Chi è Luis De Guindos, il nuovo vice presidente della Banca Centrale Europea

Sergi Cutillas lacittafutura.it 31 marzo 2018

Dall’amicizia con Varoufakis alla subordinazione a Schäuble, una storia di ordinario opportunismo.

 

Yanis Varoufakis [ex ministro delle finanze del primo governo Tsipras, NdT] ha dichiarato che avrebbe volentieri bevuto qualcosa con il suo collega dell’Eurogruppo Luis de Guindos (all’epoca ministro dell’economia spagnolo), dato che nonostante le differenze ideologiche si trovavano bene insieme e dato che De Guindos sarebbe uno dei pochi membri dell’Eurogruppo [la riunione dei ministri delle finanze europei, NdT] a capire come funziona davvero il capitalismo moderno. Nella prima metà del 2015 De Guindos ha dato il pieno appoggio al ministro tedesco Schäuble e alla sua posizione distruttiva contro la Grecia e il primo governo Tsipras. Il commento di Varoufakis è significativo sia per la pericolosità delle amicizie dell’ex ministro greco, sia per le buone doti comunicativo e la mancanza di sostanza di Luis De Guindos.

De Guindos, 58 anni, nato a Madrid, membro dell’Opus Dei, ha frequentato la scuola cattolica di élite Santa Maria del Pilar. Ha studiato Economics and Business allo University College of Financial Studies (CUNEF), una università privata rinomata nel settore della finanza e dell’economia, dove De Guindos si è laureato con lote. Successivamente, ha conseguito il dottorato di ricerca in economia all’Università Complutense di Madrid, pubblica.

De Guindos appartiene all’Ordine Superiore degli economisti e dei commercialisti, noto per essere un gruppo selettivo di funzionari statali legato all’Opus Dei, creato negli anni ’50 da alcuni ministri del regime di Franco. Questi ministri, ammiratori della dottrina ordoliberale della Scuola di Friburgo, diedero forma allo stato spagnolo moderno e alle sue strutture economiche. Questo gruppo selezionato ha promosso il Piano di Stabilizzazione del 1959 e i negoziati per l’ingresso della Spagna nel Fondo Monetario Internazionale, nella Banca Mondiale, nel GATT e nella Comunità Economica Europea. Questo gruppo è stata la piattaforma delle élite vicine alla Chiesa Cattolica per raggiungere posizioni burocratiche di alto prestigio nelle grandi imprese pubbliche o private collegato allo stato, nel governo e nelle organizzazioni internazionale come la Banca Mondiale, il FMI e così via. Tre vice presidenti e cinque degli ultimi sei governatori della Banca di Spagna, undici ministri e ventidue segretari di stato sono stati membri di questo Ordine.

Dalla fine degli anni ’80 De Guindos ha ricoperto diversi incarichi nel settore privato, fino a quando è diventato ministro della finanze tra il 1996 e il 2004 […]. Nel 2004, quando il Partito Popolare viene estromesso dal governo, De Guindos ritorna al settore privato. Nel 2006 diventa membro del consiglio di amministrazione di Lehman Brothers, presidente esecutivo per Spagna e Portogallo fino al fallimento del 2008. A metà del 2008, mentre era ancora nel settore privato, ha partecipato alla vendita abusiva delle azioni della Banca CAM, il cui valore era ridotto a zero tre anni dopo (qui il video in cui De Guindos sostiene che quei prodotti finanziari avrebbero fatto la storia). De Guindos è stato anche membro dei consigli di amministrazione dell’ex monopolio pubblico dell’energia ENDESA e della banca pubblica Mare Nostrum fino al 2011, quando divenne ministro. Da allora il governo spagnolo ha avuto di fatto due ministri finanziari, De Guindos come ministro dell’economia e Cristobal Montoro come ministro del tesoro. Essendo uno dei pochi ministri che sappia fluentemente l’inglese e con esperienza nel settore finanziario, De Guindos ha ottenuto tra i due il profilo più in vista all’estero.

