LA PACCHIA (?) STA FINENDO E DRAGHI CI FA LA GRAZIA: ALLUNGA DI TRE MESI IL BAZOOKA MONETARIO – IL PRESIDENTE DELLA BCE SI GIUSTIFICA CON I TEDESCHI: “LA RIPRESA STA RALLENTANDO” – HA COSI’ L’ALIBI PER CONTINUARE AD ACQUISTARE TITOLI PUBBLICI (SOPRATTUTTO ITALIANI) – E LANCIA UN ALLARME SUI DAZI AMERICANI

DAGOSPIA.COM 27 APRILE 2018

Alessandro Barbera per La Stampa

MARIO DRAGHI CON LA MOGLIEMARIO DRAGHI CON LA MOGLIE

Mario Draghi non nasconde la delusione, e nel farlo ci mette un po’ di calcolo. Parla di segnali negativi in gran parte «congiunturali», ma in alcuni casi «inaspettati» o «sorprendenti». I primi sono arrivati dalla produzione industriale di Germania, Francia e Italia. Oggi a confermare il rallentamento della crescita nell’area euro nel primo trimestre dell’anno sarà probabilmente lo stop del Pil francese: dal +0,7-0,8 per cento degli ultimi tre mesi dell’anno scorso dovrebbe scendere – così stima Oxford Economics – a meno della metà.

Se a inizio marzo sembrava tutto pronto per annunciare la fine della politica monetaria ultraespansiva nella riunione del consiglio dei governatori di metà giugno, ora le voci che circolano nel palazzo di vetro di Francoforte parlano di un rinvio alla riunione di fine luglio, l’ultima dell’estate. Fra i diciannove banchieri centrali della moneta unica si discute di una proroga di tre mesi del piano straordinario di acquisti in scadenza a settembre.

mario draghiMARIO DRAGHI

Ormai da tempo – lo ha fatto anche ieri – Draghi insiste nel dire che la gestione della politica monetaria europea deve essere ispirata alla regola delle tre p: «prudenza, pazienza, persistenza». Se la crescita rallenta, l’inflazione fatica a salire, e addio al target del due per cento.

Che un aumento dell’inflazione (l’unico mandato statutario della Bce) ad un livello prossimo al due per cento sia ormai una chimera lo dicono anche i dati elaborati dagli economisti Bce. E Draghi ha parlato di una crescita comunque «solida» (l’area della moneta unica viaggia al ritmo del 2,4 per cento). Il problema è che il governatore italiano della Bce ci terrebbe a passare alla storia come uno dalla «mano ferma».

trichetTRICHET

L’obiettivo è evitare l’errore di alcuni ex colleghi – da Jean Claude Trichet e Ben Bernanke – alzando i tassi o annunciando il loro rialzo nel momento sbagliato. Ecco perché Draghi ha tutto l’interesse a stressare i segnali negativi sulla crescita: dentro al consiglio ci sono sempre più Paesi (i nordici anzitutto) favorevoli allo stop al denaro a costo zero. Per l’Italia – gravata da un costoso debito pubblico – potrebbe diventare un serio problema.

Pochi giorni fa una battuta dell’austriaco Ewald Nowotny a proposito di un possibile aumento dei tassi nei primi mesi del 2019 ha fatto schizzare l’euro all’insù e costretto Francoforte a derubricare le sue come opinioni personali. Il calo del Pil europeo nel primo trimestre è un ottimo argomento a sostegno di un rinvio delle decisioni sulla fine del piano di acquisti, e dunque dell’aumento dei tassi.

TRUMP DAZITRUMP DAZI

«La prima cosa che dobbiamo fare è posizionare quel che è successo nel contesto adeguato», capire se il rallentamento sia «temporaneo o permanente, se sia più una questione di offerta o di domanda». Come si temeva, a complicare i piani in Europa stanno contribuendo la decisione di Trump di introdurre dazi, che «può produrre un profondo e rapido effetto sulla fiducia delle imprese» e l’aumento dei rendimenti dei titoli pubblici americani fino al tre per cento.

mario draghi bazookaMARIO DRAGHI BAZOOKA

Draghi paventa persino «la reazione a qualsiasi restringimento non desiderato o non accettabile delle condizioni finanziarie che possa impattare sui prezzi». E usa un po’ di artifici retorici per allontanare una decisione che diventerà presto ineludibile, ovvero la fine del Quantitative easing. La pacchia sta finendo, e – dice il governatore italiano – i Paesi ad alto debito dovrebbero nel frattempo mettere fieno in cascina per prepararsi ad un’eventuale recessione. Nei palazzi della politica si parla solo di come non perdere voti in caso di ritorno alle urne.

