Banche, il riassetto comincerà da Mps e dalle Popolari

 firstonline.it 4 marzo 2018

L’insostenibilità dell’attuale assetto (solo due grandi banche, troppi costi, troppo personale, bassi profitti e digitalizzazione incalzante per molti istituti troppo deboli e troppo piccoli) spingerà a breve le banche italiane a una nuova stagione di concentrazioni – Ecco da dove si partirà ed ecco le novità in campo

 

Banche, il riassetto comincerà da Mps e dalle Popolari

Troppe banche piccole e deboli per pensare che il sistema bancario italiano possa restare ancora a lungo così com’è. E troppo grande la distanza tra i due big (Intesa Sanpaolo e Unicredit) e il resto del settore per immaginare che basti sopravvivere. L’addendum voluto dalla Vigilanza Bce, che curiosamente (!) continua a ignorare i rischi legati ai derivati in mano alle banche tedesche e francesi e a concentrarsi unicamente sui crediti incagliati delle banche italiane, può rallentare ma non fermare la spinta alle aggregazioni, che stanno tornando a dominare l’orizzonte delle banche italiane.

Senza strologare troppo sul loro futuro, i due giganti italiani bancari italiani sono i primi a dare segni di dinamismo: Intesa Sanpaolo, tutta proiettata sul wealth management, sta cercando un partner internazionale per Eurizon Capital, che potrebbe essere BlackRock, mentre Unicredit dovrà decidere che cosa fare in Mediobanca quando andrà il archivio il patto di sindacato ma soprattutto interrogarsi sull’opportunità di pensare ad alleanze in chiave europea.

Per le altre banche i costi di gestione continuano ad essere troppo alti, il personale eccessivo, la redditività troppo bassa anche in vista di un possibile aumento di tassi d’interesse e la concorrenza, il Fintech e la digitalizzazione incalzano. Ma a spingere in direzione delle concentrazioni ci sono anche due novità che influiranno non poco sul riassetto del’intero sistema bancario italiano: il cambio della guardia alla guida politica del Paese e dunque al Ministero dell’Economia (Mef) e il recente pronunciamento della Corte Costituzionale che ha promosso la riforma delle banche popolari.

Proprio da qui – dalle Popolari e da Siena – ripartirà il riassetto per una nuova stagione di concentrazioni, alleanze e fusioni. Lo aveva segnalato qualche settimana fa, suscitando una tempesta di commenti e di critiche, anche Fabrizio Pagani, il braccio destro del ministro uscente Pier Carlo Padoan, che ha avuto un ruolo determinante nel piano di salvataggio del Monte dei Pasqua e dell’ingresso del Tesoro nella banca senese come azionista di maggioranza con una quota azionaria del 68%. Che farà il nuovo inquilino di Via XX Settembre di fronte all’Mps? Non è insensato pensare che dal nuovo Governo venga una spinta a Siena a concentrarsi, anche se non sarà semplice conciliare le velleità di banca pubblica per l’economia italiana immaginata dai Cinque Stelle e dalla Lega con le rigide regole dell’Europa sulla capitalizzazione delle banche e sul divieto di aiuti di Stato.

Più volte le maggiori banche popolari hanno dovuto smentire la speculazione di Borsa che immaginava nuove aggregazioni con il Monte dei Paschi ma la lingua batte dove il dente vuole. E, Siena o non Siena, le Popolari o le ex Popolari saranno al centro del nuovo riassetto bancario. A partire da Sondrio, dove la Popolare dovrà decidere che cosa fare dopo il via libera della Corte Costituzionale alla trasformazione in spa, a cui si accinge anche la Popolare di Bari.

Per la Popolare di Sondrio, che verosimilmente attenderà il pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, potrebbe tornare d’attualità il progetto di nozze della Valtellina con il Credito Valtellinese, fresco fresco di un controverso aumento di capitale. Ma, prima o poi, il discorso delle aggregazioni riguarderà anche i pezzi grossi delle Popolari, dall’Ubi al Banco Bpm fino alla Bper, per non parlare delle tribolazioni di Banca Carige.

Ubi e Banco Bpm sono reduci da due operazioni di successo che hanno portato, da un lato, all’acquisizione a un prezzo simbolico di Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche da parte del gruppo guidato da Victor Massiah mentre l’ad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, dover aver pilotato la fusione tra l’istituto veronese e la vecchia Bpm, ha già detto che nel 2018 e nel 2019 la banca di Piazza Meda è concentrata sul completamento delle operazioni di integrazione ma che dopo riprenderà a guardare alle occasioni di consolidamento. Ma in banca la stagione del M&A potrebbe partire molto prima.