Intesa Sanpaolo: svolta su Npl, plusvalenza di 400 milioni

Stefano Neri finanzareport.it 17 aprile 2018

Ricevuta l’offerta vincolante di Intrum che prevede la cessione del 51% della piattaforma di servicing e il deconsolidamento di 10,8 miliardi di crediti deteriorati


Intesa Sanpaolo è a un passo dalla cessione del 51% della sua piattaforma di Npl e di crediti in sofferenza per 10,8 miliardi, a coronamento di una serrata trattativa con gli svedesi di Intrum Iustitia, e alle condizioni auspicate dal ceo Carlo Messina, che ha tenuto il punto in queste settimane di negoziati.

E’ arrivata infatti un’offerta vincolante di Intrum a Intesa Sanpaolo sugli Npl che prevede una valutazione della piattaforma di servicing di circa 0,5 miliardi di euro e dei crediti in sofferenza oggetto di cartolarizzazione di circa 3,1 miliardi di euro. Le valutazioni, si spiega dalla banca, si tradurrebbero in una plusvalenza di circa 400 milioni di euro dopo le imposte nel conto economico consolidato di Intesa Sanpaolo.

Oggi l’offerta sarà all’esame del Cda. La cessione e cartolarizzazione del portafoglio di crediti in sofferenza, con il closing previsto a novembre, rappresenta una delle più importanti operazioni realizzate nel mercato italiano, pari a 10,8 miliardi di euro al lordo delle rettifiche di valore, “a un prezzo in linea con il valore di carico già determinato per la parte di sofferenze del Gruppo aventi caratteristiche di cedibilità, considerando lo scenario di vendita”, informa la banca in una nota. La struttura finanziaria prevede una tranche Senior corrispondente al 60% del prezzo del portafoglio, che verrebbe sottoscritto da un pool di banche formato da Banca Imi, Mediobanca e Goldman Sachs in qualità di arranger e Credit Suisse, Hsbc e Imi nel ruolo di lender – potrebbe essere richiesta la garanzia statale Gacs; tranche Junior e mezzanine pari al restante 40% del prezzo del portafoglio, che verrebbero sottoscritte per il 51% da un veicolo – partecipato da Intrum e da uno o più co-investitori, ma che agirebbe comunque come singolo investitore ai fini di governance – e per il restante 49% da Intesa Sanpaolo.

Per quanto riguarda la piattaforma, vine spiegato che l’obiettivo è la costituzione di un operatore di primo piano nel servicing di Npl nel mercato italiano, con l’integrazione delle piattaforme italiane di Intesa Sanpaolo (Capital Light Bank) e Intrum, che avrebbe circa 40 miliardi di euro in servicing. Il 51% della nuova piattaforma sarà detenuto da Intrum e il 49% da Intesa Sanpaolo. L’accordo prevede un contratto di durata decennale per il servicing di crediti in sofferenza di Intesa a condizioni di mercato, ma anche “importanti piani di sviluppo commerciale della nuova piattaforma nel mercato italiano”.

Viste le perplessità espresse dai sindacati, la banca guidata da Messina precisa che all’operazione sono interessati circa 1.000 dipendenti, incluse circa 600 persone provenienti dal Gruppo Intesa Sanpaolo, per le quali – “nel caso in cui si dia seguito all’operazione” – è previsto il confronto con le Organizzazioni Sindacali anche affinché la partnership “valorizzi ulteriormente le risorse umane coinvolte”.

Ieri il titolo Intesa Sanpaolo, prima dell’annuncio arrivato a mercato chiuso, ha segnato un +0,29% a 3,07 euro, in linea con l’indice di settore.

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