Matteo Del Fante, un Coniglio Mannaro alle Poste

DI STEFANO LIVADIOTTI espresso.repubblica.it 11 aprile 2018

La sua poltrona, almeno per ora, è salva. Ma solo perchè mettere mano al vertice di una società quotata è una grana. Lui infatti è rimasto senza riferimenti politici. L’unico che aveva, Renzi, non se la passa tanto bene

Matteo Del Fante, un Coniglio Mannaro alle Poste
Matteo Del Fante

I bookmaker dicono che la sua poltrona è salva. Per un solo motivo: mettere mano al vertice di un’azienda quotata come Poste è una grana. Già, perché Matteo Del Fante s’è ritrovato come uno scappato di casa: privo di riferimenti. L’unico che aveva, Renzi, non se la passa troppo bene.

Così, Matteo s’è genuflesso per baciare la pantofola a Silvio Berlusconi. Gran lobbista di se stesso, di impeccabili maniere e fanatico della privacy, è un muro di gomma, ma si trasforma in implacabile esecutore davanti ai desiderata della parte politica che di volta in volta ritiene vincente.

Il problema è che spesso prende tragiche cantonate. “Coniglio mannaro” (copyright Gianfranco Piazzesi su Arnaldo Forlani) è uno dei nomignoli in voga tra i suoi collaboratori, che di lui oggi sussurrano: «è più falso di un appalto Anas». Discreto tennista, ha un passato in Cdp, dove è stato promosso direttore generale dal bravo Franco Bassanini (il “Dottor Divago”, come lo chiamavano all’epoca gli affranti colleghi di governo).

Da lì, Del Fante ha architettato l’acquisto del teatro comunale di Firenze, dando una mano all’allora sindaco Renzi. Di favore in favore, da Terna ha poi guidato l’acquisizione (a spese degli utenti) delle rete elettrica Fs. Infine, è stato paracadutato alle Poste, dove all’inizio s’è presentato alla guida di uno dei bolidi d’epoca che colleziona.

E ha portato con sé un manager stimato come l’ex GdF Peppino Lasco (che l’ha presentato a Giovanni Malagò), ma anche Filippo Castellani, un ragazzotto spinto da Federico Lovadina (Fs; scuderia del talent scout renziano Umberto Tombari, sponsor di Anna Genovese in Consob). Del Fante, ubbidiente quanto incauto, gli ha affidato i rapporti con il governo. Sempre cinguettando festoso: «C’è bisogno di un po’ di sana meritocrazia…»

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