GIUSEPPE CASTAGNA – ATTENDIAMO RISPOSTE

ANNO 2008- Saviotti, l’uomo della Comit che decideva a chi dare i prestiti

Non c’ è che dire, per uno abituato a guardar dentro le carte del gruppo Ferruzzi, in qualità di direttore della filiale Comit di Ravenna nella metà degli anni Ottanta, i problemi di oggi devono sembrare decisamente affrontabili. E sicuramente lo sono, anche se il contesto si sta deteriorando rapidamente e, soprattutto, il tempo stringe. Per questo il 66enne banchiere Pierfrancesco Saviotti si è subito rimboccato le maniche, forte di un’ esperienza accumulata in una carriera tutta all’ interno della Comit, che lasciò nel ‘ 99 da amministratore delegato, per continuarla in Banca Intesa, con un ultimo mandato fino al 2005, in qualità di direttore generale della nuova realtà post fusione con la responsabilità dei crediti. Unica eccezione, gli ultimi due anni, trascorsi come vicepresidente di Merril Lynch per l’ Europa. Ora sembra con la forte sponda di Mediobanca dovrà correre a risolvere i problemi del Banco e della sua disastrata costola Banca Italease. Proprio lì il banchiere si troverà a trattare con una vecchia conoscenza, Lino Benassi. Il presidente di Italease, voluto dal presidente della popolare scaligera Carlo Fratta Pasini (e a suo tempo corteggiato anche dal vecchio padrepadrone della popolare, Giorgio Zanotto) ha a lungo lavorato fianco a fianco con Saviotti. Entrambi direttori centrali, entrambi membri del Comitato di direzione dell’ allora Comit degli anni Novanta. Chi lavorava in quegli anni a Piazza della Scala e conosce bene entrambi, dice che i due si rispettavano e si trattavano con reciproca stima, ma senza amarsi: diversi per temperamento e carattere, diversi anche per competenze e approccio al lavoro, Benassi responsabile della parte estera e forse con più visione strategica; Saviotti ultra competente dei crediti, esperto come pochi nella valutazione dell’ impresa e soprattutto dell’ imprenditore. Capace, raccontano i suoi collaboratori, di capire a pelle se un business plan ha la stoffa per funzionare o se è panna montata: sotto questo aspetto, i pareri sono unanimi, pochi possono vantare un’ esperienza simile, nel settore dei crediti, nella capacità di dare affidamenti. Ma questo non significa necessariamente saper fare banca a 360 gradi e forse proprio l’ aspetto strategico, di grandi alleanze o di visione di ampio respiro, è il terreno su cui Saviotti ha avuto meno modo di cimentarsi finora. Con Benassi, dice bonariamente chi li conosce entrambi, ha in comune una buona dose di carattere; che, tradotto, sta per “cattivo carattere”. Di sicuro, i due dovranno collaborare per trovare una soluzione per Italease e altrettanto scontato è il fatto che nessuno dei due farà sconti all’ altro, se la soluzione proposta non sarà considerata soddisfacente. Certo a Verona almeno una parte dei poteri tradizionali che ruotano intorno alla banca ha tirato un sospiro di sollievo. L’ arrivo di Saviotti viene considerato infatti il trionfo del “fare banca” nel senso più forte leggi, più sano che si possa pensare; concentrato sulla valutazione del credito, l’ attenzione all’ azienda, la valutazione degli imprenditori. Una sorta di rivincita morale rispetto ai “ragazzi” rampanti, che guardano al mercato e ragionano in termini di indici e slide, piuttosto che di “sostanza”. Magari con una disaffezione dalla finanza da parte dei veronesi resa più aspra dai manrovesci attuali e con una nostalgia forse più accentuata del dovuto per i tempi che furono. Ma proprio in questa versione il banchiereinterista dovrà dimostrare di riuscire a tenere i consensi di una Popolare che si sente tradita dal “nuovo”, che vuole tornare al territorio, alla piccola impresa, agli artigiani. Ma che di fatto ha scelto l’ uomo più esperto di grandi crediti degli ultimi venti anni e un professionista sicuramente in sintonia con Mediobanca. Sinonimo di grande finanza, da sempre