Risparmiatori traditi da Veneto Banca: via al risarcimento per due trevigiani

http://www.trevisotoday.it/ 23 marzo 2018
„Padre e figlio, entrambi di Casale sul Sile, avevano investito in azioni e obbligazioni una cifra di circa 100mila euro

CASALE SUL SILE L’arbitro istituito presso la Consob ha accolto integralmente e condannato Veneto Banca al risarcimento integrale del danno (rispettivamente Euro 88.717,73 ed Euro 8.831,53) subito da due uomini (padre e figlio, entrambi di Casale sul Sile, risparmiatori traditi dall’ex istituto di credito montebellunese.

IL COMMENTO DELL’AVVOCATO MATTEO MOSCHINI “Si tratta di un’ottima notizia. La circostanza per cui la Veneto Banca (ma anche la Popolare di Vicenza) continui ad essere condannata dall’A.C.F. dimostra inequivocabilmente la bontà della nostra tesi, suffragata peraltro da quanto rilevato da Consob, Bce e Bankitalia nelle rispettive relazioni, da cui emerge che la truffa è stata perpetrata in modo scientifico e massivo ai danni della collettività dei risparmiatori.  Pur di riuscire a vendere le azioni da essa emesse, la Veneto Banca ha falsificato in modo scientifico e massivo i profili dei suoi clienti, classificando come esperti di finanza e speculatori dei soggetti con nessuna conoscenza in materia e senza la benchè minima propensione al rischio, eh ha indotto comuni risparmiatori ad acquistare tali azioni spacciandole per prodotti redditizi, facilmente liquidabili e a rischio zero. 

 

Ciò è dimostrato dal fatto che l’Arbitro per le controversie finanziarie continua ad accogliere le domande formulate per conto dei risparmiatori traditi da Veneto Banca. Sfortunatamente, a seguito della messa in liquidazione coatta della Veneto Banca, non mi sarà possibile agire nei confronti della Veneto Banca per ottenere il dovuto in forza della pronuncia dell’A.C.F.. Inserirò tali pronunce nella documentazione allegata alle domande di ammissione al passivo della liquidazione della Veneto Banca. 

 

Agirò inoltre nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda Veneto Banca e in quanto tale, in base alle comuni norme civilistiche (codice civile e testo unico bancario), tenuta a risarcire i danni cagionati dalla Veneto Banca, come peraltro già statuito dal Gup di Roma, dott. Ferri, e dal giudice civile di Vicenza, dott. Giglio. Ritengo che il costituendo Fondo risparmiatori traditi debba recepire il contenuto delle pronunce dell’A.C.F. ed assicurare ai beneficiari delle stesse il risaricmento così come stabilito in tali pronunce. Il Parlamento non può ignorare le tante pronunce favorevoli che i risparmiatori traditi hanno sino ad ora ottenuto dall’A.C.F.. Ho circa 200 procedimenti ancora pendenti avanti l’A.C.F. e ritengo che la stragrande maggioranza di tali procedimenti si concluderà con una pronuncia a noi favorevole”.

 

 

 

CAPITALISTI COI CAPITALI (DEGLI ALTRI) – LUIGI ABETE: LA GUARDIA DI FINANZA INDAGA SUL FINANZIAMENTO DA PARTE DI BNL (DI CUI È PRESIDENTE) DEI CINECITTÀ STUDIOS (DI CUI È AZIONISTA) – IN PARTICOLARE, UN PRESTITO DA 15 MILIONI CONCESSO IN SOLE 7 ORE – UN DIRIGENTE AL TELEFONO: ‘TI RENDI CONTO? HO FATTO DELIBERARE TUTTO IN 7 ORE. CIOÈ, NON ESISTE, DI SOLITO CI VOGLIONO 7 MESI…’

dagospia.com 23 marzo 2018

 

Da www.affaritaliani.it

 

Luigi Abete e le pressioni per far finanziare da BNL, di cui è presidente, l’acquisto di una sua azienda, Cinecittà Studios. A raccontare la vicenda è un’inchiesta della Guardia di Finanza (Abete non è indagato) coordinata dalla Procura di Bari. E’ possibile ottenere da una banca un prestito da 15 milioni di euro in 7 ore? Sì, soprattutto se si è i presidenti di quella banca, scrive Repubblica. L’indagine nasce per caso ascoltando al telefono un dirigente della banca Giuseppe Pignataro, ora interdetto dai magistrati pugliesi per il suo comportamento nella questione delle Ferrovie Sud Est.

 

luigi abete diego della valle alessandro profumo andrea della valleLUIGI ABETE DIEGO DELLA VALLE ALESSANDRO PROFUMO ANDREA DELLA VALLE

Il 30 giugno 2017 Pignataro riceve una telefonata di Luigi Abete: si parla della vendita all’Istituto Luce di un ramo di azienda di Cinecittà Studios, società partecipata da Italian Entertainment Group Spa, riconducibile ad Abete. Per procedere al finanziamento, che è previsto dal decreto milleproroghe, l’Istituto Luce ha chiesto un anticipo alla BNL, proprio la banca che ha in pegno il capitale sociale di Cinecittà Studios. Come spiega ancora Repubblica, la società di Abete, infatti, è in crisi ed è esposta proprio con la banca BNL. In sostanza, quindi, BNL dovrebbe finanziare Istituto Luce per rientrare di un proprio credito con l’azienda del suo presidente.

 

diego della valle luigi abeteDIEGO DELLA VALLE LUIGI ABETE

Un pasticcio, tanto che fino alla mattina del 30 giugno la burocrazia della banca fa resistenza, non procedendo a deliberare il finanziamento. Si vuole procedere con prudenza per un potenziale conflitto di interessi. Esiste poi anche un secondo problema sulla natura dell’operazione, visto che il finanziamento c’è, ma manca il decreto attuativo che di fatto lo concede. Pignataro inizia però una serie di telefonate con i dirigenti della banca, una trentina almeno, fatte tutte in un pomeriggio, per cercare di sbloccare l’operazione. Cosa che alla fine gli riesce.

 

“Ti rendi conto? In sette ore ho fatto deliberare tutto”, dice la sera al telefono con un amico. “E tu sai cosa significa da noi deliberare in 7 ore, no? cioè, non esiste ci vogliono sette mesi anche per pratiche semplici. Un’operazione da quindici milioni, eh! (…) Praticamente ho smosso mezza banca, per non dire tutta la banca. Se andava a Parigi erano cazzi!”. Bnp Paribas ha acquisito la banca nel 2006, spiega Repubblica. Quando l’a.d. di Bnl Andrea Munari viene a conoscenza dell’operazione non la prende bene e chiede una relazione dettagliatissima. “Le procedure interne sono state regolari e sono stati rispettati tutti i nostri protocolli interni”, fanno sapere ora da Bnl.

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Banco Bpm e Carige, ecco la fusione sognata da Raffaele Mincione

Soto STARMAG.IT 23 MARZO 2018

fintech

Il finanziere Raffaele Mincione, socio scalpitante di Carige, spinge – ovvero auspica -per un’aggregazione bancaria fra la banca ligure e il Banco Bpm. E’ la notizia che si desume dell’intervista che il finanziere con base a Londra ha rilasciato oggi al Sole 24 Ore.

L’AZIONE DI MINCIONE

Si chiariscono così in parte le intenzioni del socio che pochi giorni fa ha inviato una lettera al presidente di Carige Giuseppe Tesauro per chiedere un incontro e sollecitare la nomina di un cda che tenga conto della nuova base azionaria. Richiesta respinta, per ora, dal consiglio di amministrazione dell’istituto guidato dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino.

