito delletangenti autostradali del Veneto e 6 mesi patteggiati nell’ambito dello scandalo Enimont, maevidentemente degno di pasteggiare con la crème del Potere italiano. Il quarto ed ultimopresidente onorario è Cesare Romiti, ex dirigente della Fiat, cui nel 2000 la Cassazione haconfermato  la condanna a undici mesi e dieci giorni di reclusione per falso in bilancio,finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale relativa al periodo in cui ricopriva la carica diamministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RcsMediaGroup e Impregilo.

Come potete notare c’è un trasversalismo politico-imprenditoriale da brividi.

Chi è il Presidente dell’Aspen Italia? Giulio Tremonti, il potentissimo ministro dell’economia del berlusconismo. E tra i 4 vicepresidenti spuntano amici e (presunti) nemici, persone con cuiTremonti dovrebbe accapigliarsi e con le quali, evidentemente, va d’amore e d’accordo: Enrico Letta, dirigente del battagliero e antiberlusconiano Pd; John Elkann, Presidente Fiat, e Lucio Stanca, ex senatore di Forza Italia famoso per aver fondato il partito insieme a Berlusconi nel 1994. Contribuì alla nascita di Forza Italia anche il segretario generale Angelo Maria Petroni.

Capito ora perché l’opposizione, da chiunque venga rappresentata, non contrasta mai con veemenza le decisioni del Governo? Tutto viene anticipatamente deciso nelle riunioni dell’Aspen. O vogliamo credere alla favoletta che in quei meeting Tremonti, Elkann e Letta parlano di dove andare a sciare d’inverno o a prendere il sole d’estate?

 

L CUORE DELL’ASPEN: IL COMITATO ESECUTIVO. POLITICI, ECONOMISTI, IMPRENDITORI E GIORNALISTI.

È proprio nell’organismo di governo dell’Aspen che si incontrano le menti finissime, elitarie e potenti che fanno capo al Bilderberg e hanno il dovere di influenzare, poi, i poteri politico, economico, imprenditoriale e mediatico.

Tra i componenti del comitato, oltre al vicepresidente John Elkann – habitué nelle riunioni Club Biderberg – troviamo anche l’attuale presidente del Consiglio Mario Monti, altro esponente di spicco del “circolo dei potenti”. Bilderberghiano – ha partecipato anche all’incontro in Virginia – è anche il dirigente Enel Fulvio Conti, così come vicino a questo mondo è l’incompreso (ma col senno di poi tante cose si capiscono) attuale Ministro ai Beni CulturaliLorenzo Ornaghi.

Non poteva di certo mancare Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset e “yes man” di Silvio Berlusconi. Nell’aprile 2008 viene rinviato a giudizio dal gup di Milano con l’accusa di frode fiscale: la procura contesta  presunti reati commessi in un periodo compreso tra il 2001 al 2003. Il 20 febbraio dell’anno successivo è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta di Hdc, la società di sondaggi diretta da Luigi Crespi.

L’altro che ha avuto a che fare con la giustizia, e con Berlusconi, è l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, zio del vicepresidente Enrico in quota Pd. Questa sarebbe una storia da libro cuore: lo zio berlusconiano e il nipote anti-berlusconiano s’incontrano nelle segrete stanze dell’Aspen e – chissà – sotto la regia (occulta?) di Monti, Confalonieri e Tremonti, trovano la quadra di un rapporto a dir poco ambiguo. Sarebbe da libro cuore, se non fosse che questa gente gioca a risiko sulla pelle dei cittadini.

Anche Gianni Letta risulta indagato, dal novembre 2008, per i reati di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata in riferimento a presunti favori per l’affidamento ad una holding di cooperative, legata al movimento Comunione e Liberazione. Ma dopo un conflitto di competenza tra le Procure di Potenza e Roma, la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha affidato il prosieguo dell’indagine alla Procura della Repubblica di Lagonegro. Nel marzo 2011 i pm chiedono a Lagonegro di archiviare l’inchiesta “perché non sussistono reati”. Pochi dubbi a riguardo.

Presente nel cuore pulsante dell’Aspen Italia anche l’ex vicepresidente di Confindustria Luigi Abete, che in comune con gli altri ha anche un rinvio a giudizio nel 2006 per usura. Assolto nel 2008.

GLI ALTRI SIAMO NOI.

Chi sono gli altri? Ecco i loro nomi.

Maurizio Costa, consigliere d’amministrazione Fininvest; Gabriele Galateridi Genola, ex dirigente Fiat, ora  Presidente di Assicurazioni Generali e Telecom Italia, nonché consigliere e membro del comitato non esecutivo di Banca CRS, Banca Carige, Italmobiliare, Azimut-Benetti, Fiera di Genova, Edenred e dell’Istituto Europeo di Oncologia; Emma Marcegaglia,presidente Confindustria; Riccardo Perissich, dirigente Telecom e Pirelli; Giuseppe Recchi, presidente Eni; Gianfelice Rocca, presidente del Gruppo Techricht; Beatrice Trussardi e Alberto Quadrio Curzio, economista nonché membro o Presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Edison, della Fondazione Balzan, della Fondazione Centesimus Annus, del Gruppo Etica e Finanza. Quante cariche tutte concentrate in una sol persona…

Tra i politici ecco che spuntano i nomi di: Franco Frattini, ex ministro degli esteri nell’ultimo governo Berlusconi;  l’ex presidente del consiglio Romano Prodi, anche lui membro di spicco del Bilderberg; Giuliano Urbani, fondatore di Forza Italia, e Giacomo Vaciago, ex sindaco di Piacenza con una coalizione di centrosinistra, ma con un passato da tecnico: dal 1987 al 1989 è consigliere economico del Ministro del Tesoro, dal 1992 al 1993 consigliere del Presidente del Consiglio, dal gennaio 2003 al marzo 2005 è consigliere scientifico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Quando si dice che centrosinistra e centrodestra siedono allo stesso tavolo di trattative, molto probabilmente ci si riferisce a quanto accade all’interno dell’Aspen, dove risultano presenti alcuni tra i più influenti rappresentanti di entrambe le coalizioni.

Non potevano mancare i banchieri nel comitato direttivo: si tratta di William Mayer,presidente emerito di The Aspen Institute, membro del Bilderberg, del CFR e di una serie di equità funds da far impallidire chiunque altro al suo cospetto. A rappresentare la categoria c’è anche Francesco Micheli, presidente ed Amministratore Delegato di Genextra S.p.A. e consigliere di Congenia S.p.A., Interbanca S.p.A., Sopaf S.p.A., e della Fondazione Teatro alla Scala.

Tra i giornalisti spunta il nome di Lucia Annunziata, Direttore di Huffington Italia (lo stesso gruppo Cir di Repubblica, guidato dal massone Carlo De Benedetti); Paolo Mieli,presidente Rcs libri; Angelo Maria Petroni, giornalista economico che contribuì alla nascita di Forza Italia; Mario Pirani giornalista e fondatore di Repubblica insieme a Scalfari.

Tutti insieme appassionatamente, verrebbe da dire. Come possano coesistere poteri e figure così diversi tra loro come quello politico e mediatico, come quello del berlusconiano Confalonieri e dell’anti-berlusconiana Annunziata, resta davvero un mistero. Che forse tanto mistero non è.

