IL BALLOTTAGGIO N€UTRALIZZATORE GIA’ IN ATTO E IL PILOTA AUTOMATICO DEFINITIVO

orizzonte48.blogspot.it 5 aprile 2018

1. Dove eravamo rimasti?
Ah sì: al fatto che in Italia, la commedia dell’arte della politica, va sempre vista in una cornice di strutturale religiosità (confessionale). 
Detto banalmente, – mentre i talk e i giornaloni si affannano nel più grande dispiegamento di forze possibile per chiarire che il risultato elettorale non conta praticamente nulla (ma non hanno neppure tutti i torti, se si considera che 1/3 dei voti sbandierati come “populistico-innovativi” sono destinati a una forza del tutto indifferente ad una scelta fra legittimità costituzionale, della Repubblica fondata sul lavoro, e rispetto del vincolo €sterno) -, “TUTTI I SALMI FINISCONO IN GLORIA”.
Banale ma graniticamente “reale” (e ciò che è reale è razionale, cioè ha sempre della cause efficienti ben identificabili: se lo si vuole). Ed infatti, e come al solito traggo ex multis da un compatta serie di fonti che veicolano lo stesso messaggio:
2. Di questa linea mirata a predeterminare ogni possibile contenuto del futuro indirizzo politico nazionale, abbiamo già dato una spiegazione teorica, cioè economico-istituzionale; lo abbiamo fatto infinite volte e basti ricordare che la sovranità democratica scompare e con essa la stessa originaria funzione, costituzionalmente prevista, delle varie istituzioni, sia di garanzia che di indirizzo politico, una volta che sia restaurato l’ordine internazionale dei mercati (free-trade dettato dall’adesione a un’organizzazione economica internazionale, moneta con funzione equivalente al gold standard con banca centrale indipendente dall’indirizzo politico elettorale e mercato del lavoro assolutamente flessibilizzato; qui, p.4). Il processo elettorale assume il suo pieno ruolo di Truman show variamente sedativo del malcontento, secondo una prevedibile sceneggiatura. 
3. Idraulica allo stato puro. Punto:
 
Duccio: Mi azzardo a dire che è ormai l’intero ordinamento giuridico a non essere più tale, cioè ordinamento.
In primo luogo, se la gran parte delle norme viene creata al livello comunitario, cioè fuori dalla sede naturale del Parlamento, la Costituzione perde necessariamente quel ruolo di guida dell’attuazione del programma economico sociale in essa iscritto.
Potrà al più, anche senza negarne formalmente il ruolo di fonte sovraordinata, fungere daparametro esterno in base al quale operare il consueto controllo ex post, eventuale e “a risorse vincolate”, da parte della Corte Cost., di singoli ‘pezzi normativi’ di un indirizzo politico determinato da organismi internazionali, che ovviamente non contemplano, né sono tenuti a farlo, il programma economico costituzionale.

Altro aspetto, strettamente conseguente, della dissoluzione dell’ordinamento sta nellamancanza di tassatività delle norme, il cui contenuto generico e indeterminato trova un chiarimento o talora una specificazione adatta soltanto “al caso concreto” nelle normazioni “secondarie” recate dagli organi dell’esecutivo.

Un terzo aspetto, anch’esso ampiamente trattato sul Blog e correlato agli altri, si verifica con il supino riconoscimento del carattere giuridico vincolante erga omnes a ‘norme interne’ degli operatori privati in posizione dominante a livello internazionale.
Che siano le norme di Basilea, giù giù fino ai mille protocolli e attestazioni di qualità su processo aziendale e prodotto.

In tutto ciò, il legislatore italiano non tocca palla, e nemmeno ne avrebbe le capacità. Infatti, in un circolo vizioso a velocità crescente, l’assenza o la perdita di capacità ‘interna’ (in tutti i poteri costituzionali e settori della società) legittima e rende necessitato il ricorso “allo straniero“.

 
 
Dario: Potremmo dire che oggi l’Italia è in Europa un vero e proprio territorio annesso, considerando l’attuale assetto giuridico-economico che si è venuto a instaurare. 
 
Non credo che si possa neanche parlare di un rapporto sul modello Stato (Europa)-Regioni (Stati membri), lo troverei troppo “concessivo” (NdQ: dire “ampliativo”, rispetto alla riconoscibilità di compiuti caratteri come “indipendenza” e “sovranità”).
 
Direi invece proprio un rapporto di Impero-Province. Gli ordinamenti interni, concordo, di fatto non esistono più, salvo quello della Germania, e l’esercito europeo su cui oggi si spinge molto costituirebbe il passo finale perfezionante di quest’annessione.
 
