GIUSEPPE CASTAGNA OTTOBRE 2016 – COME TACCHINI A NATALE: COSÌ I DIPENDENTI BPM VENGONO VISTI DA LONDRA

IL BANCHIERE BRUNO GLISTATIGENERALI.IT  1 OTTOBRE 2016 

 

Nel momento in cui il settore bancario e le borse soffrono a causa dei timori relativi alla solvibilità di Deutsche Bank, due titoli brillavano alla borsa di Milano, nonostante il rosso diffuso sul listino: Banco Popolare e Banca Popolare di Milano. Agli amici che mi chiedono cosa succede spiego la storia del tacchino a Natale.

Giovedì scorso a Londra alla Bank of America Merrill Lynch 2016 Financials Conference i vertici delle due banche – l’amministratore delegato della BPM Giuseppe Castagna e il direttore generale del Banco Maurizio Faroni, hanno spiegato agli investitori i benefici economici dell’operazione. La parte che è stata evidenziata maggiormente negli incontri individuali e che è piaciuta di più agli investitori è che l’integrazione tra le due banche si basa su un forte taglio di costi. Gli investitori apprezzano questa componente delle sinergie perché la ritengono più facile da stimare e da realizzare (di due risorse che si sovrappongono una si taglia, punto), mentre gli incrementi di ricavi sono basati su stime spesso più soggettive (la produttività di B nelle vendite si allinea a quella di A dopo l’aggregazione, almeno speriamo) e per questo smentite nei fatti dopo l’aggregazione. L’enfasi c’è stata negli incontri individuali per l’ovvia sensibilità del tema.

Questo del taglio dei costi è stato il principale aspetto di interesse nel momento in cui lo scetticismo degli investitori americani sulle banche europee è ai massimi. Se la storia del taglio dei costi effettivamente catturasse gli investitori, la spinta per le banche italiane ad aggregarsi per ridurre la base dei costi crescerebbe significativamente. Il che – entro una certa misura – non è un male, perché l’attività bancaria deve adeguarsi al diverso utilizzo che i clienti fanno delle filiali. Questo, però, non significa necessariamente solo tagli, ma idealmente dovrebbe portare a un diverso ruolo ed approccio al mercato del dipendente bancario. Cosa facile ma possibile se le persone si impegnano e si danno loro gli strumenti.

La cosa interessante in tutto questo è che i dipendenti della BPM (i nostri tacchini a Natale, ovviamente) dovrebbero votare l’operazione che li vede “finire nel forno”. Quindi a differenza del tacchino che viene alimentato per tutto l’anno e pensa di essere amato e riverito, per poi scoprire a Natale, all’improvviso, di essere una pietanza, ai nostri amici della BPM viene addirittura chiesto di accendere il forno.

Per farlo è stata realizzata un’ampia campagna di sensibilizzazione dei dipendenti e dei clienti della BPM, filiale per filiale. Il Banco Popolare ha affidato ad uno dei suoi migliori uomini, specializzato nella gestione delle assemblee, di supportare Castagna. Dopo le precedenti inaspettate bocciature in assemblea di Montani (voto a distanza) e Castagna (modifica dello statuto), non si poteva rischiare. Per evitare che si faccia resistenza passiva, viene chiesto a chi non va in assemblea di rilasciare deleghe. Così ci si assicura che il voto sia coerente (o si delega a votare sì o se si va in assemblea con il voto palese, non si può votare no, se non si vuole rischiare la pena capitale). Serve arrivare alla maggioranza dei 2/3. Se i pensionati restano contrari, servono tutti i voti possibili.

Come sforzo di ulteriore sensibilizzazione, Castagna ha portato tanti managers a Siviglia. Speriamo si sentano amati. La festa vera, tanto, per loro arriverà dopo.  Prima di partire Castagna ha visto in gran segreto i grandi oppositori, i pensionati. Chissà se è riuscito a convincerli, visto che le loro richieste per lui non sono poi tanto difficili da soddisfare. E tanti hanno mogli, figli, amiche, che lavorano in banca (o alla mensa).

Finora la tattica del poliziotto buono (Castagna, che spiegava quanto l’operazione era bella) e di quello cattivo (il presidente Mario Anolli, che spiegava i rischi di scalata in caso di mancata fusione) non hanno funzionato. Forse perché a qualcuno sono venuti dubbi sul fatto che difficilmente i tagli in caso di scalata potranno superare quelli che ci saranno veramente con il Banco. Non ci sono le famose sovrapposizioni che abbondano col Banco Popolare e magari se lo scalatore li fondesse con una banca in migliore stato di salute, i tagli sarebbero minori. I dipendenti del centro servizi l’hanno capito bene, quando hanno visto che la scelta del sistema informatico volgeva verso quello del Banco. Come aveva fatto notare Di Lena, l’indicazione era stata inizialmente volutamente omessa.

Vorrei capire perché la combinazione delle due banche sarebbe non scalabile. Vuole forse dire che la BPM da sola è molto appetibile e la banca combinata non lo è? Non è un’affermazione a supporto della fusione, questa. E non mi si dica per la capitalizzazione di mercato che resta risibile (oggi la nuova banca capitalizza meno  della BPM un annetto fa).

Per evitare rischi si è anche combinata la delibera di trasformazione con quella di fusione. Questo mi indigna di più, come banchiere, perché non si rispetta la libertà di determinazione degli azionisti, volendoli forzare a deliberare una cosa richiesta per legge pena la liquidazione (trasformazione) con una fortemente voluta da Castagna (fusione). Si ripropone il male che nel tempo ha creato tanti problemi in banca, e che la riforma Renzi delle popolari voleva abolire, ossia i banchieri che controllano i loro azionisti e quindi determinano le scelte della banca prescindendo dal normale check and balance di un governo societario sano.

Gli amministratori devono fare il bene dell’azienda e quindi dovrebbe essere già pronto, discusso negli organi e noto uno statuto per la nuova BPM S.p.A. nel caso in cui la fusione non venisse approvata. Nel Consiglio di Sorveglianza, qualcuno l’ha chiesto.

Faccio notare due cose a chi mi chiede come è possibile che i dipendenti ed i pensionati si facciano convincere a votare di sì, visto che tutte le promesse possono essere cancellate subito dopo la fusione, quando il loro voto non servirà più (visto che regneranno le sinergie di costo, scommetto che tali vantaggi avranno vita breve). La prima ragione è che la natura dell’italiano medio lo porta ad evitare il male certo di votare contro in assemblea, rischiando gli strali certi, ed a sperare di non essere proprio lui il tacchino che finirà in forno. Il male non è certo, magari lo si scampa. La seconda ragione è che i pensionati, che avrebbero potuto fare la loro lista all’ultima assemblea e stravincere, hanno invece optato per mettersi in lista con i sindacati (terrorizzati dal perdere), dando ai simpatizzanti dell’amministratore delegato la maggioranza del Consiglio di Sorveglianza, anche se i pensionati potevano avere la maggioranza in assemblea. Non si capisce perché ora dovrebbero comportarsi diversamente.

Se ho compreso bene quanto discusso, nella governance della nuova banca, due dei quattro sindacati (CISL e CGIL) sono stati esclusi, a dispetto delle promesse iniziali fatte al momento del supporto dell’operazione. Se fosse vero, un’altra evidenza dell’affidabilità delle speranze dei tacchini.