A volte basta unire i puntini per osservare quell’essenziale invisibile agli occhi di cui contava Antoine De Saint Exupery. Basta socchiudere gli occhi perché figure, strategie, trame e obiettivi prendano forma in maniera inaspettata ma repentina.

Immaginiamo un tavolo dell’Aspen Italia a cui siedono: il “politico” Mario Monti, Presidente del Consiglio; l’imprenditore dei media Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset; la giornalista (?) Lucia Annunziata, Direttore dell’ Huff Post italiano; il “politico” Enrico Letta, dirigente del Pd; l’imprenditore John Elkann.

Di cosa parlerebbero, secondo voi?

I SOCI SOSTENITORI

Potevano mai mancare in questo bel (?) quadretto para-massonico? Certamente no. Ed ecco spuntare le multinazionalibanchegrandi impreseassicurazionigruppi mediatici, società di consulting e aziende farmaceutiche. L’elenco completo è scaricabile da qui.

Il cuore del Sistema. Quello che pompa sangue in proprio favore e drena le risorse dei cittadini con un unico obiettivo: togliere sovranità all’Italia, appropriarsi degli ultimi beni restanti, perseguire l’arricchimento e definire un Nuovo Ordine – politico, economico, imprenditoriale, finanziario e mediatico.

Un Nuovo Ordine dove centrosinistra e centrodestra sublimano la loro vocazione all’inciucio – l’unico partito non rappresentato all’interno dell’Aspen è Italia dei Valori – e decidono, chiusi all’interno di una stanza, il futuro degli italiani.

Follow the money” diceva Giovanni Falcone a chi gli chiedeva come decifrare la mappatura della criminalità internazionale. Unire i puntini, aggiungiamo noi, per capire chi, come, dove, quando e perché sta progettando quello che una volta si chiamava “Colpo di Stato”. L’unica differenza è che non si spara più. Non servono le pallottole. Basta un “tavolo decisionale” dove far sedere gli influencers, assegnare ad ognuno un compito bene preciso e il gioco è (perlopiù) fatto.

A meno che qualcuno non si metta di traverso e porti a conoscenza dell’opinione pubblicanomi, intrecci e obiettivi del Bilderberg italiano.

Bilderberg 2012: la distruzione economica dell’Italia è stata pianificata

 

Mario MontiLe associazioni massoniche: il trait d’union tra le lobby dell’alta finanza che gestiscono le multinazionali – che hanno in mano l’economia globale – ed i governi del mondo. La rete del potere mondiale. Chi è Mario Monti e a quali poteri risponde. Il golpe italiano, chi c’è dietro e quali sono i loro obiettivi.

Che il nominato premier Mario Monti sia parte integrante dei gruppi di potere che cercano di controllare – o forse, che controllano – il mondo, lo sappiamo bene. Fa parte dell’Aspen Institute, ha preso parte a diverse riunioni del gruppo Bilderberg, e ha ricoperto addirittura il ruolo di “Presidente europeo” della Commissione Trilaterale, estensione del super magnate Rockfeller, braccio destro della potentissima famiglia Rothschild, che ha in mano quasi tutte le banche centrali del mondo.

Monti ha ricoperto importanti incarichi (è stato advisor) per la superbanca d’affari USA Goldman Sachs, definita “il miglior posto per produrre denaro che il capitalismo globale sia mai riuscito a immaginare” con una capacità d’investimento di 12.000 miliardi di euro all’anno (il debito pubblico che sta mettendo in ginocchio l’Italia ammonta a poco meno di 2.000 mld di euro) e un valore di oltre un trilione, ovvero un miliardo di miliardi. (1.000.000.000.000.000.000) una banca Goldman Sachs, responsabile di aver mandato sul lastrico svariate decine – se non centinaia – di migliaia di famiglie americane e di altre parti del mondo, in particolare nei paesi poveri che più si prestano alle speculazioni, visto che pur di ingrassare il proprio business, i dirigenti Goldman Sachs non si fanno alcuna remora a speculare sulle carestie, derrate alimentari, sulla povertà della povera gente.

Generare profitto: si occupano di questo, all’interno della “super banca”, ben 30.000 dipendenti che percepiscono una media di 700.000 dollari all’anno, che grazie ai “premi” riconosciuti a chi è stato particolarmente produttivo possono superare – anche di molto – il milione di dollari. I dirigenti di spicco, ovviamente prendono molto di più, anche oltre 10 volte tanto.

Oltre a Goldman Sachs ci sono altre banche molto influenti, legate anch’esse alle associazioni massoniche sopracitate, una di queste è Morgan Stanley, dove – guardacaso – lavora “Monti jr“, il figlio di Mario Monti, alla quale il Ministero del Tesoro italiano a Gennaio 2012 ha elargito in gran silenzio, 2 miliardi e 567 milioni di euro per un affare (per la banca, non per il governo) di “derivati”. Soldi che il governo – visto i tempi difficili, almeno per i cittadini – avrebbe potuto rimborsare in comode rate, e magari girare una parte agli imprenditori italiani che hanno fornito merci e servizi allo stato, a cui l’erario deve un totale di 70 miliardi di euro. Un’altra banca d’affari molto influente è JP Morgan.

Le associazioni di stampo massonico citate sopra (Aspen Institute, ma ancor di più gruppo Bilderberg Commissione Trilaterale ma anche altre club di Roma, ilCFR) e le lobby dell’alta finanza, le “super banche” d’affari(Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan) sono legate a doppio filo, in quanto gli uomini che ne fanno parte sono gli stessi: i dirigenti di punta delle lobby dell’alta finanza e i loro uomini di fiducia (uno di questi, evidentemente, Mario Montisono tutti membri delle associazioni massoniche, nel cui ambito interagiscono con i politici più importanti, e quindi i governi del mondo. Da molti anni a questa parte tutti i presidenti degli Stati Uniti che si sono avvicendati sono stati – tutti – membri del Bilderberg, o legati a doppio filo ad esso, così come gli uomini di Goldman Sachs(ufficialmente “ex”)ricoprono ruoli chiave all’interno del governo americano, come il Ministero delle finanze.

Queste banche d’affari, vere e proprie lobby dell’alta finanza, sono proprietarie/azioniste legate a doppio filo alle 147 multinazionali che controllano, condizionano e gestiscono a loro uso e consumo l’economia globale: hanno in mano i mezzi d’informazione più autorevoli, mediante i quali “costruiscono” l’immagine dei politici che i cittadini di tutto il mondo eleggeranno. Laddove sorgano organi di informazione di cui non sono direttamente proprietari, possono sempre “addomesticarli” mediante cospicui contratti pubblicitari. Il vero editore dei giornali infatti sono le agenzie pubblicitarie, che consentono a un determinato organo di ricevere ottimi introiti ed espandersi, ma possono affondarlo se decidono di boicottarlo in quanto contrasta i loro interessi. Le grandi campagne pubblicitarie non vengono gestite direttamente dalle aziende: queste si affidano ad agenzie, che stabiliscono come e dove investire: e la maggior parte – in termini di valore economico – dei contratti pubblicitari è gestito da poche agenzie, riconducibili in un modo o nell’altro, alle associazioni di stampo massonico e/o alle lobby dell’alta finanza sopracitate.

