Banche popolari, finalmente dopo la crisi si intravede la crescita

Giuseppe De Lucia Lumeno formiche.net 11 aprile 2018

Banche popolari, finalmente dopo la crisi si intravede la crescita

Un 2017 positivo fa prevedere un buon 2018. L’intervento di Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

È tempo di assemblee per le Banche Popolari dell’Italia centrale: il corpo sociale, come ogni anno, è chiamato a valutare, discutere e approvare il bilancio dei risultati del 2017. Hanno iniziato, nello scorso fine settimana, la Banca Popolare del Lazio guidata dal presidente Edmondo Maria Capecelatro e dall’amministratore delegato Massimo Lucidi, la Banca Popolare di Fondi – presidente Giuseppe Rasile, direttore generale Gianluca Marzinotto – e la Banca Popolare del Frusinate – presidente Domenico Polselli, direttore generale Rinaldo Scaccia. Il prossimo fine settimana il quadro sarà completato dall’assemblea della Banca Popolare del Cassinate – guidata dal presidente Donato Formisano e dal direttore generale Nicola Toti a cui seguiranno quella della Banca Popolare di Cortona – presidente Giulio Burbi e direttore generale Roberto Calzini – e della Banca Popolare di Lajatico – presidente Nicola Luigi Giorgi e direttore generale Daniele Salvadori.

Nel complesso tutti gli istituti hanno raggiunto e consolidato livelli dei coefficienti patrimoniali ampiamente al di sopra di quanto richiesto dalla normativa vigente con valori del CET1 anche superiori al 17%, a dimostrazione di una effettiva e robusta solidità. Per quanto riguarda i volumi intermediati, gli impieghi alla clientela hanno raggiunto i 4 miliardi di euro e la raccolta complessiva ha superato i 6,5 miliardi di euro, con tassi medi di crescita rispettivamente del 4% e del 3%, e un incessante azione tesa a promuovere la ripresa stabile dell’economia locale. A ciò ha corrisposto, inoltre, un utile netto di oltre 25 milioni di euro che ha permesso di distribuire dividendi ai soci. Proprio il saldo legame con il corpo sociale ha permesso agli istituti del Credito Popolare nelle regioni del Centro Italia di posizionarsi ai primi posti a livello di area in termini di risultati raggiunti e di creazione di valore – come riporta l’Atlante delle banche leader 2017 – a ulteriore conferma della capacità di queste banche di essere competitive e propositive. Esponenti di punta di una categoria che nel centro del Paese rappresenta l’11% degli impieghi bancari totali nella regione e che dimostra, ancora una volta, come la prossimità e il legame con la clientela siano elementi di forza per una politica creditizia efficace. Risultati positivi che sono stati possibili grazie soprattutto alla storia di queste banche che è una storia di radicamento che può contare, ancora oggi, su 141 sportelli, e su una realtà fatta di circa 250 mila clienti e 25 mila soci.

Anche quest’anno, dunque, con una certa soddisfazione, i risultati sottoposti all’attenzione dei soci sono alquanto lusinghieri tanto più se letti nel quadro economico generale del Centro Italia che, malgrado evidenti e non sottovalutabili segnali di ripresa, non può considerarsi ancora definitivamente fuori da una crisi economica durata oltre dieci anni e che ha registrato una contrazione di oltre il 10% della produzione industriale con ricadute occupazionali e sociali che richiederanno anni per essere riassorbite. I risultati che registrano oggi le Popolari dell’area e che fanno intravedere un 2018 altrettanto positivo, rappresentano l’ennesima dimostrazione che il Credito Popolare, anche e malgrado la lunga crisi, non avendo mai fatto venir meno il suo sostegno all’economia reale, alle famiglie, alle piccole e medie imprese, continua a svolgere un ruolo essenziale nel sostegno e nel rilancio della ripresa del sistema produttivo. Sono risultati che confermano, per questo, la validità di un intero modello, di un preciso sistema di fare banca che è stato un valido e reale contributo per l’uscita dalla crisi. Sono risultati che ci dicono anche che, nonostante e forse proprio in relazione ai cambiamenti profondi che il mondo economico sta attraversando, questo sistema continuerà ad essere centrale nel sostenere un nuovo modello di sviluppo che darà vita ad un diverso sistema economico il quale, necessariamente, non potrà prescindere dalla biodiversità come suo punto di forza.

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