 

Ecco perché non si ride in Deutsche Bank

 STARTMAG.IT 27 APRILE 2018

fintech

Tempi duri per Deutsche Bank. I conti vanno maluccio, i tagli al personale si faranno sentire, le ristrutturazioni urgono e nella riorganizzazione è previsto il ridimensionamento della presenza del gruppo bancario tedesco negli Stati Uniti.

Ecco i principali numeri del primo trimestre dell’anno e gli annunci del capo azienda su presente e futuro dell’istituto bancario.

I NUMERI 2018

Deutsche Bank ha chiuso il primo trimestre dell’anno con ricavi per 7 miliardi di euro, in calo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2017, e con un utile di 120 milioni di euro, a fronte dei 575 milioni dell’esercizio precedente (-79%).

IL COMMENTO DEL CAPO AZIENDA

“Dobbiamo agire in modo deciso e rivedere la nostra strategia. Non c’e’ tempo da perdere in quanto gli attuali ritorni per i nostri azionisti non sono accettabili”, ha commentato in una nota l’amministratore delegato, Christian Sewing.

GLI OBIETTIVI IN ITALIA E NON SOLO

Le attività internazionali di Deutsche Bank nella banca commerciale e private “vogliono focalizzarsi su mercati in crescita come l’Italia e la Spagna mentre nel wealth management la banca punterà a crescere in Germania e nei mercati internazionali”. “Intendiamo far crescere il business della banca commerciale e private e di DWS”, la societa’ di asset management di Deutsche Bank, ha detto il ceo Christian Sewing.

TRA RIORGANIZZAZIONE E RISTRUTTURAZIONE

Deutsche Bank annuncia una revisione delle sue attività di corporate e investment banking (Cib) e ulteriori misure di efficienza, allo scopo di contenere la base di costo sotto i 23 miliardi di euro nel 2018.

LA DIREZIONE DI MARCIA

La banca, si legge in una nota, ridimensionerà le attività Usa sui tassi (Us rates) e riesaminera’ le attivita’ sul mercato azionario (Global Equities) “con l’aspettativa di ridurre la sua piattaforma”. Tra le misure di contenimento dei costi è prevista “una significativa riduzione della forza lavoro nel 2018”.

COSA SUCCEDERA’ NEGLI STATI UNITI

Il riassetto prevede “un focus maggiore sulle attività di banca commerciale e private, oltre che nell’asset management, così da stabilizzare la base di ricavi, e un ridimensionamento delle attività internazionali, in particolare negli Usa, con l’obiettivo di dedicarsi maggiormente alla clientela europea e a quelle aree di attività in cui l’istituto tedesco vanta una leadership”.

LE PAROLE DEL CEO

D”eutsche Bank è profondamente radicata in Europa, dove vogliamo fornire ai nostri clienti accesso al soluzioni globali di finanziamento e di tesoreria. Questo è quello su cui ci focalizzeremo in modo piu’ deciso andando avanti”, ha commentato il ceo Christian Sewing. “Ridisegnare la Corporate & Investment Bank – ha aggiunto – causerà riduzioni del personale nelle regioni e nelle aree di attività coinvolte. Queste riduzioni sono dolorose ma purtroppo inevitabili per assicurare alla nostra banca competitività nel lungo periodo”.

TAPPE E MOSSE

Entro il 2021 – si legge nella nota – la banca prevede una sostenibile quota di ricavi di almeno il 50% dalla banca commerciale e private e dall’attività di asset management di Dws. Considerando anche i ricavi del Global Transaction Banking la quota di ricavi stabili dovrebbe attestarsi al 65%”. Nell’ambito del Corporate & Investment Bank “focalizzerà le sue attività e ricorse sui suoi clienti Europei e multinazionali e sui prodotti che sono più rilevanti per loro, mentre ridurrà l’esposizione nelle altre aree”. In particolare “nel riallocare le risorse la banca mira a focalizzarsi sui business in cui ha una posizione di mercato rilevante, come per esempio i pagamenti globali e i mercati delle valute” mentre ridimensionerà le aree in cui non ha “vantaggi competitivi”.