IL GIUDIZIO SU FIORENTINO

Ma non è al capo azienda che Mincione lancia stilettate, anzi, Il finanziere infatti dice: “Condivido il piano di rilancio dell’istituto portato avanti dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino”.

LE PAROLE INDIRETTE SU MALACALZA

E’ invece contro Malacalza che Mincione lancia siluri indiretti senza citare il maggiore azionista singolo di Carige, quando in particolare dice di auspicare un “dialogo costruttivo per una banca che non ha padroni ma azionisti”. I padroni di cui parla Mincione, secondo le interpretazioni degli osservatori, sarebbero proprio i Malacalza che egemonizzano di fatto il consiglio di amministrazione della banca ligure (qui l’approfondimento di Start Magazine sullo stato dei rapporti tra i maggiori azionisti di Banca Carige).

AGGREGAZIONE CON BANCO BPM

«Credo che il valore delle azioni di Banca Carige possa aumentare con un’aggregazione, che considero inevitabile. – ha detto Mincione ad Alessandro Graziani del Sole 24 Ore – Per questi due motivi ho acquistato il 5,4% di Carige e non escludo di salire in tempi brevi al 9,9% del capitale. Revocare l’attuale cda? È un tema da valutare, ma con calma». Domanda il giornalista: “Pensa a Banco-Bpm? Avete ancora azioni del gruppo?”. Risposta di Mincione: “È una delle ipotesi possibili. Abbiamo ancora una quota sotto al 2% e intendiamo mantenerla”.

I RAPPORTI VOLPI-MINCIONE

Il finanziere invita tutti a considerare anche il peso del socio Volpi, azionista che da tempo secondo le cronache finanziarie ha una sintonia con Mincione. Ecco quello che dice oggi al Sole: “Non ho mai avuto il piacere di conoscere Volpi e non ho mai incontrato Fiorani. I miei investimenti in Nigeria, dove non ho mai messo piede in vita mia, sono solo azionari. E li faccio comodamente seduto dal mio ufficio di Londra. È oggettivamente vero però, numeri attuali alla mano, che la partecipazione azionaria del 9% di Volpi può essere decisiva per i futuri assetti di Carige”.

Banco Bpm: la situazione tecnica si sta indebolendo

https://www.milanofinanza.it/ 23 MARZO 2018

BANCO BPM

Nel corso delle ultime sedute la situazione tecnica del Banco Bpm  è peggiorata. Le quotazioni hanno infatti subito una brusca correzione e sono scese in area 2,90-2,88 euro. L’analisi dei principali indicatori quantitativi evidenzia un pericoloso rafforzamento della pressione ribassista: il cedimento di 2,87 può innescare un’ulteriore flessione con un primo target a quota 2,85-2,84 e un secondo obiettivo in area 2,82-2,81 euro. Improbabile il ritorno sopra quota 3,04 euro. 
Gianluca Defendi

Ex banche venete, presidio a Vicenza per salvare 700 posti di lavoro

http://citywire.it/ 23 marzo 2018

Ex banche venete, presidio a Vicenza per salvare 700 posti di lavoro

Lavoratori e sindacati sono in presidio stamani a Vicenza, di fronte alla sede della ex Popolare acquisita da Intesa Sanpaolo.

Sono settecento, informa una nota della Fabi, i lavoratori rimasti fuori dalla “messa in sicurezza” avvenuta ormai nove mesi fa, quando le ex banche venete entrarono a far parte di Intesa. Un’operazione che, grazie all’intervento economico dello Stato, ha salvato migliaia di posti di lavoro, lasciando però 700 lavoratori nel limbo dell’incertezza.

Sono i lavoratori di Apulia Previdenza, Apulia Pronto Prestito, Gruppo banca Intermobiliare, BPVI Multicredito, Claris Factoring, Claris Leasing, Farbanca, Immobiliare Stampa, Nem, Prestinuova, ai quali, ancora oggi, mancano certezze occupazionali future.

“A distanza di nove mesi dal salvataggio delle ex banche venete da parte di Banca Intesa oltre 700 lavoratori non intravvedono prospettive. Per nessuna delle dieci aziende rimaste fuori dal perimetro di Intesa si è trovata ancora una soluzione”, dichiara Giuliano Xausa, segretario nazionale Fabi: “Il Governo dopo un primo incontro, dove aveva assicurato che nessun posto di lavoro sarebbe stato sacrificato, non ha ancora dato risposte concrete. Non si riesce a parlare nemmeno con i commissari liquidatori. Riteniamo impensabile lasciare 700 famiglie senza una prospettiva considerato che il salvataggio è avvenuto con i soldi pubblici. Useremo tutti i mezzi per stare vicino ai lavoratori e risolvere al meglio la questione” conclude Xausa.

Dal 23 giugno l’organico del gruppo Intesa nel solo veneto è calato di oltre 800 lavoratori, una media di 5 posti di lavoro persi al giorni.

 
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CARLO MESSINA E IL MINISTRO PADOAN COSA RISPONDONO?

A CARLO MESSINA QUARTA PARTE – BANCHE VENETE

 

 

 

Caro Messina ,

mi domando nuovamente leggendo i quotidiani dopo aver pubblicato alcuni pezzi della Tua storia in Intesa – come una persona si possa sentire tranquilla dopo che 700 lavoratori delle banche venete sono in mezzo ad una strada per le promesse da te non mantenute – i soldi dal Mef li hai avuti – e tutti gli azionisti che stanno facendo guerre a piu non posso compreso me in maniera solitaria e tu te ne freghi o fai finta forse e’ l’ultima frase che ti si addice.

Spero che ti rendi conto che c’e’ qualcosa che non quadra oppure ha ragione Del Vecchio nelle sue affermazioni da me appena pubblicate?

Fai veramente il Consigliere Delegato sotto ogni punto di vista rispondi alle persone perche ‘ alla fine della storia tutti i problemi ricadranno esclusivamente sulla Tua persona.

Ma tu non vuoi comprendere con il Tuo mutismo tutto ciò’ porterà’ gli Italiani ad un grado di esasperazione che non e’ un logoritmo usato in America e di cui hai avuto una multa gigantesca –  ma molto di piu’.

Ultimo avviso avviso ai naviganti non si dicono in un processo frasi del genere che non rientrano nel diritto alla quale sei stato chiamato in causa – quella frase ha segnato molte persone ricordalo.

Un caro saluto ( per modo di dire)

Paolo Politi

Vicenza, protesta bancari davanti a Intesa: “700 a rischio”

„Antonio Trogu“ vicenzatoday.it 23 marzo 2018 

Sciopero e manifestazione, venerdì mattina, davanti alla ex sede della banca Popolare di Vicenza, ora Banca Intesa, da parte dei lavoratori delle ex banche venete “per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su una situazione che vede lasciati al loro destino diverse centinaia di lavoratori (e le loro famiglie) rimasti esclusi dall’operazione di salvataggio avvenuta peraltro con l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche”, recita un comunicato unitario dei sindacati di categoria. 

Sono passati ormai 9 mesi da quando Banca Intesa ha rilevato 9.800 lavoratori dalle ex Banche Venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca).

L’operazione che ha messo in sicurezza l’intero sistema bancario italiano, costata diversi miliardi di euro allo Stato, ha potuto salvare migliaia di posti di lavoro tralasciando circa 700 lavoratori di 10 aziende rimaste fuori dal perimetro di acquisizione di Banca Intesa, rimasti senza alcuna protezione. Si tratta di lavoratori di APULIA PREVIDENZA, APULIA PRONTO PRESTITO, GRUPPO BANCA INTERMOBILIARE, BPVI MULTICREDITO, CLARIS FACTORING, CLARIS LEASING, FARBANCA, , IMMOBILIARE STAMPA, NEM, PRESTINUOVA, , ai quali, pur non avendo prospettive certe, non sono state date garanzie occupazionali future.

