Tim, tutti i fondi voteranno a favore del piano Elliott contro Vivendi. Assogestioni non presenta la lista e si schiera per l’italianità

Antenne Telecom e Tim a Roma in via di Tor Pagnotta. Foto Agf

Alla fine Assogestioni, l’associazione italiana dei fondi comuni, ha deciso di non presentare alcuna lista di minoranza per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Telecom Italia (Tim) in occasione dell’assemblea dei soci del 4 maggio. “Il Comitato dei gestori – annuncia una nota arrivata poco prima delle 19.00 del 9 aprile, ultimo giorno utile per le candidature – comunica che ha valutato all’unanimità di non depositare una lista di candidati per l’elezione dei componenti del consiglio di amministrazione di Telecom Italia nell’assemblea del prossimo 4 maggio”.

 

11/04/2017 Milano, Salone del Risparmio, nella foto Tommaso Corcos, presidente Assogestioni – Franco Cavassi / AGF

Nel frattempo il cda di Tim, sempre la sera del 9 aprile, ha deliberato a maggioranza di bollare come “illegittima” l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea dei soci del 24 aprile, decisa dal collegio sindacale per andare incontro alla richiesta del fondo attivista Elliott di revocare i consiglieri di Vivendi.

A ben vedere, qualche indizio sulla decisione di Assogestioni era arrivato già da venerdì 6 aprile, quando, proprio mentre rendeva noti i nomi dei propri candidati di minoranza per il cda di Saipem (pure in questo caso la scadenza era fissata per il 9 aprile), Assogestioni non faceva la stessa cosa per Telecom ma teneva a precisare in una nota:

“In relazione alle recenti notizie di stampa, il Comitato dei gestori rende noto che nessuna entità appartenente ai gruppi Generali o Unicredit ha partecipato al processo decisionaleinerente alla formazione e alla presentazione di una lista di candidati per il consiglio di amministrazione della società Telecom Italia”.

E ancora:

“Il Comitato dei gestori è un organo autonomo dall’Assogestioni. Il Comitato agisce in conformità dei principi italiani di stewardship per la presentazione delle liste dei componenti degli organi sociali delle società quotate. Il Comitato si compone delle società di gestione – anche non associate all’Assogestioni – che ne sottoscrivono i principi di funzionamento e che detengono azioni delle società quotate per le quali viene valutata la presentazione di liste di minoranza”.

Come mai la necessità di puntualizzare quel che, in linea di principio, dovrebbe essere ovvio? A causa delle prime indiscrezioni sull’ingresso della Cassa depositi e prestiti(Cdp) in Tim in chiave anti Vivendi (il gruppo d’Oltralpe ha circa il 24%) e con l’obiettivo di proteggere un’attività strategica come la rete telefonica fissa. Il fatto è che alcune di queste indiscrezioni ipotizzavano anche manovre nell’ombra da parte di rappresentanti di Unicredit e Generali, gruppi guidati dai francesi Jean Pierre Mustier e Philippe Donnet, finalizzate alla presentazione di una lista per il rinnovo del cda della società telefonica. Una mossa simile, provocando di fatto una dispersione dei voti degli investitori istituzionali, avrebbe ostacolato i movimenti del fondo attivista Elliott, che spinge per un ribaltone nel consiglio di Tim.

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Ma se, da una parte, le indiscrezioni su un ingresso della Cdp in Telecom sono state confermate (la Cassa ha comunicato che comprerà azioni fino a un massimo del 5%), dall’altra, quelle sulle manovre di Generali e Unicredit in Assogestioni sono state seccamente smentite da tutte le parti coinvolte, compresa l’associazione dei fondi nella nota di cui sopra. Tuttavia, c’è chi continua a sostenere che i rappresentanti degli investitori istituzionali francesi fossero tendenzialmente orientati alla presentazione di una lista.

Invece, come visto, ciò non accadrà. E’ così prevalsa la linea del presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, numero uno di Eurizon, una delle società di gestione del risparmio di Intesa Sanpaolo, banca a sua volta tradizionalmente schierata a difesa del sistema Italia e dell’italianità. In questo modo, i fondi, all’assemblea di inizio maggio, senza l’opzione Assogestioni, saranno liberi di votare la lista di Elliott senza il rischio di disperdere il voto.