Nel panorama dell’alta finanza, dei mercati finanziari, dell’economia delle nazioni, dell’industria e del commercio, rivestono un ruolo importantissimo, fondamentale leagenzie di rating, deputate a stabilire, mediante una classificazione definita”rating” quanto siano “affidabili” governi e imprese. Leagenzie di rating principali sono tre, soprannominate “le tre sorelle Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Quando le agenzie di rating“declassano” una nazione, (o un’impresa) questa viene ritenuta meno affidabile; investire su di essa (cioè concedere credito a una determinata nazione, mediante titoli obbligazionari, o ad un’impresaviene considerato più rischioso, pertanto aumentano i tassi di interesse che questa deve corrispondere. Questo è un potere immenso, in quanto un abbassamento eccessivo del rating può significare tassi di interessi talmente elevati da determinare la bancarotta, sia per le imprese che per le nazioni, che sono costrette ad aumentare la pressione fiscale per pagare gli interessi necessari per avere liquidità.

Da notare come leagenzie di rating siano aziende private, e guarda caso legate a doppio filo alle lobby dell’alta finanza che le gestiscono a proprio uso e consumo,visto che in molti caso hanno favorito (inconsapevolmente?) alcune società, attribuendo loro un rating positivo anche in assenza dei presupposti per farlo: è il caso della Lehman brothers, che poco prima di dichiarare bancarotta era ritenuta assolutamente affidabile (classificata A2) fattore che ha spinto numerosi investitori a investire forti somme, mentre in altri casi, alcune società (e nazioni) hanno ricevuto un rating eccessivamente penalizzante, mettendole in difficoltà poiché per avere “accesso al credito” erano costrette a corrispondere tassi di interesse elevatissimi. Per maggiori informazioni, leggi “agenzie di rating, ecco chi controlla le tre sorelle“.

Ora viene il “bello”… La procura ha accertato che una di queste agenzie di rating, Moody’s, remava contro l’Italia.E guarda caso, MONTI ERA UN COLLABORATORE DI MOODY’S, prima di essere NOMINATO premier!

L’agenzia di rating “Standard & Poor’s” mirava a destabilizzare l’Italia La procura chiude le indagini sull’agenzia di rating. Cinque le persone coinvolte con l’accusa di manipolazione di mercato continuata e pluriaggravata. “Fornivano intenzionalmente ai mercati un’informazione falsa in merito all’affidabilità creditizia italiana, in modo da disincentivare l’acquisto di Btp e deprezzarne il valoreLeggi tutto

Ricapitolando:

  1. Monti è legato a praticamente tutte le associazioni di stampo massonico e alle principali lobby dell’alta finanza, che controllano anche le agenzie di rating.
  2. Le agenzie di rating hanno manovrato CONTRO l’Italia, fornendo informazioni FALSE ai mercati sulla nostra attendibilità.
  3. Monti lavorava ANCHE per una delle più importanti agenzie di rating, Moody’s.
  4. Grazie alla manipolazione delle agenzie di rating lo spread è salito a livelli vertiginosi = tassi elevatissimi per avere liquidità = tasse e aumento debito pubblico – e la situazione che tutti conosciamo.
  5. Per “risolvere” i problemi che hanno deliberatamente provocato, hanno imposto la nomina di Monti, che lavorava per le agenzie di rating che ci hanno penalizzato (lavorava anche per i poteri dell’alta finanza che controllano le agenzie di rating)

E tutt’oggi l’Italia è costretta a pagare interessi altissimi (lo spread) per avere liquidità, un vero e proprio COMPLOTTO ordito a danno dell’Italia, che ha affidato il governo a un collaboratore della stessa agenzia di rating che stava remando contro di lei!

Le conclusioni:

Questa lunga – necessaria – premessa mi auguro che sia stata sufficientemente chiara, per cercare di decifrare la situazione, e sopratutto chi c’è dietro a tutto questo. L’Italia è vittima di un complotto, un feroce complotto, e i nostri politici anziché difendere i nostri interessi, si sono piegati a compromessi con questi poteri forti. Il fatto che Enrico Letta, vice-presidente del PD abbia partecipato al meeting Bilderberg di quest’anno, è piuttosto eloquente. Lo stesso Berlusconi, che inizialmente – nei giorni di Novembre, immediatamente precedenti alle sue dimissioni, quando “l’attacco” all’Italia era nell’apice – sembrava intenzionato a opporre resistenza, dopo che “i mercati” (controllati ad uso e consumo dei poteri descritti sopra) hanno fatto perdere 10 punti percentuali alla sua Mediaset in un solo giorno, ha dichiarato la “resa incondizionata”, piegandosi a sostenere Monti – in cambio sicuramente di accordi personali – anche se questo gli è costato la PERDITA DI TUTTO IL CONSENSO che (incredibilmente) aveva mantenuto fino a quel momento Tra l’altro, Mario Monti, presentato da tutti i politici e dai media come il “salvatore della patria” già in passato aveva fatto grossi danni all’economia italiana: danni che però, hanno rappresentato un beneficio per le lobby dell’alta finanza di cui Monti è emissario.

Ormai siamo un giocattolino in mano agli speculatori, incentivati anche dalle direttive dell’Unione Europea, che si stanno arricchendo sempre di più alle nostre spalle, con la complicità di quei politici che gli hanno steso un tappeto rosso, e cercano di farci sopportare tutto questo seminando paura (lo spettro di conseguenze economiche ancora più terribili), con discorsi fuorvianti (“è necessario” – “salva Italia” etc) e le solite promesse da marinaio di “ripresa” (ripresa che non ci sarà mai, ma sarà sempre peggio, almeno per noi cittadini… le grandi aziende hanno delocalizzato o stanno delocalizzando: non c’è lavoro, non c’è soldi.. QUALE RIPRESA PUO’ ESSERCI?).

I poteri forti dell’alta finanza mirano innanzitutto alla nostra riserva aurea: alla quale punteranno “se non molto presto, abbastanza presto” – come ha dichiarato Nigel Farage in occasione dell’ultima intervista che gli ho fatto – ma anche AI BENI PUBBLICI ITALIANI: ad iniziare dalle percentuali di proprietà delle aziende che lo stato possiede ancora, fino al patrimonio immobiliare che l’Italia sarà COSTRETTA A VENDERE – anzi: a Svendere – per ripianare il debito pubblico. Nel frattempo, Monti ha varato – sta varando – varerà – altre leggi che favoriscono tutti i poteri forti citati in precedenza, da quelli economico-bancari alle multinazionali, proprietari della “grande impresa” e della “grande distribuzione”, facendo chiudere i negozi dei cittadini, grazie all’oppressione fiscale e al calo dei consumi, che saranno soppiantati da centri commerciali o catene di negozi legate alle grandi aziende, che a capo hanno sempre gli stessi proprietari: le lobby dell’alta finanza. Si venderà la nostra sovranità e i nostri beni, con un occhio di riguardo per le caste: ormai credo che tutti si siano resi conto che Monti sta purgando solo i cittadini del ceto medio-basso: questo perché avere i potenti contro potrebbe nuocere al suo disegno, per esempio difficilmente i notai potranno dare contro a Monti, visto che ha abolito la “tariffa massima” e potranno guadagnare di più. Avere contro loro, non sarebbe stato semplice come avere contro gli operai della FIOM che si sono visti eliminare l’articolo 18… ci farà aderire alla fregatura colossale rappresentata dal MES, che è una DITTATURA ECONOMICA spacciata per fondo di stabilità – le manovre finanziare “salva Italia” in realtà, sono servite esclusivamente a rastrellare i soldi necessari per aderire ad esso