I commissari liquidatori, che inizialmente pensavano di poter cedere le aziende sul mercato entro un anno, hanno potuto constatare che tale ipotesi è di difficile realizzazione e, ad oggi, non sono stati nella condizione di trovare soluzioni che diano una prospettiva occupazionale per tutte le aziende e i dipendenti. Lo stesso Governo, nonostante sia stato ripetutamente chiamato in causa, ad oggi non ha dato alcuna risposta concreta. Il Sindacato, a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, non lascerà nulla di intentato per cercare di risolvere la questione e intraprenderà tutte le iniziative che saranno ritenute necessarie per la salvaguardia dei posti di lavoro“.

 

 video clicca qui
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Carlo Messina vai a spiegare il tuo contratto delNotaio Marchetti e il Decreto 99/2017?

“Messina come un ragazzino al bar”. Del Vecchio attacca l’a.d. di Intesa sull’affaire Generali

 

https://www.huffingtonpost.it 28 aprile 2017

ANSA/GETTY

l matrimonio alla fine non c’è stato, mentre le liti, e anche pesanti, alla fine sono esplose. Generali-Intesa Sanpaolo: settimane di prove di avvicinamento, poi un nulla di fatto, con Ca’ de Sass che alla fine ha preferito non avventurarsi in una combinazione industriale che ha surriscaldato i mercati. Una dinamica che non è piaciuta a uno dei soci del Leone, Leonardo Del Vecchio, che detiene attraverso Delfin il 3,5% delle azioni della compagnia assicurativa triestina. “Non so come si fa a fare questi discorsi da parte di un amministratore delegato, lo può dire un ragazzino al bar”, ha dichiarato il patron di Luxottica. Il destinatario del messaggio? L’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina.

 

Del Vecchio non ha risparmiato critiche a Messina. “Vuol dire – ha aggiunto – che non sa neanche che cosa è Generali: ha fatto danno agli investitori più che al mercato. In America sarebbe stata una class action. Una dichiarazione di un a.d. di questo tipo sarebbe costata molto alla banca”.

 

Chiacchiere da bar, insomma, secondo Del Vecchio quelle che hanno animato l’interesse di Intesa per Generali. “È come se lo ha detto al bar, come se stesse parlando di Inter e Milan. Come si fa con due società in Borsa che un amministratore di una faccia queste dichiarazioni. ‘Noi vorremmo comperare…’ Come se io dicessi ‘Vorrei comperare la Microsoft”.

 

La risposta di Messina, anch’essa accesa, è arrivata a stretto giro. “Ho letto le dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio: evidentemente non sa di cosa parla e neanche sa come sono andate le cose. Intesa Sanpaolo non ha mai commentato l’argomento se non in conseguenza dell’acquisto del 3% dei titoli della Banca da parte di Generali”. Messina ha rivendicato di aver informato i mercati in maniera trasparente e “rispettosa delle norme” dopo l’acquisto “da ultimo comunicando la decisione di bocciare la possibile operazione di combinazione industriale in quanto non creava valore”.

 

La querelle Del Vecchio-Messina non si ferma però qui. “Quelle di Del Vecchio sono affermazioni diffamatorie a fronte delle quali reagirò nelle sedi opportune a tutela mia e della banca”, ha chiosato Messina.

BISOGNA AVERE RISPETTO DI UN IMPRENDITORE COME DEL VECCHIO CONOSCENDO LA SUA STORIA – CHAPEAUX A DEL VECCHIO

maggio 2014 -BANCHIERI IN FUGA – GAETANUCCIO MICCICHE’ NON SI FARA’ CONGEDARE DALLO ZAZZERUTO MESSINA E PUNTA SULLA POLTRONA DI AD DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI (RENZI VUOL SILURARE GORNO TEMPINI CHE RIFIUTA DI DIVENTARE IL BANCOMAT DEL GOVERNO)

dagospia.com 14 maggio 2014

Il direttore generale di Intesa non si farà pensionare da Carlo Messina e prepara l’addio. Il posto che ha messo nel mirino è quello di ad della Cassa Depositi e Prestiti, controllata da fondazioni bancarie e Tesoro. Renzie non è contento di Gorno Tempini e vorrebbe una Cdp più a “disposizione”….

Dagonews
Meglio andarsene da soli, quando tutto intorno a te sta cambiando e, tutto sommato, sei ancora all’apice. E’ questo il ragionamento che si sta facendo un banchiere d’affari esperto come Gaetano Miccichè, palermitano, classe 1950, direttore generale di Intesa Sanpaolo e consigliere di Alitalia e Prada. E per questo ha puntato una poltrona pubblica come quella della Cassa Depositi e Prestiti, che Renzie vorrebbe trasformare in una sorta di bancomat del governo.

GAETANO MICCICHE E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE FOTO BARILLARIGAETANO MICCICHE E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE FOTO BARILLARI

Dicono a Milano che Miccichè stia assistendo con sguardo gelido al ciclone Messina, con lo zazzeruto ad che taglia partecipazioni “problematiche” con la roncola e smonta in modo sistematico, sulla scia di quanto stanno facendo Mario Greco in Generali e Nego Nagel in Mediobanca, tutti i legami più insidiosi con il vecchio mondo del “Salotto buono” e con la filosofia della “banca di sistema” cara a Bazoli e Passera.

GAETANO MICCICHE DG INTESA S PAOLOGAETANO MICCICHE DG INTESA S PAOLO

Airone Passera, grande mentore di “Gaetanuccio”, si balocca con la progettualità politica, mentre Anìbramo Bazoli, dopo la perquisizione di ieri, è già tanto se avrà le energie per occuparsi come un tempo del Corriere della Sera. Insomma, Miccichè è un po’ da solo.

carlo messina e moglieCARLO MESSINA E MOGLIE

Prima di farsi asfaltare – a suon di miliardi, ben inteso – dall’emergente Messina, starebbe dunque pensando di levare le tende in maniera autonoma e ha messo gli occhi sul posto di amministratore delegato della Cdp, al momento affidata alla guida di un bazoliano di ferro come il bresciano Giovanni Gorno Tempini.

La Cdp, grazie al suo meraviglioso statuto che la mette al riparo delle critiche di Bruxelles, è già da tempo il braccio armato con il quale il governo (facendosi schermo con le fondazioni bancarie) prova a fare un po’ di politica industriale in stile “Iri dei poveri”. Ed è anche uno sportello bancomat per crisi improvvise nelle quali il Tesoro non può intervenire direttamente, pena il cartellino rosso europeo sugli “aiuti di Stato”.

Giovanni Gorno Tempini Benedetta Lignani Marchesan Gustavo PacificoGIOVANNI GORNO TEMPINI BENEDETTA LIGNANI MARCHESAN GUSTAVO PACIFICO

Renzie, che si è convertito anche alle privatizzazioni (all’inizio era scettico) ha grandi progetti per la Cdp e vorrebbe un uomo più disponibile al dialogo con Palazzo Chigi e meno vicino al Tesoro e alle fondazioni bancarie. In poche parole, un banchiere d’affari, ma anche un politico. E il profilo di Miccichè senior, che con il fratello forzista, caratterialmente, ha ben poco in comune, potrebbe essere quello giusto.

