RAC BANCHE, VERSO L’APPROVAZIONE DEI DECRETI ATTUATIVI

Nessuna manifestazione di pro9testa, nessuna alzata di voce. Molta amarezza e la speranza di non essere abbandonati completamente. Risparmiatori truffati dalle due popolari venete. Erano tanti a Villa Rina, a Cittadella. Non sono voluti mancare all’incontro organizzato dall’associazione Ezzelino 3° da Onara, per fare il punto della situazione. E dal tributarista dell’associazione una notizia tanto attesa Ma intanto la gente racconta il suo disastro. Un disastro che li accomuna tutti. Qualcosa si muove, lentamente, tra tanta disillusione. Ma bisogna andare avanti a lottare. E allora si ricorda a tutti i risparmiatori truffati l’importanza di fare l’insinuazione al passivo, entro il prossimo 23 aprile.

Banche popolari, riforma c’è ma non si vede

Banche popolari, riforma c'è ma non si vede

di Vittoria Vimercati ADNKRONOS

A tre anni dalla sua entrata in vigore, la legge che ha riformato le banche popolari cancellando il voto capitario non ha ancora palesato i vantaggi di cui si diceva fosse portatrice. Le ex popolari rimaste – due sono sparite (Veneto banca e Bpvi), due si sono fuse assieme (Banco Popolare e Bpm ) – sono quelle che hanno registrato la peggior performance in Borsa dal 2015 e che scambiano tutt’ora a maggior sconto rispetto al valore di libro in confronto a istituti come Intesa Sp, Mediobanca o Credem. In tre anni, Ubi banca e Bper hanno dimezzato il loro valore; Creval è crollata dopo l’aumento iperdiluitivo da 700 mln e Banco Bpm, l’unica fusione alla pari, è partita da 2,5 euro il 1 gennaio 2017 e in poco più di un anno è cresciuta dell’8%. I loro multipli si aggirano sullo 0,3-0,4 contro lo 0,8-0,9 delle altre ‘non riformate’.

Il “contributo all’efficienza del sistema” auspicato da Bankitalia è stato violento soprattutto per averspazzato via il risparmio di molti piccoli soci, soprattutto quelli delle due banche venete che ancora oggi, tra processi e ricorsi all’arbitro finanziario, attendono di capire se potranno avere qualche rimborso. Le attese aggregazioni, a parte quella alla pari tra il Banco e Piazza Meda, sono state per lo più incorporazioni o salvataggi. Di “scalate” dei fondi nemmeno l’ombra, di ingressi eccellenti nel capitale si è visto poco e solo di recente. Tanto che il più clamoroso degli ultimi mesi è stato quello di Warren Buffett, ma ha riguardato proprio una società cooperativa, Cattolica Assicurazioni. Sembra che il rapporto tra costi e benefici della riforma, insomma, sia finora sproporzionatamente sbilanciato a favore dei primi.

Secondo due esperti intervistati dall’AdnKronos, però, le cose sarebbero destinate a cambiare, nel medio periodo. “E’ vero, le aspettative erano alte e si può dire che è successo ben poco”, puntualizzaGennaro Casale, senior partner di Boston Consulting Group, tra le prime società di consulenza ad analizzare le ipotesi di consolidamento, tre anni fa. “Le grandi trasformazioni del sistema bancario – dice – richiedono tempo. Basti pensare alle filiali, che in cinque anni si sono ridotte solo del 15% e secondo le nostre previsioni avrebbero dovuto dimezzarsi. Ma quello delle aggregazioni è un processo inesorabile”. Prima del 2019, secondo Giuliano Cicioni, partner di Kpmg, “non dovrebbero esserci nuove, grandi fusioni: le banche devono completare le loro cessioni di crediti deteriorati”.

A suo avviso, sono due gli aspetti che rendono difficili, oggi, operazioni di questo tipo. “Il mercato – sottolinea – sta premiando poco i titoli bancari in generale e ancor meno quelli con una cattiva qualità degli asset: prima di andare a nozze, le banche cercano di sistemare le loro criticità perché questo comporta un miglior premio di mercato”. Poi, “la Bce non è propensa a concedere autorizzazioni ad aggregazioni tra banche che non abbiamo prima avviato una ristrutturazione interna. Quella in atto, tra cessioni di npl e aumenti di capitale è, in sostanza, una fase di preparazione”.

Secondo Casale, le fusioni saranno necessarie e inevitabili. “Riteniamo – dice – che accrescere la dimensione e la scala sia l’unico modo di competere nel medio-lungo periodo sul panorama italiano, che è un panorama di bassi margini”. In più, l’evoluzione del comparto “richiede investimenti significativi, sia a livello di nuove tecnologie e automazione dei processi, sia a livello di regolamentazione, che è sempre più invasiva e pressante”. La visione dei due analisti sulla riforma è positiva, nonostante i risultati ancora poco evidenti. Anche quanto accaduto alle due banche venete non è legato alla riforma, ma a passati episodi di mala gestio. “Quella delle grandi cooperative – sostiene Casale – era una distorsione tutta italiana: riformarle non è stato un male, non ha ancora dispiegato i suoi benefici”.