Quello a cui stiamo assistendo oggi è la naturale prosecuzione del processo che è iniziato nel 1992, a bordo del Panfilo Britannia, come illustra l’articolo DOSSIER: Ecco quando è iniziata la crisi dell’Italia; era il 1992 sul panfilo Britannia

Si sta verificando TUTTO quello che aveva previsto il movimento “No Global”, che è stato distrutto a Genova nel 2001: movimento composto da centinaia di movimenti di ogni estrazione politica e sociale perché non era composto solo dalla ‘sinistra radicale’ come pensano molti: al Genoa Social Forum avevano aderito Acli, WWF, Rete Lilliput, associazioni studentesche e altro ma all’opinione pubblica è stato dipinto in modo fuorviante, come se fosse composto solo da “punkabbestia” e scalmanati dei centri sociali più aggressivi. Movimento che faceva discorsi giusti, stava crescendo troppo rapidamente e per i potenti del mondo era troppo pericoloso. Con la sospensione dei diritti democratici alla quale il mondo ha assistito in quei giorni, è stato spazzato via. Purtroppo ormai di quel Movimento se ne parla quasi esclusivamente in chiave “violenze delle forze dell’ordine” al G8 di Genova, che innegabilmente ci sono state: i fatti della “Diaz” e di “Bolzaneto” sono emersi in tutta la loro gravità, dopotutto era inevitabile che accadesse. Anzi doveva venire fuori, perché se le violenze fossero state tenute nascoste e non fosse stato seminato il terrore, al G8 successivo probabilmente a manifestare ci sarebbero state molte più associazioni e persone: invece quel “Movimento” è finito li, a Genova, affogato nel sangue di Carlo Giuliani e di migliaia di persone pestate senza motivo. Le forze dell’ordine, “caricate” con la strategia del terrore di chi aveva messo in guardia gli agenti da minacce di ogni tipo, preparandoli come se fossero dovuti andare in guerra, sono stati esecutori materiali di quella che era una volontà che andava ben oltre, probabilmente, del governo italiano. Quel movimento doveva essere fermato. Personalmente nel 2001 avevo 20 anni, non ho partecipato alle manifestazioni e non ero un simpatizzante “no global”. Il fatto che oggi stia accadendo praticamente tutto quello che avevano previsto l’ho appreso pochi anni fa, approfondendo, leggendo ciò che sosteneva quel movimento.

Il mondo è succube di una minoranza, un’élite composta da poche centinaia di potenti che dopo essersi appropriati del governo USA (1) stanno estendendo il loro dominio a tutte le altre nazioni del mondo, ad iniziare dalle nazioni europee e quelle che hanno in mano le materie prime. Laddove non possono conquistare il potere con le armi politico-economiche, lo fanno con le armi. Hanno in mano le redini dell’economia, dei mercati finanziari, industriali e del commercio: e stanno rastrellando a se tutte le ricchezze del mondo. Ma quello che vogliono non sono i soldi, ne hanno fin troppi. Quello che vogliono, è il POTERE: che senza dubbio è detenuto da chi è proprietario di tutto. E chissà che quei “complottisti”, che sostengono che l’élite vuole instaurare un “governo mondiale”, con una moneta mondiale – il tutto ovviamente gestito da loro – non abbiano ragione…

(1) J.F. Kennedy parlò di questi “poteri oscuri” che intendeva sconfiggerema purtroppo non c’è riuscito, ed è stato eliminato. E il suo successore annullò immediatamente l’ “ordine esecutivo 11110” con il quale Kennedy consentiva al Ministero del Tesoro USA di stampare moneta senza il controllo della FED, la banca centrale USA – privata – che dal 1913 gestisce il Dollaro, dominando quindi l’economia statunitense.

Fonte: Autore: Alessandro Raffa per nocensura.com

https://www.ecplanet.org/node/1958

SVIZZERA

Cosa ha deciso il Gruppo Bilderberg?

Chi c’era a St. Moritz e di cosa hanno parlato. Ma il ‘potere’ se lo sono preso o glielo abbiamo dato noi?

 

LUGANO – Si è conclusa la riunione del Gruppo Bilderberg a St. Moritz, e in via ufficiale nessuno sa che cosa sia stato deciso da questo riservatissimo consesso. E poco si sa delle previste e minacciate contestazioni massicce, se non di uno spintone a un eurodeputato italiano anziano e sovrappeso, cose da gorilla di discoteca, o forse qualcuno si è accorto del pericolo del dare visibilità mediatica alle manifestazioni di protesta organizzate? 

Un dato può essere preoccupante: il Bilderberg nel 2009 si era tenuto in Grecia e nel 2010 in Spagna e vediamo cosa è successo subito dopo a quelle economie… Il Bilderberg porterà scalogna anche alla Svizzera? Non ci bastano le ostilità di Italia e la Germania? Entrambe presenti a St. Moritz con molti loro big, come indica una lista diffusa su Internet e Twitter, ma che non è stato possibile verificare in maniera ufficiale.

Chi c’era – Per la Germania ‘sarebbero’ arrivati Josef Ackermann, Deutsche Bank, Thomas Enders, Airbus, Peter Löscher, Siemens, Matthias Nass, Die Zeit, Peer Steinbrück, già ministro tedesco delle finanze e ostile alla Svizzera. Per l’Italia, Franco Bernabè, Telecom Italia, John Elkann, Fiat, Mario Monti, Università Bocconi, Paolo Scaroni, Eni, Giulio Tremonti, ministro italiano delle finanze, ostile alla Svizzera. 
Per la Svizzera, ‘sarebbero’ stati presenti Peter Brabeck-Letmathe, Nestlé, Hans Groth, Pfizer, Barbara Janom Steiner, Cantone Grigioni, André Kudelski, Kudelski Group, Doris Leuthard, Consigliera Federale, Martin Schmid, Cantone Grigioni, Rolf Schweiger, Cantone Zugo, Rolf Soiron, Lonza, Daniel L. Vasella, Novartis, Jürg Witmer, Clariant. 
La Svizzera, per chi ritiene il Bilderberg un complotto, è uno dei paesi più allettanti come preda perché, nonostante tutto, vi sono immensi capitali e rappresenta un’eccezione economica, politica e sociale, un vero Sonderfall internazionale. Non è nella UE o nell’euro, non è controllata da Bruxelles e così via. Che sia questo il segreto della sua salute finanziaria, economica e sociale e il motivo dell’apparente ostilità nei suoi confronti dei politici che splendono nel Bilderberg? Oppure è un caso, e la Svizzera beneficia solo della sua struttura politica diffusa, il popolo è il sovrano, nel bene e nel male, ed esiste ancora un vero spirito svizzero a cui la gente comune tiene.
Certo che l’incontro Bilderberg quest’anno fa porre molte domande sul suo valore simbolico e sullo scopo di questo club elitario esclusivo che sembrerebbe gestire tutto il potere.

