Premi ai banchieri ancora oltre il limite

Angelo Baglioni LAVOCE.INFO 13 APRILE 2018

La regola europea che mette un limite ai premi dei banchieri continua in molti casi a essere aggirata, soprattutto dai gestori del risparmio. Per una volta, però, l’Italia esce relativamente bene dal confronto internazionale.

Una norma spesso aggirata

Le norme europee prevedono un limite alla parte variabile dei compensi dei manager bancari: i premi (in denaro, azioni o opzioni) legati ai risultati aziendali non dovrebbero superare lo stipendio fisso (possono salire fino al doppio solo con l’approvazione dell’assemblea dei soci).

Il vincolo serve a limitare l’effetto perverso che i premi introducono, cioè l’incentivo ad assumere rischi elevati, in base al principio: se le cose vanno bene il manager prende il premio, se vanno male non subisce alcuna penalizzazione. In un articolo di quasi un anno fa, notavo come la regola fosse largamente aggirata in Europa, soprattutto nel settore del risparmio gestito (i dati erano riferiti al 2015). Il trucco consiste nel non farsi classificare dalla banca, per cui si lavora, come “rilevante” per il rischio della banca stessa: in questo caso il limite non si applica. Un rapporto della European Banking Authority, appena uscito, ci dice che le cose sono migliorate solo marginalmente: il limite continua a essere aggirato in molti casi, alcuni dei quali curiosi.

La situazione in Europa…

Il rapporto dell’Eba riporta i dati relativi ai cosiddetti high earners, cioè coloro che ricevono un compenso annuo superiore al milione di euro, aggiornandoli al 2016. Anzitutto, il loro numero è cresciuto del 34 per cento nell’arco di sei anni, portandosi a ridosso dei 4.600. Di questi, il 77 per cento sta a Londra (per quanto ancora?). La quota di coloro che riescono a evitare il limite è un po’ calata, ma resta significativa: dal 14 per cento del 2015 al 10,5 per cento del 2016. Di conseguenza, il rapporto tra la parte variabile della remunerazione e quella fissa continua a essere in media ben superiore all’unità (132 per cento).

Tra le diverse categorie, quella che gode delle maggiori esenzioni continua a essere l’asset management: quasi il 20 per cento di esenti, anche se è vero che l’anno prima erano addirittura il 36 per cento. La massiccia esenzione è particolarmente sgradevole, poiché gli asset manager mettono a rischio i soldi che i risparmiatori affidano loro in gestione: come dire “tu prendi i rischi e io prendo i premi”. Grazie a questa vasta elusione del limite, nel settore del risparmio gestito il rapporto tra parte variabile e fissa dei compensi, seppure in calo, riesce ancora a sfiorare il 360 per cento in media.

Poi c’è un buon numero di high earners (quasi 300) non classificabili in nessuna particolare categoria di attività, dei quali ben la metà riesce a sfuggire al limite.

La situazione non è la stessa in tutti i paesi europei. In nove, come ci si aspetterebbe, tutti gli high earners sono classificati come “rilevanti” per il rischio della banca e come tali soggetti al limite ai premi: sembra infatti ragionevole attendersi che chi supera il milione di remunerazione annua abbia una posizione di rilievo nella istituzione per cui lavora. Del resto, lo dice la stessa direttiva europea, quando afferma che costoro possono essere classificati come “non rilevanti” solo in casi eccezionali, motivati e approvati dalle autorità di vigilanza. Ma in alcuni paesi la quota dei “non rilevanti” lascia intendere che non si tratta di casi isolati: in Germania arriva al 25 per cento.

… e in Italia

Nel nostro paese ci sono 172 manager bancari che guadagnano oltre il milione di euro, di cui 32 non sono classificati come “rilevanti”, quindi non sono soggetti al limite tra parte variabile e fissa dei compensi. Il gruppo più folto lavora nel settore dell’investment banking: 58. I settori dove il rapporto tra variabile e fisso supera (mediamente) l’unità sono il risparmio gestito (168 per cento) e l’area corporate (199 per cento). Sul totale degli high earners, il rapporto medio tra variabile e fisso è del 72 per cento: assai più basso della media europea. Una volta a tanto, non siamo il “fanalino di coda” dell’Europa.