Federica Bieller, dalle terme ha scalato il Monte Bianco

PATRIZIA CAPUA REPUBBLICA.IT 25 MARZO 2018

La manager del gruppo QC Terme è diventata presidente di Skyway Monte Bianco, capolavoro di ingegneria per attrarre i turisti da tutto il mondo. In agenda per il futuro c’è lo sbarco di spa e piscine ai piedi della Statua della Libertà 

Senza piccozze e ramponi ha conquistato la cima dell’ottava meraviglia del mondo e nemmeno con la pretesa di rivaleggiare con giganti dell’alpinismo come Reinhold Messner. Si chiama Skyway Monte Bianco la sfida di Federica Bieller, 46 anni, neo presidentessa delle Funivie della montagna più alta d’Europa, un’ambiziosa opera ingegneristica che sale da Courmayer, in Valle d’Aosta, fino a 3500 metri fra i ghiacci perenni. Le cabine sono dotate di un sistema che permette la rotazione su se stesse per cui i visitatori possono godere di una vista a 360 gradi della salita. A Punta Helbronner, la stazione in cima, c’è una terrazza circolare affacciata sulla vetta del Bianco (4810 metri), sul dente del Gigante, a picco sulla Vallée Blanche.

“Questo ascensore che porta sul ghiacciaio – dice Bieller – aperto tutto l’anno, costruito con una tecnologia che non ha uguali in altri impianti, non è solo per gli sciatori, ma è una bellissima esperienza panoramica. Il mio compito è farla conoscere a più persone possibile, renderla un incredibile attrattore del turismo alpino”. Come i suoi genitori, Ottavio e Lia, maestro di sci e insegnante, Federica Bieller si sente “figlia del Monte Bianco, qui ho le mie radici”. Nata ad Aosta e cresciuta a Courmayeur dove ha frequentato elementari e medie, è nel capoluogo per il liceo scientifico, ospite di un collegio di suore “perché andarci ogni mattina in pullman era troppo faticoso. Ma stare fuori casa a 15 anni per me è stato un percorso educativo, un’esperienza che mi ha resa autonoma e mi ha dato anche delle regole che nella vita servono sempre, oggi più che mai”. Sugli sci a cinque anni, appena ha avuto l’età si è diplomata maestra e ha insegnato a sciare a schiere di bambini.

Una tappa comune a tanti ragazzi nati nella Vallé Blanche. Dopo il diploma di maturità è entrata alla Bocconi, a Milano per i primi due anni o poi nell’università della Valle d’Aosta. Ne è uscita con una laurea in Economia e una specialistica in Economia del Turismo, integrata da un master di un anno al Sole24ore in marketing e comunicazione.

La sua vita lavorativa comincia nel 2004, anno in cui l’impresa edile valtellinese Quadrio Curzio, specializzata in grandi infrastrutture con cantieri in Italia e nel mondo, aveva appena vinto il bando emesso nel 2001 dalla Regione Valle d’Aosta per la riqualificazione delle Terme Pré Saint Didier. Era uno stabilimento storico della Valle, fin dal 1800 famoso per le acque termali naturali, al tempo del suo massimo splendore frequentato dai Savoia, dotato anche di un Casinò. Poi la crisi agli inizi del ‘900 durata fino agli anni Cinquanta, e con la guerra di mezzo, è rimasto chiuso per 40 anni.

“Volevo fare uno stage nel mondo del turismo – racconta la manager -, e nel 2004, quando in una riunione pubblica ho incontrato i fratelli Andrea e Saverio Quadrio Curzio, proprietari dell’impresa che si era aggiudicata l’appalto dei lavori, mi sono buttata e ho chiesto: potrei venire a lavorare da voi? Sono passati quindici anni e sono ancora qui”. Per i primi mesi Federica Bieller è a Bormio, dove nel 1982, Pericle Quadrio Curzio, fondatore del gruppo che ormai gestisce nove centri benessere e quattro alberghi di lusso, dalle Alpi alle Dolomiti, da Torino a Roma con 76 milioni di euro di fatturato 2017, aveva acquisito i Bagni vecchi e Bagni nuovi. Un’altra struttura abbandonata con sorgenti di acque termali naturali all’interno, grotte sudatorie e vasche con acqua calda. Negli anni, partendo dai Bagni Vecchi, è stata trasformata in una moderna spa con vista sulla valle, che aveva tra i suoi clienti più assidui proprio gli sciatori, con una piscina esterna fumante diventata iconica per tutti quelli che passavano diretti allo Stelvio. I proprietari, in una logica industriale, hanno cominciato a pensare non solo alla cura ma anche alla prevenzione: ‘Per chi sta bene e vuole stare megliò è stato uno dei loro primi slogan. Federica Bieller si guadagna la fiducia e la stima degli imprenditori, assume un ruolo di primo piano nella direzione e gestione dei centri e degli hotel del gruppo, nelle strategie e nei nuovi progetti, a cominciare dal restauro di Pré Saint Didier dove è stato aperto anche un albergo con 57 camere. La prossima frontiera QC Terme si chiama estero. Un Centro benessere e terme a Chamonix e una Day Spa a New York, pronta per l’inizio del 2020, seimila metri quadrati su un isolotto di fianco alla Statua della Libertà, la Governors Island, nell’Historic District. Le terme italiane occuperanno gli spazi di vecchie ville militari, con due spettacolari piscine esterne affacciate sui ponti di Brooklyn.

