LETTERA APERTA A MARCO MORELLI AMMINISTRATORE DELEGATO MONTE DEI PASCHI DI SIENA DETENUTA DAL MEF OVVERO NOI CONTRIBUENTI

CARO MORELLI ,

OGGI LEGGO L’ARTICOLO CHE  DI FINANZAREPORT.IT  CHE ALLEGO:

Mps, l’ad Morelli fa un appello al Tesoro

 

 


S. N. finanzarport.it 
 
giovedì 19 aprile 2018 17:40
 

 
 

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) -All’indomani di una infornata di nomine e dell’annuncio di una nuova struttura organizzativa, l’ad di Mps Marco Morelli ha rilasciato un’intervista al quotidiano la Repubblica in cui lancia un appello al ministero del Tesoro, l’ingombrante azionista della banca con ben il 68% del capitale. 

In realtà Morelli si rivolge al futuro inquilino di via XX Settembre, il cui nome sarà noto solo quando sarà formata una nuova maggioranza. E potrebbe fare riferimento a una forza politica come il Movimento 5 Stelle o la Lega che hanno criticato in passato le vicende tormentate di Banca Mps. “Io e il management siamo fortemente concentrati sugli obiettivi e gli impegni condivisi mesi fa con governo, Commissione Ue e autorità di vigilanza. Stiamo lavorando con grande intensità a un piano di ristrutturazione lungo e articolato, frutto di trattative multilaterali e che è un unicum in Europa – ha detto fra l’altro Morelli -. E’ evidente che in questo percorso ho bisogno del costante e incondizionato supporto degli azionisti: quello pubblico e quelli finanziari. Il management -ha proseguito il banchiere – sta attivando tutte le leve gestionali per essere coerente con gli obiettivi del piano quadriennale, che è sottoposto a monitoraggi periodici. Gli azionisti hanno tutti gli strumenti per valutare quanto abbiamo fatto e faremo”.

In Borsa le azioni Mps sono oggi deboli. Il titolo segna in chiusura -0,9% a 2,70 euro. “

ORA VEDO VISSUTO UN FATTO SUCCESSO TRA   IERI E OGGI CON DEI MIEI CLIENTI CON IL TUO ISTITUTO CH LEGALMENTE RAPPRESENTI TI DOMANDO MA IN CHE MANO SIAMO STATI MESSI? MA SEI ALL’ALTEZZA DI RISANARE MONTE DEI PASCHI?

INFATTI NONOSTANTE LE MAIL CHE TI SONO STATE INVIATE E  DA TE RICEVUTE NON HAI NEMMENO RISPOSTO COSI COME I TUOI CAPI AREA MA CHE  BANCA VUOI RISANARE SE SEI MESSO A QUESTI LIVELLI?

IO PERSONALMENTE MOLLEREI TUTTO NON SAI DARE RISPOSTE CONCRETE ANZI NON LE DAI PER NIENTE E QUESTO CONTRO IL CODICE ETICO DELL’ISTITUTO CHE RAPPRESENTI  , NON SAI FARTI DARE INDIETRO I SOLDI DAI PARTITI, I TUOI COLLABORATORI – CAPI AREA PAGATI A PESO D’ORO NON COMPRENDONO NULLA E NON TI RISPONDONO E COSA VUOI CHIEDERE ANCORA AL  MEF CHE SIAMO NOI CITTADINI CHE PAGHIAMO LE TASSE PER I TUOI STIPENDI E QUELLI DEI FUNZIONARI E DIPENDENTI -VUOI IL SANGUE SENZA DARE NULLA IN CAMBIO – HAI SBAGLIATO PAESE 

FATTI UN ANALISI DI COSCIENZA PERCHE’ TRA POCO L’ATTACCO FRONTALE PARTIRA’ NEI TUOI CONFRONTI E TI ASSICURO CHE  NON SARA’ LEGGERO.

UN CARO SALUTO

PAOLO POLITI

Criminalità finanziaria, Berna criticata da Transparency Int.

TVSVIZZERAIT 19 APRILE 2018

VIDEO

https://www.rsi.ch/play/tv/telegiornale/video/19-04-2018-riciclaggio-la-svizzera-deve-fare-di-piu?id=10376972&startTime=0.000333&station=rete-uno

La Svizzera deve impegnarsi nella strategia contro la criminalità finanziaria ed economica. A dirlo è Transparency International, organizzazione non governativa che ha pubblicato oggi il suo rapporto annuale.

Nonostante i passi avanti effettuati nel corso degli ultimi anni, scrive sempre l’ong con sede a Berlino, la Confederazione, che è una delle principali piazze finanziarie mondiali, “è costantemente in ritardo nella lotta contro il riciclaggio di denaro e la corruzione”, e questo “è intollerabile”. In particolare viene sottolineato che l’ordinamento elvetico presenta “vuoti legislativi che vanno colmati al più presto”.

