In Intesa l’assalto dei “Bav boys”

lospiffero.com 18 giugno 2015

Il colosso bancario sta per rinnovare la prima linea dei dirigenti. In gran spolvero gli ex di Ambroveneto, pronti a colonizzare l’istituto sotto l’ala di Lodesani e Messina. Il ritorno di Salza, mentre la prima testa a saltare è stata quella del direttore acquisti

Man mano che si avvicina la data del 30 giugno – termine entro il quale, secondo l’accordo definito più di un anno fa tra i vertici di Intesa Sanpaolo e i sindacati, devono uscire dalla banca 170 dirigenti – si rincorrono voci sempre più preoccupate sui ritardi del varo dei nuovi organigrammi. Il Ceo Carlo Messina proclamava allora che l’operazione avrebbe garantito un significativo turn-over della linea manageriale, valorizzando il più possibile le competenze presenti in azienda e contenendo al massimo innesti esterni: una linea effettivamente seguita in molte strutture. Non così è avvenuto in Isgs (Intesa Sanpaolo Group Services), la società consortile del Gruppo, nata nel 2009 per accentrare servizi informatici, operativi, immobiliari, organizzativi, il cui perimetro d’azione si è poi allargato anche ai servizi di amministrazione, formazione del personale e recupero crediti delle posizioni sofferenti. Società che da qualche giorno ha un nuovo presidente, nella persona dell’ex numero uno di piazza San Carlo Enrico Salza, che ha lasciato la guida di Fideuram a Matteo Colafrancesco il quale sarà affiancato, come consigliere delegato, da Paolo Molesini.

 

La nomina di Salza, accolto calorosamente dai dipendenti nel “suo” grattacielo, ha comportato il declassamento di Maurizio Montagnese alla vicepresidenza, in realtà una retrocessione soltanto formale giacché l’ex numero dell’aeroporto di Torino mantiene ben saldo il ruolo di chief innovation officer. Ma è sulla prossima designazione di manager nelle posizioni chiave che si concentrano le attenzioni (e i pettegolezzi) tra Torino e Milano. In particolare, si vocifera che nella girandola di spostamenti e promozioni saranno gratificati i Bav-boys, dirigenti e funzionari di provenienza Banco Ambroveneto (Bav), guarda caso comune ai due big del gruppo: il Coo Omar Lodesani e l’ad Messina. Una preoccupazione, quella di una “occupazione” da parte di Bav-boys dei posti nevralgici, che sarebbe stata espressa a margine del consiglio di gestione da alcuni soci, in primis la torinese Compagnia di San Paolo. Richiami che avrebbero però finito per provocare qualche dissapore tra il presidente del Cdg Gian Maria Gros-Pietro e la prima linea operativa e, addirittura, creato qualche screzio tra Lodesani e Messina, incrinando un antico sodalizio.

 

In attesa della rivoluzione, la prima testa a saltare è stata quella del direttore acquisti Riccardo Pagnanelli. Sollevato di punto in bianco in gran segreto. Assunto dall’allora Ceo Enrico Cucchiani in sostituzione di Raffaella Mastrofilippo su suggerimento di Francesco Micheli, all’epoca Coo della banca, Pagnanelli è stato liquidato senza troppi scrupoli, pagando una scarsa affinità con i nuovi rampanti, i Bav-boys.