Veneto Banca, Ex funzionario inguaia molti: sapevano tutto

http://www.businessonline.it 11 aprile 2018

Il tracollo delle banche venete: dal boom, alla crisi, al salvataggio. Le recenti rivelazioni di un ex funzionario di Veneto Banca

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Banche venete ancora nel mirino: le ultime notizie riguardano le dichiarazioni di un ex funzionario della sede centrale di Veneto Banca a Montebelluna, riportate all’interno di due denunce depositate lo scorso 26 aprile in Procura a Treviso dall’avvocato Sergio Calvetti a nome di 43 clienti dell’ex popolare, secondo cui tutti i suoi colleghi sarebbero stati a conoscenza della situazione e dei rischi dei debiti deteriorati.

Stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, il dipendente della banca dalla direzione centrale avrebbe dichiarato che le indicazioni per gli impiegati della stessa banca, nonostante i rischi prospettati e di cui tutti sono sempre stati consapevoli, erano comunque quelle di incentivare il collocamento di azioni e, nel 2014, quando in tanti iniziarono a chiedere recesso e vendita delle azioni, il diktat per tutti era  convincere i clienti a non vendere, garantendo ancora la sicurezza dell’investimento, pur sapendo che tale sicurezza non avrebbe potuto essere garantita. La cosa importante, stando a quanto dichiarato dall’ex dipendente, era, dunque, quella di raccogliere più soci azionisti possibili perché la Banca aveva problemi di crediti deteriorati che dovevano essere coperti, per cui era obbligatorio quasi recuperare denaro per raggiungere il patrimonio netto richiesto dalla legge.

Questa operazione, più che rappresentare un collocamento per garantire guadagni ai clienti tramite investimenti, sembrava essere diventata un’operazione commerciale finalizzata esclusivamente al salvataggio della Banca a rischio e tutti i dipendenti erano a conoscenza di questa manovra ma nessuno ha mai detto nulla. E il risultato è stato quello ben noto a tutti. La crisi delle banche venete, del resto, è stata protagonista per mesi di scandali, discussioni, proteste, richieste di risarcimenti, costringendo lo stesso governo a stanziare miliardi di euro per il loro salvataggio in un momento di forte crisi economica per il nostro Paese, in cui quegli stessi soldi avrebbero potuto essere impiegati per misure ben più importanti e concrete per la ripresa del Paese stesse.

Banche venete tra boom, fallimenti e salvataggi

La crisi delle banche venete ha inizio anni orsono ma ciò che ci si chiede e come si sia potuti arrivare al baratro cui Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono effettivamente arrivate? La storia è lunga ma anche molto semplice, tra facile erogazione di prestiti, grandi tornaconti inseguiti dai loro stessi dirigenti, ‘inganni’ e investimenti poco sicuri ecco crollare i castelli bancari e lasciare i loro investitori senza soldi. Stando a quanto emerso, immobiliaristi, imprenditori, case di moda, giocatori di calcio sono tra coloro che hanno ricevuto prestiti milionari mai restituiti. Ma andiamo con ordine.

Dopo essere state per oltre un secolo solo due banche di provincia, le banche venete ‘esplodo’ letteralmente sotto la guida, rispettivamente, di Gianni Zonin, imprenditore di Gambellara eletto presidente della stessa banca nel 1996, e Vincenzo Consoli, eletto nel 1998 direttore generale della Popolare di Asolo che in pochi anni diventerà Veneto Banca. Per far crescere le due banche si iniziano a fare piccole operazioni come lancio di campagne di acquisizioni di piccole popolari del Veneto per arrivare ai grandi progetti espansionistici: mentre la Banca Popolare Vicenza apre uffici di rappresentanza a Mosca e a New York, Veneto Banca punta all’Est Europa e apre sedi in Romania, in Moldavia, in Croazia e in Albania.

Dopo diverse operazioni di mercato e acquisizioni di piccole banche italiane, le due banche venete crescono a dismisura ma come tutte le vicende di questo genere non saranno destinate al successo finale. Se, infatti, il periodo del boom economico delle due banche ha sostenuto moltissimo anche il valore delle rispettive azioni e nel momento in cui è esplosa la crisi economica a livello mondiale, nel 2008, le banche venete sembravano non aver risentito minimamente dei suoi effetti, con i loro titoli che continuavano a guadagnare valore mentre continuavano anche i finanziamenti a industrie in difficoltà, anche senza alcun ritorno degli stessi investimenti, presto la parabola delle banche venete vira verso la discesa.

Dopo la nascita, nel 2014, dell’Unione Bancaria Europea iniziano i problemi per le due banche tra controlli e ispezioni da parte dei tecnici di Francoforte e della Gdf italiana da cui emergono gravi problemi nell’amministrazione delle due società, nelle scelte del management, blocchi al riacquisto delle azioni proprie da parte delle banche, congelamento dei fondi, perquisizioni di alcune sedi e indagini avviate nei confronti dei direttori generali. Emergono, inoltre, perdite milionarie. Scoppia la protesta degli investitori e dei risparmiatori: famiglie, artigiani, pensionati e tutti i piccoli risparmiatori, in generale, vedono svanire i risparmi di una vita.

Dopo l’acuirsi di una crisi che sembrava senza ritorno, il salvataggio delle banche arriva grazie all’intervento dello Stato Italiano. E stando alle ultime notizie rese note dall’l’istituto di statistica europeo Eurostat, sarebbe di circa 4,7 miliardi di euro in più di disavanzo e oltre 6 miliardi di maggior debito l’effetto sui conti pubblici del piano di salvataggio delle Banche Venete deciso dallo scorso governo Gentiloni.

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