Davvero al mondo si beve più prosecco che champagne?

di Caterina Maconi wired.it 14 aprile 2018

Da qualche anno il prosecco batte la bollicina francese in termini di vendite. Grazie a un prezzo basso e alle nozze con il mondo degli aperitivi

champagneIl prosecco italiano spopola nel mondo. È riuscito a penetrare in moltissimi mercati. E a crescere a doppia cifra. Nel 2014 per la prima volta il prosecco ha battuto lo champagne, la bollicina per antonomasia, la più ricercata, la più nota. Ma che cosa c’è dietro questo sorpasso?

Il prosecco ha battuto lo champagne in termini volumi. Non in valore, perché resta molto distante dai cugini d’Oltralpe. Lo dicono i numeri: nel 2017 il prezzo medio all’export è stato di 25 euro al litro per lo champagne, per 112,287 milioni di litri. Il totale del giro d’affari è stato quindi di 2,8 miliardi di euro. Fronte prosecco: 3,92 euro al litro di media. Per 205 milioni di litri. Totale del giro d’affari: 804 milioni di euro (fonte: Nomisma Wine Monitor su dati Eurostat).

Il prosecco quindi è primo in volume (40% a livello mondiale) e secondo in valore (23%). “I francesi sono posizionati su prodotti di fascia alta. Hanno quantitativi di produzione più bassi ma la differenza principale sta nella metodologia di produzione: lo champagne fermenta in bottiglia, per più di un anno”, precisa Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor.
E poi da sempre i francesi hanno investito nel marketing.Parliamo di un prodotto di status, di eccellenza”, aggiunge.

Il prosecco ha tempi e costi di produzione più bassi e questo fa sì che il guadagno sul valore si riduca. Tuttavia i costi più bassi sono anche la forza della bollicina italiana più bevuta. “Essendo economico, può essere bevuto anche tutti i giorni, durante l’aperitivo, nei pasti o nei momenti colloquiali”, prosegue Pantini.

E aggiunge: “Negli ultimi anni sono cresciute molto leesportazioni di prosecco in Francia. Non perché i francesi rinneghino lo champagne. Ma la moda dell’aperitivo è un fenomeno non solo nostrano, ma europeo e mondiale. A trainarlo sono proprio il prosecco e i cocktail italiani. Come lo spritz”.

Anche in Italia il successo del prosecco inizialmente si deve allo spritz, poi si è fatto strada da solo diventando un vino di accompagnamento ai pasti. “All’estero sono i millennials a sostenere il consumo di vino durante l’aperitivo. È una moda legata all’età”, aggiunge. Di cui anche il prosecco beneficia.

Stiamo andando a coprire segmenti di mercato che erano appannaggio di altre bevande, come i long drink e la birra“, precisa Luca Giavi, direttore generale del Consorzio tutela prosecco doc. “Oggi anche il giovane che in passato prendeva una birra, beve prosecco”. Perché lo sceglie? “Bere un vino è più raffinato in termini di percepito, piuttosto che la birra. C’è più interesse al prodotto vino. Se ne consuma meno ma si tende a bere meglio”.

È l’intero mondo sparkling a dare segnali positivi. Secondo un’indagine di Vinitaly, la più grande fiera del settore in Italia, e Wine monitor, l’Italia cavalca e trascina l’onda dei consumi di sparkling nel mondo: +240% in 10 anni, contro media mondiale a +50%. Sono prodotti “facilmente abbinabili a una dieta moderna. Il prosecco non ha stagionalità, è versatile e si può accompagnare con cibi diversi. E piace alle donne”. Rileva Giavi che “è interessante vedere come gli stessi produttori di champagne sostengano che il prosecco avvicini il consumatore al mondo degli spumanti. Quindi, come passaggio successivo, anche al loro mondo”.

Dove esportiamo noi italiani? “Abbiamo una concentrazione su alcuni mercati come Usa, Gran Bretagna e Germania. Cina e Russia sono da scoprire e conquistare. Ma anche gli Usa hanno ancora grandi potenzialità. Abbiamo ottimi risultati in Canada e buoni risultati in Francia”. Uno stimolo importante secondo Giavi arriva dall’esempio di altre denominazioni che “hanno saputo adeguarsi a mercati diversi e quindi a gusti diversi”. Proponendo prodotti più vicini alle esigenze di consumatori abituati ad altri sapori.

 

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