Poco dopo essere entrato in carica nel 2011, De Guindos ha dovuto affrontare le pressioni dei mercati dei debiti sovrani, con la minaccia da parte dell’Eurogruppo di un “salvataggio” in piena regola con intervento della Troika. Durante i primi mesi del 2012 l’Eurogruppo ha continuato a spingere la Spagna sulla riduzione del deficit fiscale (immagine memorabile quella di Juncker che “strangola” De Guindos all’ingresso di una riunione dell’Eurogruppo nel Marzo 2012). Il 9 Giugno 2012, Guindos dovette capitolare alle pressioni dell’UE e del Fondo Monetario Internazionale, chiedendo per un “salvataggio” fino a 100 miliardi di euro destinati al settore finanziario spagnolo. Alla fine, la Spagna ricevette 41,3 miliardi di euro dal Meccanismo di Stabilità Europeo per ricapitalizzare le banche di risparmio e per creare la Sareb, una “bad bank” per i beni immobili. Per questo De Guindos è stato considerato nel 2012 il peggior ministro delle finanze dal Financial Times, mentre in patria continuava a giurare di aver scongiurato una versione più dura del “salvataggio”. Il programma si limitava alla ristrutturazione del settore bancario e il prestito, secondo De Guindos, non era un “salvataggio” ma una “linea di credito a condizioni migliorate” per cui gli spagnoli sarebbero dovuti essere contenti.

De Guindos ama presentarsi come un pragmatico che evita le posizioni troppo ideologiche. In questo c’è una parte di verità, dato che egli può essere ferocemente di destra o centrista neokeynesiano a seconda di cosa gli convenga di più nella scalata al potere. Egli ha dichiarato, per esempio, che nonostante sia un membro del Partito Popolare Europeo, all’Eurogruppo abbia assunto spesso posizioni più a sinistra di “socialisti” come l’olandese Jeroen Dijsselbloem o lo slovacco Peter Kazimir. D’altra parte, nel 2010 ha coordinato la pubblicazione del libro “Spagna: le chiavi per la prosperità”, promosso dalla fondazione neo conservatrice FAES, con una prefazione dell’ex capo del governo José Maria Aznar. Il libro tesseva le lodi, senza nessuna traccia di autocritica, delle politiche economiche di Aznar, Rato e dello stesso De Guindos nel periodo 1996-2004, che portarono alla bolla immobiliare e che furono l’asse portante del Partito Popolare anche in seguito. Queste politiche si sarebbero presto materializzate in forma di terapia d’urto nel 2011, quando il primo governo Rajoy impose quasi simultaneamente dannosi tagli alla spesa pubblica, la riforma del lavoro contro i diritti sindacali, la riforma finanziaria che spazzava via il sistema spagnolo di banche di risparmio e una riforma fiscale regressiva.

Nel Luglio 2015 De Guindos si è proposto per la presidenza dell’Eurogruppo ma è stato sconfitto dal “socialista” olandese Jeroen Dijsselbloem, nonostante il sostegno del ministro Schäuble e nonostante un anno di martellante “campagna elettorale”. Da quel momento la relazione tra Dijsselbloem e De Guindos è andata peggiorando e l’olandese ha criticato frequentemente la gestione economica dello spagnolo. De Guindos rispondeva rimproverando a Dijsselbloem il commento misogino e razzista secondo cui gli stadi del sud Europa avevano sprecato i loro soldi in “donne e alcool”.

De Guindos ha avuto un ruolo importante anche nell’inaugurazione dello European Single Resolution Mechanism. Il 7 Giugno 2017, la crisi del Banco Popular, noto per essere la banca dell’Opus Dei, è stata ristrutturata dal ESRM tramite bail-in [salvataggio con risorse interne alla banca, NdT] e poi venduta al Banco Santander per un euro. L’operazione sul Banco Popular è circondata da sospetti di frode, per restare cauti, e si è basata su un report riservato della società di consulenza Deloitte, di cui solo recentemente sono state pubblicate alcune parti. Nel report, stilato in pochi giorni, si calcolavano correzioni per un valore di 15 miliardi, l’esatto ammontare per coinvolgere nel bail-in tutti gli azionisti e i detentori di debiti subordinati, risparmiando però i correntisti e detentori di bond. Una felice coincidenza, se si calcolano i costi politici di far pagare il bail-in ai risparmiatori e ai piccoli investitori. Appena tre mesi prima della crisi, il valore del Popular superava gli 11 miliardi di euro, e la banca superava comodamente gli stress test del Luglio 2016. Nonostante le correzioni sul valore netto, l’intervento di bail-in è stato giustificato dalla mancanza di liquidità. Poco dopo, divenne chiaro che la Pubblica Amministrazione aveva ritirato ingenti somme di contanti pochi giorni prima dell’intervento, contribuendo alla fuga di 17 miliardi dai depositi del Popular. De Guindos, che ha gestito l’operazione, ha avuto successo su molti fronti. Ha aiutato Santander a ricapitalizzarsi vendendogli a costo zero la banca con più clienti tra le piccole-medie imprese della Spagna, consolidando le due banche all’interno del gruppo Santander. A livello europeo, ha potuto mostrare che la Spagna era il primo paese ad applicare correttamente il meccanismo di risoluzione e bail-in, dando lustro all’Unione Bancaria che aveva appena avuto problemi di credibilità a causa della crisi del Monte dei Paschi. Questo nuovo lustro è stato usato per attutire gli effetti, pochi giorni dopo, del bail-out [salvataggio con risorse di stato, NdT] di Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Monte dei Paschi, fatto senza applicare le direttive di risoluzione.