Se da un lato, afferma il rapporto di TI, è infatti vero che “Berna ha adottato misure sufficienti nella valutazione dei rischi, l’acquisizione di informazioni da parte delle imprese e la cooperazione tra autorità”, dall’altro “presenta ritardi” rispetto a paesi come Regno Unito, Francia, Italia e Spagna.

Transparency International mette in risalto il fatto che gli intermediari, tra cui le banche, non sono tenuti a verificare l’esattezza delle informazioni fornite dai loro clienti sull’identità dei titolari di relazioni finanziarie e questa prescrizione costituisce una “misura indispensabile per l’individuazione di averi illeciti”. E la normativa sul riciclaggio, che ha un “campo d’applicazione troppo ridotto”, andrebbe estesa alle attività di avvocati, notai, agenti immobiliari e intermediari di opere d’arte e di beni di lusso, che possono celare fini illeciti.

Nella valutazione complessiva di Transparency, che prende in esame 23 paesi, la Svizzera si colloca comunque nel primo terzo, che indica la fascia degli Stati più virtuosi in questa speciale classifica.

-Il Rapporto 2018Link esterno

-Il link di Transparency International

Tutte le sportellate di Amazon, PayPal e Square alle banche

 STARTMAG.IT 19 ARILE 2018

La nuova sfida lanciata dai giganti del digitale, da PayPal ad Amazon, all’economia classica è sul fronte dei servizi bancari. Negli ultimi mesi PayPal sta contattando gruppi di utenti per offrire loro funzioni bancarie di base da aggiungere al loro portafoglio digitale. Le funzioni includono l’assicurazione Federal Deposit Insurance per i loro bilanci, una carta di debito che può essere utilizzata per ritirare soldi tra gli atm (automatic teller machine) e la capacità di effettuare un deposito diretto dei loro stipendi attraverso una foto via smartphone. Il punto è che PayPal non ha una licenza bancaria statunitense. La Federal Deposit Insurance non garantisce protezione ai fondi non depositati tra banche e Visa e Mastercard autorizzano l’emissione, da parte delle banche, solo di carte che funzionano sulle loro reti.

Proprio per questi motivi PayPal si è rivolta a un mix di piccole banche che sono rimaste anonime. Ha siglato accordi con una banca del Delaware per l’emissione di carte di debito e con una della Georgia per i depositi degli stipendi. Con quelle dello Utah ha siglato un accordo per fare prestiti a consumatori e piccole imprese. Gli utenti dovranno pagare una commissione per ritirare i soldi dagli atm che non fanno parte della rete PayPal, insieme all’1% di ogni stipendio depositato attraverso una foto del cedolino effettuata con il proprio smartphone. Non ci sono commissioni mensili e neanche un requisito minimo di bilancio per poter utilizzare i nuovi servizi.

Invece venerdì 6 aprile Amazon ha svelato un piano per utilizzare il suo assistente virtuale Alexa come metodo di pagamento tra persone. L’idea di Amazon è ancora molto embrionale e l’assistente avrebbe bisogno probabilmente di più informazione sui conti bancari degli utenti per poter effettuare le transazioni. Rientrerebbe, comunque, nella strategia di Jeff Bezos di espandersi nel business bancario e finanziario.

Amazon sta già lavorando per aggiungere altre opzioni per pagamenti ad Alexa, tra cui una che consente agli autisti di pagare il gasolio al distributore solo con l’uso della voce. La società sta cercando di entrare nel circuito dei pagamenti nei negozi e sta parlando con le grandi banche, come JpMorgan, per realizzare un prodotto di verifica del conto. Amazon si è anche ristrutturata internamente per aggiungere il suo portafogli digitale, Amazon Pay, al team che supervisiona Alexa. Se il gruppo di Jeff Bezos dovesse riuscire nel suo intento (o ottenere accordi migliori dalle compagnie di carte di credito e debito) potrebbe risparmiare circa 250 milioni di dollari di commissioni ogni anno.

Una prima sfida alle banche è stata lanciata con Amazon Lending, che ha superato i 3 miliardi di dollari di prestiti alle piccole imprese dal 2011, anno del suo lancio, al 2017. Nel 2017 il gigante di Seattle ha prestato oltre 1 miliardo di dollari. In totale, dal 2011 allo scorso anno, 20 mila piccole imprese dislocate in Giappone, Gran Bretagna e Usa, dove le grandi banche sono ancora dominatrici, hanno ricevuto questi finanziamenti.