La riforma serviva “perché aiutava a superare i problemi strutturali che preesistevano e che il mercato ha dovuto scontare”, ritiene invece Cicioni. Il problema è che la legge del Governo Renzi “è stata fatta in un periodo di crisi e per decreto, con un processo non condiviso e a tappe forzate, cosa che ha scatenato alcune difficoltà di attuazione”. L’obiettivo principale che si poneva era “modificare gli assetti di governance e i risultati ci sono: oggi, anche grazie agli aumenti di capitale, le popolari hanno assetti capitari più aperti, da public company, e le aggregazioni, quando sarà il momento, saranno proposte, gestite e trattate su basi completamente diverse”.

Padoan, le banche venete e l’Italia dei fessi Gli italiani, diceva Prezzolini, si dividono in due categorie. Ma non dobbiamo rassegnarci al predominio dei “furbi”

 VVOX.IT 14 APRILE 2018

 

Giuseppe Prezzolini sessanta anni fa diceva che l’Italia è un paese dove «l’intelligente è un fesso anche lui»; dove «il furbo non usa mai parole chiare, e comanda non per la sua capacità ma per l’abilità di fingersi capace»; dove «i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini»; dove «in generale il fesso è stupido, perché se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo»; dove «ci sono i fessi intelligenti e colti che vorrebbero mandare via i furbi, ma non possono: primo, perché sono fessi; secondo, perché gli altri fessi sono stupidi e non li capiscono»; dove «per andare avanti ci sono soltanto due sistemi: il primo è leccare i furbi; il secondo – che riesce meglio – consiste nel far loro paura; infatti, non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere, e non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l’associazione con altri briganti alla guerra contro questi».

Queste considerazioni del promotore della “Società degli Apoti” (Per una società degli Apoti. 1./ Prezzolini, p.g. (A. 1, n. 28 (28-9-1922), p. 103-104, qui l’articolo originale) le ho ritrovate nell’articolo di Icebergfinanza “Facebook e la banca bassotti”, collegate al richiamo di due eventi. Ci avevano detto che il salvataggio delle banche non avrebbe influito sul deficit, infatti il secolo XIX il 26 giugno 2017 titolava: “Banche Venete, sì al salvataggio. Padoan: niente impatto sul deficit”. Dieci mesi dopo il Sole 24 Ore, il 3 aprile 2018, non esitava a titolare: “Doccia fredda da Eurostat: da banche venete impatto sul deficit di 4,7 miliardi”

Come ci fa osservare Icebergfinanza, tra i due articoli si inserisce un fatto accaduto il 4 marzo scorso quando, precisamente a Siena, hanno eletto il ministro economista Pier Carlo Padoan. Si avete letto bene CarCarlo Padoan è stato eletto a Siena, non in un posto qualsiasi proprio a Siena. E’ come se Zonin e Consoli venissero eletti in Parlamento nelle circoscrizioni venete: un sospetto che Prezzolini avesse ragione può ragionevolmente sorgere. Forse alle ultime elezioni gli italiani hanno dimostrato di essere meno fessi di quello che si crede, forse siamo fessi a macchia di leopardo, lascio a voi scegliere le macchie.

Con l’unico intento di giocare sulle parole di Prezzolini, partiamo dalle due categorie menzionate: dei fessi e dei furbi. Supponiamo di classificare come fessi gli elettori, e come furbi gli eletti.  Tra gli elettori abbiamo le categorie degli intelligenti fessi e dei fessi stupidi. Io che considero chi ha eletto certi partiti dei fessi stupidi mi colloco automaticamente tra gli intelligenti fessi. Però il fatto di essere fesso, anche se nel senso “i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini”, non mi piace molto, ma non essendo un parlamentare non sono nella categoria dei furbi, quindi rischio di perdere l’aggettivo intelligente e rimanere solo un fesso. Effettivamente non sono messo bene.

La frase “il furbo non usa mai parole chiare, e comanda non per la sua capacità ma per l’abilità di fingersi capace” si attaglia a molti. Ma se avete pensato in particolare a lui, e l’avete votato allora siete fessi stupidi, se non l’avete votato siete fessi intelligenti. Se invece pensate a un altro e non l’avete votato allora siete degli intelligenti fessi. Comunque la giriamo siamo dei fessi. Forse è giunto il momento di recuperare un istituto costituzionale di democrazia diretta, il referendum abrogativo. Comporta impegno e sacrificio, ma forse ci colloca in quel limbo di non fessi e non furbi. Per chi non è furbo, meglio di niente.

