SALVATE IL SOLE 24 ORE ANZI NO! Di Fabio Dragoni

Fabio Dragoni scenarieconomici.it 16 aprile 2018

Quello che una volta era il più prestigioso ed autorevole quotidiano economico e finanziario italiano, per anni addirittura il più venduto in Europa, versa in una crisi quasi irreversibile. L’ultima informativa resa agli azionisti riportava che al 31 dicembre 2017 la liquidità netta del gruppo era di 6,6 milioni di euro. Un anno prima il rosso era di 50,7 milioni di euro. Ma il miglioramento di circa 57 milioni di euro era principalmente dovuto a due operazioni straordinarie quindi non ripetibili: la cessione del 49% della partecipata Business School24 e l’aumento di capitale sottoscritto dagli azionisti. Due operazioni che a novembre 2017 hanno consentito di incassare quasi 87 milioni di euro senza i quali il Gruppo avrebbe quindi continuato a bruciare cassa per almeno 30 milioni anche nel 2017.

Sul fronte della diffusione in edicola la situazione non sembra affatto migliore. A dicembre 2017 le vendite ammontavano a poco meno di 50.000 copie; praticamente meno di un terzo rispetto alle 160.000 del novembre 2011 quando l’allora direttore Roberto Napoletano titolata a caratteri cubitali “FATE PRESTO”. Sottinteso: a dimettere Berlusconi per portare in sella il salvatore Monti che di lì a breve avrebbe definitivamente distrutto l’economia del nostro Paese. Beffardo destino quello che è toccato al Sole. Il guardiano dei conti pubblici totalmente incapace di far quadrare i propri.

Ma dalla cassa che brucia alle vendite che languono per arrivare alle panzane che troviamo scritte nel giornale “è tutto un attimo” cantava la sensualissima Anna Oxa. Anzi è proprio un filo rosso quello che le lega. Rosso come il colore del bilancio e non rosa come quello del Sole.

Sul giornale continuiamo a leggervi le solite euroballe. E questo non sembra certo essere il miglior viatico per rilanciare un prodotto che sta in piedi solo e soltanto grazie all’iniezione di capitale cui il socio Confindustria ha dovuto far fronte indebitandosi con la BNL di Luigi Abete che per pura coincidenza amministra sia la Banca che il quotidiano. Prestito cui Confindustria è potuta accedere –ricordiamolo- mettendo a garanzia i suoi immobili fra cui la sede di Via dell’Astronomia.

La domenica è -ad esempio- l’angolo dello scienziato della politica Sergio Fabbrini docente in LUISS ed euroinomane in servizio permanente ed effettivo la cui unica paranoica fissazione sembra essere quella di ricordare agli italiani quattro concetti messi in fila in ordine non sempre conseguente ma comunque decisamente esilarante: (1) l’Italia -uscendo dall’Unione Europea- finirebbe per sprofondare non si sa bene dove e quindi subirebbe il “dramma del Regno Unito” (25 febbraio 2018 testuale). Paese che a fronte di 64 milioni di abitanti -contro i nostri 62- conta poco più di 800 mila disoccupati -contro i nostri quasi 2,8 milioni-. (2) “I politici italiani continuano a pensare come se fossero all’interno di uno Stato Sovrano ed indipendente” (19 novembre 2017). E già! Ma come si permettono lorsignori a predisporre programmi e sottoporli al vaglio degli elettori? E come si permettono questi ultimi a pensare di votare forze sovraniste? (3) Che non lo sanno che “L’Italia non può permettersi la secessione dall’Unione Europea?” (25 febbraio 2018) (4) E che non sanno sempre questi ignorantoni di italiani che tutto questo indebolirebbe “le protezioni costituzionali della democrazia liberale”? Con le citazioni credo sia necessario -per il momento- fermarsi qui.  Vi do un attimo di respiro. Ad uno scienziato della politica può essere forse perdonata la più completa ignoranza in merito ai devastanti effetti economici che l’euro ha avuto sulla nostra economia. Oggi gli italiani in povertà assoluta sono quasi 5 milioni. Il nostro reddito nazionale procapite nel 1999 era praticamente identico a quello tedesco mentre oggi è inferiore di circa un quarto. Infine da quando abbiamo in portafoglio questa moneta, la nostra economia è sistematicamente arretrata e nelle migliori delle ipotesi progredita ma sempre al di sotto della media europea. Ma non possiamo certo scusare la più assoluta ignoranza di Fabbrini in merito ai fondamenti della nostra Costituzione. Nel mentre infatti il PD invoca un giorno si e l’altro pure gli “Stati Uniti d’Europa” -quindi ponendosi in una situazione di dichiarata eversione costituzionale dal momento che l’articolo 139 della Carta proibisce esplicitamente che la forma repubblicana possa essere messa in discussione anche per via democratica – per il nostro Fabbrini gli Stati Uniti d’Europa esistono già. L’Unione Europea a suo dire sarebbe già uno Stato di cui facciamo parte ed allontanarsi dal quale sarebbe quindi un atto di eversiva secessione. Lo scienziato Fabbrini si pone quindi già fuori dalla nostra Costituzione negando che l’Italia sia una Repubblica indipendente e che qualora tornasse ad esserlo finirebbe per negare le prerogative di libertà della Costituzione. Quella stessa carta che lui ha poco prima incenerito vagheggiando e vaneggiando di Stati Uniti d’Europa. Ma il più assoluto disprezzo per l’interesse nazionale torna di nuovo somministrato in pillole nel numero odierno del Sole. Stavolta tocca ad Orban, leader di un partito che peraltro fa parte del Partito Popolare Europeo di Frau Merkel. Ricordate questo dettaglio. A breve tornerà utile. Il leader “illiberale” ungherese -che avrebbe la maggioranza del Paese “grazie al controllo governativo dei principali media del Paese”- non ha infatti esitato ad utilizzare questo consenso per modificare la Costituzione del Paese. Ovviamente in senso sempre “illiberale”. E cosa avrebbe fatto di così terribile il nostro Orban? “Ha potuto legalmente modificare la formazione della stessa corte costituzionale, sottoponendola al controllo politico del governo”. Va bene penserete voi. La Corte avrà di sicuro avvantaggiato Orban in qualche affare. Già ma quale? Segue la sentenza spietata del nostro giudice che in quanto tale devo riportare testuale. Perché si sa; le sentenze si leggono mica si interpretano. “La corte è così diventata un’alleata di Orban nel difendere il principio della preminenza del diritto interno su quello europeo (principio che costituisce il cuore del sovranismo)”. E certo! Un crimine di orrenda gravità quello di ribadire il principio di supremazia della Costituzione ungherese su tutta la sovrastruttura europea. Ciò nondimeno il nostro eroico soldato termina le sue domenicali elucubrazioni confessando perché l’Ungheria non è stata ancora disintegrata dai terribili raggi fotonici della Commissione UE. Cosa che invece è toccata alla sovranistissima Polonia. Di nuovo mi tocca citare testualmente. “Poiché il partito al governo in Polonia (Legge e Giustizia o PiS) è membro, nel Parlamento europeo, di una coalizione poco significativa (Alliance of Conservatives and Reformists in Europe o Acre), il risultato è che per la Polonia la Commissione ha aperta la procedura d’infrazione per violazione dello stato di diritto, mentre non ha fatto ciò per l’Ungheria”. È sufficientemente chiaro o serve un disegnino?

Fabio Dragoni

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