Allarme Unimpresa: contribuenti spremuti, in arrivo 60 miliardi di tasse

Stefano Calicchio
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L’Unione Nazionale di Imprese lancia l’allarme sul prossimo triennio e sul possibile aumento delle tasse: 30 mld di incrementi solo dall’IVA.

Il conto alla rovescia è già partito e al momento nessuno è in grado di dire se si riuscirà ad arrivare in tempo. Ci stiamo riferendo alle cosiddette clausole automatiche di tenuta dei conti [VIDEO], destinate a scattare nel prossimo triennio. Cresce infatti la preoccupazione per il possibile aumento di #tasse e imposte che si troverà ad affrontare il Paese qualora il Governo di prossima formazione non riesca ad intervenire in tempo. L’insieme di misure è stato previsto con la scorsa Manovra e prevede 27 voci di aumento, destinate a raccogliere circa 60 miliardi di euro nel prossimo triennio.

 

Gli incrementi da disinnescare per i prossimi anni

D’altra parte, entrando nel merito dei provvedimenti sui quali il futuro Governo è chiamato ad intervenire, la lista appare copiosa.

Il principale ostacolo da superare è probabilmente quello dell’IVA, per la quale è già previsto un aumento che porterà l’imposta a toccare la soglia al 25%. Da solo l’intervento vale 30 miliardi di euro, risorse che bisogna in qualche modo trovare se si vuole procedere ad una neutralizzazione del provvedimento. Altri 30 miliardi di euro derivano invece da decine di balzelli, che insieme dovranno portare nelle casse pubbliche 29 miliardi e mezzo di euro entro il 2020. Ed ecco che complessivamente, il costo dei diversi aggravi potrebbe arrivare a toccare quasi 60 miliardi di euro.

I cittadini chiamati a sostenere i conti pubblici

È quindi da queste cifre che partono le considerazioni di Unimpresa. L’associazione ha infatti commentato con preoccupazione i dati, esprimendo la propria contrarietà ad un simile scenario.

“Cittadini e imprese, spremuti all’inverosimile, si preparano ad aprire il portafogli per sostenere i conti pubblici” ha affermato il Vicepresidente Claudio Pucci,commentando i provvedimenti che dovranno garantire la tenuta del sistema. Unimpresa ha ricordato che il rinvio dell’aumento dell’IVA al 2019 ha evitato un fardello di quasi 16 miliardi di euro per l’anno in corso, ma il problema al momento appare semplicemente rinviato. A partire dal 2019 è infatti previsto un aumento delle aliquote riguardanti sia l’applicazione ordinaria dell’imposta (che sale al 25%), sia quella agevolata (che cresce fino a toccare l’11,5%).

Il problema della tenuta dei conti ed il peso sui contribuenti

Se il quadro è quello appena definito, l’incertezza politica su quanto farà il prossimo Governo rende ancora più delicato il momento attuale. I 60 miliardi di euro di aumenti appaiono infatti come un primo difficile scoglio per il nuovo esecutivo. La battaglia elettorale è stata vinta su promesse di maggiore flessibilità a livello di previdenza [VIDEO] (con le pensioni anticipate) e di welfare (attraverso il reddito di cittadinanza).

Misure il cui costo dovrebbe essere sostenuto principalmente tramite spending review e una rivisitazione delle tax expenditures. Ma la prassi finora ha visto coprire i vecchi conti e le nuove occorrenze con inevitabili aggravi a carico dei cittadini. “I contribuenti vengono chiamati a coprire i fallimenti dei governi che non sono riusciti a tagliare gli sprechi nel bilancio pubblico e zavorrano i conti dello Stato” spiega Pucci, evidenziando che finora “la spending review è stata una clamorosa barzelletta”. L’ultimo aumento dell’IVA è stato infatti disinnescato grazie ad un semplice rinvio e non ad una vera e propria sterilizzazione del meccanismo automatico. Intanto i cittadini si preparano ad aprire il proprio portafogli, come già fatto negli scorsi anni.