INCREDIBILE. ECCO COSA PENSA SILVIO BERLUSCONI DI LEGA E FRATELLI D’ITALIA. DIETRO LE BALLE DEL POLITICO LA VERITA’ IN UN DISCORSO SEMI PUBBLICO

 SCENARI ECONOMICI.IT 14 APRILE 2018

 

Silvio Berlusconi, dice quello che pensa veramente di un governo di Lega e Fratelli d’Italia. Finalmente rivela la sua vera faccia, altro che balle sull’”unità del Centrodestra”. Il Centrodestra va bene solo se comanda lui, altrimenti un governo Centrodestra con Lega e Fratelli d’Italia condurrebbe, secondo lui:

  • alla fuga degli investitori (che infatti ora stanno picchiandosi per scappare);
  • una fuga dei fondi d’investimento (forse quelli Mediolanum);
  • un fallimento delle banche (che infatti ora stanno BENISSIMO… mica sono fallite).

Mancavano le cavallette e le rane e poi sembra i sentire Renzi. A questo punto appaiono chiari alcuni punti:

  1. del CENTRODESTRA e degli ALLEATI al Berlusca non interessa proprio NULLA;
  2. l’unico governo per lui tollerabile sarebbe l’ammucchiata con il PD;
  3. se gli altri leader del CDX pensano di fare qualcosa con lui sono solo degli ILLUSI.

Del resto le teste rotolate dei presentatori populisti (come se fosse colpa loro la vittoria di Lega e M5s) sono il segno che il lui è veramente il nemico numero uno del centrodestra. Se Meloni e Salvini vogliono sopravvivere politicamente non possono che lasciare Berlusconi ed andare per la loro strada. Mezza Forza Italia li seguirà, e se no, non ci sono strade alternative. 

 

Più chiaro di così…

ALAN FRIEDMAN: UN GIORNALISTA PER TUTTE LE STAGIONI, MA SOLO PER BUONE TASCHE

 SCENARI ECONOMICI.IT 14 APRILE 2018

Cari amici,

una delle figure più infestanti della TV è Alan Friedman, ex giornalista del Financial Times, che, purtroppo, abbiamo la sfortuna abbia scelto l’Italia come suo luogo di residenza.

La sua capacità di andare in TV a parlare di cose di cui sa veramente poco è incredibile, come la sua facilità di accusare di populismo chiunque gli si pari davanti e non la pensi esattamente come lui.

Bene , anche lui ha un passato, che è meglio ricordare.

Come mette in luce il quotidiano progressista inglese The Guardian Alan Friedman nel 2010, insieme a Paul Manafort, stratega della comunicazione di Trump, avevano predisposto una campagna di comunicazione in Ucraina a favore del filorusso Yanukovych contro la rivale democratica Yulia Tymoschenko, una campagna che condusse prima alla vittoria del primo e poi, l’anno dopo, all’arresto della Tymoschenko.

Cosa ci ricorda il Guardian:

“n 2011 Manafort approved a clandestine strategy to discredit Tymoshenko abroad. Alan Friedman, a former Wall Street Journal and Financial Times reporter, based in Italy, masterminded this project. Friedman has previously been accused of concealing his work as a paid lobbyist.

Also involved were Rick Gates, Manafort’s then deputy, and Konstantin Kilimnik, another senior Manafort associate who the FBI believes has links to Russian military intelligence.”

Nel 2011 Manafort apprò una strategia clandestina per discreditare la Tymoshenko all’estro. Alan Friedman, un ex  inviato del Wall Street Journal e del Financial Times, con base in Italia, fu la mente dietro questo progetto. Friedman  era stato precedentemente accusato di nasondere il suo lavoro come lobbista pagato (dalla BBC in relazione da un documentario).

Furono coinvolti anche Rick Gates, l’allora vice di Manafort,  e Konstantin Kilimnik, un altro dirigente di Manafort che la FBI ritiene avere dei contatti con i servizi segreti militari russi

Proseguiamo:

“Friedman’s proposed operation was ambitious. It included producing anonymous videos attacking Tymoshenko and comparing the opposition leader to a drunk Boris Yeltsin. “The social media space offers great opportunities for guilt by association,” Friedman wrote in the document”.

L’operazione proposta da Friedman wea ambiziosa. Includeva la produzione di video anonimi per attaccare la Tymoshenko e far apparire il leader dell’opposizione come una Boris Yeltsin Ubriaco. “I social media danno grosse opportunità di colpevolizzare per associazione” scrisse Friedman in un documento.

Un giornalista senza scrupoli, capace di distruggere tutto per giungere agli scopi che gli hanno indicato. Questa persona è presente in modo permanente nella TV Italiana a predicare. Ricordatevi di chi si tratta.

