Carige, Mincione-Unipol in uscita. Le sette fatiche di Fiorentino. Rumors

Di Buddy Fox affariitaliani.it 21 marzo 2018

All’orizzonte nuovi Npe. Ancora una seduta pesante a Piazza Affari per la banca ligure (-4,60%)

 
Carige, Mincione-Unipol in uscita. Le sette fatiche di Fiorentino. Rumors

 

Che succede al titolo Banca Carige? La penny stock bancaria per eccellenza del listino italiano, che negli ultimi giorni era riuscita a regalare un po’ di ossigeno agli azionisti, rimbalzando dagli inferi di quota 0,0072 fino a quota 0,01 (+38% di rialzo), improvvisamente, senza nessun apparente notizia di rilievo, nella giornata di lunedì accusa un brusco stop, con prepotente retromarcia.

Una battuta d’arresto come un fulmine a ciel sereno, una secchiata d’acqua gelata, in una seduta, come quella di lunedì dove le banche salivano speditamente, soprattutto Carige rinfocolata dalle ultime notizie sulla comparsa di Mincione come azionista di punta, per alcuni con intenzioni bellicose, pronto a dar battaglia per la conquista di tutta la banca. Notizie che avevano infiammato il mercato, rinforzate con il carico di rumors su l’interesse da parte di Credit Agricole verso un Credito Valtellinese ben ricapitalizzato, alleggerito dai contratti stipulati coi fondi avvoltoio sugli Npl e, notizia di oggi, con un aumento di capitale interamente sottoscritto.

Banche con il vento in poppa, così era partita la settimana, persino le notizie dello scandalo su Facebook che facevano da sfondo, sembravano lontanissime, quasi una minaccia insignificante. Quando improvvisamente, sarà il periodo, marzo pazzo, ecco lo scroscio, una vendita generalizzata sul listino, che prende di mira il ventre debole, le banche con Carige in prima linea. Perché se è vero che tutto scende, o meglio, ridimensiona i guadagni, su Carige in particolare, si notano volumi in vendita consistenti. Una scarica di pugni, che mette il pugile ligure al tappeto. Per la cronaca siamo passati da un +5%, fino a una chiusura a -6%, con un minimo a -9%, che vuol dire un’oscillazione giornaliera del 15%.

Carige non è l’unica a subire questo trattamento, perché insieme a lei indovinate chi c’è? Esatto, Monte dei Paschi, perché sono sempre le stesse a subire, Carige e MPS, e subito l’incubo del bail-in torna ad agitare le notti dei piccoli risparmiatori.

E non basta sapere che ormai sono banche in salvo, una per ricapitalizzazione, e l’altra perché sotto il controllo dello Stato. Il panico cancellava tutto, gli Npl per Mps e per Carige, sono il presente, il pericolo, si deve alleggerire, l’ordine del giorno non cambia.

Tra le tante giustificazioni di questi assurdi movimenti, la prima e forse la più assurda è quella del ritiro di Mincione, anche interessato al dossier Retelit. Un compra e vendi più da trader, che da investitore d’assalto, è possibile? Una gran cassa mediatica, un assalto alla diligenza ligure, e poi cosa fa, si accontenta degli spiccioli? Difficile. Più plausibili le voci sull’uscita di Unipol che dopo aver acquistato il 3% di Carige durante l’aumento, ora sembra sempre più distratta e interessata alla Popolare Emilia Romagna.

Le smentite di Credit Agricole per il Credito Valtellinese, hanno sicuramente avuto un peso, e può essere stata la scusa buona per trader, “macchinette” e algoritmi per prendere profitto, portare a casa dopo un buon rimbalzo, e rivedere gli acquisti su livelli più bassi. Anche perché le problematiche della Bce sulle sofferenze sono sempre in ballo.

Eppure, nel panorama bancario ed europeo, il clima sembrava rasserenarsi. E’ di oggi la notizia che Ray Dalio, ha sensibilmente ridotto la sua puntata short (al ribasso) sul listino di Piazza Affari. Nel dettaglio è stata completamente azzerata la posizione al ribasso su Atlantia (da una posizione corta dello 0,5%), quella su Eni da 1,1% a 1%, quella su Enel da 1,2% a 1,1% e soprattutto quella su Intesa da 1,3% a 1,2%.

Perché se è vero che alla vigilia delle elezioni politiche italiane Ray Dalio, aveva triplicato la posizione originale di ottobre 2017, arrivando a 3,3 miliardi tutti contro l’Italia, la riduzione oltre a portare un sospiro di sollievo, fa dedurre che se i grandi sono disposti a chiudere le posizioni, per di più in perdita, spazio per andare in senso contrario, cioè al rialzo, ce n’è molto.

A maggior ragione, se l’operazione di ritirata coinvolge anche Intesa, perché anche se Carige non era nel mirino di Dalio, la maggior banca italiana è pur sempre il benchmark principale dell’intero settore.  Tradotto, se si riducono le posizioni speculative su Intesa, la banca di Messina può salire e può fare da traino a tutte le altre. Ma a parte le fantasie sulle scorribande di Mincione, e le smentite di Credit Agricole, motivi veri sulle vendite di Carige non ce ne sono. Anche se, indiscrezioni di mercato, dicono che alcuni azionisti abbiano venduto, per far posto ai nuovi NPE di cui la banca si dovrà sbarazzare, ovviamente anche questa volta a prezzo di saldo, o che sia stata fatta cassa per comprare il nuovo bond che sarà collocato entro il 29 marzo.

Intanto la giornata di oggi si chiude con Carige a -4,60% ed Mps a -3,36%, in caduta libera su minimi assoluti. Chiamate i pompieri, si rischia un nuovo incendio.

@paninoelistino