 

MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOANMATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN

luglio 2014-1. TERREMOTO MESSINA SI È PHONATO LA TESTA E IN INTESA-SANPAOLO VUOL CAMBIARE TUTTA LA PRIMA LINEA DI COMANDO E METTERE UOMINI SUOI. PECCATO CHE ABRAMO BAZOLI NON SIA MINIMAMENTE D’ACCORDO COL RIBALTONE E SI SIA GIÀ MESSO DI TRAVERSO 2. NON E’ FINITA. IL CORAGGIOSO MESSINA NON SI DÀ PER VINTO E VUOLE CHE IL PROSSIMO PRESIDENTE DI INTESA AL POSTO DI BAZOLI (IN USCITA PRIMAVERA 2015) LO SCELGANO I CACCIATORI DI TESTE. E QUI S’INCAZZÒ ANCHE L’IMMARCESCIBILE GUZZETTI DI CARIPLO 3. AMORALE DELLA FAVOLA: QUANTO DURA IL BUON MESSINA? CHIAMATE I CACCIATORI DI TESTE 4.IN UNICREDIT, VITA VUOLE LASCIARE. LA PRESIDENZA FA GOLA AGLI ARABI DEL FONDO AABAR

dagospia.com 11 luglio 2014

DAGONEWS

Giovanni BazoliGIOVANNI BAZOLI

 

Avrà molto da pettinarsi il ciuffone, quest’estate, lo zazzeruto Carlo Messina, che ormai credeva di poter comandare Intesa-Sanpaolo come un sol uomo. L’amministratore delegato del primo colosso bancario italiano ha in mente di sostituire la prima linea di management (della quale un tempo faceva parte) e di mettere in plancia di comando tutti uomini suoi, giovani e gagliardi.

 

Un’operazione non facile e non soltanto perché si tratta di ridimensionare personaggi dell’era Passera (vedi Gaetano Miccichè), protagonisti, nel bene e nel male, della vittoriosa fusione con Torino, ma anche perché alcuni “colonnelli” sono stimati direttamente dal presidentissimo Abramo Bazoli.

 

carlo messina e moglieCARLO MESSINA E MOGLIE

L’avvocato bresciano, per nulla disturbato dai guai in arrivo dalla procura di Bergamo (Ubi Banca), ha dato lo stop a un primo ribaltone generazionale del baldo Messina e questo già da solo rappresenta uno schiaffone di quelli che fanno traballare anche la poltrona stessa di amministratore delegato.

 

Messina però, forse inebriato dalla futura scomparsa del “duale” nella governance di Ca’ de’ Sass, ci ha messo del suo andando anche pericolosamente a manovrare in zona Guzzetti, l’altro Grande Vecchio di Intesa Sanpaolo che si fa forte della propria eterna poltronciona nella Fondazione Cariplo.

 

Nel mondo perfetto di Messina, infatti, il prossimo presidente di Intesa dovrebbe saltare fuori da una bella ricerca di mercato affidata ai cacciatori di teste – come è successo con Giuseppe Vita per Unicredit.

GUZZETTIGUZZETTI

Lodevole intento, si dice nelle fondazioni azioniste, ma i cacciatori di teste forse sono più adatti a cercare gli amministratori delegati, che non i presidenti “di garanzia”.

 

Acque meno agitate in piazzo Cordusio, dove invece Federico Ghizzoni è ben in sella, ma c’è pur sempre da scegliere un nuovo presidente. Il “tedesco” Giuseppe Vita – come abbiamo annunciato – infatti vuole uscire a settembre e l’azionista singolo che si sta muovendo con le maggiori ambizioni per piazzare un proprio uomo non è né tedesco né italiano, ma parla arabo. Si tratta del fondo di Abu Dhabi Aabar, prima azionista di Unicredit con una quota pari al 5,089%. Per l’autunno, anche in Unicredit si preannuncia una battaglia mica da ridere

giugno 2015 -IL BILDERBERG È TORNATO, ED È PIÙ NASCOSTO E POTENTE CHE MAI – NON È UN’ASTRONAVE NEI BOSCHI, MA L’HOTEL AUSTRIACO DOVE MONTI ED ELKANN, BERNABÈ E GRUBER SBARCHERANNO DOMANI – OLTRE AI SOLITI BANCHIERI E POTENTONI, SI SEGNALANO IL CAPO DELL’EUROGRUPPO DIJSSELBLOEM, IL BOSS DI RYANAIR, IL MEMBRO BCE COEURÉ, L’EX GENERALE PETRAEUS (FRESCO DI CONDANNA) BEN TRE MANAGER GOOGLE, IL CANCELLIERE INGLESE E L’IDEOLOGO (GRECO) DELLA RIFORMA EUROPEA

dagospia.com 10 giugno 2016

Le Alpi intorno a Innsbruck sono blindate da una settimana per il meeting – Per Luka Tsoukalis, all’Europa serve più cessione di sovranità nazionale al nucleo centrale – Si parlerà di Grecia, TTIP, l’accordo di libero scambio – La lista completa.

1. IL BILDERBERG SI RIUNISCE A INNSBRUCK: NEL MENÙ DEI POTENTI C’È IL TTIP

Giuliano Balestreri per www.repubblica.it

 

hotel bilderberg 2015 austriaHOTEL BILDERBERG 2015 AUSTRIA

Il Club Bilderberg, il circolo più esclusivo del mondo, torna a riunirsi domani – fino a domenica prossima – in Austria a Telfs-Buchen. Poco lontano da Innsbruck, leader politici, rappresentanti dell’economia e del mondo accademico discuteranno, a porte chiuse di globalizzazione, Russia ed elezioni americane con l’obiettivo – come recita lo statuto del Club – di “promuovere il dialogo tra Europa e America del nord”. Anche per questo, probabilmente, il piatto principale nel menù del vertice sarà il Ttip: il trattato transatlantico di libero scambio. Lo stesso contro il quale montano le proteste a ogni angolo del globo, proprio mentre i governi chiedono di accelerare per arrivare al via libera entro fine anno.

 

I protagonisti. Tra i 140 invitati di 22 diversi paese, quest’anno ci sono il primo ministro del Belgio, Charles Michel; il numero uno dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem; l’austriaco Heinz Fischer e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. A presiedere il Bilderbeg Group è Henri de Castries, patron del gruppo assicurativo francese, Axa. Gli italiani non mancano mai e quest’anno saranno cinque: oltre a Mario Monti e Franco Bernabé, che siedono nel comitato direttivo, ci saranno il presidente di Fca John Elkann (che era stata la new entry del 2014), la giornalista Lilli Gruber (già stata invitata nel 2013) e l’imprenditore Gianfelice Rocca, protagonista anche lui due anni fa.

 

hotel bilderberg 2015 austriaHOTEL BILDERBERG 2015 AUSTRIA

I misteri. Da sempre al centro delle critiche per i misteri che avvolgono il Bilderberg e i suoi incontri a porte chiuse, che alimentano le teorie del complotto, il club dal 2013 si è dotato di un ufficio stampa che pubblica l’elenco completo dei partecipanti agli incontri e rende noti i macro temi di discussione. Nonostante tutto, resta difficile capire chi davvero entra ed esce dall’albergo: solitamente la polizia predispone un cordone di sicurezza intorno all’albergo, che viene interamente riservato per l’occasione per tenere lontani curiosi e giornalisti.