Il Ticino batte tutti sugli interventi al cuore

PATRIZIA GUENZI TVSVIZZERA.IT 14 APRILE 2018
Immagini articolo
Pochi anni fa, incaricato dal Cantone per gettare le basi e valutare la futura Pianificazione ospedaliera, l’esperto Willy Oggier scrisse chiaramente in un dettagliato rapporto che l’attività del Cardiocentro andava attentamente monitorata. In alcuni casi il numero di interventi del Cardiocentro di Lugano superava la media svizzera. Quelle considerazioni valevano, forse, ancora più una decina, quindicina di anni fa (quando i numeri in questione erano più marcati), ma hanno un valore ancora oggi. In tempi in cui non mancano le polemiche per l’integrazione del Cardiocentro nell’Ente ospedaliero. 
I dati dell’Ufficio federale della sanità pubblica ricostruiti dal Caffè sembrano dare appunto concretezza alle considerazioni di Oggier. Se ne parlò a suo tempo e ha senso citare alcuni dati ancora oggi. Per esempio gli interventi di bypass con e senza diagnosi di infarto. In Svizzera se ne fanno poco meno di 31 ogni centomila abitanti, in Ticino 47 (dati 2016). In numeri assoluti, e questo è un confronto fatto anche tempo fa, gli interventi con bypass in Ticino sono stati 165, nel canton Vallese (che ha più o meno gli stessi abitanti del Ticino, circa 340mila) gli interventi sono stati 91. 
In tempi in cui va per la maggiore la filosofia che in medicina non sempre “più equivale a meglio” (ovvero talvolta meno si interviene e meglio è), l’attenzione a questo genere di numeri relativi all’attività sanitaria è estremamente importante. E non solo, ovviamente, per contenere i costi. Un altro esempio da anni è preso in considerazione e fu preso in considerazione per le conclusioni dell’analisi dell’esperto Willy Oggier. Il Cardiocentro, sempre nel 2016, ha “impiantato” 378 pacemaker, nel canton Vallese (e il confronto è fatto appunto perché la popolazione è più o meno uguale) se ne sono invece impiantati 180. Ai 378 del Cardiocentro, per la precisione, occorre però aggiungerne una settantina impiantati dagli ospedali dell’Ente. Ma ciò non cambia comunque l’evidente diversità numerica tra l’attività, per i pacemaker, del Cardiocentro e quella registrata nel canton Vallese, oltre la metà. 
Il confronto può continuare, sempre utilizzando i dati dell’Ufficio federale della sanità, con altri interventi, in cui l’attività del Cardiocentro risulta nella media. Ad esempio per le operazioni alle valvole cardiache la media svizzera è di 64 ogni centomila abitanti, in Ticino 60. Oppure per le “applicazioni di valvola aortica endovascolare” in Svizzera la media è di 18 ogni centomila abitanti, in Ticino di 19. 
Il rapporto Oggier affermava: “Non sono visibili degli sforzi per ridurre i volumi di attività, più elevati nel confronto intercantonale”. E aggiungeva che “dal punto di vista economico sanitario, a priori almeno, non sembra essere completamente fuorviante l’assunto che, tenendo conto del territorio ticinese limitato e del finanziamento attrattivo del Drg in questo ambito (ndr le tariffe delle prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti), potrebbero esserci prestazioni indotte dall’offerta”. Quando Oggier scriveva queste cose aveva evidentemente sotto gli occhi, per esempio ancora, il numero totale delle operazioni al cuore. Nel 2016 in Svizzera ne sono state effettuate circa 120 ogni centomila abitanti. In Ticino 126. Una differenza, ma non quanto quella, come citato prima, dei pacemaker o dei bypass. O dei “cateteri terapeutici dei vasi coronarici senza diagnosi principale di infarto miocardico”: a Lugano 159 ogni centomila abitanti, la media svizzera è di 113. Poco o nulla sembrerebbe dunque essere cambiato rispetto al rapporto Oggier, quanto meno stando ai dati dell’Ufficio federale della sanità. Dati del 2016. 
Queste considerazioni sono state fatte non solo nel recente passato. Sempre il Cardiocentro, che indubbiamente resta nell’offerta cantonale un istituto di eccellenza, ha precisato in risposta che la sua filosofia è anche quella di operare dando particolare importanza alla prevenzione. Non solo. Occorre tener presente che, hanno detto in passato i vertici del “Cardio”, in Ticino c’è un importante percentuale di popolazione anziana. E con queste stesse considerazioni avrebbe forse replicato il promotore, il “papà” del Cardiocentro, professor Tiziano Moccetti, se non fosse stato assente in questi giorni.pguenzi@caffe.ch

ALZATI E CAMMINA! – LA VITA SEDENTARIA FA MALE AL CERVELLO. E AL CUORE – LA SCOPERTA DI UN TEAM DI RICERCATORI: STARE TUTTO IL GIORNO SEDUTI AUMENTA IL RISCHIO DI DEMENZA – LE PERSONE CHE NON FANNO NESSUNA ATTIVITÀ SPORTIVA PERDONO LA MEMORIA PIÙ IN FRETTA…

DAGOSPIA.COM 14 APRILE 2018

DAGONEWS

vita sedentariaVITA SEDENTARIA

 

Una vita sedentaria può danneggiare il cervello e aumentare il rischio di demenza. Lo rivela un nuovo studio dell’Università della California pubblicato sulla rivista Plos One. Attenzione alla vita troppo sedentaria, insomma, che fa male al corpo e al cervello.

