Calciomercato, un business da 4 miliardi che nasconde i misteriosi trasferimenti di Ronaldo, Higuain e Alex Sandro

Marzo 2013, Karim Benzema esulta con Gonzalo Higuain e Cristiano Ronaldo in Real Madrid contro Mallorca – foto di DANI POZO/AFP/Getty Images

Il mercato internazionale dei trasferimenti di calciatori è cresciuto al punto che vale ormai 4 miliardi di euro. E’ uno dei dati salienti contenuti nel libro “Segreti e bugie del calciomercato” (Egea) , scritto da Alex Duff e Tariq Panja, rispettivamente esperto di comunicazione per la Fifpro, il sindacato internazionale dei calciatori, e giornalista del New York Times“Ad alimentare il boom – si legge nel libro – è stato il costante aumento dei profitti legati ai diritti televisivi e l’ingresso nel panorama calcistico di miliardari come l’oligarca russo Roman Abramovič e lo sceicco di Abu Dhabi Manṣūr bin Zāyed Āl Nahyān, rispettivamente proprietari di Chelsea e Manchester City. Ma è stato incoraggiato anche da un altro fattore: la perenne propensione dei club all’acquisto compulsivo di calciatori”.

 

La copertina del libro “Segreti e bugie del calciomercato” (Egea)

In questo contesto, proprio “per cercare di tenere il passo con i proprietari di club facoltosi come Abramovič e lo sceicco Manṣūr, per i quali il denaro non è mai stato un problema, a un certo punto alcune squadre di Champions League hanno iniziato a richiedere finanziamenti a prestatori la cui identità non è immediatamente verificabile”. Ecco che così il libro cerca di seguire il tortuoso percorso dei soldi che si nasconde dietro i misteriosi finanziamenti ottenuti dal Porto e dall’Atlético Madrid, quest’ultimo club nel disperato tentativo di competere con Real Madrid e Barcellona, le due squadre che vantano tra i maggiori fatturati del mondo. “Reperire informazioni su questi accordi con finanziatori alternativi – riconoscono Duff e Panja – non è cosa facile. Il calciomercato è ammantato di segretezza, in gran parte perché i club non vogliono che le squadre rivali sappiano quanto spendono”.

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Il libro, per esempio, racconta la storia di “First Portuguese group, società di gestione del risparmio che raccoglieva fondi da investire sui cartellini dei giocatori di club della prima divisione come Sporting Lisbona, Porto e Boavista”. A fondarla, nel 1999, era stato l’argentino Duarte d’Orey, che, dopo avere raccolto 3 milioni di euro, acquistò una quota del cartellino di sei calciatori dello Sporting. “Tra loro – scrivono Duff e Panja – c’era un diciassettenne di Madeira, un certo Cristiano Ronaldo, che a Lisbona stava cercando di reprimere le fitte di nostalgia. Per assicurarsi della giovane promessa, il fondo versò qualcosa come 627.000 euro”.

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Febbraio 2013, Real Madrid contro Siviglia – Cristiano Ronaldo festeggia il gol con Gonzalo Higuain – foto di Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images

“D’Orey – proseguono i due giornalisti – aveva puntato sul cavallo giusto: l’anno dopo il fondo ricavò 5,25 milioni di euro dal trasferimento di Ronaldo al Manchester United. Ovvero, un ritorno del 737% sul capitale investito (…). Nel complesso, nei primi due anni, il First Portoguese incrementò il proprio valore dell’85 per cento. Nello stesso periodo, la Borsa di Lisbona registrava un calo del 2 per cento”. Più in generale, “in cinque anni, fino al 2004, D’Orey garantì un tasso medio annuo del 13% agli investitori attraverso i fondi Sporting, Porto e Boavista”.

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Da allora a oggi i prezzi dei trasferimenti dei calciatori non hanno fatto che lievitare. Come notano Duff e Panja, soltanto “nell’estate del 2016, il Manchester United ha versato la cifra record di 105 milioni alla Juventus per Paul Pogba. Il club italiano ha poi reinvestito 90 di quei milioni per ingaggiare Gonzalo Higuaín dal Napoli”. Come spiega Duff a Business Insider Italia, prima ancora, l’attaccante della Juventus“Higuain era stato trasferito al Real Madrid dall’Argentina (River Plate) passando dal piccolo club svizzero Fc Locarno, di proprietà del dermatologo Stefano Gilardi. La transazione era stata strutturata dall’agenzia calcistica con base a Buenos Aires Haz, che aveva ricevuto una commissione di 16 milioni di dollari. Presumibilmente – osserva Duff – la svizzera è stata usata come ‘ponte’ per ragioni fiscali e per questioni di segretezza bancaria. Higuain non ha mai giocato nel Locarno”.

Aprile 2017, conferenza stampa Juventus, Gonzalo Higuain e Alex Sandro – foto di David Ramos/Getty Images

In passato, spiega sempre Duff, un altro giocatore della Juventus, il terzino sinistro Alex Sandro“era stato trasferito al Porto dal Brasile (Atletico Paranense) passando per il piccolo club uruguaiano Deportivo Maldonado, che vantava appena 200 tifosi agli incontri domestici. L’Uruguay è conosciuto come ‘la Svizzera del sud America’ per la sua tassazione leggera. Il club uruguaiano, posseduto dal proprietario di cavalli da corsa con base a Londra Malcolm Caine, ha guadagnato 9,6 milioni di euro con il trasferimento. Alex Sandro non ha mai giocato nel Maldonado”. Tra l’altro, aggiunge Duff, “Juventus, Sampdoria, Chievo Verona e Atalanta hanno pagato al Deportivo Maldonado milioni di euro sotto forma di commissioni su prestiti in tre anni per il centrocampista paraguaiano Marcelo Estigarribia”. Quest’ultimo oggi gioca al Colòn in prestito dal Maldonado, dove invece, sottolinea Duff, “non ha mai giocato”.

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“E’ importante notare – aggiunge Duff – che tutte queste transazioni sono legali; semplicemente, sfruttano un vuoto di regolamentazione nei trasferimenti della Fifa che consente al calciatore di essere registrato con tre club diversi in una stagione e di giocare solo per due di questi. Gran parte di queste transazioni è avvenuta sotto la supervisione di Gustavo Arribas, partner dell’agenzia Haz e oggi ai vertici della società di intelligenza argentina, Afi. E’ vicino al presidente Mauricio Macri, che ha conosciuto quando quest’ultimo era presidente del Boca Juniors”.

Febbraio 2018, Neymar, Paris Saint-Germain – foto di GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images

I soldi che muovono i trasferimenti di Pogba al Manchester e di Higuain alla Juve non sono ancora nulla, perché nel 2017 il Paris Saint-Germain sborsa la bellezza di 222 milioni per Neymar e 180 per Kylian Mbappé. Sulle colonne del Guardian, Rob Steen si dice irritato da queste cifre esorbitanti. “Non è tanto che nel calcio i soldi parlino. E’ proprio che non chiudono mai il becco”, scrive.