Giallo a Intesa, suspense sotto la Mole

16 ottobre 2014 lo spiffero.com

Mentre ancora tengono banco le parole di ieri dell’ad (“Esco da tutto”), la riorganizzazione interna subisce un rinvio. Ennesimo segnale dell’impasse al vertice della banca. E Torino resta col fiato sospeso, temendo un altro ridimensionamento

Mentre continua a tenere banco il “giallo Messina”, provocato dalle sibilline dichiarazioni del ceo di ieri pomeriggio (“Io sono allergico ai poteri forti e ai salotti, io esco da tutto”), il sismografo interno a Intesa Sanpaolo registra forti movimenti tellurici che, dal centro alla periferia, passando per i vertici, percorrono i vari livelli della principale banca italiana. Un segnale che le fibrillazioni hanno ormai raggiunto livelli preoccupanti è il rinvio di quindici giorni del piano di riorganizzazione che, muovendo su due direttrici (la riduzione drastica del numero delle direzioni regionali e il riassetto di Isgs), punta a ridisegnare la prima linea dell’istituto. Un piano che avrà pesanti ripercussioni su Torino, città nella quale ha sede la società consortile del Gruppo a cui fanno capo i sistemi informativi, i servizi operativi, l’organizzazione e la sicurezza, la gestione immobiliare, gli acquisti e la Contact Unit clienti.

 

Dopo la rimozione di Sandro Gerardin, l’intraprendente ex marito di Roberta Meo sindaco di Moncalieri ed esponente di primo piano del Pd locale, altre grossi mutamenti stanno per “colpire” Isgs, branca consortile costituita per non pagare l’Iva infragruppo, una delle poche realtà pesanti ancora presenti sotto la Mole (e a Moncalieri) che “assembla” intere direzioni  della banca solo a titolo figurativo in quanto le stesse sono in realtà gestite all’interno dell’organizzazione della banca attraverso il Coo (chief operating officer) Omar Lodesani, collega dell’ad Carlo Messina sin dai  tempi di Ambroveneto. Da autorevoli fonti interne e sindacali veniamo a sapere che Isgs verrebbe spacchettata in due distinte unità organizzative: una dedicata al sistema informatico  e  direzione operations centrali, l’altra a tutto il resto (Organizzazione, Personale, Immobili, Legale,  Acquisti, ecc). La società resterebbe presieduta dal torinese Maurizio Montagnese, anche se sul suo conto peserebbe la (finora) non brillante prova nel ruolo operativo di responsabile del Centro per l’innovazione di gruppo, funzione a diretto riporto di Messina, il quale non sarebbe particolarmente soddisfatto del suo operato. A guidare la componente IT e Operations si fa il nome di Renato Dorucci (e quello di Andrea Chioatto) mentre per l’altra area  il candidato più accreditato è Salvatore Poloni. I due manager sono entrambi afferenti alla cerchia del potente ex Coo e capo del Personale Francesco Micheli, uscito dalla  banca qualche mese fa a causa di profondi dissidi con Messina. E molti leggono, anche in questi movimenti, l’avvio della fase calante dell’ex Cfo di Intesa. Chissà. Per il  momento, dopo le enigmatiche parole di ieri, la banca si è affrettata a parlare di “equivoco”, smentendo qualsiasi intenzione di lasciare anzitempo.

 

Intanto, anche nelle segrete stanze di corso Vittorio Emanuele, al quartier generale della Compagnia di San Paolo, la situazione è tenuta sotto osservazione. Come noto, la fondazione torinese pur essendo il primo azionista, ha prima subìto la nomina di Enrico Cucchiani, poi una volta stretto il patto con lui, ha subìto il suo allontanamento. Anche la scelta di Messina è opera più di Milano che di Torino. Al momento della fusione, Torino aveva anche la direzione generale della Banca dei Territori, ora ad interim nelle mani di Messina. E così la discussione interna sul cambiamento generazionale e sul ruolo del direttore generale vicario e responsabile del corporate, Gaetano Miccichè, artefice di buona parte dei profitti di Intesa, che secondo Il Fatto sarebbe in uscita (in realtà è in carica nel consiglio di gestione fino al 2016) verso la Cassa Depositi e Prestiti o addirittura in Unicredit, alimentano crescente preoccupazione.

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