 

Stare troppo tempo seduti alla scrivania – per lavoro o per tempo libero – non fa bene al cuore, può causare diabete e una morte precoce. Tutte evidenze scientifiche, queste, già note. Ma danneggia in modo irreparabile anche la salute mentale e può provocare una perdita di memoria improvvisa.

 

vita sedentaria 1VITA SEDENTARIA 1

Nel loro studio i ricercatori californiani hanno reclutato 35 persone tra i 45 e i 65 anni e hanno tracciato le loro abitudini di vita, chiedendo loro quante ore passassero al giorno seduti. Poi hanno effettuato delle tac al cervello, per osservare il lobo temporale mediale, la zona cruciale per la formazione di nuovi ricordi.

 

I medici hanno scoperto che le persone con una vita più sedentaria hanno strutture celebrali più sottili. Il nesso non è provato, e i ricercatori dicono di non poter affermare con certezza la connessione. Ci sarà bisogno di altri studi, per poterlo provare, ma la scoperta sarebbe notevole. Anche e soprattutto per le abitudini ormai consolidate di milioni di persone che – per scelta o necessità – passano la maggior parte delle loro giornate seduti. Non a caso, scrive il Telegraph, i casi di demenza stanno aumentando esponenzialmente. Soltanto in Gran Bretagna attualmente, sono 850 mila le persone che soffrono di questa malattia.

 

 

vita sedentaria 2VITA SEDENTARIA 2

 

la vita moderna troppo sedentariaLA VITA MODERNA TROPPO SEDENTARIA

Veneto Banca, tutti conoscevano la reale situazione. Lo spiega un dipendente

difesaattiva.org BUSINESSINSIDER.COM 

Veneto Banca, tutti conoscevano la reale
Veneto Banca dichiarazioni Ex funzionario molti sapevano

 

 

Banche venete ancora nel mirino: le ultime notizie riguardano le dichiarazioni di un ex funzionario della sede centrale di Veneto Banca a Montebelluna, riportate all’interno di due denunce depositate lo scorso 26 aprile in Procura a Treviso dall’avvocato Sergio Calvetti a nome di 43 clienti dell’ex popolare, secondo cui tutti i suoi colleghi sarebbero stati a conoscenza della situazione e dei rischi dei debiti deteriorati.

Banche Venete: le dichiarazioni di un ex funzionario

Stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, il dipendente della banca dalla direzione centrale avrebbe dichiarato che le indicazioni per gli impiegati della stessa banca, nonostante i rischi prospettati e di cui tutti sono sempre stati consapevoli, erano comunque quelle di incentivare il collocamento di azioni e, nel 2014, quando in tanti iniziarono a chiedere recesso e vendita delle azioni, il diktat per tutti era  convincere i clienti a non vendere, garantendo ancora la sicurezza dell’investimento, pur sapendo che tale sicurezza non avrebbe potuto essere garantita. La cosa importante, stando a quanto dichiarato dall’ex dipendente, era, dunque, quella di raccogliere più soci azionisti possibili perché la Banca aveva problemi di crediti deteriorati che dovevano essere coperti, per cui era obbligatorio quasi recuperare denaro per raggiungere il patrimonio netto richiesto dalla legge.

Questa operazione, più che rappresentare un collocamento per garantire guadagni ai clienti tramite investimenti, sembrava essere diventata un’operazione commerciale finalizzata esclusivamente al salvataggio della Banca a rischio e tutti i dipendenti erano a conoscenza di questa manovra ma nessuno ha mai detto nulla. E il risultato è stato quello ben noto a tutti. La crisi delle banche venete, del resto, è stata protagonista per mesi di scandali, discussioni, proteste, richieste di risarcimenti, costringendo lo stesso governo a stanziare miliardi di euro per il loro salvataggio in un momento di forte crisi economica per il nostro Paese, in cui quegli stessi soldi avrebbero potuto essere impiegati per misure ben più importanti e concrete per la ripresa del Paese stesse.

Banche venete tra boom, fallimenti e salvataggi

 

La crisi delle banche venete ha inizio anni orsono ma ciò che ci si chiede e come si sia potuti arrivare al baratro cui Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono effettivamente arrivate? La storia è lunga ma anche molto semplice, tra facile erogazione di prestiti, grandi tornaconti inseguiti dai loro stessi dirigenti, ‘inganni’ e investimenti poco sicuri ecco crollare i castelli bancari e lasciare i loro investitori senza soldi. Stando a quanto emerso, immobiliaristi, imprenditori, case di moda, giocatori di calcio sono tra coloro che hanno ricevuto prestiti milionari mai restituiti. Ma andiamo con ordine.