…Fissata questa traccia riassuntiva, familiare (ormai spero) alla buona parte dei lettori del blog, appare utile fare un collegamento all’attualità: rileggete con attenzione e rendetevi conto delperché il Truman Show delle prossime elezioni sia descrivibile in questi termini:
 
 
Il voto, attesa la incomprensibilità, da parte dell’individuo comune-elettore, della realtà normativa naturale – secondo il criterio di legittimazione neo-liberista e internazional-mercatista di ogni possibile “Rule of Law”– è solo un processo subordinato di ratifica delle decisioni “impersonali” del mercato.
4. Per fortuna, almeno in termini di chiarimento senza equivoci, interviene (su La7, naturalmente) il prof.Cassese:
Cassese in diretta stamattina su La7 (Omnibus) a dirci che il Presidente della Repubblica è il garante degli impegni assunti dallo Stato Italiano con i trattati europei…..a dirci che le istituzioni europee ci hanno garantito la pace e, di fatto, ad ammonirci contro eventuali governi “sbagliati”: dopo i giornalisti, i vignettisti e i dirigenti di aziende, ora vengono messi in campo i costituzionalisti: D’Attorre si sta contrapponendo piuttosto bene ricordando che Maastricht, il Fiscal Compact, l’Unione Bancaria non c’entrano nulla con la pace (Cassese:”ma io non vorrei parlare di banche”, e già, si era intuito)…”.
5. Ora non dovrebbe sfuggire, a còlti studiosi della storia dei rapporti economici internazionali, che il free-trade e il suo corredo indispensabile del gold standard, imposti coi trattati, sono tutt’altro che forieri di pace, e, piuttosto, equivalenti, per chi ne subisce l’imposizione (dovendo, senza esitazioni aderire ai relativi trattati multilaterali), ad una sconfitta in un conflitto (di aggressione colonialista) del tutto analogo a una “guerra delle cannoniere”.
 
Le conseguenze di questa irenica aspirazione, paludata di idealismo ma scollata dalla Storia politica ed economica specialmente del continente europeo, a negare radicalmente questa ricorrente situazione di asservimento di ex-nazioni sovrane a nazionalismi aggressivi, cioè imperialisti e mercantilisti, sono assai gravi. 
5.1. Ma più ancora è grave non essere in grado di accorgersene (pur disponendosi, in teoria, degli strumenti culturali per poterlo fare agevolmente). 
 
Dunque se il trade internazionale è un fenomeno storicamente naturale per l’umanità (pure sulle piroghe del paleolitico, passando per i fenici e per i Danaos dona ferentes), è il “free” che non funziona: cioè la formalizzazione mediante un trattato (spesso imposto con la guerra) del fatto giuridico che non ci si possa in alcun modo difendere dai problemi di aggressione socio-politica derivanti dalla supremazia commerciale raggiunta da un altro gruppo. Per il benessere della comunità.
Quel “free”, dunque, non è mai la libertà del gruppo sociale che – chissà come e perchè– è finito nella maglie dell’altrui trade, ma è, immancabilmente, una “free-competition” industriale e poi commerciale che impegna i sistemi sociali apertisi reciprocamente ad uno sforzo collettivo contrastante gli interessi dell’altro gruppo, sforzo del tutto omogeneo a quello espresso durante la guerra. 
 
 
Pure il conflitto armato, come tutti dovrebbero sapere, è essenzialmente vinto attraverso uno sforzo industriale: sia per produrre le armi, sia per supportare e finanziare l’azione bellica dei propri, tesa ad eliminare e ad uccidere abbastanza soldati e cittadini “nemici” da indurli alla resa, cioè alla sottomissione.
L’apertura delle economie al free-trade – lo abbiamo tante volte detto, come pure Bazaar- è dunque un vincolo (da trattato) allo scontro permanente.
Nella guerra vera e propria muoiono i lavoratori delle classi economiche subalterne divenuti soldati. 
Nello scontro industrial-commerciale fra “economie aperte”, sono sempre i lavoratori a subire le perdite; sia con la disoccupazione, cioè con la miseria, sia con la costrizione all’emigrazione, sia col subire la propaganda dell’oligarchia del proprio regime che, comunque, riduce il loro benessere e la rappresentatività generale dello Stato, come pure le loro aspettative di vita e persino di riprodursi, mettendo su famiglia in condizioni di dignità e sopravvivenza.
 
6. E, in aggiunta alle tante attualissime prove dirette del TUTT’ALTRO CHE PACIFICO disfacimento della sovranità democratico-costituzionale italiana (navi da guerra britannicheche si presentano a Trieste – proprio a Trieste!– “in vacanza”, gendarmi francesi in libera azione sul territorio italiano, proprio mentre la Francia ha sospeso Schengen da due anni e intende ottenere una proroga non prevista dal trattato, che va quindi rapidamente modificato!, dopo la strana vicenda del trattato – in tacita esecuzione provvisoria?- di cessione del mare italiano),  rammenteremo che il recupero delle imposte dalle imprese aventi sede nelle zone del terremoto abruzzese, si aggiunge a questi atteggiamenti “pacifisti” €uropei che si manifestarono nel giorno del devastante terremoto di Amatrice. Secondo un programma di riforma dei trattati che procede tutt’ora (in nome di quale concetto razionalmente accettabile di pace?):

