Risparmiatori traditi da Veneto Banca: via al risarcimento per due trevigiani

http://www.trevisotoday.it/ 23 marzo 2018
„Padre e figlio, entrambi di Casale sul Sile, avevano investito in azioni e obbligazioni una cifra di circa 100mila euro

CASALE SUL SILE L’arbitro istituito presso la Consob ha accolto integralmente e condannato Veneto Banca al risarcimento integrale del danno (rispettivamente Euro 88.717,73 ed Euro 8.831,53) subito da due uomini (padre e figlio, entrambi di Casale sul Sile, risparmiatori traditi dall’ex istituto di credito montebellunese.

IL COMMENTO DELL’AVVOCATO MATTEO MOSCHINI “Si tratta di un’ottima notizia. La circostanza per cui la Veneto Banca (ma anche la Popolare di Vicenza) continui ad essere condannata dall’A.C.F. dimostra inequivocabilmente la bontà della nostra tesi, suffragata peraltro da quanto rilevato da Consob, Bce e Bankitalia nelle rispettive relazioni, da cui emerge che la truffa è stata perpetrata in modo scientifico e massivo ai danni della collettività dei risparmiatori.  Pur di riuscire a vendere le azioni da essa emesse, la Veneto Banca ha falsificato in modo scientifico e massivo i profili dei suoi clienti, classificando come esperti di finanza e speculatori dei soggetti con nessuna conoscenza in materia e senza la benchè minima propensione al rischio, eh ha indotto comuni risparmiatori ad acquistare tali azioni spacciandole per prodotti redditizi, facilmente liquidabili e a rischio zero. 

 

Ciò è dimostrato dal fatto che l’Arbitro per le controversie finanziarie continua ad accogliere le domande formulate per conto dei risparmiatori traditi da Veneto Banca. Sfortunatamente, a seguito della messa in liquidazione coatta della Veneto Banca, non mi sarà possibile agire nei confronti della Veneto Banca per ottenere il dovuto in forza della pronuncia dell’A.C.F.. Inserirò tali pronunce nella documentazione allegata alle domande di ammissione al passivo della liquidazione della Veneto Banca. 

 

Agirò inoltre nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda Veneto Banca e in quanto tale, in base alle comuni norme civilistiche (codice civile e testo unico bancario), tenuta a risarcire i danni cagionati dalla Veneto Banca, come peraltro già statuito dal Gup di Roma, dott. Ferri, e dal giudice civile di Vicenza, dott. Giglio. Ritengo che il costituendo Fondo risparmiatori traditi debba recepire il contenuto delle pronunce dell’A.C.F. ed assicurare ai beneficiari delle stesse il risaricmento così come stabilito in tali pronunce. Il Parlamento non può ignorare le tante pronunce favorevoli che i risparmiatori traditi hanno sino ad ora ottenuto dall’A.C.F.. Ho circa 200 procedimenti ancora pendenti avanti l’A.C.F. e ritengo che la stragrande maggioranza di tali procedimenti si concluderà con una pronuncia a noi favorevole”.

 

 

 

CAPITALISTI COI CAPITALI (DEGLI ALTRI) – LUIGI ABETE: LA GUARDIA DI FINANZA INDAGA SUL FINANZIAMENTO DA PARTE DI BNL (DI CUI È PRESIDENTE) DEI CINECITTÀ STUDIOS (DI CUI È AZIONISTA) – IN PARTICOLARE, UN PRESTITO DA 15 MILIONI CONCESSO IN SOLE 7 ORE – UN DIRIGENTE AL TELEFONO: ‘TI RENDI CONTO? HO FATTO DELIBERARE TUTTO IN 7 ORE. CIOÈ, NON ESISTE, DI SOLITO CI VOGLIONO 7 MESI…’

dagospia.com 23 marzo 2018

 

Da www.affaritaliani.it

 

Luigi Abete e le pressioni per far finanziare da BNL, di cui è presidente, l’acquisto di una sua azienda, Cinecittà Studios. A raccontare la vicenda è un’inchiesta della Guardia di Finanza (Abete non è indagato) coordinata dalla Procura di Bari. E’ possibile ottenere da una banca un prestito da 15 milioni di euro in 7 ore? Sì, soprattutto se si è i presidenti di quella banca, scrive Repubblica. L’indagine nasce per caso ascoltando al telefono un dirigente della banca Giuseppe Pignataro, ora interdetto dai magistrati pugliesi per il suo comportamento nella questione delle Ferrovie Sud Est.