Tra i temi, censurare Internet – Secondo alcune fonti, che riportiamo come voci, dato che non esiste un comunicato ufficiale, il Bilderberg quest’anno avrebbe toccato il tema della Primavera araba, dalla Tunisia, all’Egitto, alla Libia, alla Siria, che considererebbe una positiva svolta di occidentalizzazione di quell’area.  Avrebbe anche esaminato il tema della censura da applicare ad Internet, considerato un rischio per i potenti del mondo e troppo aperto alle notizie alternative (basti considerare il suo ruolo proprio nelle rivoluzioni arabe) e che vorrebbero porre sotto il controllo dei governi; poi gli aspetti degli accordi  Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), ovvero la protezione dei marchi, positivo in sé, ma che viene considerato da molti una misura draconiana che minerebbe la sovranità nazionale. Sembrerebbe anche che il Bilderberger intenda spendere miliardi per salvare Grecia, Irlanda, Portogallo e soci EU e –ripetiamo sono voci- far lievitare il prezzo del petrolio, ridurre le autonomie nazionali e creare una moneta unica mondiale. Un po’ fantascientifico, o almeno prematuro.   
Non potevano mancare anche voci su chi sostituirà Dominique Strauss-Kahn, uno dei Bilderberg ora in disgrazia -ma se è bastata una cameriera a farlo crollare, il Bilderberg è davvero tanto potente? Si dice i tre candidati siano ora l’israeliano Stanley Fischer, il messicano Agustín Carstens e la gettonatissima francese Christine Lagarde. Infine, avrebbero discusso di un tema evidente, ma tabù,  la sovrappopolazione del pianeta Terra…

L’ONU a cosa serve? – Ma è vero che esistono davvero potentissime società segrete che, come il Mago di Oz, decidono le coreografie di tutti gli eventi sul palcoscenico globale? Quante volte le teorie della cospirazione sono state un alibi comodo e indimostrabile per ‘banali’ incapacità, inefficienze ed errori di governi e governanti? Il sinistro minare la sovranità nazionale è un pericolo o solo uno spettro che fa fremere le emozioni e dimenticare il fare concreto e lo sviluppo? Certo esistono i criminali, i truffatori, i profittatori e, numerosissimi, gli imbecilli, gli incapaci, i fannulloni e i  favoritismi, ma esistono organismi strutturati trans-nazionali volti a stabilire l’egemonia globale e diminuire le  sovranità nazionali -magari non necessariamente illegali? Sì, e questa colossale organizzazione internazionale si chiama Nazioni Unite.

L’ONU chiede pubblicamente il miglioramento della governance globale per ridistribuire la ricchezza, impone vincoli ambientali, sistematizza gli organismi di regolamentazione, impone controlli finanziari e impone perfino un’ingegneria sociale politicamente corretta. Ma le Nazioni Unite sono certamente una delle organizzazioni più visibili del mondo. E per fortuna funzionano male e sono del tutto inefficienti, basti dire dei danni che hanno fatto in decenni d’intervento militare che ha sempre peggiorato la situazione ovunque siano intervenute ‘in missione di pace’! E nessuno sa veramente perché esistono o esattamente quello che fanno, se non mantenere migliaia di impiegati a stipendi da favola. Ma l’ONU non è sola: perché c’è ancora un Fondo monetario internazionale quaranta anni dopo Bretton Woods? Perché rimane la NATO, oltre 20 anni dopo il suicidio del Patto di Varsavia? E le domande proliferano, perché Washington ha salvato solo certe banche o società di Wall Street, con le conoscenze giuste, e altre no? E perché Obama ha regalato la Chrysler alla Fiat, azienda italiana con collegamenti Bilderberg?

Comandano davvero il mondo? – Eppure, Bilderberg, Trilaterale e gli altri gruppi considerati di potere e di manipolare tutto, non possono prevedere le variazioni, le iniziative e le conseguenze imperscrutabili dell’animo, degli sforzi e degli errori umani. Il futuro, ed è già oggi, procede in molte direzioni diverse, ed è assurdo presumere che un centinaio di persone con ego giganteschi, ricchi e con titoli altisonanti possano creare un mondo in sincronia perfetta che ubbidisca loro a bacchetta. Non ci riescono i governi che proprio loro controllano direttamente! Non ci riesce l’Europa che, si dice, è stata creata dal Bilderberg, o quasi. Quale politico sa davvero governare in segreto e in modo efficace? Se i politici, i governi e gli impiegati statali fossero dei geni o dei Cavalieri Templari senza macchia e senza paura, l’economia non sarebbe una malata terminale e non ci sarebbero dittatori da operetta né rivoluzioni popolari.

Pensare che qualche cabala segreta domini la natura stessa dell’uomo e possa sfidare il mondo dà troppo credito a Bilderberg e soci. Gli interessi privati, gli ego smisurati, i complessi d’onnipotenza, la corruzione e l’intrigo non sono le basi efficaci di cospirazioni, né di un nuovo buon governo globale. Sono i soliti vecchi peccati di alcuni uomini arrivati in alto per bravura, furbizia o… altro. Ecco perché il popolo deve essere sovrano i governi devono essere limitati nei loro poteri e con compiti definiti con precisione, misurabili e verificabili.
L.M.V.

https://www.tio.ch/finanza/638253/cosa-ha-deciso-il-gruppo-bilderberg-

VIDEO

 

AdessoBanca! su Rai Radio 1, Giulio Romani a Global tra banche e futuro

http://www.firstcisl.it/ 18 MARZO 2018

 

Le proposte di AdessoBanca!, “il manifesto per la tutela del risparmio e del lavoro”, sulle frequenze di Rai Radio 1. La trasmissione specializzata in temi di economia e del lavoro, “Global”, condotta da Sandro Marini, ha parlato dell’iniziativa della Cisl e di First Cisl ospitando il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani. Nel corso del programma radiofonico è stata affrontata la problematica di una corretta gestione dei crediti deteriorati,  si è cercato di capire quale dev’essere il ruolo delle banche e come sarà il prossimo contratto di lavoro dei bancari.

La puntata ha dato la possibilità a Giulio Romani di ribadire quanto sia fondamentale “una gestione paziente degli Npl per non mettere in crisi famiglie, imprese, lavoratori che possono diventare vittima del poco tempo a loro concesso da parte di quelle società che rilevano dalle banche grosse masse di credito problematico”.

Nel corso del programma è stato preso in esame anche il ruolo che gli istituti di credito devono avere nella società richiamando gli articoli 41 e 47 della Costituzione.

Infine Global ha voluto aprire uno squarcio sul futuro delle banche e dei bancari alla vigilia del rinnovo del contratto di lavoro della categoria. Giulio Romani auspica che “la tecnologia avanzata non si traduca in una minaccia per i lavoratori. Anzi, i nuovi applicativi devono contribuire a liberare importanti risorse che al momento magari sono impegnate in attività dal basso valore aggiunto. Le banche non devono rinunciare agli utili ma le immagino come centri di consulenza globale nelle quali il cliente trova un’ampia ed integrata offerta di servizi innovativi”.

Abusi sessuali e Ong, quali misure sono state prese?

tvsvizzera.it 17 marzo 2018

Dopo le rivelazioni riguardanti Oxfam, il mondo degli operatori umanitari è stato travolto dallo scandalo degli abusi sessuali. La Radiotelevisione svizzera è andata a controllare come si stanno muovendo alcune delle Ong con sede a Ginevra.