 

bilderberg 2015 monti gruber elkann bernabeBILDERBERG 2015 MONTI GRUBER ELKANN BERNABE

Se le spese organizzative sono a carico dei membri del direttivo del Paese ospitante, quelle per la sicurezza sono garantite dai contribuenti: lo scorso anno la Danimarca non ha rivelato quanto sia costato il meeting, ma nel 2013 il governo inglese ammise di aver speso 1,8 milioni di sterline, facendo infuriare l’opinione pubblica.

 

Di certo vi hanno preso parte tutti i membri dell’elite internazionale. In passato si è scoperto che i convenuti comprendevano Henry Kissinger, il principe Carlo, Peter Mandelson, lord Carrington, David Cameron, la regina Beatrice d’Olanda, per fare qualche nome. Negli ultimi anni i nobili sono sempre meno a favore dei grandi della finanza: da Bill Gates e Henry Kravis di Kkr, da Eric Schmidt di Google al Generale Petraeus.

 

gruber bernabeGRUBER BERNABE

Argomenti. Sapere di cosa si discuterà nello specifico è praticamente impossibile dal momento che le riunioni si tengono senza un ordine del giorno, ma di fatto gli argomenti si ripetono: la Russia e il potere crescente di Putin sono sempre in cima alle preoccupazioni di tutti, ma si parlerà anche di Grecia; Europa e Stati Uniti. Di certo i grandi lobbysti del pianeta discuteranno anche del Ttip, il trattato di libero scambio tra l’Unione europea e gli Usa: le critiche crescono, ma la volontà dei potenti della terrà è quella di accelerare. Insomma, abbastanza per alimentare le teorie del complotto: “Cosa ci fanno 140 persone chiuse in un albergo per un fine settimana?”.

 

cfi91 john elkannn mario montiCFI91 JOHN ELKANNN MARIO MONTI

Decidono i destini del mondo, sostengono i detrattori. “Mettono attorno a un tavolo gli uomini più potenti della Terra per discutere off the records dello stato del mondo e per promuovere il dialogo tra Europa e Stati Uniti”, recita il sito del gruppo.

 

 

2. BILDERBERG, TRA INVITATI TSOUKALIS, L’ECONOMISTA CHE CHIEDE NUOVO PATTO UE

Francesco De Palo per www.ilfattoquotidiano.it

 

Mentre la trattativa tra Grecia e Brussels Group registra brusche frenate e fughe in avanti, al meeting del gruppo Bilderberg che si terrà dall’11 al 14 giugno a Telfs in Austria, con la partecipazione di 140 persone provenienti da 22 Paesi, sono stati invitati anche tre greci. Oltre a Dimitris Papalekopoulos, managing director del gruppo Titan Cement, e a Panagiotis Pikrammenos, primo ministro ad interim per una settimana nel 2012 ed ex presidente del Consiglio di Stato ellenico, c’è anche un economista che sull’Europa e sul futuro euromediterraneo ha scritto alcuni interessanti e controversi pamphlet.

MARIO MONTI SERGIO MARCHIONNE JOHN ELKANNMARIO MONTI SERGIO MARCHIONNE JOHN ELKANN

 

Si tratta di Luka Tsoukalis, presidente di Eliamep, la Fondazione ellenica per la politica europea e straniera. L’incontro annuale del club, essenzialmente un forum informale di discussione sulle questioni globali più importanti, si occuperà anche della crisi ellenica, come dimostra la presenza contemporanea del numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e di Benoit Querrey, appartenente al board della Banca centrale europea.

 

Tsoukalis, nato ad Atene, ha insegnato a Oxford, al Collegio di Santa Caterina e di S. Antonio, all’Istituto Europeo della London School of Economics and Political Science e a Sciences Po a Parigi. Attualmente è professore di integrazione europea presso l’Università di Atene e Visiting Professor presso il Kings College di Londra e il Collegio d’Europa di Bruges.

 

loukas tsoukalisLOUKAS TSOUKALIS

Nel saggio Europa infelice, serve un big deal (Atene, Patakis Publications, 2014) tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo e polacco, osserva che la crisi ha radicalmente trasformato il panorama economico e politico. L’Europa è stata divisa in creditori e debitori, con da un lato i Paesi dell’area euro e dall’altro tutti gli altri. Le divisioni sono profonde e le disuguaglianze in rapido aumento.

 

Così come stanno le cose oggi, per progredire e uscire dall’impasse l’Europa avrebbe immediato bisogno di un nuovo importante accordo, basato su una vasta coalizione di Paesi e dei principali partiti politici. Servono istituzioni comuni forti, sottolinea Tsoukalis, ma si contraddice quando chiede “un controllo più democratico e un potere esecutivo con un forte potere discrezionale quando si prendono decisioni”.

 

Elkann MontiELKANN MONTI

Ovvero cessione di sovranità nazionale al nucleo centrale, è la tesi, per prendere decisioni comuni. Una situazione che, nei fatti, esiste già, con regole comuni per Paesi ancora diversi, meccanismi di difesa bancari messi in campo in occasione della prima crisi greca del 2012, trattati europei e parametri di finanza pubblica imposti dall’alto come l’impossibilità di sfondare il famoso 3% per quanto riguarda il rapporto debito/pil.

 

In un altro libro, “L’Oracolo di Delfi sull’Europa: Esiste un futuro per l’Unione europea?” (Oxford University Press, 2011) ha raccolto contributi di ventuno tecnici ed economisti fra cui anche l’attuale ministro italiano delle Finanze Pier Carlo Padoan. Presentato a Bruxelles quattro anni fa con l’allora primo ministro Mario Monti e l’eurodeputato francese del Pse Pervenche Berès, aveva l’obiettivo di fare brainstorming per analizzare le conseguenze politiche del trattato di Lisbona, la riforma della governance economica alla luce della crisi e il ruolo globale dell’Europa.

VAROUFAKIS E PADOANVAROUFAKIS E PADOAN

 

Dopo gli interventi di esperti e professionisti della costruzione europea fra cui Josep Borrell Fontelles, già presidente del Parlamento europeo, Jonas Condomines Beraud, consulente della Commissione, Janis A. Emmanouilidis, direttore del programma presso il Centro di politica europea (Epc) di Bruxelles, Dieter Helm, docente a Oxford, e l’economista e politico Philippe Herzog, Tsoukalis ha scritto di suo pugno l’ultimo capitolo.

 

Non solo per tirare le somme delle analisi, ma soprattutto per auspicare, per il futuro, un’Europa dalle larghe vedute, traducendo il significato originale del nome del continente in politiche innovative per il secondo decennio del secolo.

 

Henri de CastriesHENRI DE CASTRIES

 

3. LA LISTA DEFINITIVA DEI PARTECIPANTI AL BILDERBERG 2015

 

Final list of Participants

 

Chairman

 

Castries, Henri de  Chairman and CEO, AXA Group FRA

 

Achleitner, Paul M.  Chairman of the Supervisory Board, Deutsche Bank AG     DEU

Agius, Marcus         Non-Executive Chairman, PA Consulting Group        GBR

Ahrenkiel, Thomas Director, Danish Intelligence Service (DDIS)  DNK

Allen, John R.          Special Presidential Envoy for the Global Coalition to Counter ISIL, US Department of State           USA

 

Altman, Roger C.    Executive Chairman, Evercore    USA

Applebaum, Anne   Director of Transitions Forum, Legatum Institute      POL

Apunen, Matti           Director, Finnish Business and Policy Forum EVA    FIN

Baird, Zoë     CEO and President, Markle Foundation           USA

Gianfelice Rocca intervistatoGIANFELICE ROCCA INTERVISTATO

 