Questa, in due tweets, comunque, è l’offerta di solidarietà effettiva pervenuta dall’€uropa: nel giorno del terremoto! 
La prima è il massimo dell’ostilità anticooperativa possibile al di fuori della guerra armata, chiaramente realizzabile solo dentro l’euro, e cioè grazie ai magici trattati della “pace” (ne avevamo già parlato qui); la seconda è la militarizzazione mercatista del lavoro fino all’estremo più…”consigliato” dall’ordoliberismo:

Andrea Mazzalai@icebergfinanza
 
 

La proposta indecente! Te la do io Bailin anche per i titoli di Stato… Strunz! http://www.corriere.it/economia/16_agosto_24/proposta-germania-fc0d8b8c-6a2c-11e6-a553-980eec993d0e.shtml 

La proposta della Germania: bail-in anche per i titoli di Stato

L’ipotesi del Consiglio degli esperti economici di Berlino per ristrutturare i debiti pubblici. L’obiettivo è ridurre i trasferimenti della Germania ai Paesi fragili in caso di una nuova crisi

corriere.it

 

Andrea Mazzalai@icebergfinanza
 
 

La proposta indecente! Te la do io Bailin anche per i titoli di Stato… Strunz! http://www.corriere.it/economia/16_agosto_24/proposta-germania-fc0d8b8c-6a2c-11e6-a553-980eec993d0e.shtml 

La proposta della Germania: bail-in anche per i titoli di Stato

L’ipotesi del Consiglio degli esperti economici di Berlino per ristrutturare i debiti pubblici. L’obiettivo è ridurre i trasferimenti della Germania ai Paesi fragili in caso di una nuova crisi

corriere.it

 
7. Tutto questo ci porta a ribadire, ma in ulteriore aggiunta a tale quadro di dissolvimento istituzionalizzato della sovranità democratico-costituzionale:
“Mentre, peraltro, si scopre che il salvataggio bancario post-referendum 2016, com’erainevitabilegraverà sul deficit 2017 e sul rapporto debito/PIL, con tanto di ricacolo Istat dell’incidenza aggiuntiva ai fini delle comunicazioni all’Ue, e mentre incombono sia l’Addendum BCE, operativo dal 1° aprile, e le sempre più pericolanti altalene di Wall Streete dell’economia reale (o meglio subprime-founded) USA, un governo all’altezza pare sempre più dover essere quello disposto a fare welfare bancario insieme con una feroce austerità fiscale di “copertura” che, com’è ormai pacifico nel Deep State italico, è l’unica cura contro le…crisi(laddove, come abbiamo visto, l’irrealtà dei dati spadroneggia indisturbata).
 
8. In margine, ma proprio in margine, un modesto pronostico: la spinta istituzionale, saldamente governata (col pilota automatico di Draghi e Milton Friedman) dall’ordine internazionale del mercato, intende realizare un governo di ampie intese, esteso a tutte le forze che siano sufficientemente convinte assertrici della prosecuzione a ogni costo del vincolo esterno (soluzione Citigroup). 
Questo governo, abbiamo visto, in via principale (dissimulata) dovrebbe riprendere le politiche del montiano “fate presto” su un paese già economicamente allo stremo, mentre, formalmente, (ma in via nella sostanza secondaria), dovrebbe riformulare una più “funzionale” legge elettorale.
 
8.1. Ora, ciò dovrebbe logicamente porre rimedio, – in attuazione del principio (neo)supremoextratestuale ed €uropeo della “governabilità” (qui, p.1) -, alla sopravvenuta tripolarità del sistema politico italiano.
Ma quest’ultimo si presenta con due blocchi in cui il recupero della sovranità democratica(e del senso costituzionale della volontà del corpo elettorale) è rappresentato solo parzialmente, (e in un caso, comunque in modo del tutto evanescente), mentre un terzo polo è irriducibilmente €uropeista.
In questa situazione c’è da supporre che la stessa spinta, previa un’opera di normalizzazione del polo (da sempre) più ambiguamente indifferente sul tema della sovranità, vorrà condurre all’approvazione preferenziale di una legge elettorale con ballottaggio “alla francese”
Quel tipo di legge, cioè, che farebbe sparire, almeno nelle intenzioni, ogni proiezione di governo di partiti non rigorosamente €uropeisti, e che la Corte costituzionale ha già preventivamente avallato (qui, p.2.1.).
E in fondo, già tutta la presente spinta mediatica dell’ordine internazionale dei mercati, sta spingendo per ottenere, nella sostanza, un effetto equivalente ad un simile sistema di ballottaggio.
Tanto vale che, se la manovra politico-istituzionale attuale sarà coronata da successo, che si passi alla formalizzazione della r€gola (Macron docet…).