LE NOVITA’ SUL CORPORATE FINANCE

Le attività di corporate finance verranno concentrate “su industrie e segmenti che sono allineati con la sua base di clienti core in Europa o collegati a prodotti in cui ha una posizione di leadership. L’impegno verso settori negli Usa e in Asia in cui l’attivita’ cross-border è limitata sara’ ridotto”. L’istituto conferma l’impegno a offrire servizi ad aziende e istituzioni finanziarie “le cui attività sono strettamente allineate con le economie tedesca ed europee. Deutsche Bank ridimensionerà le attività di trading e vendita nel business ‘US Rates’ riducendo il bilancio, l’esposizione a leva, i finanziamenti repo e avvierà una “review” del business ‘Global Equities’ “con l’aspettativa di ridurre la sua piattaforma”.

BPVi e Veneto Banca: Fabrizio Viola racconta a Il Sole 24 Ore il progetto fallito

Di Rassegna Stampa VICENZAPIU.COM 27 APRILE 2018

ArticleImage

«Con le banche per ora ho chiuso». In futuro, si vedrà. Ma per il momento il banchiere Fabrizio Viola sembra categorico. Da pochi giorni ha concluso l’incarico di commissario, indicato da Bankitalia e Mef, delle due banche venete liquidate a carico dello Stato. In precedenza era stato amministratore delegato di Popolare Vicenza e presidente del comitato strategico di Veneto Banca per conto del fondo Atlante nei pochi mesi del tentativo di salvataggio dei due istituti di credito.

Prima aveva guidato Mps nel piano di risanamento e rilancio, ma fu poi rimosso dal Governo Renzi-Padoan su “input” dell’advisor JP Morgan secondo un copione che Viola («no comment sul tema») lascia ancora avvolto nel mistero, anche se la manovra di “Palazzo” fu così evidente che poi indusse all’uscita anche il presidente Massimo Tononi. Viola era arrivato al Monte Paschi dalla Bper, che aveva guidato dopo gli anni complessi al vertice della vecchia Bpm dominata dalle logiche dei sindacati interni. Anni di ristrutturazioni aziendali, certamente ben remunerati ma sicuramente non facili anche perché, come si è visto, hanno provocato qualche inimicizia ad alti livelli.

Dottor Viola, dopo aver guidato tante banche, ora che farà?

Per ora preferisco mettermi in proprio e fare l’advisor. Ho già portato a compimento diverse operazioni, ho tante richieste, vedo tante opportunità tra m&a e ricerca di nuova finanza. Perchè sceglierne solo una? E poi ho già incarichi in Boston Consulting Group, a breve la presidenza della nuova Banca che nascerà dalla riorganizzazione del gruppo Nexi, partecipo senza un ruolo esecutivo con altri sponsor al lancio di una nuova Spac anglo-italiana. In futuro vedrò. Per ora mi piace l’idea di essere imprenditore di me stesso.

È noto del suo ingresso come senior partner in Bcg e della sua compartecipazione alla Spac nel fintech. Ma in Nexi che ruolo avrà? È vero che sarà presidente esecutivo della divisione secutities service dopo lo spin off?

Conosco molto bene sia gli azionisti che il ceo di Nexi Bertoluzzo. Non è un segreto che ci siamo parlati e che ho avuto modo di apprezzare la loro operazione che costituisce tra l’altro uno degli investimenti più grandi nel settore bancario da parte di fondi di private equity. In questo momento c’è un progetto di focalizzazione delle due anime di business dell’azienda, la parte carte di credito e quella dei servizi bancari, che è ancora soggetta all’approvazione degli organi di Vigilanza. Ne parlerò volentieri quando il progetto sarà approvato.

Torniamo al caso delle due banche venete. Perché ha accettato di guidarle nella fase “terminale” sotto la regia del fondo Atlante?

Ho accettato quella sfida perchè all’inizio il fondo era fortemente convinto che vi fossero i presupposti per un rilancio con capitali privati delle due banche, attraverso la creazione di un’unica banca fortemente radicata nel nord est. Ricordo che nell’ottobre 2016, due mesi dopo il mio arrivo e dopo due anni di supervisione da parte di Bce, il fabbisogno di capitale di Veneto e Vicenza era stato stimato da Atlante in 2,5 miliardi. Poi a gennaio 2017 Atlante versò un miliardo di anticipo capitale, anche per finanziare l’offerta transattiva ai soci.

