Bruxelles, è già allarme per i conti italiani

avanti,it 27 marzo 2018

 

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È allarme preventivo da Bruxelles. Il governo ancora non c’è. Non c’è neanche un presidente del consiglio incaricato, ma dalla commissione europea arrivano già le prime preoccupazioni per le conseguenze che potrebbe avere sui conti pubblici un governo 5 Stelle o uno a guida Salvini. La Lega infatti ha costruito il proprio risultato elettorale sull’abolizione della legge Fornero. Un’operazione che costerebbe molto cara alle casse dello stato. Fare un conto preciso non è facile. A occuparsene con dati e cifre precise sono stati di recente sia la Ragioneria dello Stato, sia il Ministero dell’Economia e delle finanze. Nel report precisa che la riforma Fornero realizza “una riduzione della spesa in rapporto al Pil che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012” con un effetto di contenimento che passa da “da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020”, mentre poi “decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045” e che complessivamente “l’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali”. Si può quindi calcolare sia quanto costerebbe cancellare la Fornero nell’arco dei prossimi 42 anni sia quanto costerebbe cancellarla solo in un anno come il 2020, quello con maggiore effetto di contenimento della spesa. Secondo il Fondo monetario internazionale, il Pil italiano nel 2020 ammonterà a 2.160 miliardi di dollari, mentre secondo il nostro Ministero dell’Economia e delle finanze sarà di 1.877 miliardi di euro. Ecco allora che abolire la legge Fornero costerebbe alle casse dello Stato, nel solo 2020, circa 26 miliardi di euro (1,4% del Pil).

Altre spesa non calcolabile è quella del reddito di cittadinanza promesso dai Cinque Stelle. La proposta che ha consentito al Movimento 5 stelle di diventare il primo partito in Italia è una misura mirata, che dovrebbe interessare circa 9 milioni di persone, secondo le stime contenute nel documento con cui illustrano la misura. La selezione è stata fatta, si spiega, includendo ”tutti coloro che non hanno reddito o hanno redditi molto bassi”. Dalle indicazioni fornite si può immaginare, di conseguenza, che la proposta dei grillini si potrebbe collocare a metà tra il ‘salario minimo garantito’ e il ‘reddito minimo garantito’.

Qualcosa di diverso, dal nome con cui è stata battezzata la misura stessa, reddito di cittadinanza, che invece sta ad indicare un’erogazione universale, cioè per tutti i cittadini di un paese, ricchi e poveri, occupati e disoccupati. Il costo dell’intervento proposto dai grillini sarebbe, secondo le loro stime, pari a 16 miliardi di euro, che andrebbero divisi tra una platea di circa 9 milioni di persone. Ma gli ultimi dati disponibili dell’Istat indicano che le persone povere, in Italia, sono più di quelle stimate dal Movimento 5 stelle. Le persone che risultano in povertà assoluta sono 4,7 milioni, a cui vanno sommati altri 8,5 milioni di individui che vivono in povertà relativa, per un totale di 13,2 milioni.

Risultati simili si ottengono dall’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie, da cui emerge che il 23% delle famiglie italiane nel 2016 è a rischio povertà. Considerando che i nuclei familiari nello stesso anno sono 25,4 milioni, e in media i componenti sono 2,4 milioni, si può arrivare al totale di 14 milioni di persone. La copertura di 16 miliardi, necessari per i 9 milioni stimati dai grillini, salirebbe così a circa 25 miliardi di euro. Arrivando all’intervento universale, cioè all’intervento che reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe andare a tutta la popolazione, quindi circa 60 milioni di persone. Moltiplicando la spesa prevista per la platea individuata dal Movimento 5 stelle a tutti gli italiani la spesa supererebbe i 100 miliardi di euro.

Numeri che spaventano. E la commissione ha cominciato a preoccuparsi e sottolineando comunque che “non vuole entrare nel processo democratico italiano o chiedere riforme che siano impopolari” ha messo in evidenza il male storico del nostro Paese: quello del debito. Ma anche quello della debolezza della produttività. Per questo bisogna condurre “politiche di bilancio responsabili” ha detto il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici. Un invito a una gestione responsabile dopo anni in si è riportato il paese in sicurezza. “L’Italia è la terza economia europea e uno dei Paesi fondatori” dell’Ue, e “deve applicare le regole comunitarie che ha contribuito a forgiare” per “ridurre il suo debito elevato che pesa sulle generazioni future”, ha sottolineato ancora Moscovici. “Restiamo estremamente calmi, prudenti e rispettosi del ritmo democratico italiano”, ha aggiunto il commissario. “Non speculo assolutamente sulle riforme di un futuro governo italiano che non conosciamo nemmeno ancora”, ha detto, rifiutando di “nutrire preoccupazioni polemiche quando siamo ancora allo stadio dell’elezione dei presidenti” di Camera e Senato “e cominciano le discussioni” sulla formazione di una coalizione di governo. Ma l’avvertimento è stato lanciato.