Balls, Edward M.     Former Shadow Chancellor of the Exchequer            GBR

Balsemão, Francisco Pinto         Chairman, Impresa SGPS           PRT

Barroso, José M. Durão    Former President of the European Commission      PRT

Baverez, Nicolas     Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP FRA

Benko, René           Founder, SIGNA Holding GmbH AUT

Bernabè, Franco     Chairman, FB Group SRL            ITA

Beurden, Ben van   CEO, Royal Dutch Shell plc         NLD

manuel barroso 5MANUEL BARROSO 5

Bigorgne, Laurent  Director, Institut Montaigne          FRA

Boone, Laurence    Special Adviser on Financial and Economic Affairs to the President        FRA

 

Botín, Ana P.            Chairman, Banco Santander      ESP

Brandtzæg, Svein Richard           President and CEO, Norsk Hydro ASA  NOR

Bronner, Oscar       Publisher, Standard Verlagsgesellschaft        AUT

David PetraeusDAVID PETRAEUS

Burns, William        President, Carnegie Endowment for International Peace   USA

Calvar, Patrick         Director General, DGSI     FRA

Castries, Henri de  Chairman, Bilderberg Meetings; Chairman and CEO, AXA Group            FRA

 

Cebrián, Juan Luis            Executive Chairman, Grupo PRISA        ESP

Clark, W. Edmund  Retired Executive, TD Bank Group         CAN

Coeuré, Benoît        Member of the Executive Board, European Central Bank    INT

Coyne, Andrew        Editor, Editorials and Comment, National Post         CAN

Damberg, Mikael L.           Minister for Enterprise and Innovation  SWE

De Gucht, Karel      Former EU Trade Commissioner, State Minister      BEL

Dijsselbloem, Jeroen       Minister of Finance NLD

varoufakis dijsselbloemVAROUFAKIS DIJSSELBLOEM

Donilon, Thomas E.          Former U.S. National Security Advisor; Partner and Vice Chair, O’Melveny & Myers LLP        USA

 

Döpfner, Mathias    CEO, Axel Springer SE      DEU

Dowling, Ann           President, Royal Academy of Engineering      GBR

Dugan, Regina       Vice President for Engineering, Advanced Technology and Projects, Google    USA

 

Eilertsen, Trine       Political Editor, Aftenposten         NOR

Eldrup, Merete         CEO, TV 2 Danmark A/S   DNK

Elkann, John           Chairman and CEO, EXOR; Chairman, Fiat Chrysler Automobiles          ITA

Enders, Thomas    CEO, Airbus Group            DEU

Obama e il Consigliere per la sicurezza nazionale Tom DonilonAP resizeOBAMA E IL CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE TOM DONILONAP RESIZE

Erdoes, Mary           CEO, JP Morgan Asset Management    USA

Fairhead, Rona       Chairman, BBC Trust        GBR

Federspiel, Ulrik     Executive Vice President, Haldor Topsøe A/S DNK

Feldstein, Martin S.            President Emeritus, NBER;  Professor of Economics, Harvard University         USA

 

Ferguson, Niall       Professor of History, Harvard University, Gunzberg Center for European Studies        USA

Fischer, Heinz         Federal President  AUT

Flint, Douglas J.      Group Chairman, HSBC Holdings plc  GBR

Franz, Christoph     Chairman of the Board, F. Hoffmann-La Roche Ltd  CHE

Fresco, Louise O.   President and Chairman Executive Board, Wageningen University and Research Centre    NLD

Gordon Brown and Ed BallsGORDON BROWN AND ED BALLS

 

Griffin, Kenneth       Founder and CEO, Citadel Investment Group, LLC  USA

Gruber, Lilli  Executive Editor and Anchor “Otto e mezzo”, La7 TV ITA

Guriev, Sergei         Professor of Economics, Sciences Po RUS

Gürkaynak, Gönenç           Managing Partner, ELIG Law Firm         TUR

niall fergusonNIALL FERGUSON

Gusenbauer, Alfred           Former Chancellor of the Republic of Austria AUT

Halberstadt, Victor  Professor of Economics, Leiden University    NLD

Hampel, Erich         Chairman, UniCredit Bank Austria AG  AUT

Hassabis, Demis   Vice President of Engineering, Google DeepMind    GBR

Hesoun, Wolfgang CEO, Siemens Austria      AUT

Hildebrand, Philipp            Vice Chairman, BlackRock Inc.   CHE

 

Hoffman, Reid         Co-Founder and Executive Chairman, LinkedIn        USA

Ischinger, Wolfgang          Chairman, Munich Security Conference           INT

Jacobs, Kenneth M.           Chairman and CEO, Lazard        USA

Jäkel, Julia   CEO, Gruner + Jahr           DEU

KISSINGER OBAMAKISSINGER OBAMA

Johnson, James A.            Chairman, Johnson Capital Partners   USA

Juppé, Alain Mayor of Bordeaux, Former Prime Minister      FRA

Kaeser, Joe President and CEO, Siemens AG          DEU

Karp, Alex     CEO, Palantir Technologies        USA

Kepel, Gilles            University Professor, Sciences Po        FRA

Kerr, John     Deputy Chairman, Scottish Power         GBR

 

Kesici, Ilhan MP, Turkish Parliament    TUR

Kissinger, Henry A.            Chairman, Kissinger Associates, Inc.  USA

Kleinfeld, Klaus      Chairman and CEO, Alcoa          USA

Knot, Klaas H.W.    President, De Nederlandsche Bank     NLD

Koç, Mustafa V.       Chairman, Koç Holding A.S.        TUR

LOGO KKRLOGO KKR

Kogler, Konrad        Director General, Directorate General for Public Security    AUT

Kravis, Henry R.      Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.          USA

Kravis, Marie-Josée           Senior Fellow and Vice Chair, Hudson Institute         USA

Kudelski, André      Chairman and CEO, Kudelski Group    CHE

Lauk, Kurt     President, Globe Capital Partners         DEU

 

Lemne, Carola        CEO, The Confederation of Swedish Enterprise       SWE

Levey, Stuart            Chief Legal Officer, HSBC Holdings plc           USA

Leyen, Ursula von der       Minister of Defence            DEU

Leysen, Thomas    Chairman of the Board of Directors, KBC Group       BEL

Maher, Shiraz          Senior Research Fellow, ICSR, King’s College London     GBR

Markus Lassen, Christina           Head of Department, Ministry of Foreign Affairs, Security Policy and Stabilisation        DNK

eric schmidt sergey brin larry page susan wojcicki e marissa meyerERIC SCHMIDT SERGEY BRIN LARRY PAGE SUSAN WOJCICKI E MARISSA MEYER

Mathews, Jessica T.          Distinguished Fellow, Carnegie Endowment for International Peace      USA

Mattis, James          Distinguished Visiting Fellow, Hoover Institution, Stanford University      USA

 

Maudet, Pierre         Vice-President of the State Council, Department of Security, Police and the Economy of Geneva   CHE

McKay, David I.        President and CEO, Royal Bank of Canada    CAN

Mert, Nuray   Columnist, Professor of Political Science, Istanbul University       TUR

eric schmidt a davosERIC SCHMIDT A DAVOS

Messina, Jim           CEO, The Messina Group            USA

Michel, Charles       Prime Minister         BEL

Micklethwait, John  Editor-in-Chief, Bloomberg LP    USA

Minton Beddoes, Zanny    Editor-in-Chief, The Economist  GBR

Monti, Mario  Senator-for-life; President, Bocconi University           ITA

Mörttinen, Leena     Executive Director, The Finnish Family Firms Association  FIN