Dopo essere state per oltre un secolo solo due banche di provincia, le banche venete ‘esplodo’ letteralmente sotto la guida, rispettivamente, di Gianni Zonin, imprenditore di Gambellara eletto presidente della stessa banca nel 1996, e Vincenzo Consoli, eletto nel 1998 direttore generale della Popolare di Asolo che in pochi anni diventerà Veneto Banca. Per far crescere le due banche si iniziano a fare piccole operazioni come lancio di campagne di acquisizioni di piccole popolari del Veneto per arrivare ai grandi progetti espansionistici: mentre la Banca Popolare Vicenza apre uffici di rappresentanza a Mosca e a New York, Veneto Banca punta all’Est Europa e apre sedi in Romania, in Moldavia, in Croazia e in Albania

Dopo diverse operazioni di mercato e acquisizioni di piccole banche italiane, le due banche venete crescono a dismisura ma come tutte le vicende di questo genere non saranno destinate al successo finale. Se, infatti, il periodo del boom economico delle due banche ha sostenuto moltissimo anche il valore delle rispettive azioni e nel momento in cui è esplosa la crisi economica a livello mondiale, nel 2008, le banche venete sembravano non aver risentito minimamente dei suoi effetti, con i loro titoli che continuavano a guadagnare valore mentre continuavano anche i finanziamenti a industrie in difficoltà, anche senza alcun ritorno degli stessi investimenti, presto la parabola delle banche venete vira verso la discesa.

 
 

Dopo la nascita, nel 2014, dell’Unione Bancaria Europea iniziano i problemi per le due banche tra controlli e ispezioni da parte dei tecnici di Francoforte e della Gdf italiana da cui emergono gravi problemi nell’amministrazione delle due società, nelle scelte del management, blocchi al riacquisto delle azioni proprie da parte delle banche, congelamento dei fondi, perquisizioni di alcune sedi e indagini avviate nei confronti dei direttori generali. Emergono, inoltre, perdite milionarie. Scoppia la protesta degli investitori e dei risparmiatori: famiglie, artigiani, pensionati e tutti i piccoli risparmiatori, in generale, vedono svanire i risparmi di una vita.

Dopo l’acuirsi di una crisi che sembrava senza ritorno, il salvataggio delle banche arriva grazie all’intervento dello Stato Italiano. E stando alle ultime notizie rese note dall’l’istituto di statistica europeo Eurostat, sarebbe di circa 4,7 miliardi di euro in più di disavanzo e oltre 6 miliardi di maggior debito l’effetto sui conti pubblici del piano di salvataggio delle Banche Venete deciso dallo scorso governo Gentiloni.

Ma già prima….

Sono almeno 19 amministratori, secon quanto riportato dal Corsera, che hanno gestito Veneto Banca e hanno loro stesso raggirato i risparmiatori contribuendo al suo fallimento. 
Vi sono case a Cortina e terreni in Puglia, uffici a Padova, case e immobili a Roma e Treviso e milioni e milioni di euro sottratti e messi al riparo al meglio o addirittura prescritti tanto è ero che difficilmente potranno essere recuperati dalla magistratura che vi sta lavorando.
Ora, la banca è in liquidazione, e il tempo stringe e i beni portati in un fondo immobiliare da Falvio Trinca, ex presidente, per fare u esempio, potrebbe non essere recuperabili proprio a casa del tempo che scorre inesorabili.
Discorsi simili per Gian Quinto Perissinotto e Vincenzo Chirò che hanno creato fondi e sistemi finanziari per mettere al riparo decine di beni e case  con fondi sempre immobiliari, patrimoniali o distribuendoli in famiglia.

Mentre si cercano di riorganizzare compaiono, sia Banca Popolare di Vicenza  che Veneto Banca sono considerati da un indagine sociologica realizzato dall’istituto di scienze socialiNicolò Rezzara dei luoghi dove stare alla larga per il 63,9% come in generale tutte le banche. A questo sondaggio, hanno partecipato circa 3500 persone, 2375 studenti e 117 adulti. I giovani sonoa ncora più lontani, come fiducia, dalle banche presentando il 78,3% di chi non ci crede. E si richiede una maggiora trasparenza, organi di vigilanga più seri e capacità di fornire risposte alle richeite reali delle persone come prestiti o risparmi.
Nello stesso tempo semrpe queste stesse persone, comunque, si rendono conto che una scoietà senza banche difficilmente può funzionare. 
Nel frattempo si sta cercando di riorganizzare e di eliminrae i crediti detriorati e stanno venendo a galla i nomi dei debitori tra cui ex calciatori, politici e in generale un risprmio dati in moso sbagliato anche oggettivo.
 