 

luigi abete diego della valle alessandro profumo andrea della valleLUIGI ABETE DIEGO DELLA VALLE ALESSANDRO PROFUMO ANDREA DELLA VALLE

Il 30 giugno 2017 Pignataro riceve una telefonata di Luigi Abete: si parla della vendita all’Istituto Luce di un ramo di azienda di Cinecittà Studios, società partecipata da Italian Entertainment Group Spa, riconducibile ad Abete. Per procedere al finanziamento, che è previsto dal decreto milleproroghe, l’Istituto Luce ha chiesto un anticipo alla BNL, proprio la banca che ha in pegno il capitale sociale di Cinecittà Studios. Come spiega ancora Repubblica, la società di Abete, infatti, è in crisi ed è esposta proprio con la banca BNL. In sostanza, quindi, BNL dovrebbe finanziare Istituto Luce per rientrare di un proprio credito con l’azienda del suo presidente.

 

diego della valle luigi abeteDIEGO DELLA VALLE LUIGI ABETE

Un pasticcio, tanto che fino alla mattina del 30 giugno la burocrazia della banca fa resistenza, non procedendo a deliberare il finanziamento. Si vuole procedere con prudenza per un potenziale conflitto di interessi. Esiste poi anche un secondo problema sulla natura dell’operazione, visto che il finanziamento c’è, ma manca il decreto attuativo che di fatto lo concede. Pignataro inizia però una serie di telefonate con i dirigenti della banca, una trentina almeno, fatte tutte in un pomeriggio, per cercare di sbloccare l’operazione. Cosa che alla fine gli riesce.

 

“Ti rendi conto? In sette ore ho fatto deliberare tutto”, dice la sera al telefono con un amico. “E tu sai cosa significa da noi deliberare in 7 ore, no? cioè, non esiste ci vogliono sette mesi anche per pratiche semplici. Un’operazione da quindici milioni, eh! (…) Praticamente ho smosso mezza banca, per non dire tutta la banca. Se andava a Parigi erano cazzi!”. Bnp Paribas ha acquisito la banca nel 2006, spiega Repubblica. Quando l’a.d. di Bnl Andrea Munari viene a conoscenza dell’operazione non la prende bene e chiede una relazione dettagliatissima. “Le procedure interne sono state regolari e sono stati rispettati tutti i nostri protocolli interni”, fanno sapere ora da Bnl.

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Banco Bpm e Carige, ecco la fusione sognata da Raffaele Mincione

Soto STARMAG.IT 23 MARZO 2018

fintech

Il finanziere Raffaele Mincione, socio scalpitante di Carige, spinge – ovvero auspica -per un’aggregazione bancaria fra la banca ligure e il Banco Bpm. E’ la notizia che si desume dell’intervista che il finanziere con base a Londra ha rilasciato oggi al Sole 24 Ore.

L’AZIONE DI MINCIONE

Si chiariscono così in parte le intenzioni del socio che pochi giorni fa ha inviato una lettera al presidente di Carige Giuseppe Tesauro per chiedere un incontro e sollecitare la nomina di un cda che tenga conto della nuova base azionaria. Richiesta respinta, per ora, dal consiglio di amministrazione dell’istituto guidato dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino.

IL GIUDIZIO SU FIORENTINO

Ma non è al capo azienda che Mincione lancia stilettate, anzi, Il finanziere infatti dice: “Condivido il piano di rilancio dell’istituto portato avanti dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino”.

LE PAROLE INDIRETTE SU MALACALZA

E’ invece contro Malacalza che Mincione lancia siluri indiretti senza citare il maggiore azionista singolo di Carige, quando in particolare dice di auspicare un “dialogo costruttivo per una banca che non ha padroni ma azionisti”. I padroni di cui parla Mincione, secondo le interpretazioni degli osservatori, sarebbero proprio i Malacalza che egemonizzano di fatto il consiglio di amministrazione della banca ligure (qui l’approfondimento di Start Magazine sullo stato dei rapporti tra i maggiori azionisti di Banca Carige).

AGGREGAZIONE CON BANCO BPM

«Credo che il valore delle azioni di Banca Carige possa aumentare con un’aggregazione, che considero inevitabile. – ha detto Mincione ad Alessandro Graziani del Sole 24 Ore – Per questi due motivi ho acquistato il 5,4% di Carige e non escludo di salire in tempi brevi al 9,9% del capitale. Revocare l’attuale cda? È un tema da valutare, ma con calma». Domanda il giornalista: “Pensa a Banco-Bpm? Avete ancora azioni del gruppo?”. Risposta di Mincione: “È una delle ipotesi possibili. Abbiamo ancora una quota sotto al 2% e intendiamo mantenerla”.

I RAPPORTI VOLPI-MINCIONE

Il finanziere invita tutti a considerare anche il peso del socio Volpi, azionista che da tempo secondo le cronache finanziarie ha una sintonia con Mincione. Ecco quello che dice oggi al Sole: “Non ho mai avuto il piacere di conoscere Volpi e non ho mai incontrato Fiorani. I miei investimenti in Nigeria, dove non ho mai messo piede in vita mia, sono solo azionari. E li faccio comodamente seduto dal mio ufficio di Londra. È oggettivamente vero però, numeri attuali alla mano, che la partecipazione azionaria del 9% di Volpi può essere decisiva per i futuri assetti di Carige”.