VIDEO

https://www.rsi.ch/play/tv/telegiornale/video/17-03-2018-ong-operazione-trasparenza?id=10259630&startTime=154.206936&station=rete-uno

Fila matite, la contesa azionaria tra i fratelli-azionisti ai supplementari: il nodo prelazione

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/ 17 marzo 2018

mix_pubblicitavintage-fila-e-giotto

Si fa complessa la partita per la conquista di una importante minoranza delle azioni di Pencil, cassaforte che controlla il 65% di Fila Fabbrica Italiana Lapis ed Affini, storica azienda lombarda presente in 15o Paesi del mondo con le sue matite colorate.
Tutto ruota attorno alla volontà di Simona Candela, sorella del principale azionista e amministratore delegato Massimo Candela, di cedere il suo pacchetto di minoranza di Pencil, dopo una contesa che dura ormai da diversi anni con il fratello.
In febbraio proprio Simona Candela, a sorpresa, ha rotto gli indugi e si è accordata con un fondo attivista londinese, Blue Skye, che ha presentato un’offerta che valuta circa 50 milioni di euro il pacchetto azionario in pancia alla Gargano Srl, holding della stessa Simona Candela con il 31% delle azioni di Pencil.
Secondo indiscrezioni, nelle ultime settimane ci sarebbero stati una serie di contatti, tramite i legali, tra Massimo Candela e i rappresentanti del fondo Blue Skye.
Oggetto del contendere è anche la scadenza della prelazione che Massimo Candela possiede per acquistare la quota della sorella in Pencil, di cui l’imprenditore già possiede il 65%. Candela stesso avrebbe infatti inviato una lettera a Blue Skye in cui chiede chiarimenti sull’offerta presentata dal fondo per la quota azionaria della sorella, come ad esempio le garanzie a servizio dell’offerta stessa. Candela, secondo i rumors, starebbe attendendo una risposta: da quel momento, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’imprenditore, ci saranno 15 giorni a sua disposizione per esercitare la prelazione.
Nel frattempo, però, il fondo Blue Skye continua ad andare avanti per la sua strada. La tabella di marcia prevede che il 28 aprile ci sia il passaggio di azioni della Pencil, da Simona Candela a Blue Skye, tramite il pagamento di una caparra del 20 per cento: quindi 10 milioni sui 50 dovuti.
Dopo di che i manager di Blue Skye punterebbero ad avviare una strategia da fondo attivista, svolgendo il ruolo di socio di minoranza in modo più dinamico, strategia che in questi anni proprio Simona Candela non è riuscita a realizzare. Blue Skye arriverebbe infatti a detenere oltre il 20% delle azioni di Fila, anche se indirettamente tramite Pencil, mentre Massimo Candela possiede in modo sempre indiretto circa il 42% delle azioni del gruppo quotato.
Fila è approdato in Borsa nel 2015 dopo il matrimonio con la Spac Space, fondata da imprenditori, avvocati d’affari e manager come Mion, Erede, Italia, Pagliani e Subert. La società capitalizza attualmente 780 milioni rispetto al valore d’ingresso in Borsa a 228 milioni.
Massimo Candela è erede della famiglia che nel 1956 ha preso le redini dell’azienda, facendo crescere Fila partendo dai due principali prodotti: gli strumenti di scrittura con il mitico Tratto-Pen e i prodotti per colorare della Giotto.

Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?

 agi.it 18 marzo 2018

Secondo le rivelazioni di Nyt e Guardian, la società un tempo presieduta dall’ex consigliere di Trump (e coordinatore della sua campagna elettorale) Steve Bannon, ha violato 50 mila profili Facebook per utilizzarli a fini elettorali. E il social network sapeva

Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?

C’è un partito italiano che ha lavorato con Cambridge Analytica. Qual è? Quella che fino a qualche giorno fa poteva essere solo una curiosità, diventa una domanda fondamentale dopo l’inchiesta condotta dal New York Timese dal Guardian che ha svelato come Cambridge Analytica abbia ottenuto in maniera scorretta i profili Facebook di circa 50 milioni di elettori americani per utilizzarli a fini elettorali.

Cambridge Analytica è la società che ha lavorato per Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca. Fondata nel 2013, Cambridge Analytica è stata creata con l’obiettivo di supportare le campagne elettorali utilizzando una profilazione molto precisa degli elettori a partire dai loro dati Facebook. Ma c’è un dettaglio importante: nelle sfide elettorali gioca sempre dalla stessa parte del campo, quella dei populisti. Oltre alla campagna di  Trump, è stata coinvolta nel referendum britannico della Brexit e nella corsa all’Eliseo di Marine Le Pen. Sul sito web, dove si citano oltre cento campagne elettorali in cinque continenti in 25 anni, a dispetto del fatto che è stata fondata appena 5 anni fa, tra le pratiche di successo è in evidenza l’Italia. “Nel 2012”, si legge, “CA ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni ‘80”. Usando – prosegue la nota – l’Analisi della Audience Target, CA ha rimesso gli attuali e i passati membri del partito assieme con i potenziali simpatizzanti per sviluppare una riorganizzazione della strategia che soddisfaceva i bisogni di entrambi i gruppi. La struttura organizzativa moderna e flessibile che è risultata dal lavoro di CA ha suggerito riforme che hanno consentito al partito di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia”. Di chi stiamo parlando? Per capirlo, occorre fare un passo indietro e ricostruire l’intera storia.

 

La storia inizia a Londra nel 1990 quando Nigel Oakes, che in precedenza era stato un produttore di TeleMontecarlo e poi un dirigente della compagnia di comunicazione pubblicitaria Saatchi & Saatchi, fonda l’Istituto per Dinamiche Comportamentali. L’obiettivo era studiare il funzionamento dei comportamenti di massa e come manipolarli. Nel 1993 Oakes fonda la SLC, i Laboratori di Comunicazione Strategica che si specializzano come cliente della Difesa britannica e che dal 1994 sostengono di aver seguito 25 campagne elettorali in diversi paesi del mondo (soprattutto paesi in via di sviluppo) con l’obiettivo di condizionare l’opinione pubblica usando i social media e strumenti di persuasione tipici del mondo pubblicitario (uno dei mantra che ripeteranno i dirigenti di Cambridge Analytica è questo: “Convincere qualcuno a votare un partito non è molto diverso da convincerlo a comprare una certa marca di dentrificio”).

 
Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?
 Alexander Nix

Qui cresce e si forma uno dei personaggi chiave della storia:Alexander Nix. Lo ritroviamo alla fine del 2013 al Palace Hotel di Manhattan a New York che brinda con il suo team. Ha appena convinto due importanti uomini di affari americani a usare le tecniche di SLC per condizionare le elezioni americane. E fondare Cambridge Analytica. I due americani sono Steve Bannon e Bob Mercer. Il primo è molto più noto, essendo stato il responsabile della corsa alla Casa Bianca di Donald Trump. Il secondo è più importante. Bob Mercer non è soltanto un miliardario. È un matematico. Lavorava alla IBM, al progetto di intelligenza artificiale Watson. Ha lasciato IBM per entrare nel fondo Renaissance Technologies. Anche qui: non un hedge fund qualunque. È considerata una delle più formidabili macchine per fare soldi del mondo. Usano i dati e l’intelligenza artificiale per decidere gli investimenti e nel tempo garantiscono un rendimento che secondo alcuni arriva al 40 per cento. È così che Mercer è diventato miliardario. Con la matematica e la finanza. Ma la sua passione è la politica.

