Ex BPVi e Veneto Banca, Intesa paga 79 mln ai fornitori e riconosce saldi anche ai revisori: 646 mila euro a Pwc e 146 mila a Kpmg

Rassegna Stampa vicenzapiu.it 25 marzo 2018

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Ex popolari, Intesa paga 79 milioni di euro di fatture ai fornitori. Dalle bollette dei rifiuti della Contarina a quelle della luce dell’Enel, dalle spese per le auto di servizio in leasing della Arval a quelle informatiche di Sec Servizi. Fino alle parcelle della lunga fila di studi legali e di consulenza che si sono affiancati alle due banche, da Orrick a Chiomenti, a Boston Consulting. Fino all’agenzia di viaggi, al bar sotto la sede e alla stamperia dietro casa. Ma anche al milione di euro di compensi rimasto da pagare ai due consigli d’amministrazione diBanca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al momento della liquidazione.

Il lungo elenco di fatture rimaste da pagare il 25 giugno, oltre 4o0pagine doppie fitte di tabelle, forma l’allegato 3.7.1, da cui emerge uno degli elementi di maggior rilievo dell’«Atto ripetitivo dell’atto ricognitivo del contratto di cessione», firmato il 17 gennaio 2018. Documento firmato davanti al notaio Carlo Marchetti di Milano, con cui tre dei sei commissari liquidatori di Bpvi e Veneto Banca (Giuliana Scognamiglio, Claudio Ferrario e Fabrizio Viola che vale doppio, essendo presente in entrambe le terne delle due banche) firmano con i rappresentanti di Intesa Sanpaolo, a valle della due diligence che a fine 2017 ne ha precisato definitivamente il perimetro, la consistenza definitiva del cosiddetto «Insieme aggregato», ovvero la parte «buona» delle due banche venete che Intesa aveva preso con il contratto di cessione del 26 giugno 2017, a valle della liquidazione. Ma l’accordo precisa meglio anche i rapporti e i problemi tra le due parti, apertisi o ancora da risolvere rispetto al contratto firmato nei giorni frenetici della liquidazione.

A partire dai «debiti nei confronti di fornitori, consulenti e cessati componenti degli organi sociali». Debiti rilevanti maturati fino al 25 giugno 2017, per un totale di 79,1 milioni di euro, stando ai conti di riepilogo dei quattro blocchi di tabelle che compongono l’allegato 3.7.1, rimasti in capo alle liquidazioni (in fondo, ndr). Ma che le due Lca e Intesa «concordano di includere nell’Insieme aggregato, quali Passività incluse». E in sostanza di accollare ad Intesa, visto che le parti, si legge nel documento, «ritengono che i fornitori e i consulenti specificamente elencati abbiano contribuito ciascuno con l’attività e i servizi effettivamente e utilmente prestati alla continuità e al funzionamento delle due aziende bancarie». Secondo uno schema, da quel che si capisce, già presente al momento della liquidazione, probabilmente per rendere meno traumatica la fine delle due ex popolari venete, che i commissari si sono trovati ad ereditare, e che è stato riconfermato a gennaio.

Un lungo elenco che si apre con i debiti per i compensi rimasti da pagare per i due consigli di amministrazione e collegi sindacali, 561 mila euro nel caso di Popolare di Vicenza e 453 mila in quello di Veneto Banca. Si va dai 118 mila euro del presidente di Bpvi Gianni Mion ai 48 mila dell’Ad Fabrizio Viola, dai 59 mila euro della presidente del collegio sindacale Rosalba Casiraghi ai 28 mila euro da consigliere dell’ex rettore di Ca’ Foscari ed attuale direttore scientifico di Fondazione Nordest, Carlo Carraro. A Montebelluna si va dai 53 mila euro di arretrati del vicepresidente Maurizio Lauri ai 73 mila del presidente del collegio sindacale, Marcello Condemi, fino ai 160 mila euro dei cedolini amministratori, ovvero della parte rimasta da pagare dei consiglieri il cui compenso non arrivava dietro la presentazione di fatture.

Il saldo ha allineato i compensi ricevuti dai vari componenti di cda e collegi sindacali. «Erano i compensi del mese di maggio e della prima parte di giugno rimasti da pagare, e tra l’altro ancora non pagati del tutto – spiega l’ex vicepresidente Lauri -. Tutti siamo stati messi nella stessa posizione, tra chi veniva pagato con un cedolino mensile e chi invece quando presentava fattura. E che non aveva chiesto i soldi, concentrati com’eravamo a cercare di portar a casa la ricapitalizzazione precauzionale. Ma mi creda, lì nessuno l’ha fatto per i soldi».

Al fianco degli amministratori sta poi il lungo elenco di fornitori. L’aspetto più immediato e rilevante riguarda gli studi legali e di consulenza che hanno affiancato le due banche negli ultimi mesi, soprattutto nel periodo di studio della fusione tra Bpvi e Veneto Banca, che avrebbe dovuto rappresentare la via di salvataggio delle due venete e che è invece naufragato a giugno, con il no di Bce e Unione europea. Così, secondo i primi conteggi approssimativi, tra le fatture da saldare ci sono arretrati per 1,4 milioni di euro allo studio Chiomenti, per 708 mila euro allo studio Orrick, consulente che aveva affiancato fin dall’inizio della vicenda delle venete Quaestio Capital, gestore del fondo Atlante (che tra l’altro ha fatture per undicimila euro tra quelle riconosciute). E ancora, 731 mila euro sono riconosciuti a Boston Consulting, che aveva studiato il piano di fusione Bpvi-Veneto Banca, 727 mila euro a Deloitte e 550 mila a Ernest & Young. Tra le societa di revisione, 646 mila euro sono riconosciuti a Pwc e 146 mila a Kpmg.

di Federico Nicoletti, da Il Corriere del Veneto