Carige va avanti con le cause / IL CASO

FRANCESCO FERRARI themeditelegraph.it 30 marzo 2018

Carige ha provveduto a notificare all’ex presidente Cesare Castelbarco Albani e all’ex amministratore delegato Piero Montani una seconda azione legale per “lite temeraria”, oltre a quella iniziale per risarcimento danni

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Genova – Non solo non si è consumata la pace che in molti, anche all’interno dell’azionariato, avevano auspicato: Carige ha provveduto a notificare all’ex presidente Cesare Castelbarco Albani e all’ex amministratore delegato Piero Montani una seconda azione legale per “lite temeraria”, oltre a quella iniziale per risarcimento danni. A darne notizia alla poco affollata platea dei Magazzini del Cotone è stato l’attuale presidente della banca, Giuseppe Tesauro, rispondendo alla domanda di un socio a proposito delle non rare vicende processuali di cui Carige è protagonista.

«L’azione deliberata dall’assemblea dei soci il 28 marzo 2017 nei confronti di Castelbarco Albani, Montani e di alcuni soggetti del gruppo Apollo – ha detto Tesauro – è stata promossa dalla banca per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti alla cessione delle partecipazioni di Carige nelle compagnie assicurative, e ad altri comportamenti successivamente tenuti da questi soggetti. Le controparti hanno formulato domande riconvenzionali volte a ottenere risarcimento per danni reputazionali e per lite temeraria. In virtù della serietà della sua impostazione difensiva, la banca, supportata dal parere dei legali, ritiene che non sussistano i presupposti per una sua condanna risarcitoria. Non sono, di conseguenza, stati effettuati accantonamenti a fondo rischi. Banca Carige ha chiesto a sua volta la condanna per lite temeraria delle parti convenute». Tesauro ha poi aggiornato i soci rispetto all’azione di responsabilità avviata da Carige Assicurazioni (l’attuale Amissima) nei confronti di Ferdinando Menconi e Diego Fumagalli: «E’ in corso il processo di secondo grado in Corte d’Appello – ha spiegato – nell’ambito del procedimento penale che ha visto la condanna dell’ex presidente Giovanni Berneschi a otto anni e due mesi di reclusione per truffa ai danni di Carige e delle compagnie». E a proposito dell’ex numero uno della banca («si è comportato come un papa durante la sua gestione», aveva detto poco prima Paolo Fiorentino), Tesauro ha ricordato che «l’azione di responsabilità è stata avviata dalla banca dinanzi al tribunale di Genova, formulando richiesta di risarcimento danni anche in forza della sentenza penale 861 del 22 febbraio 2017». Un’altra questione aperta, che potrebbe riservare in questo caso brutte notizie per la banca, è quella del processo penale in corso a Roma; in questo caso la procura contesta agli ex amministratori e funzionari di Carige i reati di ostacolo alle funzioni di vigilanza e aggiotaggio. «I reati riguardano l’allora consiglio (la richiesta di rinvio a giudizio tocca tra gli altri lo stesso Berneschi, Ennio Lamonica, Alessandro Scajola, Remo Checconi e Paolo Odone, ndr) ma Banca Carige è a sua volta indagata per responsabilità diretta dell’ente». Effetto, quest’ultimo, della legge 231/2001, che ha regolamentato la responsabilità penale e amministrativa da reato.