Mundie, Craig J.      Principal, Mundie & Associates  USA

Munroe-Blum, Heather     Chairperson, Canada Pension Plan Investment Board       CAN

 

Netherlands, H.R.H. Princess Beatrix of the   NLD

O’Leary, Michael     CEO, Ryanair Plc    IRL

o leary di ryanair.pngO LEARY DI RYANAIR.PNG

Osborne, George   First Secretary of State and Chancellor of the Exchequer    GBR

Özel, Soli      Columnist, Haberturk Newspaper; Senior Lecturer, Kadir Has University          TUR

 

Papalexopoulos, Dimitri   Group CEO, Titan Cement Co.   GRC

Pégard, Catherine  President, Public Establishment of the Palace, Museum and National Estate of Versailles FRA

 

Perle, Richard N.    Resident Fellow, American Enterprise Institute         USA

Petraeus, David H. Chairman, KKR Global Institute USA

Pikrammenos, Panagiotis           Honorary President of The Hellenic Council of State            GRC

BENOIT COEUREBENOIT COEURE

Reisman, Heather M.        Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.     CAN

Rocca, Gianfelice   Chairman, Techint Group ITA

Roiss, Gerhard       CEO, OMV Austria  AUT

 

Rubin, Robert E.     Co Chair, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury       USA

Rutte, Mark   Prime Minister         NLD

Sadjadpour, Karim Senior Associate, Carnegie Endowment for International Peace  USA

Sánchez Pérez-Castejón, Pedro            Leader, Partido Socialista Obrero Español PSOE    ESP

 

Sawers, John          Chairman and Partner, Macro Advisory Partners       GBR

Sayek Böke, Selin  Vice President, Republican People’s Party     TUR

Schmidt, Eric E.      Executive Chairman, Google Inc.           USA

Scholten, Rudolf     CEO, Oesterreichische Kontrollbank AG         AUT

Senard, Jean-Dominique CEO, Michelin Group         FRA

Sevelda, Karl           CEO, Raiffeisen Bank International AG            AUT

Stoltenberg, Jens   Secretary General, NATO INT

John MicklethwaitJOHN MICKLETHWAIT

Stubb, Alexander    Prime Minister         FIN

 

Suder, Katrin           Deputy Minister of Defense         DEU

Sutherland, Peter D.          UN Special Representative; Chairman, Goldman Sachs International   IRL

Svanberg, Carl-Henric      Chairman, BP plc; Chairman, AB Volvo            SWE

Svarva, Olaug          CEO, The Government Pension Fund Norway           NOR

Thiel, Peter A.          President, Thiel Capital    USA

Tsoukalis, Loukas President, Hellenic Foundation for European and Foreign Policy GRC

 

MARTIN WOLFMARTIN WOLF

Üzümcü, Ahmet      Director-General, Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons         INT

Vitorino, António M. Partner, Cuetrecasas, Concalves Pereira, RL           PRT

Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB      SWE

Weber, Vin    Partner, Mercury LLC         USA

Wolf, Martin H.         Chief Economics Commentator, The Financial Times        GBR

ROBERT ZOELLICKROBERT ZOELLICK

Wolfensohn, James D.     Chairman and CEO, Wolfensohn and Company       USA

Zoellick, Robert B.  Chairman, Board of International Advisors, The Goldman Sachs Group            USA

 

aprile 2016 -IN BILICO SU ATLANTE – MESSINA (INTESA) LA DICE CHIARA: IL NUOVO VEICOLO ”SERVE AD ALLONTANARE I FONDI STROZZINI CHE PUNTANO I CREDITI DETERIORATI” – OCCHIO: PER FITCH RISCHIA LO STOP UE PER AIUTI DI STATO. PERCHÉ IL RUOLO DEL GOVERNO NON È AFFATTO SECONDARIO

dagospia.com 14 aprile 2016

Oggi a Piazza Affari perdono slancio le banche dopo i forti rialzi delle ultime sedute legate al varo del fondo Atlante – Se le sofferenze sembrano ben coperte, gli incagli (i le inadempienze ”probabili”) rappresentano un’ incognita che potrà aggravare in futuro il peso sulle spalle di Atlante…

1. BORSA: SU EUROPA PRESE BENEFICIO, MILANO -0,8% CON BANCHE

 (ANSA) – Dopo un avvio incerto le Borse europee si indeboliscono e passano in territorio negativo, con le prese di beneficio che interrompono la serie positiva più lunga delle ultime sei settimane. Londra cede lo 0,3%, Parigi lo 0,2% e Milano lo 0,8% mentre Francoforte è invariata. Scivolano i titoli del lusso in scia a Burberry (-6%), che ha previsto un calo dei ricavi nella prima metà dell’anno nella sua divisione wholesale.

 

carlo messinaCARLO MESSINA

Pesano sulle borse le materie prime (-2,1% l’indice Dj Stoxx di settore) e dell’energia (-1%) mentre il petrolio torna a ritracciare. In calo anche Unilever (+1,6%), che ha visto rallentare la crescita dei ricavi nel primo trimestre.

 

A Piazza Affari perdono slancio le banche dopo i forti rialzi delle ultime sedute legate al varo del fondo Atlante. Dopo un avvio positivo, i titoli hanno cambiato segno con Intesa che cede il 2% e Mps il 2,3% mentre gli altri istituti si muovono attorno alla parità.

 

 

2. OK AD ATLANTE, BANCHE BOOM IN BORSA – UNICREDIT +11%, MPS +12%. FMI: «MISURA NELLA GIUSTA DIREZIONE». MESSINA (INTESA): «BASTA CON I FONDI STROZZINI»

Camilla Conti per “il Giornale

 

il prospetto del fondo atlante pubblicato dal messaggero 2IL PROSPETTO DEL FONDO ATLANTE PUBBLICATO DAL MESSAGGERO 2

«Atlante sarà la soluzione», ha assicurato ieri il premier Matteo Renzi. Che non può però vantare la primogenitura del fondo per la garanzia delle ricapitalizzazioni e la cessione dei crediti deteriorati delle banche italiane, cui ha invece fatto da regista il dominus delle Fondazioni, Giuseppe Guzzetti. Al netto dei vanti renziani e in attesa che i documenti ufficiali e definitivi passino al vaglio dei cda dei soggetti finanziari che aderiranno al fondo (ieri è stato approvato da quello di Cdp), la musica sul mercato è completamente cambiata rispetto alla seduta in rosso di martedì.

 

Il FtseMib ha guadagnato il 4,13% spinto proprio dai titolo bancari: Mps ha strappato un +11,77% seguita da Bper (+11,47%) e Unicredit (+10,60%); bene anche Intesa con un +8,31% e Bpm in rialzo del 7,92%. Agli acquisti ha contribuito la benedizione arrivata dal Fondo Monetario Internazionale: «È un altro passo nella giusta direzione per pulire i bilanci delle banche italiane e aiutarle a raccogliere capitali», ha detto Josè Vinals, il consigliere finanziario dell’ Fmi che nel suo Global Financial Stability Report ha calcolato come le sofferenze del credito tricolore risultino pari all’ 11,2% degli impieghi totali.

 

PATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCOPATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCO

Atlante preoccupa invece l’ agenzia Fitch, che teme un cartellino rosso dalla Commissione Ue per aiuti di Stato e soprattutto che il fondo possa indebolire «il profilo finanziario delle grandi banche italiane». Tanto che «i rispettivi rating potrebbero finire ulteriormente sotto pressione».

