Mps, mercato non crede nel consolidamento?

Redazione FR finanza report.it 4 aprile 2018

Le continue ipotesi di stampa non sembrano dare sostegno al titolo della banca senese. Malgrado il rimbalzo odierno, nell’ultimo mese le perdite sono consistenti per azionisti e ancor più per lo Stato


 
 

La borsa non sembra proprio credere alle ipotesi da tempo in circolazione di un coinvolgimento di Banca del Monte dei Paschi di Siena al consolidamento prossimo venturo del settore bancario italiano. A dimostrarlo è l’andamento registrato dal titolo a Piazza Affari nelle ultime sedute.

Generalmente qualsiasi ipotesi di aggregazione o acquisizione manda in orbita le azioni di una qualche realtà quotata e non è un caso che negli ultimi mesi le banche siano tornate sotto i riflettori del mercato proprio per le continue voci di fusione, in particolare tra le realtà di medie dimensioni, diventate primo argomento di discussione dopo mesi e mesi in cui non si faceva parlare d’altro che di Npl, salvataggi e crack.

Su Mps, invece, le indiscrezioni di stampa non pare vogliano, per nulla, agire da sostegno a un titolo ormai in caduta libera da settimane. Basti pensare che nell’ultimo mese le azioni della banca senese, complice, c’è da dire, anche la scarsa liquidità, hanno perso quasi un quinto del valore allargando ulteriormente la perdita potenziale a carico dello Stato e quindi dei contribuenti per effetto dell’operazione di salvataggio della scorsa estate. 

Anche ieri è stata una giornata di voci sul coinvolgimento di Mps nel consolidamento con un ruolo, perfino, di “crocevia del riassetto” del settore bancario italiano. Ad una condizione, però, secondo il Sole 24 Ore. Il maggior azionista, il Ministero del Tesoro, dovrà comunque accettare di uscire dal suo investimento con una perdita monstre. Già oggi si tratta di un rosso di oltre 3 miliardi per effetto del continuo declino del titolo in Borsa con i minimi aggiornati di giorno in giorno fino alla soglia del 2,4 euro, un terzo circa rispetto ai 6,9 euro sborsati dallo Stato per la ricapitalizzazione precauzionale e quasi la metà rispetto ai 4,1 euro fissati per il ritorno alla quotazione. 

Negli ultimi mesi, però, Mps, nonostante evidentemente una “buona stampa” alle spalle, è stata oggetto di un continuo flusso di notizie negative, a partire dal bilancio del 2017 chiuso in profondo rosso, passando dalle indicazioni non certo positive sull’andamento commerciale e quindi sulle difficoltà del rilancio, per arrivare all’incertezza elettorale con l’assenza di un governo capace di dettare una linea ben precisa. Il nuovo esecutivo si troverà ad affrontare una gatta da pelare mica da ridere. Ieri il Sole 24 Ore ha scritto che il prossimo governo potrebbe avere l’interesse “a far emergere il prima possibile la perdita a carico dello Stato di oltre 3 miliardi, scaricandone la responsabilità sugli esecutivi precedenti. Se quest’ultima fosse l’opzione prescelta, il futuro Governo diventerebbe il principale sponsor di una fusione tra Mps e una banca italiana. Condizionando l’intero riassetto del settore”.

Un ragionamento, ovviamente, di natura politica che non è detto possa trovare un assist tra le altre banche o tra le autorità che hanno imposto il salvataggio lacrime e sangue dei mesi scorsi. Quale altra banca si accollerebbe un istituto in difficoltà con la spada di Damocle di cause legali miliardarie, un perimetro di attività in rapida riduzione e con i mille paletti della Bce da rispettare? Da tempo circola l’ipotesi di Ubi ma a Bergamo non sembrano certo propensi a varare un progetto di tali dimensioni e conseguenze. A dimostrarlo è stata l’ultima nota di smentita con l’accusa esplicita di manipolazione di mercato all’ennesimo articolo su una fusione in fase di valutazione. 

Al di là dei vari esercizi messi in atto dalle banche d’affari per strutturare la miglior operazione, tra nuove ricapitalizzazioni, conversioni di azioni o altre ipotesi ardite, rimane il fatto che lo Stato è comunque obbligato a uscire nel 2021 dal capitale di Mps per rispettare i voleri della Bce. E’ questa, probabilmente, l’unica certezza sulla strada del difficile rilancio della banca senese ma è comunque ancora lontana dal manifestarsi compiutamente e il mercato non sembra apprezzare un quadro incerto anche se oggi il titolo tenta la strada del recupero, quantomeno parziale dopo i tonfi delle ultime sedute. Dopo una prima parte di seduta in territorio negativo, le azioni spuntano un guadagno del 2,2% alle 11,30. Si tratta di un piccolo segnale positivo ma non sufficiente, probabilmente, a ridare slancio al titolo Mps.