Banco Bpm e Ubi, risiko a due velocità

Rosario Murgida finanzareport.it 9 aprile 2018

Dalle due banche arrivano segnali contrastanti sulla partecipazione al consolidamento tra attendismo e netto rifiuto a qualsiasi coinvolgimento. Almeno per ora


 
 

Banco Bpm e Ubi sono considerate tra le banche che avranno un ruolo di primo piano in quel processo di consolidamento del settore bancario italiano da tempo e da molte parte vagheggiato e auspicato.

Saranno prede o predatori? Agiranno a breve o rimarranno alla finestra? I prossimi mesi diranno molto ma, intanto, alcune indicazioni sono arrivate grazie alle recenti assemblee degli azionisti. Potrebbero anche essere solo segnali tattici, buoni per iniziare a mettere le pedine sullo scacchiere e verificare le mosse dei concorrenti, ma intanto sono utili per delineare un quadro della situazione.

Al momento una cosa è certa: l’approccio è abbastanza differente pur con il comun denominatore dell’attendismo. Si può comunque parlare di un approccio a due velocità. Ubi è infatti già pronta a valutare una propria partecipazione al risiko pur non essendoci nulla di concreto per ora mentre Banco Bpm vuole per il momento concentrarsi esclusivamente sull’attuazione del piano industriale. 

“In questo momento noi possiamo solo studiare ma non abbiamo un’interlocuzione che faccia parte del famoso file di potenziali acquisizioni e fusioni”, ha spiegato il numero uno di Ubi, Victor Massiah, escludendo, tra le righe e per l’ennesima volta, che sul tavolo dei possibili dossier ci sia Banca del Monte dei Paschi di Siena. Del resto, ha ammesso lo stesso Massiah, si tratta di un fascicolo ben valutato ed esaminato dal management “due/tre anni fa” quando già non c’erano le condizioni ideali per arrivare a delineare una proposta. Così come non sembrano ideali neanche oggi malgrado sia passata molta acqua sotto i ponti e la banca senese sia oggi completamente diversa rispetto al passato. 

Del resto pare che le opzioni siano molte ma tutto è ancora lontano dal manifestarsi al punto che il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Andrea Moltrasio, ha voluto lanciare un segnale chiaro rinviando qualsiasi ragionamento sul fronte delle fusioni e delle aggregazioni a quando ci sanno le condizioni per agire e saranno risolte una serie di problematiche, a partire dall’implementazione della nuova governance per arrivare al riassetto dell’azionariato. 

Ben più netto il segnale arrivato dal numero uno di Banco Bpm, Giuseppe Castagnache ha decisamente allontanato qualsiasi ipotesi di partecipazione al risiko, per il momento. “Non pensiamo per i prossimi due anni di poter essere impegnati in nessuna operazione”, ha affermato Castagna ponendo in pratica l’accento sull’intenzione di completare un piano industriale focalizzato sullo smaltimento dei crediti deteriorati, sul taglio dei costi e sulla razionalizzazione del perimetro operativo. L’amministratore delegato ha per esempio annunciato l’intenzione di più che raddoppiare il target per la cessione degli Npl, da 8 a 17 miliardi di euro, di tagliare 400 milioni di spese in tre anni e non più 320 milioni anche grazie a ulteriori 700 uscite dopo le 1.500 dell’anno scorso per arrivare a regime a 180 milioni di risparmi e di chiudere altre 300 filiali. Insomma un piano di efficientamento ad ampio spettro che ha un obiettivo finale ben preciso: recuperare redditività e poter tornare a dare soddisfazioni a quei soci ancora irretiti dai mancati dividendi degli ultimi anni. “Al pagamento vogliamo tornare già dal corrente esercizio”, hanno affermato dalla banca mentre il presidente Carlo Fratta Pasini ha indicato un ritorno alle cedole in “tempi brevissimi”

Insomma da una parte Ubi è ormai pronta a partecipare al risiko bancario ma preferisce attendere “tempi migliori”, mentre Banco Bpm è del tutto ferma e intenzionata prima a pulire come si deve il suo bilancio e a quindi a dare soddisfazioni ai proprio soci per poi, magari, sedersi a eventuali tavoli delle trattative. 

Di certo l’argomento del risiko bancario continuerà nei prossimi giorni, settimane, mesi e anni a essere argomento centrale di discussioni e oggetto di speculazioni, indiscrezioni e ipotesi che avranno sicuramente conseguenze sull’andamento dei titoli in Borsa.