Banche, i conti non tornano: ora il Def va tutto riscritto

 ilmanifesto.it 5 aprile 2018

stat. Oltre ai salvataggi delle «venete» incide anche la perdita per Mps. LeU: Padoan riferisca. Il nuovo deficit è del 2,3%, calcolato dall’Istat in aumento di 4 punti decimali rispetto all’1,9 per cento calcolato un solo mese fa. Anche il debito aumenta: è al 131,8%

 

Il ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan con il commissario agli affari economici Pierre Moscovici

Peggio del previsto. Se ieri i tecnici del Tesoro cercavano di minimizzare l’impatto dei miliardi pubblici spesi per salvare le banche venete parlando di un possibile aumento al 2,1 per cento del rapporto deficit Pil, ieri mattina l’Istat ha certificato un balzo molto più alto: al 2,3 per cento. Un balzo che la commissione europea valuterà a maggio per decidere se chiedere al nostro paese una manovra correttiva visto che le stime precedenti fissavano il disavanzo del 2017 al solo 1,9 per cento.

AI 5,6 MILIARDI STIMATI ieri da Eurostat per salvare Veneto Banca e Popolare di Vicenza (rilevati gratis da Intesa) si sono aggiunti i milioni di impatto del paracadute pubblico sul Monte dei Paschi di Siena di cui lo stato – dopo la farsa del finto aumento di capitale degli emiri annunciato da Renzi – è di gran lunga il primo azionista col 68 per cento. Nel frattempo il titolo della banca senese ha perso il 45 per cento del suo valore portando la perdita dei conti pubblici da 1,1 a circa 1,6 miliardi.

I SALVATAGGI BANCARI HANNO pesato anche sul debito. Secondo i nuovi calcoli dell’Istat, risulta pari a 2.263 miliardi, ossia al 131,8 per cento del Pil, tre decimali di punto in più rispetto al 131,5 per cento stimato un mese fa. In questo caso l’operazione di salvataggio delle banche venete ha aggravato il bilancio di 11,2 miliardi, dei quali 4,8 miliardi connessi con il versamento a Intesa Sanpaolo, che ha inglobato le parti sane degli istituti, e 6,4 miliardi con la riclassificazione delle passività e le garanzie messe da via XX Settembre.

LE VARIAZIONI SUL DEFICIT sono naturalmente «una tantum» – si spera non ci siano altre banche da salvare anche se la situazione di Carige e Creval e il processo su Ubi non lascia dormire sonni tranquilli a Bankitalia – mentre sul debito i numeri si trascineranno a lungo.

LA NOTIZIA DEL CAMBIO DI CIFRE è arrivata subito a Bruxelles che darà a maggio il suo verdetto. «La Commissione Ue prende nota dell’impatto sui conti pubblici italiani dalla liquidazione delle due banche venete, come stima Eurostat in cooperazione con Istat», e «valuterà la situazione di bilancio italiana a maggio, basandosi sui dati finali di Eurostat e sulle previsioni economiche di primavera», afferma un portavoce della Commissione. In ogni caso, secondo le regole europee, i costi del sostegno alle banche sono esclusi dal computo del saldo strutturale e del livello di spesa pubblica. Ciò significa che generalmente non ha un impatto sul rispetto dei parametri del braccio preventivo del Patto di stabilità.

ANCHE SE NON SERVIRÀ una manovra correttiva, gli effetti negativi di questi soldi nascosti dal governo uscente ci saranno subito. Il Documento di economia e finanza che il parlamento deve approvare e inviare a Bruxelles entro la fine del mese ha subito una brusca gelata. Il documento predisposto dal governo uscente e dai tecnici di via XX settembre partiva col deficit all’1,9 per cento e valutava i cambiamenti dei parametri economici a politiche invariate. Ora andrà quanto meno profondamente modificato.

SULLA GESTIONE DELLA PARTITA banche arriva poi la richiesta di un’audizione in parlamento del ministro Padoan, ora senatore del Pd. A chiederla è Stefano Fassina: «La riclassificazione Eurostat e Istat delle garanzie pubbliche per il salvataggio delle banche venete è estremamente preoccupante soprattutto per la valutazione dei rischi che sottende – esordisce il parlamentare di Leu – . Perché Eurostat è arrivata a valutare così probabile l’escussione delle garanzie prestate dallo Stato? Quali informazioni sono emerse sui crediti incagliati? Chiediamo al ministro Padoan – conclude Fassina – di riferire alle commissioni speciali di camera e senato che saranno operative dalla settimana prossima».