E poi cosa è cambiato?

Alla fine di gennaio, dopo circa un mese di lavoro al piano di fusione, emerse che il reale fabbisogno di capitale non era di 2,5 ma di almeno 4,7 miliardi, che diventavano 5,7 considerato il miliardo già versato da Atlante. E’ chiaro che se lo avessi saputo prima, non avrei mai accettato l’incarico. Comunque a quel punto ogni operazione privata era esclusa, data l’entità della cifra.

Ma perché dopo non fu realizzato l’aumento precauzionale da parte dello Stato, sullo schema Mps, e si è finiti invece con la liquidazione molto più onerosa per i conti pubblici? Premetto che da quando, all’inizio del 2017, si capì che il salvataggio privato era diventato impossibile, nelle due banche scattò una fuga di depositi difficile da gestire. Serviva rapidità di intervento. Invece dopo oltre tre mesi di interlocuzione giornaliera con la Dg competition della Ue, e anche con la Vigilanza Bce, non avevamo segnali di via libera. Ricordo che nello stesso periodo l’Italia aveva un’interlocuzione con la UE su altri importanti dossier, quali la flessibilità di bilancio e Alitalia. E poi è finita come è finita.

Troppo lunghi i tempi dei nuovi salvataggi bancari all’europea?

Posso dire che a maggio 2017 le banche sono arrivate spossate. Le crisi bancarie vanno risolte in settimane non nell’arco di mesi. E’ una lezione di cui tenere conto.

Lei è stato anche al vertice di Mps. Ritiene che la banca abbia le forze per riprendersi da una crisi apparentemente interminabile?

Per come la conosco, la banca ha tutte le carte per riprendere il suo percorso di sviluppo e di redditività basato su un elevato potenziale commerciale, soprattutto grazie ad una rete di dipendenti fortissima, ed eccellenti livelli di efficienza operativa, a cui bisogna aggiungere la migliorata asset quality e solidità patrimoniale post operazione di ricapitalizzazione precauzionale. Ovviamente, il mio auspicio è che tutto ciò si traduca presto in risultati tangibili.

Mps, Viola e Profumo a giudizio. Ubi:a processo Bazoli-Massiah

ITALIAOGGI.IT 27 APRILE 2018

Secondo il gup l’ex a.d. e l’ex presidente della banca hanno causato “a Mps, ai soci, ai creditori e ai risparmiatori un danno patrimoniale di rilevante entità”.La prima udienza per Mps dal 17 luglio, per Ubi dal 25
Giovanni Bazoli

Banchieri di primo piano sotto processo. Dopo che il Giudice per le Udienze preliminari del Tribunale di Milano, Alessandra Del Corvo, ha rinviato a giudizio Fabrizio Viola e Alessandro Profumo – all’epoca dei fatti contestati amministratore delegato e presidente di Banca Mps – con l’accusa di aggiotaggio e falso in bilancio per la presunta falsa rappresentazione nei bilanci di Mps dei derivati Alexandria e Santorini, è arrivata la notizia che per Ubi banca a Bergamo sono stato rinviati a giudizio Giovanni Bazoli, l’amministratore delegato di Ubi Victor Massiah e  altri 29 imputati (compresa la banca come persona giuridica) per la vicenda Ubi. Le accuse per le quali il pm Fabio Pelosi aveva chiesto il rinvio a giudizio sono ostacolo all’esercizio degli Organismi di vigilanza e presunte irregolarità nella raccolta delle deleghe in vista dell’assemblea del 2013 che avrebbe determinato la governance di Ubi. Il processo comincerà il 25 luglio. Stefano Lojacono, uno dei legali di Bazoli, al termine dell’udienza, ha spiegato che il giudice, nel provvedimento con cui dispone il giudizio, premette che, secondo la Cassazione, gli è “precluso” il giudizio sul merito “della pretesa accusatoria o valutazioni che si sostanzino nell’interpretazione di emergenze delle indagini” connotate “da portata o significato aperti o alternativi”. “E la tesi, giusta e alternativa”,  ha affermato Lojacono, “è che il professor Bazoli è innocente”.
Per quanto rigrada Mps, a giudizio è stata rinviata anche la stessa banca senese per la legge 231 sulla responsabilità civile, mentre l’ex presidente del collegio sindacale Paolo Salvadori sarà giudicato per  falso in bilancio. Il processo si aprirà il prossimo 17 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano. I pm Mauro Clerici, Stefano Civardi e Giordano Baggio avevano chiesto l’archiviazione ma il gip Livio Cristofano l’aveva respinta disponendo l’imputazione coatta per i tre manager. Nel decreto che dispone il giudizio, si legge che i manager “con l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico e al fine di conseguire per sé e per altri un ingiusto profitto, nei bilanci , nelle relazioni e nelle altre comunicazioni sociali di Banca Mps previste dalla legge, esponendo fatti materiali non corrispondenti al vero, ancorchè oggetto di valutazioni, nonché omettendo informazioni e o fatti materiali, la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Mps, in modo concretamente idoneo a indurre in errore i destinatari sulle predette situazioni, cagionavano a Mps, ai soci, ai creditori e ai risparmiatori un danno patrimoniale di rilevante entità”. “Sono sorpreso, ma confermo con determinazione di essere sereno per le scelte fatte in Mps”, ha commentato a caldo Profumo, ora a.d. di Leonardo Spa, secondo quanto riportato da fonti a lui vicine. “Dimostreremo di aver sempre operato correttamente nell’interesse dell’istituto e dei suoi azionisti, peraltro in stretta collaborazione con Banca d’Italia e Consob, e riconfermo la mia totale fiducia nella magistratura”, ha aggiunto.