Infine, è importante notare che De Guindos ha avuto un ruolo molto importante nella crisi catalana a fine 2017. De Guindos ha messo sotto pressione i leader e la società catalana con gli avvisi sull’impatto economico dell’indipendenza, cercando di frenare il movimento usando toni minacciosi a proposito degli ipotetici impatti catastrofici della secessione. D’altra parte, De Guindos si è sottilmente smarcato dalla linea del governo suggerendo la possibilità di spazi fiscali più larghi per la Catalogna in cambio della sospensione del referendum, probabilmente perché vedeva la crisi catalana come una minaccia alla sua scalata alla BCE. In ogni caso Rajoy ha chiuso ogni possibile trattativa […]. Il 6 Ottobre De Guindos ha aperto la strada alla fuga delle imprese dalla Catalogna, firmando un decreto che permetteva alle aziende quotate in borsa di cambiare residenza fiscale senza passare dall’approvazione degli azionisti soci. In questa maniera il ministro De Guindos cercava di rompere la coesione tra leader catalani, intenzionati a dichiarare l’indipendenza. Questa mossa di “soft power” rispondeva alla richiesta di europea di cessare l’uso della forza e ristabilire la stabilità politica con altri mezzi il prima possibile.

L’ultima “carambola” di De Guindos riguarda le difficoltà di Angela Merkel nel formare il nuovo governo. Dopo più di due mesi di negoziati tra CDU e SPD, l’accordo è stato annunciato l’8 Febbraio. Data la debolezza di Merkel nella CDU, l’SPD è riuscita ottenere ministeri importati, soprattutto le finanze. In ogni caso, la deboleza di Merkel non è abbastanza per spiegare la cessione del ministero delle finanze, un posto chiave per il controllo della Germania e della Zona Euro. La CDU aveva bisogno di una contropartita, ovvero il controllo della Banca Centrale Europea nel 2019, per cui aveva bisogno anche del sostegno del governo spagnolo nel Consiglio Europeo che eleggerà il nuovo presidente della BCE. La nomina di De Guindos a vice presidente compensa la lealtà di Rajoy a Merkel e il suo sostegno nell’elezione del presidente della BCE.

Sulle politiche monetarie, De Guindos vede le banche centrali come un gioco globale, per quanto sia favorevole alle politiche restrittive dice di essere cosciente che tutte le banche centrale stanno “dopando” le loro economie, il che dovrebbe voler dire che sarà più flessibile. C’è chi dice che l’esperienza politica faciliterà un ruolo di facilitazione nelle trattative con la Germania a favore dei paesi del sud Europea. In ogni caso, è chiaro che i suoi colleghi nel board della BCE sono più preparati per il lavoro. Come ammette lo stesso De Guindos, “ci sono volte in cui sono considerato un tecnocrate, a volte un politico, dipende dal punto di vista. Io mi considero un economista che lavora in politica”.

In conclusione, come per Rajoy, i maggiori risultati raggiunti da De Guindos sono il risultato dalla sua mancanza di principi e dalla capacità tattica di essere nel posto giusto al momento giusto per aumentare il proprio potere. In questo senso, la sua azione più proficua è stata senza dubbio la fedeltà nell’alleanza subordinata col ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Per questo è difficile immaginare che, quando si troverà di fronte alla nuova presidenza della BCE, De Guindos possa avere idee personali su come proteggere i paesi della periferia europea.

Originariamente apparso in inglese sul sito dello European Research Network for Social and Economic Policies(EReNSEP)
L’autore è coordinatore nazionale per la Spagna di EReNSEP
Traduzione per La Città Futura di Paolo Rizzi