Riorganizzare, i tentativi

 
 

Proprio queste sono le ore calde per il presente e il futuro di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Se da una parte c’è la volontà di tutelare risparmiatori e correntisti, dall’altra c’è il livello occupazionale a rischio. Ma è l’intero sistema bancario italiano che non è ancora riuscito a levarsi di dosso gli Npl, i cosiddetti crediti deteriorati. Dalle tensioni nel credito cooperativo al piano di integrazione Intesa SanPaolo delle ex popolari venete, il livello di tensione continua a rimanere alta. La strategia individuata è adesso quella dell’accorpamento di Veneto Banca e Popolare di Vicenza all’interno di Intesa SanPaolo, con tanto di passaggio di lavoratori e dipendenti. Molte filiali hanno già cambiato le insegne per adottare quelle nuove. Ma attenzione anche agli istituti di credito cooperativo, impegnati in un profondo processo di riforma che porterà alla nascita di tre holding.

Situazione ancora critica per i crediti deteriorati

Sono già tanti i progetti di ridimensionamento aperti e altri ne potrebbero arrivare se il settore del credito non riuscirà a trovare un’adeguata redditività. I crediti deteriorati sono ancora un problema e complici i tassi ai minimi storici che erodono i margini e la crescita del canale de web, occorre un deciso colpo di spugna. A livello europeo è stata di recente l’agenzia di valutazione Fitch a lanciare l’allarme sulla situazione di Monte dei paschi di Siena in Italia e Banco Popular in Spagna. Subito prima di lei è stata la volta di Moody’s a denunciare la presenza di di 549 miliardi di titoli tossici in pancia a Ubs (Svizzera), Deutsche Bank (Germania), Barclays (Regno Unito), Royal Bank of Scotland (Regno Unito), Credit Suisse (Svizzera).

Sentenza favorevole ai risparmiatori

Proseguono senza soste i contenziosi tra i risparmiatori e le banche. Non tutte, ma quelle coinvolte nei più recenti fatti di cronaca ovvero di crisi, fallimenti, rimborsi e risarcimenti. A fare da tramite in quelle che possono sembrare battaglie giudiziarie difficile da affrontare e vincere, ci pensano spesso e volentieri le associazioni a tutela dei consumatori, come ne caso di Adusbef, specializzata nelle questioni bancarie. Ebbene, l’ultima causa giudiziaria da cui è uscita vittoriosa assume una certa importanza non solo per il coinvolgimenti di nomi come Veneto Banca e Intesa San Paolo, ma anche per il precedente creato.

L’Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari finanziari postali e assicurativi onlus ha allora tutte le ragioni per esultare perché, stando a quanto messo nero sul bianco dal giudici, la subentrante Banca Intesa è responsabile dei rapporti tra istituto e utenti. Si tratta insomma di una vittoria per i risparmiatori che adesso hanno maggiori speranze di poter ottenere risarcimenti e rimborsi. Più nello specifico il Tribunale di Vicenza ha stabilito che nelle cause promosse dai risparmiatori contro Veneto Banca (ora in liquidazione coatta amministrativa) può essere chiamata in giudizio Intesa San Paolo quale successore e responsabile a titolo solidale insieme alla stessa Veneto Banca.

Vale la pena fare presente che la decisione del Tribunale Civile di Vicenza si affianca a quella in sede penale del Gup di Roma nel procedimento penale nei confronti di Veneto Banca e degli ex amministratori imputati dei reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, che aveva autorizzato la chiamata di Intesa San Paolo quale responsabile civile. Tanto per intenderci sulla portata di questa causa, sono coinvolte 210.000 famiglie che hanno acquisto obbligazioni e azioni illiquide da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Nello specifico, questa vertenza che si è risolta favorevolmente ha preso le mosse dal giudizio avviato dal legale Adusbef di Bassano del Grappa contro Veneto Banca con la contestazione di alcuni vizi nella vendita di prodotti finanziari.

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MI DOMANDO LEGGENDO QUESTO E ALTRI ARTICOLI CHE TUTTI I CLIENTI DI VENETO BANCA DOMATTNA DOVREBBERO DENUNCIARE I DIRETTORI DI FILIALI , I CAPO AREA I DIPENDENTI CHE TUTTI SAPEVANO AL DI FUORI DEGLI IGNARI SOCI- CLIENTI.

IN QUESTO MODO RIENTREREBBE IN GIOCO INTESA San Paolo CHE HA ACQUISITO LA PARTE BUONA DELLE BANCHE VENETE E TUTTI I DIPENDENTI ALMENO QUELLI CHE CONOSCO E ASSUNTI DA INTESA.

SE E’ COSI’ NON BISOGNA PERDERE TEMPO E PROCEDERE NELLE PROCURE COMPETENTI DOVE SONO INTRATTENUTI I RAPPORTI CON VENETO BANCA ORA TRASLATI A INTESA San Paolo DOPO IL GIORNO 8 DICEMBRE 2017.

QUESTO E’ IL MIO UMILE PENSIERO CHE METTERO’ IN ATTO LUNEDI MATTINA CON TUTTI I MIEI LEGALI PENALISTI E CIVILISTI  NEI CONFRONTI DI TUTTE LE PARTI COINVOLTE COMPRESI GLI AMMINISTRATORI DI INTESA San Paolo CHE OGGI NE RISPONDONO IN TUTTE LE SEDI – I REATI SARA’ CURA DEI MAGISTRATI INDIVIDUARLI MA NON E’ ASSOLUTAMENTE DIFFICILE.

