Commissariata la Fondazione Banco di Napoli

Vincenzo Sbrizzi napolitoday.it 3 aprile 2018

Un commissariamento storico. Mai una fondazione come questa era stata commissariata in Italia. La Fondazione Banco di Napoli è stata commissariata. La decisione è arrivata da parte del Ministero del Tesoro che ha sospeso il presidente, il collegio sindacale ed il consiglio d’amministrazione. Il commissario scelto è Giovanni Mottura, presidente degli amministratori giudiziari.

 

Il primo “appuntamento” per la nuova gestione è rappresentato dall’approvazione del bilancio consuntivo. Sarà necessaria poi la nomina del nuovo Consiglio generale. Alla base del commissariamento sono stati i conflitti interni al Consiglio d’amministrazione. Diverse le vedute dei membri rispetto alla gestione finanziaria della fondazione. Il prossimo maggio sarebbero state rinnovate tutte le cariche elettive.

 

Commissariata dal ministero la Fondazione Banco di Napoli

di Roberto Russo corrieredelmezzogiorno.corriere.it 3 aprile 2018

E’ la prima decisione del genere in Italia. Da ieri si è insediato Giovanni Mottura

Il ministero del Tesoro ha commissariato per quattro mesi la Fondazione Banco di Napoli, fino a oggi presieduta dal professore Daniele Marrama. Stamane è stato notificato il provvedimento con cui viene designato commissario il dottor Giovanni Mottura, presidente nazionale degli amministratori giudiziari. Il dottor Mottura si trova già da stamattina nella sede della principale Fondazione del Sud, in via Tribunali. E’ la prima volta che viene commissariata una fondazione bancaria in Italia. Sono anche stati sospesi il consiglio generale d’amministrazione, il presidente e il collegio sindacale. Il commissario designato è il dottor Giovanni Mottura, presidente nazionale amministratori giudiziari.

La decisione di commissariare la più antica fondazione bancaria del Mezzogiorno è stata presa dal Mef dopo la presentazione di numerosi esposti da parte di alcuni componenti del Consiglio generale nei confronti dell’operato del cda, presieduto da Marrama. Inoltre avrebbero anche pesato fortemente i rilievi della Vigilianza del Mef. A provocare lo scontro all’interno della Fondazione Banco di Napoli sarebbero stati, in particolare, alcuni investimenti in obbligazioni bancarie di due banche campane considerati «rischiosi» da una parte dei consiglieri generali e, comunque, non in linea con gli obiettivi della Fondazione, come denunciato più di un anno fa in alcuni articoli dal Corriere del Mezzogiorno.

Il documento della Vigilanza

Il 9 luglio del 2017 la Vigilanza del Ministero dell’Economia aveva trasmesso un duro documento alla Fondazione, che conteneva pesanti rilievi verso la gestione Marrama. Nove pagine. Trasmesse al Consiglio generale, al consiglio di amministrazione e al Collegio sindacale della Fondazione Banconapoli. Eranp firmate da Alessandro Rivera, responsabile della IV Direzione del Ministero dell’Economia che si occupa di vigilanza. Richieste di chiarimenti, ma anche rilievi sull’operato del consiglio di amministrazione guidato da Daniele Marrama e sulle procedure seguite per un investimento finanziario deciso dal cda nel 2016. Soprattutto, il documento del Mef sottolineava alcuni aspetti fondamentali. Il principale: l’investimento in Banca regionale di Sviluppo per oltre sei milioni di euro, che aveva provocato il durissimo scontro all’interno della Fondazione (con le critiche dei professori Abbamonte e Palmieri e gli esposti del professor Fimmanò) doveva essere sottoposto all’organo di indirizzo, cioé al Consiglio generale. Mentre un capitolo a parte riguardava proprio la vicenda Fimmanò, il giurista indicato dalla Regione Campania ed estromesso con una votazione durante l’ultima seduta di Consiglio generale del 27 aprile scorso.

Il Consiglio generale

Il direttore Rivera aveva chiarito il «giusto ruolo dell’organo di indirizzo», cioé del Consiglio generale. Citando il decreto legislativo 153/99 (numero 5, lettera B, comma 1, articolo 4) spiega che esso ribadisce «come sia di competenza dell’organo di indirizzo la definizione della politica degli investimenti e dell’organo di amministrazione, la traduzione operativa di dette linee generali, assicurando un monitoraggio costante della coerenza degli investimenti alle politiche deliberate». Poi la stoccata: «Di conseguenza non è condivisibile quanto contenuto nella deliberazione del 27 aprile scorso, laddove la competenza a decidere sull’investimento in Banca regionale di Sviluppo è riconosciuta all’organo amministrativo chiamato a compiere scelte di gestione». Invece «tali scelte devono essere effettuate nell’ambito delle linee generali di gestione patrimoniale e investimenti determinate dall’organo di indirizzo». Ma non era tutto, secondo l’interpretazione normativa ministeriale «la mancanza di indicazioni deliberate dall’organo di indirizzo avrebbe reso il passaggio in Consiglio generale ancora più necessario, alla luce altresì dell’attuale illiquidità dell’investimento nella Banca popolare di Bari che da ottobre scorso la Fondazione non riesce a chiudere».

Non snaturare l’ente

La vigilanza del Mef era intervenuta anche con un parere nettamente contrario al tentativo del presidente Marrama di voler creare un micropolo di credito nel Mezzogiorno. Rivera ricordava infatti che «l’Autorità di vigilanza si è già espressa in merito con la precedente ministerale del 26 maggio 2017; il ruolo richiesto alle Fondazioni sul territorio di riferimento — spiega — non deve sostituirsi a quello proprio di altri soggetti che, per scopi e modalità di gestione, sono chiamati a farsi promotori o sostenitori di determinati progetti». Altra notazione: le possibili questioni di incompatibilità pure sollevate nei confronti del presidente Marrama e del direttore generale Minguzzi. Secondo Rivera «atteso che la presunta sussistenza di incompatibilità si riferisce a componenti dell’organo amministrativo, al soggetto con funzioni di direzione e ad un sindaco, si ritiene che Cda e Collegio sindacale della Fondazione debbano opportunamente pronunciarsi con conseguente comunicazione al Ministero. Si ribadisce — scrive — come la delicatezza della situazione richieda che le iniziative siano intraprese in tempi contenuti».

Esposti necessari

Ma il direttore generale della Vigilanza del Mef aveva pure chiarito il suo pensiero sugli esposti, sia quelli inviati da Fimmanò che i rilievi di Abbamonte e Palmieri in Fondazione. Ebbene, per Rivera i primi «sono importanti» perché «possono costituire un indice di anomalie nei comportamenti» e fornire «impulso all’esercizio dei poteri di controllo». Riguardo la lettera dei consiglieri Abbamonte e Palmieri «essa contiene elementi pregevoli per le questioni all’esame e attenzionate anche da questa Autorità. Dalla lettura del documento ad esempio questo Ministero ha potuto avere conoscenza di un ulteriore, presunto conflitto di interesse in quanto a un collaboratore dello studio professionale del presidente».