E poi c’è Square, finanziaria di Jack Dorsey, fondatore di Twitter, che vuole chiedere l’autorizzazione per creare una banca industriale nello Utah. La divisione offrirebbe prestiti e conti di deposito alle pmi e potrebbe essere la terza compagnia del fintech a chiedere una licenza bancaria, dopo Social Finance e Varo Money. Dorsey vuole approfittare di un clima favorevole negli Usa per questo tipo di operazioni, con i regolatori federali che stanno dando la loro benedizione alla maggior parte delle nuove banche nate con la crisi finanziaria. Il rilascio di queste autorizzazioni ha rappresentato un tema controverso in passato. Circa 10 anni fa anche Wal-Mart aveva fatto richiesta per creare una propria banca, ma era stata travolta dalle critiche, ma ora i tempi sono cambiati. I giochi sono aperti e l’Europa difficilmente rimarrà solo a guardare.

(articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

 

GIUSEPPE CASTAGNA E COMPAGNI DI MERENDA DEL BANCO POPOLARE – SAVIOTTI E FRATTA PASINI LEGGETE BENE QUANTO SOTTO RIPORTATO

Documenti societari

GIUSEPPE CASTAGNA – PIANO-PIANO STIAMO ARRIVANDO -18/01/2018 10:17:35

FTAONLINE.COM 18 GENNAIO 2018

Immagine correlata

Avvio di seduta difficile per il Banco BPM, che a Piazza Affari cede al mercato il 2,21% del proprio valore e si riporta a 2,82 euro. L’indice di settore Ftse Italia Banche recupera dopo qualche incertezza 0,02% e l’Euro Stoxx Banks segna un ribasso dello 0,25per cento.

Il comparto sembra indebolito dalla mancanza di aperture che si sarebbe registrata ieri negli incontri tra i vivertici del sistema bancario e la presidente della Vigilanza bancaria BCE Daniele Nouy. Una nota congiunta di ABI e Banca d’Italia ha comunque definito l’incontro molto costruttivo e utile, anche se le indiscrezioni circolate dopo il meeting riportano appunto di una fermezza della Nouy nelle proprie posizioni. Si ricorda che con un noto “Addendum” la Vigilanza della Bce ha proposto una copertura integrale dei crediti deteriorati di nuova formazione con scadenze a 2 e a 7 anni per NPL non garantiti e garantiti rispettivamente. La proposta ha incontrato la fiera opposizione del Parlamento Europeo che ha ritenuto che non fosse nelle prerogative della Vigilanza cambiare le norme del settore e diversi malumori sulla nuova stretta si sono diffusi in vari sistemi bancari, a partire da quello italiano, anche perché la stretta sul rafforzamento patrimoniale degli istituti di credito vede già nuovi impegni, come quello dell’attuazione dell’IFRS 9 che rivoluziona i modelli contabili passando da uno standard basato sulla rilevazione delle perdite subite sui crediti a uno prospettico basato sulle perdite attese. L’impatto del nuovo quadro normativo limerà di 40 punti base in media il capitale delle maggiori banche europee e di 59 punti base in media quello delle banche minori. Sarebbe però esclusa dal conteggio la quasi totalità delle banche tedesche, ossia le piccole e medie banche che non applicano gli IFRS. In Italia è atteso un impatto medio di 38 punti base di capitale (37 per le maggiori, 47 per le minori).

Per quanto riguarda Banco BPM va notato che stamane Il Sole 24 Ore riporta di una probabile vendita del business di banca depositaria per una cifra che potrebbe aggirarsi sui 150-200 milioni di euro. Fra gli interessati ci sarebbe Banca BNP Paribas.

Il gruppo Banco BPM è alle prese con un consolidamento della propria struttura e starebbe puntando a concentrare in Banca Akros le attività corporate (forse anche in vista di una quotazione) e in Banca Aletti il private banking. L’attività sempre più strategica del risparmio gestito si concentra da un lato in Anima, della quale Banco BPM è primo socio con il 14,67%), e in Aletti Gestielle SGR. Uno dei tanti duplicati ereditati dalla fusione tra Banco Popolare e BPM e di non facile soluzione, come quello che vede ben tre accordi di bancassicurazione (Covea, Anima e Unipol), un’altra attività strategica che bisognerà rifocalizzare (forse a partire da una risoluzione con Unipol che ha un crescente legame con la concorrente Bper). L’attività di Banca Depositaria a bassa marginalità sembra da tempo destinata a uscire dal perimetro, e i rumors di oggi confermano, mentre il credito al consumo richiederà un intervento. In Agos Ducato Banco BPM ha il 39% in carico sembra a 700 milioni di euro, il resto è del Credit Agricole e in questa fase di ripresa di un asset che ha causato non pochi problemi al gruppo, si potrebbe valutare una cessione per liquidare l’investimento, anche se non è detto che il Banco intenda uscire dal business.