 

Intesa parteciperà «per un massimo del 20%», ha detto ieri l’ ad, Carlo Messina, sottolineando che Atlante «ci permetterà di sottoscrivere tranches di sofferenze a valore di carico e non a un valore che non esiste. Il prezzo scontato dell’ 80% è imposto dai fondi di private equity, che sono strozzini che hanno fiutato l’ affare e vogliono rendimenti del 20%», ha aggiunto il banchiere. Ad attrarre fondi pieni di liquidità come Apollo o Fortress è la massa di miliardi di npl acquistabili a prezzi di saldo (20%) nel momento di massima debolezza contrattuale delle banche e trasformabili nel giro di qualche anno e con un po’ di leva finanziaria in notevoli profitti.

 

Ora gli ispiratori di Atlante, oltre a rassicurare il mercato (e Francoforte) con un’ operazione di sistema, puntano anche a strappare il «banchetto di sofferenze» alla voracità dei fondi stranieri.

 

Certi che Renzi farà la sua parte: già lunedì il governo potrebbe infatti varare il decreto per abbattere i tempi di escussione delle garanzie date in pegno per i crediti non rimborsati. I cosiddetti collaterali, in gran parte immobili. Non a caso ieri lo stesso Messina è tornato sul problema, definendo «scandalosi i tempi per recuperare un credito in sofferenza. Sette anni è inaccettabile, bisogna scendere a tre».

matteo renzi pier carlo padoanMATTEO RENZI PIER CARLO PADOAN

 

Le garanzie ai prestiti non rimborsati, grazie alla nuova legge, potrebbero ora far incassare il doppio. Certo, l’ altra parte della medaglia sono gli incagli. Ovvero le inadempienze «probabili» che se il cliente fallisce, si trasformano in sofferenze (a un ritmo del 30% l’ anno, in Italia). Ovvero in crediti perduti. Il valore netto di bilancio a cui sono appostate i circa 200 miliardi lordi di sofferenze delle banche italiane sarebbe in media del 40%, quindi attorno agli 80 miliardi. Quello degli incagli stimati vicino ai 160 miliardi potrebbe essere invece all’ 85% ovvero parliamo di 136 miliardi.

 

Se, dunque, le sofferenze sembrano ben coperte, gli incagli rappresentano un’ incognita tale da aggravare in futuro il peso sulle spalle di Atlante.

 

maggio 2016 -SULLE SPALLE DI ATLANTE – CARLO MESSINA PRESENTA I CONTI DI “INTESA”, CON UTILI IN CALO DEL 24% E CREDITI DETERIORATI PER 33 MILIARDI – SUL PAPOCCHIO “VENETO BANCA”, MESSINA SI SFILA: “LA NOSTRA SARÀ PARI A ZERO. SE L’OPERAZIONE AVRÀ SUCCESSO SUL MERCATO, BENE. ALTRIMENTI ATLANTE POTRÀ ENTRARE ANCHE IN VENETO BANCA”

dagospia.com 7 maggio 2016

Intesa ha archiviato il primo trimestre del 2016 con un utile netto di 806 milioni, in calo del 24% rispetto agli 1,06 miliardi dei primi tre mesi del 2015, periodo che aveva beneficiato di un andamento particolarmente favorevole dei mercati finanziari… –

Camilla Conti per “il Giornale”

carlo messinaCARLO MESSINA

 

Se l’aumento di capitale di Veneto Banca non dovesse andare in porto chi salverà l’ istituto di Montebelluna? Ci penserà il fondo Atlante. È stato chiaro Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che è capofila del consorzio garante della ricapitalizzazione: «Alla fine della prossima settimana inizierà il pre-marketing» e se fosse un flop come quello della Vicenza, avendo investito 845 milioni in Atlante (di cui 300 già versati), «Intesa non è disponibile a mantenere in portafoglio alcuna azione Veneto Banca», ha detto presentando la trimestrale agli analisti.

 

CARLO MESSINA GIOVANNI BAZOLICARLO MESSINA GIOVANNI BAZOLI

Questo significa che, «alla fine di questo processo, la nostra quota in Veneto Banca sarà pari a zero. Se l’operazione avrà successo sul mercato, ne saremo felici; altrimenti Atlante potrà entrare anche in Veneto Banca».

 

Messina ha illustrato i conti di Intesa all’ indomani del ribaltone in assemblea dei soci del gruppo veneto, che hanno votato a favore della lista di candidati al cda alternativa a quella legato al board uscente. Invariata la guida operativa (Cristiano Carrus) ma è cambiato il presidente, Stefano Ambrosini, che ora è atteso in Banca d’ Italia e in Bce per affrontare il tema dell’ aumento da un miliardo e della successiva quotazione attesa per il 22 giugno.

 

veneto banca 2VENETO BANCA 2

Più che le popolari venete, però, a tenere banco durante la conferenza telefonica di Messina sono stati i conti del gruppo nonchè il suo coinvolgimento in prima linea nell’ operazione Atlante. Sul primo fronte, Intesa ha archiviato il primo trimestre del 2016 con un utile netto di 806 milioni, in calo del 24% rispetto agli 1,06 miliardi dei primi tre mesi del 2015, periodo che aveva beneficiato di un andamento particolarmente favorevole dei mercati finanziari.

 

logo intesa san paoloLOGO INTESA SAN PAOLO

Pesa la zavorra di aiuti di «sistema»: al netto dei contributi al fondo di risoluzione per l’intero anno, già spesati nel periodo, l’ utile trimestrale sarebbe infatti salito a 902 milioni. Battute, comunque, le stime dei broker che si aspettavano 700 milioni di profitti e confermato l’ impegno a distribuire 3 miliardi di euro di dividendi in contanti. Il risultato della gestione operativa è migliorato del 37,3% rispetto al quarto trimestre 2015 a 2,023 miliardi, se si escludono i contributi al fondo di risoluzione. Quanto ai crediti deteriorati, sono risultati stabili a 33,08 miliardi, in linea con fine 2015.

 

veneto banca assemblea sociVENETO BANCA ASSEMBLEA SOCI

Si cominciano inoltre a vedere gli effetti del trasferimento di depositi da banche considerate meno sicure dai risparmiatori verso la «fortezza» di Intesa: la raccolta diretta bancaria è salita del 2,1% a 380 miliardi. Nel dettaglio, nel trimestre l’ istituto ha registrato un forte afflusso netto di raccolta da clientela nelle divisioni Banca dei Territori e Private Banking pari a oltre 7 miliardi, contro i 4 miliardi dell’ ultimo trimestre 2015 e rispetto al deflusso netto di 6 miliardi nel primo trimestre 2015.

 

FONDO ATLANTE 1FONDO ATLANTE 1

La curiosità degli analisti si è poi concentrata su Atlante, di cui Intesa è uno dei maggiori finanziatori. Messina lo ha definito un potenziale «game changer» per il mercato dei crediti deteriorati in Italia con un ammontare di Npl lordi acquistati tra 30 e 60 miliardi. La stessa banca intende utilizzare il fondo per ridurre le sofferenze che ha oggi in portafoglio. L’ istituto, però, considera l’ impegno fino a 1 miliardo annunciato a metà aprile come un limite invalicabile: «Non contribuirò ulteriormente, non siamo i salvatori del sistema bancario italiano».

 

Il mercato è parso inizialmente deluso dall’ andamento delle commissioni e dai ricavi inferiori alle attese (il consensus era di 1,91 miliardi, rispetto agli 1,88 annunciati). In Borsa il titolo ha così sbandato con un -2,2%, per poi però chiudere in rialzo dello 0,27% a 2,22 euro.

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leggete bene il contratto del notaio marchetti e il decreto 99/2017 capirete molte cose

 

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