TANTO TUONO’ CHE PIOVVE: ATTACCO USA-UK-FRANCIA SULLA SIRIA. CONSEGUENZE

 SCENARIECONOMICI.IT 14 APRILE 2018

 

Cari amici,

Tanto tuonò che piovve. Poche ore fa, come preannunciato, gli USA, Francia e UK hanno lanciato un attacco contro il la siria di Bashar al Assad. L’attacco è stato nuovamente effettuato con missili cruise, questa volta un numero circa doppio rispetto a quello utilizzato lo scorso anno, cioè un numero intorno ai 110-120.

Gli attacchi sono stati lanciati dall’esterno dello spazio aereo siriano sia da missili lanciati da navi sia da aerei. Francesi ed Inglesi hanno utilizzato aerei per lanciare i missili cruise.

Le ondate di missili sono state 3 , vi è stata una qualche forma di risposta antiaerea siriana.

Strategic Sentinel

@StratSentinel

Video showing the moment tomahawk cruise missiles impacted a research facility in .

Ecco il lancio di missili antiaerei siriani. la Russia NON ha impegnato le proprie difese antiaeree,

 

Gli obiettivi sarebbero stati magazzini di deposito delle armi, e laboratori, Uno situato sicuramente anche dentro Damasco, per cui la Siria parla di vittime civili.

Ecco le dichiarazioni del segretario alla difesa Mattis.

ABC News Politics

@ABCPolitics

Defense Sec. Mattis: “Clearly, the Assad regime did not get the message last year. This time, our allies and we have struck harder.” https://abcn.ws/2EKdtUU 

I Russi non erano stai preavvisati, ma sono stati informati tramite la linea di de – escalating in Qatar. Cioè sono stati informati ad attacco iniziato.

Dura la risposta russa:

“Le peggiori apprensioni si sono avverate. I nostr avvisi sono stati lasciati inascoltati. Lo scenario predefinito è stato applicato. Siamo stati ancora minacciati. Avevamo avvisato che queste azioni non sarebbero state lasciate senza conseguenze. Tutte le conseguenze ricadono su Washington, Londra e Parigi.  Non è accettabile o ammissibile  insultare il Presidente della Russia. Gli US, , possessori del più grande arsenale di armi chimiche, non hanno diritto di colpevolizzare nessun altro”

 

 

Lavrov ha affermato di augurarsi che questi paesi non vogliano applicare lo stesso piano che si è visto in Libia ed Iraq.

Washington ha fatto anche della richieste pratiche alla Siria:

Le richieste sono :

  • Smantellare il programma di armi chimiche;
  • dichiarare le armi in possesso;
  • ditruggere le scorte;
  • permettere le ispezioni della OPCW, l’organo contro le armi chimiche;
  • Adeguarsi ad una de escaltion.

La Russia non può lasciar correre, ne va del suo ruolo in Medio Oriente. Le risposte saranno probabilmente a livello militare, diplomatico ed economico;

Militarmente vedremo un rischieramento delle forze russe nell’area. Assad è un alleato necessario non potrà lasciarlo a se stesso. Vedremo se l’atteggiamento di Assad verso le altre forze sul campo cambierà

Politicamente vedremo una controffensiva diplomatica russa.

Economicamente la Russi stava già preparando contro sanzioni molto pesanti per l’industria USA, come il blocco di importazioni di tabacco ed alcol dagli USA e, soprattutto, il blocco delle esportazioni di titanio verso la Boeing. Il titanio è un elemento essenziale delle produzioni aeronautiche civili e militari. La Russia ne è uno dei maggiori produttori mondiali.

Da Zerohedge lo schieramento delle forze attualmente sul campo, e dove presumibilmente vedremo ora maggiore tensione.

 

 

L’ULTIMA RAZZIA: IL SACCO DEGLI NPL – Valerio Malvezzi

Claudio Messora

http://www.byoblu.com/ 3 SETTIMANE FA 

Attraverso le nuove indicazioni per le banche sugli NPL, i Non Performing Loans, ovvero i crediti deteriorati (prestiti non ripagati), la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea stanno nei fatti autorizzando un nuovo esproprio delle ricchezze del nostro Paese, mettendo i fondi speculativi internazionali nelle condizioni di acquistare dalle banche italiane, a un tozzo di pane, i crediti garantiti da collaterali. Ad esempio i palazzi.

Si tratta di una ennesima forma di privatizzazione mascherata, attraverso la quale si concede alla finanza sovranazionale di entrare in possesso dei nostri beni a un prezzo ridicolo. Una regolamentazione che il Parlamento italiano dovrà guardarsi bene dal controfirmare.  Nello studio di Byoblu, a raccontarlo, torna Valerio Malvezzi, cofondatore di WinTheBank.com e docente di comunicazione finanziaria all’Università di Pavia.