GIUSEPPE CASTAGNA – 24-02-2016 -PRESO IN CASTAGNA! LA FUSIONE TRA LA BPM E IL BANCO POPOLARE E’ STATA VOLUTA E STUDIATA DAL BANCHIERE NAPOLETANO GIUSEPPE CASTAGNA, UN TIPO CHE E’ SEMPRE RIMASTO UN PO’ NELL’OMBRA MA SI PORTA A CASA UNO STIPENDIO DA 2,5 MILIONI DI EURO L’ANNO

DAGOSPIA.COM 24.02.2016

Giovanni Pons per “Affari e finanza – Repubblica”

 

GIUSEPPE CASTAGNAGIUSEPPE CASTAGNA

Un banchiere napoletano, classe 1959, è l’uomo che sta pilotando la prima fusione bancaria europea da quando la vigilanza è in mano alla Bce. Forse questo spiega la grande attenzione che da Francoforte si sta dedicando ai passaggi di avvicinamento tra la Banca Popolare di Milano e il Banco Popolare. Il via libera ufficiale dei controllori europei arriverà probabilmente in estate ma già in queste fasi Giuseppe Castagna e il suo ex amministratore delegato in Comit, Pier Francesco Saviotti, ora numero uno del Banco, hanno un dialogo costante con i funzionari Bce affinchè tutto si concluda per il meglio.

 

GIUSEPPE CASTAGNAGIUSEPPE CASTAGNA

Ma non è facile vincere la diffidenza europea nei confronti del sistema bancario italiano, soprattutto dopo ciò che è successo sui mercati negli ultimi tempi. Per fare un esempio, i consigli di amministrazione delle due banche nello stato attuale contano ben 47 membri e la proposta di nuova governance prevede un cda unico, tradizionale, ridotto a 19 poltrone.

 

Ma a Francoforte hanno arricciato il naso, il cda dovrà essere composto da soli 15 consiglieri. Di una fusione tra banche il si-sterna sembra aver bisogno come il pane, e dunque si spera che le raccomandazioni siano flessibili, un passo falso in questo momento potrebbe avere effetti devastanti sui titoli bancari.

 

L’input decisivo l’ha dato un anno fa il decreto del governo Renzi che obbliga le banche popolari a trasformarsi in spa. Da lì si sono messe in moto le macchine e la Bpm guidata da Castagna, dopo diversi anni di battaglie interne, è subito apparsa come il boccone più prelibato.

 

LA SEDE DELLA BPM - BANCA POPOLARE DI MILANO - A PIAZZA MEDA A MILANOLA SEDE DELLA BPM – BANCA POPOLARE DI MILANO – A PIAZZA MEDA A MILANO

Soprattutto sta giocando in positivo il basso livello delle sofferenze nette in rapporto al capitale della banca, il famoso Texas ratio che tutti gli analisti guardano con grande attenzione. Bpm è poco sopra 0,85 contro una media delle migliori banche tra 1 e 1,1 e ben lontano dai due casi estremi di Monte dei Paschi con 2,4 e del Banco Popolare con 2,18. L’abbraccio tra Bpm e la banca di Saviotti produrrà un Texas ratio di 1,63, non certo ai livelli migliori ma migliorabile con il tempo.

 

Ed è proprio sulla tabella di marcia con cui si possono andare a sfoltire i crediti deteriorati che Castagna e Saviotti stanno discutendo in queste ore con la Bce. Smaltire tutto subito vorrebbe dire procedere a un aumento di capitale e su questo punto entrambi i banchieri hanno posto la loro linea Maginot. D’altronde era novembre quando gli Srep (gli stress test) della Bce promuovevano sia Bpm che Banco dicendo che il capitale era adeguato.

BPM BANCA POPOLARE DI MILANOBPM BANCA POPOLARE DI MILANO

 

Dunque non si capisce cosa sia cambiato da allora. Castagna a prima vista sembra un uomo docile, di buone maniere, sempre pronto al dialogo. Quando due anni fa è stato catapultato al vertice della Milano dal finanziere Andrea Bonomi, il livello di tensione nella banca era ancora elevato. Piero Montani, il banchiere che nei due anni precedenti aveva condotto una dura politica di ristrutturazione, era ai ferri corti con le componenti sindacali interne, quelle che da sempre hanno contato molto alla Bpm. E infatti nel dicembre 2013 Montani aveva deciso di mollare e di trasferirsi a Genova, alla Cari-ge, dove infuriava la tempesta per lo scandalo Bemeschi.

 

UBI BANCA BRESCIAUBI BANCA BRESCIA

Bonomi aveva già provato a portare Castagna in Bpm nel 2012, quando aveva conquistato l’assemblea del dopo Ponzellini, ma il banchiere napoletano aveva preferito rimanere in Intesa Sanpaolo, suo territorio d’origine, con la prospettiva di diventare il capo della Banca dei territori dopo i buoni risultati ottenuti nella controllata Banco di Napoli. L’esperienza nel retail andava ad aggiungersi agli anni del contatto diretto con le imprese, sotto la regia di Gaetano Miccichè.