Chiaramente anche il tema dei deteriorati è angolare: l’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha annunciato lo scorso novembre l’intenzione raggiugere cessioni per 8 miliardi di NPL entro il prossimo giugno, di gestire oltre 6 a livello interno. Il 19 dicembre 2017 il gruppo ha annunciato la cessione entro la fine dell’anno pro-soluto di due portafogli di sofferenze unsecured per ben 1,8 miliardi di euro lordi complessivi a J Invest e a Hoist Finance (unitariamente era il cosiddetto portafoglio Sun). Il report di IFIS sugli NPL italiani vede in pipeline per quest’anno cessioni per altri 3,2 miliardi di euro: in pratica è il programma più massiccio dopo quello delle Venete, di Intesa e di Unipol.

L’Antitrust manda la finanza in Findomestic, Agos e Cardiff: “Pratiche scorrette”

http://www.repubblica.it/ 19 aprile 2018

Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A. avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento

MILANO – Se vuoi un prestito, sottoscrivi anche una polizza. E’ questa la praticva che l’Antitrust italiano ha contestao a due big del credito al consumo, Agos e Findomestic, e alla compagnia assicurativa Cardiff.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche a seguito di una segnalazione dell’IVASS, ha avviato due distinti procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti della società finanziaria Agos Ducato S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Vita, Cardif Assurance Vie s.a. E dell’istituto di credito Findomestic Banca S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Danni, Cardif Assurances Risques Divers s.a.

Oggetto degli approfondimenti sono due autonome condotte poste in essere rispettivamente dalle citate società erogatrici dei finanziamenti e dalle predette compagnie di assicurazione. Secondo l’ipotesi istruttoriaAgos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A. avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento, realizzando in tal modo una “pratica legante” tra i prodotti bancari e assicurativi, in violazione degli artt. 24 e 25, comma 1, lett.

a), del Codice del Consumo. Tali condotte sarebbero idonee a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento in questione, nella misura in cui le imprese prospettano ai consumatori – intenzionati a richiedere prestiti – di poter accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo le menzionate polizze assicurative, che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando un abbinamento forzoso tra le due tipologie di prodotti.

Dal canto loro, Cardif Assurance Vie s.a. e Cardif Assurances Risques Divers s.a. avrebbero posto in essere condotte contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento del consumatore, in violazione dell’art. 20, comma 2, del Codice del Consumo. Segnatamente, esse, pur essendo venute a conoscenza dell’abbinamento forzoso tra le proprie polizze assicurative e i finanziamenti erogati, rispettivamente, da Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A., avrebbero rifiutato la restituzione richiesta da parte di consumatori in sede di estinzione anticipata dei finanziamenti delle quote parti dei premi delle polizze assicurative de quibus,motivando il rifiuto con l’assenza di connessione tra le due tipologie di prodotti: nel far ciò, le due compagnie non avrebbero attuato nei confronti delle finanziarie alcuna attività di verifica circa gli abbinamenti forzosi e, in via generale, di monitoraggio e controllo circa la modalità di collocamento dei prodotti assicurativi in questione.

Per accertare queste condotte, i funzionari dell’Autorità hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi delle suddette società, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Findomestic è intervenuta con un comunicato. In merito all’odierno avvio di procedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato su pratiche commerciali legate alla commercializzazione di polizze assicurative ramo danni, Findomestic comunica di aver fornito, in sede ispettiva, tutta la collaborazione e la documentazione necessaria e richiesta, nella convinzione che i profili di correttezza delle pratiche commerciali saranno ben evidenziati durante la durata del procedimento. La trasparenza nei confronti dei clienti e la correttezza delle prassi commerciali sono da sempre al centro delle politiche e dei prodotti e servizi distribuiti da Findomestic.