 

È un repubblicano convinto e sogna di poter usare i dati per condizionare la politica. Si fa convincere a finanziare la nascita di Cambridge Analytica (il nome lo ha trovato Bannon però). Mette subito un milione e mezzo di dollari per il progetto test: le elezioni di governatore della Virginia. Il candidato repubblicano perde, ma Mercer e Bannon – che nel frattempo prende la guida di CA – decidono di insistere. Sta per partire la corsa alla Casa Bianca: dopo gli otto anni di Barack Obama, la democratica Hillary Clinton è superfavorita contro una mezza dozzina di non irresistibili candidati repubblicani. Mercer e Bannon vogliono vincere e Nix ha un problema: per funzionare i modelli di CA hanno bisogno di dati, i dati di milioni di profili di utenti Facebook. E qui entra in scena un altro protagonista. Aleksandr Kogan.

 

 

Aleksandr Kogan è un giovane matematico russo-americano che fa il ricercatore a Cambridge. Esperto in big data, analisi dei comportamenti sociali e neuroscienze, ha un curriculum accademico impeccabile: laurea a Berkeley, master a Hong Kong, decine di pubblicazioni. Tutte con il suo vecchio nome: Kogan. In realtà dopo il matrimonio con la moglie hanno deciso di cambiare. Una scelta che sembra uscire da una sceneggiatura di Hollywood: il suo nome è Aleksandr, Aleksandr Spectre. Spectre, come il servizio servizio che si oppone a James Bond (ma lui dirà che lo ha scelto perché ama la luce e il suo spettro di colori).  

 

È sua l’idea per risolvere il problema di CA: se servono milioni di profili di utenti Facebook, lui sa come fare. Crea una società ad hoc, la Global Science Research, e inizialmente prova attraverso Amazon. Va sulla piattaforma Mechanical Turk, dove per alcuni lavoretti digitali gli utenti vengono retribuiti con pochi centesimi, e offre un dollaro per chi compila un questionario online con i propri dati personali. Per un po’ funziona ma Amazon se ne accorge e lo blocca. A quel punto prova con Facebook: crea un app che sembra un gioco, tu rispondi alle domande e ottieni un tuo identikit digitale, ma nel frattempo Kogan accumula dati, ufficialmente per fini scientifici, è un ricercatore di una delle più prestigiose università del mondo in fondo; e li passa a Cambridge Analytica. Quei dati sono un tesoro: sono 50 milioni di elettori, su 30 milioni si sa praticamente tutto, solo 270 mila avevano dato il consenso. Cosa vuol dire “tutto”? Gusti, paure, speranze. Quei dati consentono di creare profili molto precisi e mandare messaggi mirati. A quel punto Mercer decide di investire 15 milioni di dollari in una partnership con SLC in vista della corsa alla Casa Bianca. E inizia a giocare.

 
Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?
 Robert Mercer

Robert Mercer è un personaggio curioso. È di una riservatezza proverbiale. Quasi maniacale. Vive praticamente recluso a Long Island, non lontano dal blindatissimo quartiere generale dell’hedge fund di cui è stato leader indiscusso fino a qualche mese fa. A dispetto del fatto di essere uno dei “re” di Wall Street, ci sono pochissime sue foto in giro (in compenso il suo yacht “The Sea Owl” è fotografatissimo). In uno dei suoi rari interventi pubblici ha detto: “Amo la solitudine dei laboratori di computer di notte. L’odore dell’aria condizionata negli uffici vuoti. Il rumore che fanno i dischi nei computer e il clac delle stampanti”.

 

Questa immagine da eremita informatico va combinata con due altri elementi: uno noto, è il fondatore di Cambridge Analytica appunto; l’altro nuovo, sua figlia Rebekah Mercer è alla testa del più importante comitato elettorale dei repubblicani. E i Mercer sono i principali donatori di fondi per la corsa alla Casa Bianca, naturalmente contro i democratici. Inizialmente i Mercer (e Cambridge Analytica) si schierano con Ted Cruz, che sembrava il favorito. Ma subito dopo i primi test elettorali, cambiano cliente – in circostanze non del tutto chiare come vedremo – e puntano sull’outsider Donald Trump. In campagna elettorale così si verifica un singolare processo: Mercer finanzia la campagna di Trump; a capo della campagna c’è il suo amico Steve Bannon il quale assolda Cambridge Analytica (di Mercer) che viene pagata molti milioni di euro per i suoi servizi; gli assegni vengono recapitati ad un indirizzo di Beverly Hills dello stesso Bannon – che era stato uno dei primi capi di CA oltre che azionista della società fino a qualche mese fa. Un ingranaggio anche troppo perfetto.

 
Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?
 Steve Bannon

La corsa per la Casa Bianca come è noto viene segnata da voci su presunte interferenze russe (sulla quali è in corso una indagine federale). Non si tratta solo delle cosiddette fake news. In molti casi si tratterebbe di centinaia bot, profili finti gestiti attraverso un algoritmo e diretti dalla misteriosa Internet Research Agency di San Pietroburgo. In diversi casi si registrano attacchi hacker ai database dei partito democratico. Vengono rubati moltissimi dati anche al responsabile  della campagna, John Podesta); l’ipotesi è che possa esserci materiale compromettente sulla candidata democratica Hillary Clinton e la sua gestione scorretta delle email quando era al Dipartimento di Stato. Il “malloppo” viene passato dagli hacker (tuttora ignoti) a WikiLeaks, l’organizzazione di Julian Assange. E qui torna in campo Cambridge Analytica: si scoprirà mesi dopo che l’amministratore delegato Alexander Nix era andato direttamente da Assange a chiedere di avere quei dati. Ma Assange sostiene di avergli risposto di no.

 
Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?
Un manifesto pro-Leave per il referendum sulla Brexit (Afp) 

Intanto nel Regno Unito si svolge una battaglia decisiva: il referendum che doveva decidere se restare o no nell’Unione Europea. Come è noto il 23 giugno 2016 vincerà la scelta della Brexit. Un successo anche per Steve Bannon che dal 2012 è un amico e sodale di Nigel Farage, il leader del partito Ukip che ha guidato il movimento per la Brexit (nel 2014 Bannon aprirà a Londra la sede britannica del suo sito Breitbart dicendo al New York Times che quello era “l’ultimo fronte della guerra politica e culturale in corso”). Vince la Brexit insomma e solo qualche mese dopo il quotidiano The Guardian scopre che dietro la campagna ufficiale per il “Vote Leave” c’è una oscura società di analisi di dati web, basata a Victoria, nella Columbia Britannica. In Canada. Ha un piccolo ufficio sopra un negozio, si chiama Aggregate IQ ed è stata la destinataria della metà del budget totale di “Vote Leave”: quattro milioni e mezzo di euro. Ma anche altri tre gruppi di sostenitori della Brexit si sono rivolti ad Aggregate IQ. Come è possibile che una società così piccola e marginale abbia giocato un ruolo così importante nel referendum britannico?

 

L’inchiesta del Guardian è durata mesi e alla fine è stata ottenuta questa spiegazione ufficiale: “Li abbiamo trovati su Internet, li abbiamo sentiti al telefono e li abbiamo scelti perché erano i più bravi”. Solo che il Guardian ha verificato questa affermazione su Google, e al tempo della campagna referendaria non c’era nessuna referenza su Aggregate IQ, nessun articolo, nessun link. Era introvabile. Poi improvvisamente una traccia è emersa: durante le primarie americane Aggregate IQ ha ceduto l’uso di alcuni suoi brevetti: solo che non appartenevano alla società canadese. Appartenevano a Robert Mercer.