Banco Bpm: la situazione tecnica si sta indebolendo

https://www.milanofinanza.it/ 23 MARZO 2018

BANCO BPM

Nel corso delle ultime sedute la situazione tecnica del Banco Bpm  è peggiorata. Le quotazioni hanno infatti subito una brusca correzione e sono scese in area 2,90-2,88 euro. L’analisi dei principali indicatori quantitativi evidenzia un pericoloso rafforzamento della pressione ribassista: il cedimento di 2,87 può innescare un’ulteriore flessione con un primo target a quota 2,85-2,84 e un secondo obiettivo in area 2,82-2,81 euro. Improbabile il ritorno sopra quota 3,04 euro. 
Gianluca Defendi

Ex banche venete, presidio a Vicenza per salvare 700 posti di lavoro

http://citywire.it/ 23 marzo 2018

Ex banche venete, presidio a Vicenza per salvare 700 posti di lavoro

Lavoratori e sindacati sono in presidio stamani a Vicenza, di fronte alla sede della ex Popolare acquisita da Intesa Sanpaolo.

Sono settecento, informa una nota della Fabi, i lavoratori rimasti fuori dalla “messa in sicurezza” avvenuta ormai nove mesi fa, quando le ex banche venete entrarono a far parte di Intesa. Un’operazione che, grazie all’intervento economico dello Stato, ha salvato migliaia di posti di lavoro, lasciando però 700 lavoratori nel limbo dell’incertezza.

Sono i lavoratori di Apulia Previdenza, Apulia Pronto Prestito, Gruppo banca Intermobiliare, BPVI Multicredito, Claris Factoring, Claris Leasing, Farbanca, Immobiliare Stampa, Nem, Prestinuova, ai quali, ancora oggi, mancano certezze occupazionali future.

“A distanza di nove mesi dal salvataggio delle ex banche venete da parte di Banca Intesa oltre 700 lavoratori non intravvedono prospettive. Per nessuna delle dieci aziende rimaste fuori dal perimetro di Intesa si è trovata ancora una soluzione”, dichiara Giuliano Xausa, segretario nazionale Fabi: “Il Governo dopo un primo incontro, dove aveva assicurato che nessun posto di lavoro sarebbe stato sacrificato, non ha ancora dato risposte concrete. Non si riesce a parlare nemmeno con i commissari liquidatori. Riteniamo impensabile lasciare 700 famiglie senza una prospettiva considerato che il salvataggio è avvenuto con i soldi pubblici. Useremo tutti i mezzi per stare vicino ai lavoratori e risolvere al meglio la questione” conclude Xausa.

Dal 23 giugno l’organico del gruppo Intesa nel solo veneto è calato di oltre 800 lavoratori, una media di 5 posti di lavoro persi al giorni.

 
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CARLO MESSINA E IL MINISTRO PADOAN COSA RISPONDONO?

A CARLO MESSINA QUARTA PARTE – BANCHE VENETE

 

 

 

Caro Messina ,

mi domando nuovamente leggendo i quotidiani dopo aver pubblicato alcuni pezzi della Tua storia in Intesa – come una persona si possa sentire tranquilla dopo che 700 lavoratori delle banche venete sono in mezzo ad una strada per le promesse da te non mantenute – i soldi dal Mef li hai avuti – e tutti gli azionisti che stanno facendo guerre a piu non posso compreso me in maniera solitaria e tu te ne freghi o fai finta forse e’ l’ultima frase che ti si addice.

Spero che ti rendi conto che c’e’ qualcosa che non quadra oppure ha ragione Del Vecchio nelle sue affermazioni da me appena pubblicate?

Fai veramente il Consigliere Delegato sotto ogni punto di vista rispondi alle persone perche ‘ alla fine della storia tutti i problemi ricadranno esclusivamente sulla Tua persona.

Ma tu non vuoi comprendere con il Tuo mutismo tutto ciò’ porterà’ gli Italiani ad un grado di esasperazione che non e’ un logoritmo usato in America e di cui hai avuto una multa gigantesca –  ma molto di piu’.

Ultimo avviso avviso ai naviganti non si dicono in un processo frasi del genere che non rientrano nel diritto alla quale sei stato chiamato in causa – quella frase ha segnato molte persone ricordalo.