L’Antitrust avvia due istruttorie nei confronti di Agos e Findomestic

secoloditalia.it 18 aprile 2018

L’Antitrust avvia due istruttorie nei confronti di Agos e Findomestic

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche a seguito di una segnalazione dell’Ivass, ha avviato due distinti procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti della società finanziaria Agos Ducato e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Vita, Cardif Assurance Vie, e dell’istituto di credito Findomestic Banca e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Danni, Cardif Assurances Risques Divers. L’Antitrust spiega che “oggetto degli approfondimenti sono due autonome condotte poste in essere rispettivamente dalle citate società erogatrici dei finanziamenti e dalle predette compagnie di assicurazione”. Secondo l’ipotesi istruttoria, Agos Ducato e Findomestic Banca “avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento, realizzando in tal modo una “pratica legante” tra i prodotti bancari e assicurativi, in violazione degli artt. 24 e 25, comma 1, lett. a), del Codice del Consumo”. “Tali condotte – segnala l’Antitrust – sarebbero idonee a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento in questione, nella misura in cui le imprese prospettano ai consumatori – intenzionati a richiedere prestiti – di poter accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo le menzionate polizze assicurative, che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando un abbinamento forzoso tra le due tipologie di prodotti”. Dal canto loro, prosegue l’Antitrust, “Cardif Assurance Vie e Cardif Assurances Risques Divers avrebbero posto in essere condotte contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento del consumatore, in violazione dell’art. 20, comma 2, del Codice del Consumo. Segnatamente, esse, pur essendo venute a conoscenza dell’abbinamento forzoso tra le proprie polizze assicurative e i finanziamenti erogati, rispettivamente, da Agos Ducato e Findomestic Banca, avrebbero rifiutato la restituzione richiesta da parte di consumatori in sede di estinzione anticipata dei finanziamenti delle quote parti dei premi delle polizze assicurative de quibus, motivando il rifiuto con l’assenza di connessione tra le due tipologie di prodotti: nel far ciò, le due compagnie non avrebbero attuato nei confronti delle finanziarie alcuna attività di verifica circa gli abbinamenti forzosi e, in via generale, di monitoraggio e controllo circa la modalità di collocamento dei prodotti assicurativi in questione”. L’Antitrust riferisce infine che “per accertare queste condotte, nella giornata di oggi, 18 aprile 2018, i funzionari dell’Autorità hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi delle suddette società, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza”.

Non solo Bramini: “Io, truffato dal commercialista e fatto fallire dall’Agenzia delle Entrate”

leiene.it 17 aprile 2018

Al sit in per l’imprenditore di Monza, abbiamo incontrato una nostra vecchia conoscenza, salvato da un servizio de Le Iene

Al sit in per l’imprenditore di Monza, abbiamo incontrato una nostra vecchia conoscenza, salvato da un servizio de Le Iene

 

 

Non solo Sergio Bramini. Sono tanti gli imprenditori e gli artigiani che si sono ritrovati con il rischio di vedersi la casa confiscata come nel caso di Monza, dell’uomo fallito perché lo Stato non gli ha mai pagato 4 milioni e che ora è sotto sfratto di cui vi abbiamo raccontato ieri una nuova puntata. Proprio a lui ha voluto portare la sua solidarietà vicinanza Pietro Menghini, presente al sit-in davanti a casa Bramini. Abbiamo conosciuto l’artigiano nel 2015 grazie a un servizio di Luigi Pelazza.

“Ho subìto una truffa da parte del mio commercialista. Nonostante fosse successo anche ad altri artigiani, l’Agenzia delle Entrate mi ha massacrato con un’esagerazione di sanzioni”, spiega. “Grazie al servizio de Le Iene è stata costretta a fare marcia indietro. Dopo cinque anni però: il danno è stato incalcolabile”. Ora Pietro ha fatto richiesta di risarcimento.

“Nel 2008 vengo a sapere che il commercialista non versava i soldi delle tasse allo Stato”, aveva spiegato a Luigi Pelazza nel servizio che vi riproponiamo qui sotto. “Per l’Agenzia delle entrate ero un evasore, così il fisco mi ha chiesto 70 mila euro in 60 giorni”. Un fulmine a ciel sereno e la situazione precipita. “E’ arrivata la cartella di Equitalia di circa 200 mila euro perché hanno applicato tutte le sanzioni possibili come se fossi un evasore totale”. Pietro allora chiede un prestito alla banca, ma non riesce a sanare il debito. “Equitalia mi ha ipotecato la casa e pignorato conti e crediti verso terzi”. La sua ditta chiude per colpa del commercialista, come riconosciuto anche dalla sentenza del Tribunale: la cifra da pagare all’Agenzia delle entrate scende a 28 mila.

Ma Meneghini non si accontenta. Ci sono anni di sofferenze da sanare: “Ho presentato una mozione contro l’Agenzia delle Entrate, voglio un risarcimento per il male fatto a me, alla mia famiglia e alla mia azienda”. Anche per questo ha voluto essere presente davanti a casa Bramini nel giorno in cui era prevista la notifica di sfratto all’imprenditore monzese. “Anch’io ho voluto partecipare a questa tristissima manifestazione perché è una cosa ingiusta: la difficoltà più grande sono le istituzioni”.

Guarda qui sotto il servizio sul suo caso, e più in basso quelli dedicati alla vicenda di Sergio Bramini.

