Banche venete, sgambetto dell’Europa

Mirko Molteni finanza report.it 4 aprile 2018

Impatto più pesante sui conti pubblici, dopo l’indicazione Eurostat l’Istat ha rivisto oggi le sue stime


 
 

Dopo che ieri l’Eurostat ha valutato più ingente del previsto l’impatto della liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sui conti pubblici, oggi l’Istat ha ricalcolato i dati relativi al 2017, in particolare ritoccando leggermente in peggio le stime che aveva pubblicato in marzo.

Anzitutto, il rapporto debito-Pil, se prima era valutato al 131,5%, ora è 131,8%. Poi il deficit delle amministrazioni pubbliche, che prima era stato collocato all’1,9%, è stato corretto al 2,3%, il che tradotto in cifre significa che, se fino a ieri si pensava che fosse di 33.184 milioni di euro, ora si ritiene plausibile sfiori 40.000 milioni, per la precisione 39.691 milioni di euro. La pressione fiscale, poi, si rivela al 42,5%, anziché il 42,4, sebbene il dato rappresenti comunque un lieve miglioramento rispetto al 42,7% del 2016. Infine, il saldo primario rimane attorno all’1,5% del Pil, come nel 2016.

Tali aggiustamenti sono seguiti a ruota al ricalcolo che l’agenzia europea di statistica Eurostat ha pubblicato ieri, dopo che lo stesso era stato richiesto in precedenza dall’Istat. Secondo i contabili Eurostat la manovra di salvataggio delle banche venete ha inciso sul deficit 2017 per 4,7 miliardi, ossia pari a uno 0,2-0,3% del rapporto deficit-Pil, mentre sul debito la manovra si ripercuote per 11,2 miliardi, dovendo includere anche le garanzie per Intesa Sanpaolo, che acquisì la “parte buona” degli istituti veneti

Nello specifico, secondo l’istituto europeo, le uscite pubbliche totali per il dossier venete sono pari a 14,7 miliardi, di cui però 10 miliardi sono reputati recuperabili nei prossimi anni grazie a operazioni sugli Npl: “Il risultato è un impatto negativo di 4,7 miliardi da registrare a valere sul deficit 2017”.

Sotto l’aspetto del debito, invece, il calcolo di Eurostat parte dall’intervento diretto dello Stato pari a 4,8 miliardi, dei quali 3,5 per il fabbisogno di capitale generatosi in Intesa San Paolo in seguito all’acquisizione della “parte buona” delle due banche e 1,3 per la ristrutturazione aziendale sostenuta dalla stessa Intesa per rispettare le regole sugli aiuti di Stato. A questa cifra si aggiungono 6,4 miliardi in garanzie sul credito di Intesa verso le venete. Ecco quindi il totale di 11,2 miliardi.

I commenti dal mondo politico non si contano. Per la deputata M5S Laura Castelli: “La decisione di Eurostat su deficit e debito italiano dimostra il fallimento delle politiche bancarie dei governi Renzi e Gentiloni. Le crisi bancarie di questi anni andavano gestite con lungimiranza e in modo strutturale, ma anche nei casi di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca l’intervento è stato intempestivo e di corto respiro. Il verdetto di Bruxelles conferma ancora una volta la validità delle nostre critiche”. E mentre il senatore dell’Udc Antonio De Poli chiede al ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan di ridefinire il fondo di ristori per i risparmiatori delle banche venete e degli altri istituti in crisi, il responsabile economico della Lega, Armando Siri osserva: “La questione banche venete non nasce certo oggi tant’è che abbiamo già indicato alcune soluzioni come l’utilizzo di più di 2 miliardi di euro depositati nei cosiddetti conti dormienti. In ogni caso per noi l’obiettivo principale resta la crescita perché è solo partendo da un aumento del Pil che possiamo controllare il deficit. Noi riteniamo di avere le ricette giuste per riuscirci e ci auguriamo di essere quanto prima messi alla prova e quindi prima si fa il governo e prima si comincia a rilanciare il Paese a partire già dalla nota di aggiornamento del Def a ottobre”.

Il peso per i contribuenti viene inoltre rimarcato dal presidente del Codacons, la nota associazione in difesa dei consumatori, Carlo Rienzi, che stimando in 662 euro per ogni famiglia italiana il costo del salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, sbotta: “È una vergogna che ancora una volta il Governo abbia messo le mani in tasca agli italiani per salvare le banche ridotte al fallimento da una mala-gestione i cui costi vengono scaricati sulla collettività”. Da Napoli, pure il sindaco Luigi De Magistris commenta: “Il salvataggio da delle banche venete vale oltre 10 miliardi di debito pubblico, il debito storico dei commissariamenti di Stato su Napoli (1980-2008) per 100 milioni lo scaricano tutto su di noi, sulla città e sui napoletani. Che vergogna!”.

Intanto, ora che l’Istat ha corretto i suoi conti, si guarda alle prossime scadenze importanti. Il nuovo Documento Economico Finanziario dovrebbe essere presentato al Parlamento dal Governo uscente entro il 10 aprile, ma questa data può anche essere rimandata in concomitanza con la formazione del nuovo esecutivo. Improrogabile sarà però la data del 30 aprile, entro cui il governo italiano dovrà inviare il Def alla Commissione Europea.