MONTE DEI PASCHI DI SIENA/ Mps, in Borsa chiude sotto quota 2,85 euro (oggi, 9 aprile)

Monte dei Paschi di Siena news. Mps in Borsa chiude sotto quota 2,85 euro ad azione. In arrivo decreto sul fondo di ristoro. Ultime notizie live di oggi 9 aprile 2018

AGG. 09 APRILE 2018,  LORENZO TORRISI il sussidiario.net

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IN BORSA CHIUDE SOTTO QUOTA 2,85 EURO

Mps chiude la giornata in Borsa con un calo del 3,4%, scendendo così sotto i 2,85 euro ad azione. Secondo quanto scrive Il Corriere della Sera, nei prossimi giorni dovrebbe essere emanato il decreto ministeriale per rendere operativo il “fondo di ristoro” per i risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie, creato con la Legge di bilancio 2018 e dotato di 100 milioni di euro. Gli istituti coinvolti sono Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara e verranno risarciti i risparmiatori vittime di “danno ingiusto per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza”, previsti dal testo unico dell’intermediazione finanziaria. La dotazione non sembra essere sufficiente a far fronte a tutte le richieste di risarcimento e dunque al nuovo Governo spetterà il compito di decidere se implementare nuove risorse con la prossima manovra.

LE PAROLE DI PETRIGNANI

Mps in Borsa cede il 2,5%, scendendo sotto la soglia dei 2,9 euro ad azione. Paolo Petrignani, fondatore di Quaestio Sgr insieme ad Alessandro Penati, è stato intervistato da L’Economia, inserto settimanale del Corriere della Sera e ha spiegato che con Atlante sono state rilevate 85 mila linee di credito da Montepaschi, “con esposizioni comprese tra i 100 mila e i 60 milioni di euro. Tramite i servicers stiamo esaminando e gestendo le pratiche una a una. Il 50 per cento delle posizioni sono garantite e 50% sono prestiti chirografari, quindi non assistiti da garanzia reale di primo grado”. Petrignani ha anche ricordato che  con Italian Recovery Fund, nuovo nome del Fondo Atlante, “siamo intervenuti acquisendo gli Npl di otto banche per circa 31 miliardi: Mps, Cr Cesena, Cr Rimini, Cr San Miniato e le quattro good banks ex Etruria, Marche, Cr Ferrara e Cr Chieti. In tutti i casi l’acquisto degli Npl ha permesso la ricapitalizzazione o la vendita delle banche in gravi difficoltà patrimoniale”.

LA STRATEGIA PER I CREDITI UTP

Recentemente si erano diffuse voci circa la volontà da parte di Mps di cominciare a mettere in vendita, con singole operazioni, i crediti unlikely to pay, cioè quelli che ancora non sono in sofferenza, ma hanno probabilità di diventarlo. Dunque è interessante leggere quelle che sono le dichiarazioni di Fabrizio Leandri, Direzione Chief Lending Officer – Chief Officer Mps, rilasciate a creditvillage.news. Leandri segnala anzitutto che per via delle grosse cessioni di Npl avvenute in Italia negli ultimi mesi, di cui tra l’altro Montepaschi stesso è stato protagonista, “le banche hanno imparato che è indispensabile essere molto più proattive nelle fasi precedenti, attivando una serie di meccanismi prima che un credito arrivi in sofferenza”. È dunque da qui che nasce la maggior attenzione per i crediti Utp, che “sono più rischiosi, ma possono generare alti rendimenti”.

Dal suo punto di vista, le banche devono cercare di avere un approccio diverso da quello usato con gli Npl. Il che “in parole povere vuol dire: se prima il medico generico dava la stessa medicina a tutti in attesa di vederne l’effetto, adesso bisogna approcciare i pazienti con medicine diverse, capendo qual è il problema. Anche perché tra gli Utp ci sono alcuni cluster che hanno difficoltà importanti e sono più vicini alle sofferenze e altri che sono invece più vicini al ritorno in bonis”. Leandri evidenzia quindi che “i potenziali rendimenti elevati degli Utp suscitano l’interesse dei fondi stranieri che, se nel caso delle sofferenze erano interessati più all’immobile ipotecato, in questo caso potrebbero essere interessati a metterci nuova finanza per salvare l’azienda o il debitore di turno”.