GIUSEPPE CASTAGNA – RISPOSTE CONCRETE

Alessio Mannino

Bp con Bpm, Fratta Pasini fa marameo a Verona

La probabile aggregazione del Banco Popolare con l’istituto di Milano dimentica il “territorio”, che invece da tanta retorica é stato strumentalizzato a Vicenza e Montebelluna

 

Non so se ci avete fatto caso, ma a Verona, in questi giorni di trattative all’ultimo sangue per la fusione fra il Banco Popolare e la milanese Bpm, nessuno parla di “banca del territorio”. Alla Banca Popolare di Vicenza, imperante Zonin, era il mantra diffuso che ne giustificò la resistenza da ultimo giapponese a difesa del regime cooperativo, travolto dalla riforma Renzi delle popolari e bacato dal mancato confronto col mercato, con la bolla azionaria che sappiamo, sfociata in una clamorosa inchiesta giudiziaria e nella fine del suo ventennale strapotere. A Veneto Banca, più o meno la stessa storia: Vincenzo Consoli, il manager che guidava una nave di proprietà di un gruppo di imprenditori che gli avevano dato pieni poteri, anche lui si avvolgeva nella bandiera della finanza territoriale, e infatti anche lui è sotto indagine per gli stessi motivi del suo gemello e nemico giurato Zonin. Qualcuno ha scritto: quando sentire nominare la parola “territorio”, state sicuri che ve lo stanno mettendo in quel posto.

Ma un conto é marciarci, sulle frasi fatte e le cortine fumogene, un altro é eccedere in senso opposto, calpestando il valore – non solo economico ma anche simbolico e identitario – che la banca storica di una città ha, in questo caso, per il capoluogo scaligero. Fra i veronesi passa di bocca in bocca l’amara constatazione che, se andrà in porto il matrimonio fra il Banco Popolare e la Bpm, Verona perderà tutta la sua dote: non sarà più una capitale finanziaria autonoma, ma ladèpéndance di Milano. Non più centro, ma periferia. Un’annessione, più che una fusione. Una sconfitta, più che una vittoria a metà. Perché è evidente che, se Verona e Milano si uniscono, il maschio è Milano.

Quindi chi ci guadagna veramente? Di sicuro Carlo Fratta Pasini, che presidente é (del Banco veronese) e presidente sarà (del nuovo gruppo bancario con Bpm). Una presidenza val bene la milanesizzazione dell’istituto, no? Val bene un valore di concambio fissato, diciamo, alla buona: Bpm è molto più piccola del Banco Popolare (un attivo di 49 miliardi contro 123, con 706 sportelli contro 1780), Banco Popolare ha il triplo delle sofferenze di Bpm (11 miliardi contro 4,3), le rispettive capitalizzazioni sono però quasi uguali (4,2 contro 4 miliardi), facciamo pari così che il valore sia identico, e il concambio lo mettiamo a 12 azioni di Piazza Meda per 1 di Piazza Nogara. Val bene il posto di amministratore delegato, che operativamente conta più del presidente, per il milanese Giuseppe Castagna. Val bene accettare, se questo sarà l’esito del tira e molla in corso, un consiglio d’amministrazione con 8 consiglieri dell’una e 8 dell’altra, alla pari, cioé in realtà a vantaggio di Bpm. Val bene parcheggiare l’attuale ad dell’istituto scaligero, Pier Francesco Saviotti, alla presidenza del comitato esecutivo, visto che per ragioni di età e di perduto slancio, il buon Saviotti rappresenterà una figura più ornamentale che altro.

D’altronde, parliamoci chiaro: Bpm è messa molto meglio, come conti e come crediti deteriorati. Dal punto di vista freddo ma sostanziale dei numeri, ha buon diritto a fare la voce grossa. Chi non ne ha a restare lassù, al vertice, sono Saviotti e soprattutto Fratta Pasini, che nonostante lascino un Banco Popolare sofferente (sia pur non sull’orlo del fallimento, come le altre due popolari venete che si quoteranno soltanto ora), non lasciano neanche con le cannonate. Anzi, Fratta Pasini per così raddoppia: diventa capo del board di un nuovo gruppo bancario da 6,5 miliardi e 25 mila dipendenti, che senz’altro non gli frutterà un compenso inferiore ai 567 mila euro che percepisce oggi. Anzi. Che volete che sia, dunque, se Verona e i veronesi ci perderanno. D’altra parte, se il loro sindaco, il quasi-renziano Flavio Tosi, ha pure sponsorizzato l’aggregazione, e se lo scontento non supera la soglia del mugugno e della rabbia repressa, pretendete che il Fratta Pasini pensi al mitico e mitologizzato – ma reale – territorio?

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