 
Qual è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytica?
 Christopher Wylie

Nei mesi scorsi sono usciti moltissimi articoli sul ruolo di Cambridge Analytica nelle elezioni americane e nel referendum britannico. Alexander Nix inizialmente si vantava del successo (anche nel corso di una conferenza lo scorso novembre a Milano per esempio); poi ha capito l’aria ed è passato sulla difensiva. A proposito della Brexit per esempio ha sostenuto giustamente di non aver avuto alcun ruolo (in effetti è stata Aggregate IQ come abbiamo visto). Ma nel frattempo uno dei primi dipendenti di Cambridge Analytica decide di parlare e contatta il New York Times e il Guardian. Si chiama Christopher Wylie, era con Nix in quel bar di Manhattan alla fine del 2013 quando il capo brindava perché aveva convinto Mercer e Bannon a fondare CA. Nelle foto che girano da ieri si vede un giovane nerd con i capelli a spazzola rosa e un orecchino al naso. Ma nella vita reale Wylie non ha però  “l’anello al naso” e nel 2014, dopo aver trovato Kogan a Cambridge e aver gestito quella partita delicatissima che è stata la raccolta dati di 50 milioni di persone, lascia Cambridge Analytica perché non ne condivide gli obiettivi e soprattutto i metodi: “Le regole per loro non contano nulla”, dice adesso.

 
 

I have deleted my Tweets on Cambridge Analytica, not because they were factually incorrect but because I should have done a better job weighing in.

 
 

Wylie per settimane aiuta i giornalisti del New York Times e del Guardian a collegare molti dei puntini di questa storia. Emerge con chiarezza che Facebook sapeva del problema dalla fine del 2015; che nell’agosto 2016 ha chiesto che venissero distrutti i dati ma non ha verificato che fosse stato fatto; e non ha informato nessuno. Anzi, ufficialmente ha negato il problema (così come Nix ha negato tutto davanti al procuratore federale a dicembre). Facebook ha minimizzato fino a venerdì 16 marzo, qualche ora prima della pubblicazione della doppia inchiesta. Solo allora il vice presidente Paul Grewal ha scritto un lungo post per informare che Cambridge Analytica, Aleksandr Kogan e Christopher Wylie sono stati sospesi dall’uso della piattaforma. Secondo Grewal in questa vicenda sono state violate le regole di Facebook: la app di Kogan è stata scaricato 270 mila volte, ma è stato possibile risalire ai profili degli amici di questi 270 mila utenti per arrivare a 50 milioni.

 

Passare i dati a Cambridge Analytica costituisce la vera violazione che ora non sarebbe più possibile perché il processo di approvazione delle app è diventato più rigido. Intanto su Twitter il responsabile della sicurezza di Facebook Alex Stamos, ha cancellato i molti tweet che aveva fatto subito dopo la pubblicazione dell’inchiesta e in un altro tweet ha spiegato di averlo fatto non perché fossero scorretti dal punto di vista dei fatti, ma perché prima di scriverli “sarebbe stato meglio rifletterci con più attenzione”. Una frase perfetta per chiudere questa parte della storia. 

 

TELECOM ITALIA/ Il “fattore F” dimenticato da Elliott (ma non dal Governo)

PAOLO ANNONI sussidiario.net 18 marzo 2018

Elliott sembra aver accelerato la sua azione su Tim e per certi versi il Governo dovrebbe preferirlo a Vivendi. Ma sembra ci si stia dimenticando di un fattore. 

LapresseLapresse

Elliott ha dato un’ulteriore accelerazione al suo intervento in Telecom Italia chiedendo le sostituzione dei componenti del cda espressione di Vivendi ed evidenziando i problemi della gestione del gruppo francese. Elliott ha anche chiesto la quotazione della rete a cui si oppone Vivendi. Le parti in campo sono quattro: il fondo Elliott, Vivendi, che oggi ha il controllo, il “mercato” e il Governo italiano. In questo campo si possono vedere tre interessi diversi.

Partiamo dai più semplici. Quello di Elliott è che le proprie azioni, in Tim, salgano il più possibile, rischiando il meno possibile in un lasso di tempo ragionevole. Questo “disegno” presuppone che Telecom Italia non sia gestita al meglio, il rischio è basso, e che si riesca a rendere più esplicito il valore del gruppo. Per rendere più esplicito il valore del gruppo si propone la separazione della rete che è nettamente l’asset più importante per Telecom e che oggi rappresenta il migliore degli asset per gli investitori. Non solo, Elliott crede che una nuova gestione, non targata Vivendi, darebbe comunque risultati migliore perché Vivendi nella sua azione avrebbe privilegiato i propri interessi e non quelli della società.

È un’accusa che non sembra campata per aria visto che la joint venture tra Tim e Canal plus ha fatto storcere il naso a moltissimi investitori e visto anche l’obbligo di cessione di Persidera che si impone a causa dell’altra partecipazione italiana di Vivendi in Mediaset; altri episodi rafforzano l’impressione di un “conflitto di interesse” tra Vivendi e gli azionisti di Telecom. Elliott lamenta infine la sproporzione tra la percentuale detenuta da Vivendi, il 25%, è l’effettiva presa sulla società con manager legati a Vivendi nominati in posizione chiave. Vivendi nei fatti ha il controllo senza aver pagato il premio al mercato. L’interesse del mercato coincide con quello di Elliott perché Tim è controllata da un altro e diverso soggetto “industriale”, con tutto quello che ne consegue, senza che sia stato pagato un premio.

L’interesse di Vivendi è che la situazione rimanga immutata, dato che attualmente incassa tutti i dividendi industriali e strategici del controllo di Telecom Italia senza aver pagato un premio per il controllo. L’interesse del Governo italiano è che qualcuno in qualsiasi forma investa nella rete in Italia. Quanto questo sia compatibile con azioni speculative è una questione esattamente come tale obiettivo sia perseguibile con un azionista di controllo nell’ex monopolista telecom che sembra privilegiare i propri esclusivi interessi e non quelli della società.

Dal punto di vista del Governo italiano, visto quello che è accaduto in Tim, è preferibile che la rete sia in una società autonoma, fusa con gli attuali “concorrenti”, magari quotata e che in questa società possa mettere una partecipazione, a presidio, tramite qualche veicolo “statale”. A questo punto sarebbe più difficile vedere sulla rete italiana le operazioni che abbiano visto negli ultimi anni. Sarebbe un veicolo, neutro, con delle regole chiare che produce investimenti e dividendi per tutti gli azionisti in un certo senso come Snam o Terna. È un risultato che vorrebbe vedere anche Elliott.

Elliott ha capito che dalla sua parte ci dovrebbe essere anche il Governo italiano perché gli interessi di quest’ultimo sono molto più convergenti con i suoi che con quelli di Vivendi; forse anche per questo è così coraggioso. Il problema è che lo Stato italiano molto spesso non è riuscito a fare i suoi interessi e che contro di lui gioca una società con la maglia francese. Bisognerebbe chiedersi in altre parole se vista la piega che stanno prendendo gli eventi, con la valanga Elliott che si rafforza di giorno in giorno non scenderà in campo un altro soggetto e cioè il sistema Paese francese. La variabile con cui forse Elliott non ha fatto i conti.