SE IN UNA NOTTE D’INVERNO (DELLA REPUBBLICA) IL VIAGGIATORE “ITALIA”…E’ ATTESO AL VARCO (EBA + BCE)

orizzonte48.blogspot.it 19 aprile 2018

1. La sorte dell’autonomia politica italiana è segnata: le elezioni, qualunque esito possano avere – anche (in apparenza) divergente dalla predeterminazione idraulica cui tende il controllo mediatico-culturale orientato dall’oligarchia cosmopolita -, non possono ormai più segnare un indirizzo politico diverso dal proseguire la desovranizzazione fissata dal vincolo €uropeo.
Un governo potrà formarsi solo se avrà il consueto e ormai consolidato ruolo di consiglio di amministrazione della “controllata” Italia.
Punto.
Risulta perciò molto più utile, ai fini pratici e cognitivi – cioè per decifrare lo sviluppo dellatraiettoria, o più esattamente il “piano inclinato”, a cui siamo vincolati-, parlare d’altro.
In particolare, mettendo da parte le tortuose e tutto sommato irrilevanti vicende della formazione del governo, cerchiamo di sbirciare sui principali appuntamenti conimpoverimento, materiale e culturale, deindustrializzazione e minor crescita economica unita a deflazione salariale, che ci riservano l’appartenenza all’eurozona e gli obblighi derivanti dall’adesione all’Ue (così come si esprime, in modo permanentemente acritico e inerziale, la stessa Corte costituzionale; e come peraltro ci tiene a ribadire il prof.Cassese; p.4).
2. Un quadro sintetico, ma solo esemplificativo, dato che l’ingranaggio in cui siamo inseriti lavora incessante su ogni possibile aspetto della vita socio-economica della Repubblica un tempo fondata sul lavoro, lo avevamo già fornito (qui, infine):
Mentre, peraltro, si scopre che il salvataggio bancario post-referendum 2016, com’era inevitabilegraverà sul deficit 2017 e sul rapporto debito/PIL, con tanto di ricacolo Istat dell’incidenza aggiuntiva ai fini delle comunicazioni all’Ue, e mentre incombono sia l’Addendum BCE, operativo dal 1° aprile, e le sempre più pericolanti altalene di Wall Street e dell’economia reale (o meglio subprime-founded) USA, un governo all’altezza pare sempre più dover essere quello disposto a fare welfare bancario insieme con una feroce austerità fiscale di “copertura” che, com’è ormai pacifico nel Deep State italico, è l’unica cura contro le…crisi (laddove, come abbiamo visto, l’irrealtà dei dati spadroneggia indisturbata).
3. Ci pare utile focalizzare sullo specifico aspetto delle conseguenze sistemiche (cioè coinvolgenti tutta la società italiana e non solo il relativo settore dell’offerta) dell’Unione bancaria: quella cosa che serve a determinare un’emissione di moneta esclusivamente bancaria, secondo la ben nota aspirazione hayekiana alla totale de-nazionalizzazione della moneta, e conseguentemente, a concentrare il settore bancario dell’intera eurozona in pochi istituti, esteri o a proprietà estera, alla cui totale mercé siano poste le politiche economico-fiscali dei paesi dell’eurozona.
4. La sua evoluzione applicativa ha portato all’applicabilità, dal 1° aprile di quest’anno, dell’Addendum BCE. Il suo funzionamento essenziale lo abbiamo così riassunto (p. 11.4):
“…con l’addendum si arriva, prima di tutto, a porre uno standard di ricapitalizzazione insostenibile (nella situazione relativa dell’economia italiana e anche in assoluto).
Da ciò si innesca una corsa verso 3 esiti vincolati (nel senso di concretamente inevitabili):
a) il bail-in per sostanziale conclamata insolvenza della banca incapace di ricostituire il suo capitale a fronte delle svalutazioni in bilancio dei suoi attivi e delle garanzie;

b) la riuscita della ricapitalizzazione, laddove, per ragioni forse casuali, i crediti erogati, e garantiti, negli ultimi 7 anni presentassero un (anomalo) basso grado di “incagli” (se non fossero garantiti, l’anzianità per attualizzare l’obbligo di accantonamenti al 100% sarebbe di 2 anni); comunque in tal caso, il capitale utilizzato verrebbe, inevitabilmente, da soggetti finanziari esteri che assumerebbero il controllo della banca “fortunella”;

c) un burden sharing con successivo intervento di ricapitalizzazione pubblica: e qui, però, di fronte al volume di capitale aggiuntivo imposto da accantonamenti al 100% (unito alle svalutazioni delle garanzie), – diciamo una cinquantina di miliardi – lo Stato italiano si troverebbe in condizioni critiche e con la probabile opposizione delle autorità UE bancarie e sulla “concorrenza”. E, aggiungiamo, con problemi di rispetto dei limiti del fiscal compact-pareggio di bilancio divenuti praticamente insormontabili.
ERGO: dopo inenarrabili drammi altamente mediatizzati, si tornerebbe all’ipotesi a). Che comunque, tra l’altro, conduce poi a delle new-banks acquisite da investitori esteri, cioè all’esito dell’ipotesi b).

