La “morte invisibile” cominciata dai Romani

GUIDO OLIMPIO caffè.ch 14 aprile 2018

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La chiamano morte invisibile, in realtà la si vede quasi subito. Per i suoi effetti. Adulti, bambini, anziani soffocati dai gas, come è avvenuto in questi giorni in Siria. Ma anche target individuali: esuli, avversari di regimi, oppositori fatti fuori con prodotti micidiali. Le armi chimiche, proibite dagli accordi internazionali, sono tornate con i loro effetti letali. Oltre ad ammazzare diventano la miccia per crisi gravissime.
Non sono certo uno strumento inedito. I manuali di storia riportano esempi all’epoca dei Romani e nel Medio Evo con strane miscele, ma è il primo conflitto mondiale che le ha viste protagoniste su scala massiccia. I contendenti hanno bombardato le rispettive trincee nel cuore dell’Europa per sbloccare battaglie, svuotare posizioni, costringere i soldati a fuggire per il panico di quelle “nuvole” assassine. L’iprite ha lasciato il segno sulla pelle di tanti uomini della fanteria, mostrando quale potesse essere l’impatto. Qualche anno dopo sono stati gli italiani durante le campagne coloniali in Nord Africa e in Abissinia a lanciare i gas contro chi si opponeva alla nostra presenza. Pagina terribile di un passato altrettanto nero. E poi avanti con gli egiziani nello Yemen negli anni ’60 o gli aggressivi alla diossina degli americani durante la missione in Vietnam. Quando non portano via delle vite possono lasciare sul terreno eredità pesanti anche nel lungo termine.
Super potenze e stati più piccoli hanno nel tempo costruito arsenali poderosi riempiendo depositi di nervino e altre “cose”. Un’alternativa, per alcuni, all’atomica. Chi non era in grado di produrre la Bomba ha optato per i gas, un deterrente verso il nemico e, in qualche caso, un mezzo spietato per provare a cambiare le sorti belliche.
Saddam Hussein – e oggi tanti sembrano averlo dimenticato – ha fatto scuola. Ha acquisito tecnologia e componenti ovunque, quindi ha fornito il suo esercito dei gas. Infine non ha avuto alcuna remora ad autorizzare l’uso. Contro due avversari: le ondate umane dei volontari iraniani durante l’estenuante sfida dall’80 al 1988; i poveri civili curdi ad Halabja, sterminati a migliaia. Massacri mostruosi per i quali avrebbe dovuto pagare molto tempo prima. Perché aveva violato un tabù affidandosi ad una “soluzione” spietata e, al tempo stesso, aveva dato un segnale: in caso di necessità un governo può decidere di affidarsi a certi metodi senza affrontare conseguenze immediate.
Infatti, le mosse del dittatore iracheno hanno influenzato altri attori. Nel 1994 la setta giapponese Aum Shinrikyo ha attaccato il metrò di Tokio con bombe al nervino realizzata nei suoi laboratori. Esempio terrificante di terrore non convenzionale messo in atto in un Paese sviluppato e con servizi di sicurezza adeguati. Il piano del gruppo non poteva non influenzare i movimenti jihadisti. Al Qaeda aveva creato nel villaggio di Derunta, in Afghanistan, un piccolo centro affidato ad un tecnico egiziano: i militanti cercavano di costruire cocktail velenosi ed avevano iniziato a testarli su dei cuccioli. La sconfitta seguita alla cacciata dai talebani ha stroncato il progetto ma l’idea è comunque rimasta nella testa degli estremisti. Per molto tempo uno dei timori più grandi dell’intelligence è stato proprio un attentato dove i criminali prendevano di mira acquedotti, sistemi dell’aria condizionata, luoghi chiusi.
Dal terrore alle guerre di servizi. Americani, per decenni, hanno studiato come sbarazzarsi di Fidel Castro e tra le opzioni c’era anche quella di contaminare abiti e sigari. I russi sono passati direttamente all’azione contro transfughi ed esuli: dall’ombrello “bulgaro” che sparava proiettili alla ricina – episodio del 1978 a Londra che portò alla fine tragica di Georgi Markov – alle bevande al polonio contro Litvinienko, per finire all’ultimo controverso episodio di Salisbury che ha coinvolto Sergej Skripal e la figlia. I nord coreani si sono accodati in modo spregiudicato assassinando il fratellastro del presidente a Kuala Lumpur ricorrendo ad un liquido “chimico”. Sequenza inquietante. Capiterà ancora.

g.o.

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