FUORI DALL’EURO/ Il sogno dei “populisti” portato avanti dalla Germania

Hans-Werner Sinn, Karl Konrad e Christoph Schmidt propongono di modificare i trattati per consentire l’uscita dall’euro. Purché prima si saldino i conti.

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In una schematica vulgata, la triade, in Germania, dai tempi di Hegel, ha un certo successo: la triade dialettica. Puntualizzazioni dovute a parte, ma non necessarie in questo contesto, un’altra triade oggi fa discutere in Germania, composta da tre economisti cosiddetti “radicali”: Sinn-Konrad-Schmidt. Rilanciando il classico stile teutonico-bismarckiano – secondo il quale la Germania deve sempre vincere sbancando la cassa e, se ciò non accade per il dritto della storia, che accada pure per il suo rovescio, e tanto peggio per i fatti -, i tre ingegni teutonici, dopo aver fatto un paio di calcoli sulla potenzialità macroeconomica “domestica”, hanno deciso di rovesciare il fronte e dichiararsi favorevoli all’uscita dall’euro. È chiaro che, se lo dice Salvini, trattasi di “populista” in servizio effettivo permanente, ancorché questo termine indichi una storia distante dal summenzionato leader del Carroccio (per la precisione, quella russa in cui rimase coinvolto anche Dostoevskij); se, d’altro canto, a proferir parola su ciò è la fine intellighenzia che lavora al Max-Planck Institut o appartiene al non meglio definito “Consiglio dei Saggi”, allora tutto è permesso. Anzi, di più: è materia di vasto dibattito.

Ecco la proposta della Triade Teutonica: urge mettere mano alla legislazione comunitaria prevedendo una procedura di uscita dall’Eurozona, modello Articolo 50 del Trattato di Lisbona, quello tra parentesi, usato come una clava dal Regno Unito per dire “good bye!” all’Ue. Ma perché tanto furore iconoclasta da parte dei nipotini di Bismarck? Esattamente perché hanno imparato la lezione del Cancelliere di ferro: se sto nella Triplice Alleanza, siedo a capotavola, facendo sgobbare gli altri; se caccio qualcuno dalla coalizione, devo farci cassa in seconda battuta. Insomma, il banco vince sempre. 

I tedeschi sono così, deve essere un riflesso condizionato della dialettica hegeliana, che un filosofo francese, Jean-Luc Nancy definì “inquietudine del negativo”. Qui dobbiamo chiosare sommessamente: l’inquietudine cessa di fronte a qualche saldo attivo pagato possibilmente dagli altri. E, se hai la più forte economia nell’Eurozona, allora devi preservarla mettendo la tagliola sui saldi Target2: tutti debitori? Bene, dicono i membri della Triade, allora occhio alla penna, uscire non si può, casomai un passo avanti potremmo farlo noi, giusto per porre freno all’apocalisse prossima ventura. Draghi permettendo, e figuriamoci se così non sarà.

Morale della favola: la Germania sta vincendo, dopo aver fatto saldi attivi nel post-riunificazione, nell’entusiasmo ideologico-simbolico generale, e dopo aver governato il post-Maastricht come le potenze straniere facevano con i “principi” delle Signorie italiane, nel ‘400 e nel ‘500, Machiavelli ne sa qualcosa, oggi rinuncia all’egemonia politica, pur di salvaguardare il salvadanaio di attivi e rendite.

Bismarck almeno vinceva (anche) con gli eserciti e con un po’ di retorica patriottarda, i “titani” dell’intellighenzia tedesca si limitano a fare le mosche cocchiere di una tigre di carta politica che sta dichiarando, bolla alla mano, il fallimento di questa Ue. Una volta vi era chi attendeva con ansia metafisica un giudice a Berlino, oggi che da quelle parti dominano i contabili, val la pena sperare in un successo di questi ultimi, per far finire, col dovuto e sempre citato sbadiglio, l’ultimo “dispotismo legale” postmoderno.

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