5. Ecco però che, visto che le escogitazioni €uropee sono dotate di creatività illimitata, in aggiunta a questo quadro, arriva una nuova sorpresina, questa volta non dalla BCE ma dall’EBA: che emana nuove “linee guida” (ennesima fonte di soft law dissimulatrice di un precetto draconiano; il tipo di fonte più amata dal peculiarissimo modo in cui in €uropa si intende la Rule of Lawqui, pp.2-3).
La nuova escogitazione la descriviamo con le parole utilizzate dal recentissimo comunicato del “comitato esecutivo ABI” ed enfatizziamo i passaggi che, per la loro importanza, risultano manifestamente autoesplicativi:
“(18 aprile 2018) Il Comitato esecutivo dell’ABI, presieduto da Antonio Patuelli, sulla base di una relazione del Direttore Generale Giovanni Sabatini, ha avviato l’esame del documento “Bozza di linee guida sulla gestione delle esposizioni deteriorate e ristrutturate” posto in consultazione dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) l’8 marzo 2018.
Nel metodo, il Comitato esecutivo ha innanzitutto evidenziato come il documento posto in consultazione dall’ EBA faccia seguito alle Linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati emanate nel marzo del 2017 dalla BCE-SSM, a cui hanno poi fatto seguito le decisioni del Consiglio europeo del luglio 2017 che ha definito un action plan sul tema dei crediti deteriorati, a cui è seguita la consultazione sulla proposta di Addendum della BCE-SSM poireso definitivo nel marzo 2018 e la proposta della Commissione europea che ora dovrà seguire l’iter legislativo europeo prima di divenire norma comunitaria.
Il Comitato esecutivo constata una convergenza tra le Linee guida dell’EBA e quelle della BCESSM, d’altro canto ha rilevato che le Linee guida (dell’Eba e della BCE-SSM) rispetto all’Addendum e alla proposta della Commissione europea si muovono su logiche parzialmente diverse”.
Il Comitato esecutivo ritiene che il susseguirsi in tempi brevi di norme primarie, norme secondarie, linee guida in modo non sempre coordinato e proporzionato non assicuri la certezza del diritto e non faciliti l’adeguamento alle norme da parte del settore bancario e non favorisca il supporto alle imprese e alle famiglie.
Le Linee guida dell’EBA introducono una puntuale soglia quantitativa ai fini della individuazione della categoria di banche con un elevato livello di NPL. Tale soglia viene fissata ad un valore del 5% del NPL ratio (rapporto tra totale dei crediti deteriorati e totale dei crediti).
In proposito tale valore non appare sufficientemente giustificato in particolare alla luce del permanere delle rilevanti differenze in termini di tempi di recupero dei crediti per via giudiziale tra gli stati membri dell’Unione Europea.
La risposta alla consultazione dell’EBA sarà sottoposta al Comitato esecutivo di maggio, in tempo utile per rispettare il termine dell’8 giugno.”
6. Un breve commento per evidenziare ciò che l’ABI non dice, per sue proprie preferenze, e che invece risulta corollario inevitabile della nuova disciplina che dovrebbe irrompere nella seconda parte del 2018, apposta per acuire l’assoggettamento del sistema bancario italiano, – e quindi, più che altro, la sorte di milioni di risparmiatori– all’ampissima discrezionalità applicativa dell’Addendum, intanto che la più “tenue” proposta della Commissione impieghi un paio di annetti completare il suo “iter legislativo”.
sofferenze grandi banche
Se si considera che tra i principali istituti italiani, solo Banca Intesa registra attualmente un “programmato” rapporto NPL/impieghi vicino alla soglia EBA (6%, pur sempre di poco superiore, ma stimato in base a cessioni effettuande entro il 2021), e che si arriva a estremicome quello Carige, passando per il “solito” MPS, e se si considera che (come invece si sottace) che la generazione degli stessi NPL discende essenzialmente dal grado di applicazione del rigore fiscale imposto dalle regole €uropee, è agevole intuire che la regola EBA servirà a mettere sottoscacco non solo le principali banche nazionali, ma, ancor prima, qualsiasi governo si formasse nelle prossime settimane.
7. Un futuro governo, qualunque esso sia, si troverebbe simultaneamente impegnato (v. qui, p.2a fare manovre correttive del deficit per il 2018 (obiettivo, a pena di infrazione:1,6e manovre ulteriori con la legge di stabilità per il 2019 (obiettivo: 0,9e a tentare disperatamente di impedire i bail-in, intervenendo con fondi pubblici di salvataggio sul modello MPS (che rialzano il deficit stesso, come abbiamo appena constatato, e impongono un draconiano “piano di rientro” €uroimposto).
Ma, inevitabilmente, nell’imminente futuro, il governo agirebbe in uno scenario in cui le banche nazionali, in capo a pochi mesi o, al più, un anno, via via che si dispiegano gli effetti del rigore fiscale aggiuntivo, si troveranno “in pancia” nuovi e aggiuntivi NPL, soggetti ai criteri di qualificazione sostanzialmente retroattivi posti dall’Addendum.
8. Inutile aggiungere che i beni, immobiliari e aziendali, che costituiscono le garanzie sottostanti sarebbero in rapida, se non verticale, svalutazione, determinata dalla sovraoffertain executivis che scaturirebbe da questo congegno (il grande cimento dell’Ital-tacchino).
Le politiche pro-cicliche, si sa, sono la specialità dei governi filo-€uropei ad ogni costo. Ma proprio a OGNI costo…