 

Ma dopo pochi mesi le incomprensioni con il nuovo numero uno del gruppo, Enrico Tommaso Cucchiani, lo convinsero a lasciare. Dunque, a fine 2013, la nuova chiamata di Bonomi questa volta lo trova pronto, anche se nel frattempo è il fondatore di Investindustrial a subire il logoramento delle battaglie in Bpm. Bonomi vende le sue azioni nel gennaio 2014, poche settimane dopo l’insediamento di Castagna al vertice, lasciandolo senza un socio di riferimento a cui appoggiarsi.

 

Ed è da questo momento che il nuovo capoazienda deve cominciare a svolgere il suo lavoro di punta tacco. Dialogo con le componenti sindacali interne continuando però nella politica di rinnovamento ed efficientamento della banca in modo da risultare attraente agli occhi degli investitori istituzionali che un giorno potrebbero essere i veri padroni della banca.

 

BANCA UBIBANCA UBI

Nei momenti difficili il mite Castagna deve saper tirar fuori le unghie. Qualcosa di simile deve essere successo un mese fa, quando insieme a Victor Mas-siah, amministratore delegato di Ubi Banca, varcava il portone del ministero del Tesoro. Lì il ministro Pier Carlo Padoan invitava i due banchieri a non essere egoisti, a non limitarsi a una fusione a due, Bpm-Ubi, ma ad accogliere anche l’ingombrante Monte dei Paschi, per il quale la Bce ha raccomandato un accasamento in tempi stretti.

 

In quei giorni le trattative tra la banca milanese e la bresciano-bergamasca erano arrivate a un punto molto avanzato. Nello stesso giorno del faccia a faccia con Padoan a Milano si incontravano i presidenti Piero Giarda e Mario Anolli per dare la benedizione finale alla nuova creatura.

 

victor massiahVICTOR MASSIAH

Le trattative che andavano avanti da qualche mese avevano portato a prevedere per il nuovo gruppo la sede principale a Milano e quella legale a Bergamo, il mantenimento della governance duale con sette consiglieri a Ubi, cinque a Milano e tre indipendenti. I1 presidente del Cds sarebbe stato nominato da Milano, con Massiah amministratore delegato e Castagna direttore generale vicario. Ma con uguali stipendi fissati a 1,75 milioni a testa, meno dei 2,5 milioni che oggi prende il numero uno della Bpm. Il Texas ratio delle due banche unite sarebbe stato pari a 106, senza bisogno di aumentare il capitale. Un merger of equal con qualche correzione.

 

Ma dal 20 gennaio comincia a delinearsi l’ombra del Monte. Massiah viene convocato, dice che da sola Ubi non può sostenere un’operazione del genere ma può pensare di proporla alla Bpm. E la settimana dopo Castagna si sfila da un abbraccio che considera mortale. Teme di rimanere schiacciato, emarginato in un gruppo molto più grande della piccola Bpm, un gruppo da 400 miliardi di attivo nella quale la componente milanese, con 34 miliardi di impieghi, sarebbe risultata ininfluente.

 

Pier Francesco SaviottiPIER FRANCESCO SAVIOTTI

Così, con un colpo di coda, il banchiere napoletano si butta nelle braccia del vecchio collega Saviotti, in una fusione alla pari in cui è protagonista in quanto lo stato di salute del Banco non è dei migliori. Il calcolo di convenienza è presto fatto: due anni fa la Bpm valeva in Borsa il 25% di Ubi e il 33% del Banco, oggi si parla di una fusione alla pari su un bilancio dove si possono realizzare molte sinergie e questo maggior valore andrà per la metà agli azionisti Bpm. I] mercato sicuramente apprezzerà e dietro ai numeri Castagna pensa di riuscire a compatta-re anche le riottose componenti dei soci dipendenti.

 

Che hanno già piantato i loro paletti, moneta di scambio per il via libera in assemblea. Ci dovrà essere una Bpm spa, sotto la holding, secondo un modello federale già adottato da moltre altre banche (vedi Intesa), che dovrà avere una durata di almeno tre anni e un cda di sette persone. Una sorta di stanza di compensazione per la scomparsa del duale da un giorno con l’altro.

 

E poi le assemblee, quella di trasformazione in spa e quella che delibera la fusione, dovranno svolgersi contemporaneamente ed essere votate con il sistema del voto capitarlo. La Bce invece preferirebbe che fossero gli azionisti della spa a deliberare la fusione. Infine i sindacati chiedono rassicurazioni sul fatto che le sinergie non si traducano esclusivamente in esuberi, vista l’aria che tira e la latitanza del governo su questo fronte. Si vedrà se Castagna e Saviotti riusciranno a convincere gli uomini di Francoforte che un’operazione di questo genere può essere salutare per il mercato italiano ma anche per l’Europa.