BANCHE E POLITICA/ Le Popolari rimangono in mezzo al guado

Tre anni dopo la riforma imposta dal governo Renzi, le ex Banche Popolari sono al centro di una transizione incompiuta, anche se non mancano consolidamenti importanti. NICOLA BERTI

Giuseppe Castagna (Lapresse)Giuseppe Castagna (Lapresse)

L’assemblea di BancoBpm, terzo gruppo creditizio nazionale e capofila delle ormai ex Popolari, ha confermato che queste ultime restano in mezzo al guado. Tre anni dopo una riforma-blitz molto controversa – la prima varata dal governo Renzi – quasi tutte le big si sono trasformate in Spa, ma non tutte. Solo pochi giorni fa una pronuncia della Corte Costituzionale ha dato definitivo via libera alla normativa, ma non prima di aver lasciato un’importante istituto della categoria (la Popolare di Sondrio) nel “mondo di ieri”; e senza indicazioni certe, almeno per ora, di doverne uscirne. Mentre rimane viva una associazione di categoria – punto di riferimento soprattutto per superstiti cooperative minori – gli sviluppi della riforma sul terreno della politica creditizia non sono di facile lettura. E mentre Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono nel frattempo fallite e sparite, BancoBpm – presieduta da Carlo Fratta Pasini – rappresenta forse l’unica “buona notizia”, peraltro non marginale.

Le due Popolari maggiori si sono aggregate, rispondendo ai vincoli posti dall’Unione bancaria e perseguendo ora con la crescita dimensionale – sotto la guida dell’Ad Giuseppe Castagna – la soluzione dei problemi lasciati dalle sofferenze creditizie (Npl) e le sfide strategiche della digitalizzazione. Se peraltro nel 2015 Renzi – fra i cui suggeritori era il raider Davide Serra – considerava accettabile e forse auspicabile il rischio che le nuove Popolari Spa diventassero scalabili in Borsa dall’estero, nel 2018 ciò non è ancora avvenuto e non appare neppure probabile. Resta certamente l’incertezza sul riassestamento degli assetti proprietari, anche se proprio all’assemblea di BancoBpm si è avuta conferma importante della tendenza di alcune grandi Fondazioni a riconvertire i propri investimenti bancari dai grandi poli (Crt in disimpegno da UniCredit verso il Banco, come già Cariverona).

Rimane tuttavia il fatto che i due primi azionisti del Banco sono due grandi fondi internazionali, mentre pochi giorni fa – all’assemblea del Credito Valtellinese – si è avuta ultima conferma che l’intero Creval è oggi di proprietà di un pool di investitori istituzionali che ha sottoscritto gran parte della ricapitalizzazione-salvataggio da 700 milioni. A Sondrio dunque entrambe le storiche Popolari sono a un bivio – e fra gli sbocchi possibili non manca certo una fusione locale – ma non vi è elemento di contesto che possa fornire orientamento: l’Italia è senza governo, Bankitalia sta faticosamente recuperando ruolo nella vigilanza domestica quando peraltro la Ue sta entrando in un cantiere “ri-costituente” che coinvolgerà sicuramente anche la supervisione finanziaria.

Ed è su questo sfondo che si svolgerà anche l’assemblea di Bper: la Popolare emiliana al centro di molte dinamiche. Negli assetti di controllo è in corso una composizione fra il ruolo di Unipol e quello di alcune Fondazioni; nella governance è assai probabile avvento alla presidenza dell’imprenditore locale Piero Ferrari, mentre strategie il polo continua a essere candidato a risolvere uno o più dossier problematici: dallo stesso Creval a Carige.

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