Profumo, Viola e Valentini nel mirino di De Mossi

http://www.ilcittadinoonline.it/27 APRILE 2018

Luigi De Mossi (foto F.Di Pietro)

SIENA.Dal candidato sindaco Luigi De Mossi riceviamo e pubblichiamo. Il primo intervento è relativo alr rinvio a giudizio di Profumo e Viola a Milano, il secondo alla posizione del indaco Valentini sulla vertenza Bassilichi.

“Valentini ha affermato – a più riprese – quanto Alessandro Profumo e Fabrizio Viola siano stati bravi a gestire e salvare Banca Mps. Purtroppo questa mattina i due sono stati rinviati a giudizio con l’ accusa di aggiotaggio e falso in bilancio, pur se la Procura di Milano aveva chiesto il proscioglimento per entrambi.

Dobbiamo dire grazie al lavoro encomiabile, alla professionalità e caparbietà del collega Avv. Paolo Emilio Falaschi che agiva per l’associazione Buongoverno e che ho potuto apprezzare in ogni sfumatura essendo anch’io in quel processo difensore di diverse parti civili contro Viola e Profumo; con l’avvocato Falaschi ci siamo dati il cambio in udienza in un altro processo a Milano sempre per la vicenda Monte dei Paschi e sempre a tutela delle parti civili.

L’avvocato Falaschi è riuscito a tenere alta l’attenzione, anche mediatica, sul caso ed è riuscito ad evitare l’archiviazione davanti al Giudice delle indagini preliminari.

Adesso la nomina di Viola in Nexi, che accelererebbe le dinamiche occupazionali dei dipendenti di Bassilichi, appare ancor meno opportuna”.

Valentini e la vicenza Bassilichi

“Se il sindaco uscente non è credibile di governo figuriamoci se lo è di lotta. Bruno Valentini annuncia che sarà al fianco dei lavoratori della Bassilichi che il 27 aprile sciopereranno e si ritroveranno sotto la sede della Regione Toscana per un presidio. Questa è l’ennesima pensata del sindaco uscente che utilizza i problemi occupazionali creati dalle amministrazioni PD – il cui ultimo rappresentante è per l’appunto Valentini – per la propria campagna elettorale.

Cosa ha fatto in questi 5 anni da sindaco? Perché non ha tutelato e difeso i lavoratori attraverso un dialogo costante e costruttivo con i vertici dell’azienda?

Il modus operandi di Valentini è il solito: qualche selfie con i lavoratori in presidio, due o tre post sui social ma nulla di concreto per chi rischia di perdere il lavoro. Questa è una delle ultime banalità del sindaco uscente, il vero “banalino di coda del Pd”.

