GIUSEPPE CASTAGNA – ATTENDIAMO SEMPRE LE TUE RISPOSTE

Giuseppe Castagna continua a non rispondere  e noi continuiamo a richiedere risposte pubblicando articoli importanti poi passeremmo ai fatti:

Popolare di Verona, vertici a giudizio

Una filiale della banca popolare di Verona.  FOTO ARCHIVIO

 
Una filiale della banca popolare di Verona. FOTO ARCHIVIO

Matteo Bernardini

Rinviati a giudizio per usura aggravata. I vertici della Banca popolare di Verona dovranno presentarsi in aula, davanti al Collegio di Vicenza, il prossimo 10 marzo. Imputati di avere applicato nel conto corrente della Edilparise srl (azienda con sede ad Arzignano) «tassi effettivi globali eccedenti quelli di soglia-usura» sono Carlo Fratta Pasini, presidente della Banca popolare di Verona; Pier Francesco Saviotti, amministratore delegato e Maurizio Faroni, direttore generale dell’istituto di credito. Con loro anche il funzionario Adelino Zanderigo e Massimiliano Avanzi, direttore della filiale di Arzignano della banca scaligera. Il rinvio a giudizio è stato disposto, ieri mattina, dal giudice per l’udienza preliminare, Stefano Furlani. Che ha invece prosciolto i cinque imputati, tutti difesi dall’avvocato Vincenzo Todesco, dai reati di estorsione aggravata, omessi controllo e vigilanza, nonché di truffa aggravata. La posizione di un altro indagato, Cristiano Roviaro, era stata in precedenza stralciata e poi archiviata. L’inchiesta, scattata da un esposto della ditta, è coordinata dal sostituto procuratore Paolo Pecori.

L’ACCUSA. «Applicando le condizioni contrattuali del conto tra la società Edilparise e la Banca popolare di Verona, il tasso effettivo applicato è risultato sforare il tasso soglia anti usura». A dirlo, al termine dell’incidente probatorio del 23 settembre dello scorso anno, è stato il perito del tribunale, Andrea Peruffo. Una relazione che ieri è stata al centro dell’udienza preliminare e in cui il perito, per stabilire la coerenza degli interessi pretesi dalla banca con il contenuto degli accordi contrattuali, fa riferimento anche alla legittimità giuridica dell’applicazione dell’anatocismo per accertare se è stato superato il tasso soglia. I tassi “irregolari”, stando alla procura, sarebbero stati applicati alla Edilparise srl nel primo trimestre 2006, negli ultimi due trimestri del 2009, e ancora in tutti i trimestri dal primo gennaio 2010 al 30 settembre 2012. E questo con le aggravanti, riporta il capo d’imputazione, «di avere commesso il fatto, nell’esercizio della loro attività bancaria, ai danni di persone che stavano svolgendo attività imprenditoriale e di avere provocato alla ditta un danno patrimoniale di rilevante gravità abusando del rapporto di prestazione d’opera esistente, appunto, con l’azienda». Tra l’altro, a seguito dell’analisi del perito, il giudice Massimo Morandini, in sede civile, a fine settembre 2014, aveva ordinato alla Banca popolare di Verona di rimuovere dalla Centrale rischi della Banca d’Italia la Edilparise, assistita dall’avvocato Renato Bertelle, perché anziché essere a debito di 144 mila euro vantava un credito di 10 mila euro.

GLI AVVOCATI. Uscendo dall’aula del palazzo di Giustizia , dove si è svolta l’udienza, l’avvocato Renato Bertelle, che assiste Nadia e Flavio Parise, ovvero i legali rappresentanti della Edilparise costituitisi parte civile chiedendo 1,6 milioni di euro di danni alla banca è visibilmente soddisfatto: «Essere arrivati fin qui per noi è molto importante. Possiamo affermare che ci sono elementi tali per ritenere la nostra perizia fondata. Ora il dibattimento». Attesa che accomuna, seppur con animo opposto, anche l’avvocato che assiste il Banco: «Staremo a vedere cosa accadrà nel processo – osserva Vincenzo Todesco – non riusciamo a capire cosa possa c’entrare il presidente di una banca con dei contratti cosiddetti promiscui già disciplinati da Bankitalia». In serata dai vertici dell’istituto è giunta una nota: «Ribadiamo il corretto operato dell’istituto convinti che nel corso del giudizio si riuscirà a dimostrare l’infondatezza dell’accusa anche in merito al reato di usura, dovuta ad un errore metodologico in cui è incorso il perito del Giudice».

 ilgiornaledivicenza- 3 11 2015