4 commenti:

  1. Tutto sommato semplice, espropriare i risparmi S dei lavoratori (bail-in + patrimoniale + taglio della retribuzione differita a mezzo APE volontaria) per difendere cambio fisso e pareggio di bilancio.

    http://albertobagnai.it/wp-content/uploads/2016/02/Sectoral-balances-and-financial-crises.pdf

    Le identità contabili del PIL ed i saldi settoriali sarebbero in teoria alla portata anche di un ‘minus habens’ piddino (dove per piddino si intende colui che sa di sapere) oppure di un odiatore livoroso pentastellato, di quelli che e’ tutta colpa di ‘casta-cricca-corruzione-debitobrutto-spesapubblicaimproduttiva’.

    Ma a loro non interessa…

    In culo gli entra, in testa no.

    E poi tra un anno chissà se sarà ancora soddisfatta per l’Italia la condizione di Marshall-Lerner, indipendentemente dall’arrivo dello shock esterno.

    (Fine momento ‘avvelenata’, ora mi faccio una pennichella e sicuramente tra mezz’ora mi ritorna “l’ottimismo della volontà”)

    Rispondi

  2. Beato a te…che ti basta una pennichella 🙂
    Tra un paio di mesi, a quest’ora, inizieranno a dire che occorre pignorare i letti…

  3. Ottimo momento per essere assunto in banca, bel tempismo:D

    C’è poco da scherzare in realtà. Le banche sono l’ultima porzione dell’italtacchino: per chi crede alla Storia, niente di nuovo. Da lì s’è partiti nel 1990 inaugurando la stagione della tabula rasa del welfare italiano, lì arriveremo nel breve volgere di qualche mese.

    E’ possibile vaticinare una battaglia d’arresto sulla linea del Piave bancaria? Oppure, una volta sfondato il fronte, i tedeschi dilagheranno fino a Venezia e Milano?

    Con buona pace di Romain Rolland, qui l’ottimismo ha vita complicata e difficile.

GLI USA RAGGIUNGERANNO IL DEBITO ITALIANO? ANCHE SE FOSSE IL LORO PROBLEMA SAREBBE UN ALTRO…..

 scenari economici.it 19 aprile 2018

 

Cari amici,

il Fondo Monetario Internazionale ha emesso il suo report sul debito che potrebbe essere condensato in queste parole: c’è troppo debito pubblico, dovete spendete meno. Se veramente i Paesi obiettivo di queste critiche dovessero applicare le indicazioni, e gli altri non aumentare le spese, avremmo come risultato una recessione a  livello mondiale.

Vorrei però concentrarmi sugli USA e sull’Italia,visto che sono stati oggetti di uno specifico articolo su Bloomberg in cui si denunciava , orrore, che presto il debito pubblico USA sarà superiore a quello italico, in  rapporto al PIL.

Il CBO, cioè l’ufficio per il budget del parlamento USA, ha, naturalmente, contestato i dati affermando che le previsioni del 2,7% di crescita per il 2018 ed il 2,2 % per il 2020 sono errate, essendo il valore il 3,3 per il 2018 ed il 1,8% per il 2020, con una crescita anticipata. Personalmente credo di più al CBO perchè molti indicatori sono per la tempesta a partire dal 2019, ma comunque sono cifre di crescita che ci possiamo sognare.

Il fatto è che il problema degli USA NON è il debito pubblico, ma quello privato, che è già fuori controllo:

Il debito pubblico è poco più della metà di quello privato quindi, se c’è un problema, non è quello del debito pubblico. Confrontiamolo con quello italiano:

Grazie ad una stretta creditizia la nostra quota di debito privato sul PIL sta calando in modo piuttosto sensibile. Certo, l’economia così va a rotoli e la gente si impoverisce, ma mica questo interessa al FMI….

Il debito pubblico, come dimostra il Giappone e non solo NON è mai un problema quando si ha la potestà monetaria: lo stato può sempre , in una situazione normale, chiedere l’appoggio della Banca Centrale per sostenere il debito e pagare interessi contenuti, cosa che i debitori privati non possono fare, se non minacciando il fallimento e facendo pressioni politiche. Il debito privato genera le crisi, non quello pubblico espresso in moneta sovrana.

La pressione sul tem del debito pubblico è legata a timori, ideologici , di un’ecessiovo peso del settore pubblico sull’economia. Insomma c’è la paura che non si senta più abbastanza la “Durezza del Vivere”…. Praticamente abbiamo lasciato il governo dell’economia ai sadici…

 

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