Mps, Carige, Banco Bpm e non solo. Tutti i costi delle nuove regole Mrel per le banche

 STARTMAG.IT 27 APRILE 2018

L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano Finanza, su una stima della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) sul costo dei requisiti Mrel per le banche non sistemiche come ad esempio Mps, Carige, Banco Bpm e non solo

Le regole Mrel, che definiscono il livello minimo di titoli sottoponibili a bail-in che le banche dovranno detenere nei bilanci, potranno avere conseguenze su tutte le banche e quindi sul credito. Ma questo rischio sarà ancora più rilevante per gli istituti che non sono abituati a ricorrere al mercato per le emissioni di titoli. Secondo una stima della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), il costo dei requisiti Mrel potrebbe arrivare al 30-40% dell’utile ante-imposte di una banca commerciale di medie dimensioni che oggi si finanzia solo attraverso capitale e depositi.

I NUMERI

Circa il 70% dei gruppi dell’Eurozona vigilati dalla Bce non è quotato, il 60% non ha mai emesso titoli convertibili e il 25% non ha mai collocato titoli subordinati. Eppure alle banche sarà chiesto uno sforzo significativo: secondo il Single Resolution Board, l’autorità europea che definisce i requisiti Mrel in modo specifico per ogni banca, gli istituti di credito europei dovranno raccogliere 117 miliardi di euro (di cui 47 subordinati) in titoli sottoponibili a bail-in, da raccogliere entro quattro anni. Questa valutazione è stata fatta su un campione di 76 gruppi che pesano per l’80% delle banche significative.

IL QUADRO

Gli istituti dovranno detenere un livello minimo di passività in vista di un’eventuale risoluzione pari in media al 26% dell’attivo ponderato per i rischi. «Dati l’elevato ammontare del deficit e il potenziale impatto dei requisiti su un segmento rilevante del settore bancario, un approccio pragmatico da parte del Srb è essenziale», ha osservato nei giorni scorsi Fernando Restoy, presidente del Financial Stability Institute della Bri. Restoy ha anche osservato che potrebbe esistere una «classe media» di banche con dimensioni sufficienti per essere sottoposta alla risoluzione in caso di crisi ma con un modello di business di fatto incompatibile con i requisiti Mrel.

DOSSIER UE

In ambito europeo si sta discutendo la calibrazione della normativa e i margini di flessibilità per il Srb. I Paesi del Nord chiedono norme severe per ridurre i rischi bancari, mentre Italia, Francia e Spagna spingono per un approccio più ragionevole per evitare effetti sull’economia: una stretta eccessiva avrebbe conseguenze per il costo e per i volumi dei prestiti a imprese e famiglie. Sulla nuova disciplina molte autorità hanno espresso preoccupazioni.

LE PAROLE DI VISCO

Il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco ha sottolineato che «le condizioni in discussione per la definizione del livello e della natura delle passività che soddisferebbero il requisito Mrel rischiano di essere particolarmente severe», perciò «occorrerà evitare che ne discendano oneri insostenibili per le banche, soprattutto quelle minori». Secondo un’analisi Bce, l’impatto della nuova disciplina Mrel sarà «probabilmente rilevante per le banche il cui accesso al mercato del debito idoneo ai fini Mrel è limitato o molto costoso».

QUESTIONE TITOLI

Anche la Consob ha evidenziato «il rischio di dover collocare un ingente volume di titoli senza però avere un pubblico disposto ad acquistarli», considerando la limitata adesione del retail. Perciò servirà un’applicazione delle regole flessibile e proporzionata al rischio delle banche.

(articolo di Mf/Milano Finanza)

La Bce e i legami pericolosi con le banche nel “G30”: la risposta alla denuncia del mediatore europeo

http://www.eunews.it/GIUSEPPE MONTALBANO 27 APRILE 018

Mario Draghi, Bce, G30, banche, Ombudsman

L’Ombudsman europeo Emily O’Reilly

INTERVENTO. “Un episodio apparentemente secondario aggiunge un colpo ulteriore alla legittimità pubblica verso l’istituzione custode dell’euro e della sua sopravvivenza”

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, resterà membro del Gruppo dei 30 – il forum internazionale che raccoglie banchieri centrali ed esponenti dell’industria finanziaria – contro la richiesta avanzata dal mediatore europeo per via dei possibili conflitti di interesse con l’istituto di Francoforte.