Amos Genish, fondatore della società brasiliana Gvt poi venduta a Telefonica. YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images

Anche perché è proprio questo che consigliano i proxy advisor, ossia le società che indirizzano i voti dei fondi. A cominciare da Glass Lewis, che ha invitato i fondi che si affidano alla sua analisi a votare a favore della revoca dei sei amministratori di Vivendi (in occasione dell’assemblea del 24 aprile, sempre che si voti su questo punto dopo la decisione del cda di Tim) e della nomina dei candidati indipendenti proposti da Elliott (il 4 maggio). Secondo il proxy advisor, i soci di Telecom hanno “l’opportunità di supportare un rimodellamento cruciale del cda” che “preannuncia ulteriori cambiamenti” per attenuare il potere dei francesi. Glass Lewis, in particolare, ricorda le indagini in corso da parte di Consob sugli “indipendenti che hanno scelto di dimettersi accanto ai rappresentanti diretti di Vivendi”.

Il proxy advisor le definisce “una parodia”, combinata a “un approccio straordinariamente silenzioso di Tim” davanti alle critiche di Elliott, e trae la conclusione di “un cda disinteressato” agli azionisti di minoranza. Niente in contrario invece alla nomina dell’attuale amministratore delegato Amos Genish in cda ma la raccomandazione di Glass Lewis ai fondi è quella di votare contro la politica di remunerazioneproposta e il piano di incentivi in azioni per il 2018-2020.

Anche gli altri proxy advisor Iss e Frontis hanno consigliato ai fondi di votare per la revoca dei rappresentanti dei primi azionisti francesi, per poi schierarsi in un secondo momento con Elliott. Iss, al pari di Glass Lewis, ha chiesto di votare a favore della conferma dell’ad di Tim Genish in cda, invitando però i fondi a bocciare sia la relazione sulla remunerazione sia il piano di incentivazione azionaria riservato al numero uno di Telecom (che potrà ricevere fino a 30 milioni di azioni) in quanto ritenuti “eccessivi”.

Anche il fondo Elliott, appena salito all’8,8% del capitale ordinario di Telecom (ma con opzioni per arrivare sino al 13,7%), nel corposo dossier appena pubblicato dal titolo “Transforming Tim” (“Trasformando Tim”), spiega di non avere particolari problemi con l’ad Genish. “Siamo in favore dell’attuale management – scrive nel dossier il fondo attivista – compreso l’ad che supporteremo all’assemblea del 24 aprile”. Inoltre, Elliott crede “che non ci sarà un’altra assemblea a maggio perché il consiglio di amministrazione sarà già ricomposto il 24 aprile, in ossequio alla normativa italiana e allo statuto di Tim”.

Il dossier di Elliott su Tim

Posto che Genish sembra non essere in discussione, i primi soci francesi sono invece nel mirino di Elliott per la “distruzione di valore” del gruppo. In questo contesto, sempre secondo il fondo attivista, “un consiglio di amministrazione indipendente potrebbe realizzare operazioni che possono raddoppiare il prezzo dei titoli in Borsa in due anni”. Tra queste azioni, spicca la separazione della rete fissa e di Sparkle, che potrebbero creare valore in più per 7 miliardi (in termini di valore di impresa accresciuto portandoli fuori dal perimetro del gruppo).

Non solo. La separazione della rete e di Sparkle, sempre stando a stime di Elliott, potrebbe portare a un abbattimento del debito netto di Tim da 24 a 12 miliardi (7 di deconsolidamento più 5 miliardi dalla cessione di quote nella società della rete e in Sparkle). Di più: ulteriore valore potrebbe essere creato con l’unione delle reti di Tim e di Open Fiber, vale a dire l’operatore a banda larga oggi concorrente di Telecom nato dall’unione di intenti tra Enel e Cassa depositi e prestiti.

A questo punto, la parola passa ai fondi, che nel capitale di Tim pesano per oltre il 60 per cento del capitale.