Mps torna al centro di ardite ipotesi di aggregazione

Stefano Neri finanzareport.it 3 aprile 2018

Secondo le ultime indiscrezioni le banche d’affari studiano il dossier. Ma concludono che una simile operazione andrebbe incontro a diversi ostacoli


 
 

Rispunta la “pista” di una fusione per la Banca Monte dei Paschi di Siena. A rilanciarla però sono solo ipotesi di stampa, sulla base di un ragionamento più che altro di natura politica, essendo la banca partecipata dallo Stato con quasi il 70%.

In particolare, è il Sole 24 Ore a vedere Mps addirittura come “crocevia del riassetto” bancario italiano. La condizione, però, sarebbe l’accettazione di una perdita da parte del Tesoro che attualmente supera abbondantemente i 3 miliardi, dopo che il titolo Mps in Borsa ha ceduto da inizio anno circa il 35%. Le azioni del Monte recentemente hanno aggiornato a ripetizione i minimi storici fino a scendere sotto i 2,4 euro, contro i 6,49 euro pagati dallo Stato meno di un anno fa per ricapitalizzare la banca con la partecipazione degli obbligazionisti (burden sharing). In autunno Mps era invece ritornata a Piazza Affari con un prezzo di 4,1 euro. 

Il titolo è finito nel mirino delle vendite sui timori di una nuova frenata dei ricavi per la banca senese, a seguito di conti già deludenti nel 2017. Un andamento che allontanerebbe ulteriormente gli obiettivi fissati dall’Ad Marco Morelli nel piano industriale.

Le nuove indiscrezioni si riferiscono alla nuova fase del risiko bancario che dovrebbe interessare istituti di medie dimensioni. Non è certo la prima volta nelle ultime settimane Mps finisce al centro di rumors su possibili aggregazioni, ma appare difficile che in questo momento la banca possa trovare un compratore. Tanto più che lo Stato incorrerebbe in una severa perdita. Tuttavia, secondo quanto scrive il giornale di Confindustria, il nuovo governo potrebbe avere l’interesse “a far emergere il prima possibile la perdita a carico dello Stato di oltre 3 miliardi, scaricandone la responsabilità sugli esecutivi precedenti. Se quest’ultima fosse l’opzione prescelta, il futuro Governo diventerebbe il principale sponsor di una fusione tra Mps e una banca italiana. Condizionando l’intero riassetto del settore”.

Il tema sarebbe al centro delle indagini delle banche d’affari, che però evidenziano due ulteriori ostacoli a possibili ipotesi di aggregazione. Il primo riguarda la Bce, che pretenderebbe un’ingente ricapitalizzazione a carico di chi intendesse procedere a una fusione con Mps. Il secondo riguarda l’Unione europea e la disciplina degli aiuti di Stato. In caso di merger con una media banca italiana, anche ipotizzando una ricapitalizzazione di mercato di almeno 3 miliardi, la quota dello Stato scenderebbe intorno al 20% facendone comunque il primo azionista. 

Le soluzioni prospettate a questo punto per lo Stato sarebbero due: la conversione delle azioni dello Stato in titoli senza diritto di voto, oppure il conferimento del pacchetto pubblico a un trust con mandato a vendere gradualmente la quota sul mercato. Sempre che le relative trattative con l’Europa vadano in porto. 

A Piazza Affari il titolo esordisce stamani in perdita dell’1,5% a 2,53 euro.