Un caro saluto ( per modo di dire)

Paolo Politi

Vicenza, protesta bancari davanti a Intesa: “700 a rischio”

„Antonio Trogu“ vicenzatoday.it 23 marzo 2018 

Sciopero e manifestazione, venerdì mattina, davanti alla ex sede della banca Popolare di Vicenza, ora Banca Intesa, da parte dei lavoratori delle ex banche venete “per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su una situazione che vede lasciati al loro destino diverse centinaia di lavoratori (e le loro famiglie) rimasti esclusi dall’operazione di salvataggio avvenuta peraltro con l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche”, recita un comunicato unitario dei sindacati di categoria. 

Sono passati ormai 9 mesi da quando Banca Intesa ha rilevato 9.800 lavoratori dalle ex Banche Venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca).

L’operazione che ha messo in sicurezza l’intero sistema bancario italiano, costata diversi miliardi di euro allo Stato, ha potuto salvare migliaia di posti di lavoro tralasciando circa 700 lavoratori di 10 aziende rimaste fuori dal perimetro di acquisizione di Banca Intesa, rimasti senza alcuna protezione. Si tratta di lavoratori di APULIA PREVIDENZA, APULIA PRONTO PRESTITO, GRUPPO BANCA INTERMOBILIARE, BPVI MULTICREDITO, CLARIS FACTORING, CLARIS LEASING, FARBANCA, , IMMOBILIARE STAMPA, NEM, PRESTINUOVA, , ai quali, pur non avendo prospettive certe, non sono state date garanzie occupazionali future.

I commissari liquidatori, che inizialmente pensavano di poter cedere le aziende sul mercato entro un anno, hanno potuto constatare che tale ipotesi è di difficile realizzazione e, ad oggi, non sono stati nella condizione di trovare soluzioni che diano una prospettiva occupazionale per tutte le aziende e i dipendenti. Lo stesso Governo, nonostante sia stato ripetutamente chiamato in causa, ad oggi non ha dato alcuna risposta concreta. Il Sindacato, a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, non lascerà nulla di intentato per cercare di risolvere la questione e intraprenderà tutte le iniziative che saranno ritenute necessarie per la salvaguardia dei posti di lavoro“.

 

 video clicca qui
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Carlo Messina vai a spiegare il tuo contratto delNotaio Marchetti e il Decreto 99/2017?

“Messina come un ragazzino al bar”. Del Vecchio attacca l’a.d. di Intesa sull’affaire Generali

 

https://www.huffingtonpost.it 28 aprile 2017

ANSA/GETTY

l matrimonio alla fine non c’è stato, mentre le liti, e anche pesanti, alla fine sono esplose. Generali-Intesa Sanpaolo: settimane di prove di avvicinamento, poi un nulla di fatto, con Ca’ de Sass che alla fine ha preferito non avventurarsi in una combinazione industriale che ha surriscaldato i mercati. Una dinamica che non è piaciuta a uno dei soci del Leone, Leonardo Del Vecchio, che detiene attraverso Delfin il 3,5% delle azioni della compagnia assicurativa triestina. “Non so come si fa a fare questi discorsi da parte di un amministratore delegato, lo può dire un ragazzino al bar”, ha dichiarato il patron di Luxottica. Il destinatario del messaggio? L’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina.

 

Del Vecchio non ha risparmiato critiche a Messina. “Vuol dire – ha aggiunto – che non sa neanche che cosa è Generali: ha fatto danno agli investitori più che al mercato. In America sarebbe stata una class action. Una dichiarazione di un a.d. di questo tipo sarebbe costata molto alla banca”.

 

Chiacchiere da bar, insomma, secondo Del Vecchio quelle che hanno animato l’interesse di Intesa per Generali. “È come se lo ha detto al bar, come se stesse parlando di Inter e Milan. Come si fa con due società in Borsa che un amministratore di una faccia queste dichiarazioni. ‘Noi vorremmo comperare…’ Come se io dicessi ‘Vorrei comperare la Microsoft”.

 

La risposta di Messina, anch’essa accesa, è arrivata a stretto giro. “Ho letto le dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio: evidentemente non sa di cosa parla e neanche sa come sono andate le cose. Intesa Sanpaolo non ha mai commentato l’argomento se non in conseguenza dell’acquisto del 3% dei titoli della Banca da parte di Generali”. Messina ha rivendicato di aver informato i mercati in maniera trasparente e “rispettosa delle norme” dopo l’acquisto “da ultimo comunicando la decisione di bocciare la possibile operazione di combinazione industriale in quanto non creava valore”.

 

La querelle Del Vecchio-Messina non si ferma però qui. “Quelle di Del Vecchio sono affermazioni diffamatorie a fronte delle quali reagirò nelle sedi opportune a tutela mia e della banca”, ha chiosato Messina.

BISOGNA AVERE RISPETTO DI UN IMPRENDITORE COME DEL VECCHIO CONOSCENDO LA SUA STORIA – CHAPEAUX A DEL VECCHIO
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