“Vivo a Courmayeur ma ogni settimana mi sposto per andare ovunque ci sono le varie Qc Terme. Ho visto crescere l’azienda, oggi siamo quasi 800 persone. Nonostante le innumerevoli trasferte, sono innamorata di questa terra perché la montagna, oltre ad essere un bellissimo skyline, ha un motore energetico e spirituale a cui si possono associare molti più valori”. Nella scia del modello di sviluppo di QC Terme, dall’acqua alla neve, Federica Bieller per alcuni anni ha seguito le Courmayeur Mont Blanc funivie, nate nel dopoguerra, che si occupano dello sci tradizionale, aperte da settembre ad aprile. Ha lavorato a fianco di Gioachino Gobbi proprietario della Grivel, l’azienda valdostana in attività da 200 anni, che ha realizzato attrezzature e equipaggiamenti per i primi alpinisti arrivati lassù per scalare il Monte Bianco.

Poi ha deciso di abbandonare la parte gestionale e di tornare al suo primo amore, marketing e comunicazione del gruppo. “I fratelli Quadrio Curzio sono molto diversi tra loro e hanno competenze diverse, ma è un giusto mix di persone che sanno dare fiducia e la libertà di mettersi in gioco”.
Ora c’è Skyway Monte Bianco, il nuovo impianto a cabina rotante, frutto di un cantiere epico, inaugurato nel 2015. “Inizio adesso, da presidente, dopo tre anni di start up. Con tutte le persone che lavorano alle funivie, ci sono quarantacinque addetti fissi che durante l’estate diventano una settantina. Proviamo a promuovere questa esperienza in tutto il mondo, a migliorare l’esperienza turistica per rendere sempre più unica questa salita che definisco un’ascesi. C’è la doppia bellezza della grande montagna e dell’opera ingegneristica”. In tre anni ci sono stati 700 mila passaggi. Salgono insieme gruppi di visitatori, scalatori del Monte Bianco, che rimane una delle salite più belle al mondo, e dei Tre Giganti. In inverno salgono i freeriders che fanno i fuori pista. “Una commistione che permette di avvicinare il turista normale ai grandi esploratori delle montagne, godere di silenzio e di panorami unici”.

S’impara anche dai rimpianti. “Mi sono occupata per sei anni a Courmayeur del festival delle ‘Nuove vie’, una manifestazione culturale ai piedi del Monte Bianco, con la partecipazione di scrittori, imprenditori, direttori di giornali che hanno raccontato la loro ‘nuova via’. Mi ha arricchito tanto. Ma poi l’anno scorso ho deciso di non proseguire, perché tutto non si può fare. Mi dispiace non essere riuscita a far crescere questa iniziativa”.

La sua vita privata per adesso è ancora nel gruppo familiare d’origine, “abbastanza allargata con una nonna, una zia, dei nipotini. Con il mio compagno che vive a Lugano e lavora nel mondo della finanza, ci incontriamo a Courmayeur perché lui ama la montagna e a Milano dove vado spesso, siamo una coppia moderna, itinerante. Dopo tanti anni totalizzanti dedicati al lavoro, spero di costruire una famiglia mia, credo che le cose siano assolutamente compatibili”.

Il legame con la natura è sempre presente nei suoi giorni. “Mio padre conduce un’azienda agricola di cui andiamo tutti fieri, mio nonno ha un orto meraviglioso, un campo di patate di montagna e io lo aiuto a seminarlo, oggi i giovani quasi si vergognano di fare certi lavori. Ma il mondo va oltre l’iPhone”. Ha sempre viaggiato molto grazie al lavoro di diplomatico di suo fratello Cesare, di quattro anni più grande, in Georgia, Colombia, Vietnam, India, “viaggi bellissimi, non da semplice turista ma entrando nelle case delle persone che vivono lì. Quest’anno, però, con la mia nuova carica penso di aver molto da fare”.

È tornata alle letture legate alla montagna, “sono ripartita da Walter Bonatti, il Monte Bianco era la sua seconda casa, mi piacerebbe ridargli valore, a lui come tanti altri grandi alpinisti che portano con sé non solo il gesto sportivo. E visto che faccio tanti chilometri in macchina, uso gli audiolibri”. Federica Bieller non disdegna nuove vie. “C’è anche il mare, perché il mio compagno è appassionato e ha una barca in Liguria. Tutte le estati navighiamo tra Corsica e Sardegna. Lo patisco un po’, il mare, ma da brava montanara tengo duro”

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