Le fondazioni al bivio il Mef azzera Napoli e vigila su Cassamarca

Eleonora Vallin mattinopadova.geolocal.it 11 aprile 2018

VENEZIA. La Vigilanza del ministero dell’Economia ha commissariato la Fondazione Banco di Napoli. È la prima decisione del genere in Italia. Mai, dall’istituzione per legge delle Fondazioni bancarie agli inizi degli anni Novanta, il Tesoro aveva azzerato un ente, sospendendone il consiglio generale di amministrazione, il presidente e il collegio sindacale. La Fondazione era “defunta” da tempo ma nominalmente era ancora viva, con tutti i suoi membri operativi. 

Il caso è destinato a ripetersi? La diga è stata rotta e la preoccupazione è tanta. Si guarda a Ferrara, alla fondazione rimasta “orfana” della banca andata in risoluzione nel 2015, ora alla ricerca di partner con cui fondersi. Si guarda anche sopra il Po, a Cassamarca. «Il ministero vigila sulla Fondazione trevigiana come su tutte le altre – fanno sapere da Roma – al momento non sono previste altre misure commissariali». Un nuovo governo è però in formazione e ormai si procede spediti verso la grande assemblea delle Fondazioni.

L’Acri sarà a Parma il 7 e 8 giugno prossimi per gettare pubblicamente le basi per il riassetto del sistema, composto da 88 Fondazioni bancarie. Troppe e alcune molto piccole. Sono settimane che il sistema dei grandi presidenti delle Fondazioni tenta di tenere alto il dibattito sulla riorganizzazione del settore. Pochi giorni fa Giandomenico Genta, ai vertici della Fondazione di Cuneo (un ente delle dimensioni di Cariparo) dopo aver presentato a Giuseppe Guzzetti un piano di fusione per un’unica fondazione bancaria che metta assieme tutte le ex Casse di Risparmio della provincia piemontese, è tornato a perorare l’opportunità della razionalizzazione. «La fusione appare la via maestra per riorganizzare: il codice non lo dice espressamente, ma la continuità giuridica e patrimoniale dovrebbe essere garantita» scrive Genta su «MF». E Genta, dicono i bene informati, parla anche a nome del presidente Acri Guzzetti. 

Sullo sfondo resta irrisolta la vicenda Cassamarca, fondazione in difficoltà economica con un forte debito e un patrimonio eroso negli anni. La differenza qui, rispetto a Cuneo, è che non paiono esserci al vertice dell’ente trevigiano né la consapevolezza né la volontà di affrontare il problema. Cassamarca però, non è una pedina isolata: è inserita in un sistema nordestino dove sembra avere sempre più peso, oltre a Cariverona, rappresentante-pivot della Consulta delle Fondazioni Tre Venezie, anche Cariparo. Se il nuovo presidente a Padova sarà Gilberto Muraro si può immaginare, dicono i bene informati, un asse Verona-Padova sempre più solido e non neutro sulla soluzione Cassamarca. La via della fusione-salvataggio resta prioritaria ai piani alti, ma non possono essere escluse in partenza soluzioni diverse e magari innovative.

Ogni via è oggi puramente teorica ma, qualora Cassamarca venisse commissariata, come è già accaduto a Napoli, non si potrebbe escludere che le fondazioni contigue possano essere chiamate dal Mef in chiave di «partenariato sussidiario» per garantire alla provincia di Treviso un flusso sostenibile di erogazioni. Un passaggio che potrebbe non essere invasivo, se verranno seguiti dei “protocolli” di gestione. E c’è chi già guarda a un nuovo accordo Acri-Mef, come quello siglato nel 2015, proprio per favorire la gestione delle crisi.

Quello che è successo a Napoli, intanto, ha aperto nuovi scenari da cui non si può prescindere. L’ente partenopeo è stato commissariato per avventati investimenti, conflitti di interesse e per la «discutibile» gestione del suo presidente, segnalata con vari esposti al Mef.

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