Lo scorso gennaio l’ufficio del mediatore (Ombudsman) europeo O’ Reilly aveva inoltrato alla BCE una richiesta formale di sospensione del suo Presidente dal Gruppo dei 30 al fine di tutelarne la reputazione pubblica e prevenirne possibili conflitti di interesse. Il “G30” si presenta infatti come un forum consultivo per promuovere “scambi di vedute” fra alcuni dei principali attori pubblici e privati del sistema bancario internazionale. Ai suoi tavoli si riuniscono insieme i presidenti delle banche centrali dei principali centri finanziari internazionali, accademici esperti di questioni finanziarie e rappresentanti dei grandi gruppi bancari, per confrontarsi – a porte chiuse e senza documentazione pubblica relativa a tali incontri – sui grandi temi dell’economia e della finanza globale. A rendere particolarmente sensibile la questione, il fatto che in questo club esclusivo il presidente Draghi scambi opinioni anche con esponenti delle banche direttamente vigilate dalla BCE in qualità di autorità di supervisione europea dal 2014 con l’entrata in vigore del meccanismo unico di vigilanza dell’Unione bancaria. Una pericolosa prossimità fra vigilanti e vigilati denunciata dal Corporate Europe Observatory, e che il mediatore europeo ha riconosciuto come possibile minaccia alla credibilità e fiducia pubbliche nei confronti della BCE che dal 2010 in poi ha visto espandere le sue competenze e poteri, sia formali che de facto, nella gestione della crisi dell’eurozona.

La denuncia avanzata nel 2016 del Corporate Europe Observatory, da cui ha preso avvio l’indagine del mediatore europeo, evidenziava – oltre la regolare presenza di Draghi alle iniziative del G30 -, la partecipazione di membri dei comitati esecutivi e di vigilanza della BCE ai gruppi di lavoro e alle conferenze del G30. In particolare la ONG europea si soffermava sul contributo attivo della BCE nella redazione di documenti di analisi e indirizzo da parte del Gruppo dei Trenta, mettendo in luce l’alto rischio di conflitto di interesse. Nel mirino la pubblicazione di due report su tematiche di diretto interesse per la vigilanza europea dei gruppi bancari, presentati come prodotto di gruppi di lavoro al cui interno figuravano anche esponenti del comitato esecutivo BCE, per di più senza il tradizionale disclaimer relativo alla separazione fra le opinioni espresse dai partecipanti in quanto singoli dalle posizioni ufficiali delle istituzioni da essi rappresentate. Due report di evidente rilevanza nel dibattito internazionale ed europeo sulla regolamentazione finanzia: il primo parlava di “un nuovo paradigma” nel rapporto fra istituzioni finanziarie e autorità di supervisione, mentre il secondo esprimeva una call per una riforma complessiva della condotta e cultura dell’attività bancaria. Fra i ringraziamenti alla realizzazione di questo ultimo report compariva anche il nome di Julie Dickson, membro del comitato di vigilanza della BCE, nonostante la sua presenza fosse formalmente in qualità di “osservatrice”.

Vicinanza fra autorità pubbliche e attori privati ad alto rischio se si tiene presente che i membri del G30 e dei suoi gruppi di lavoro provenienti dall’industria finanziaria sono esponenti di grandi gruppi bancari integralmente o in parte sottoposti alla vigilanza della BCE, tra cui ad esempio Axel Weber, presidente del gruppo UBS e insieme dell’Institute of International Finance, la principale organizzazione rappresentativa degli interessi delle grandi banche americane e internazionali con base a Washington; Jacob Frenkel di JP Morgan (presidente del consiglio di amministrazione del G30); Tidjane Thiam di Crédit Suisse; Gerald Corrigan di Goldman Sachs; Gerd Häusler della Bayerische Landesbank; Guillermo de la Dehesa del Gruppo Santander e Maria Ramos della banca inglese Barclays.

Nelle sue raccomandazioni finali alla BCE, il mediatore europeo osservava che l’adesione del presidente della BCE al gruppo Trenta potrebbe dar vita alla “pubblica percezione” che l’indipendenza della Banca centrale “possa essere compromessa”, e che dar adito a tale percezione per un periodo prolungato costituiva un caso di “mala amministrazione”. Pertanto la BCE avrebbe dovuto assicurare la sospensione del suo Presidente dal G30 per la rimanente durata del suo mandato e proibire la partecipazione a tale forum ai suoi futuri presidenti e membri dei suoi organi decisionali.

In una dettagliata risposta pubblicata lo scorso 18 aprile, la BCE ha respinto le raccomandazione del mediatore europeo, affermando che la partecipazione del suo presidente ed esponenti del suo comitato esecutivo al Gruppo dei Trenta si conforma ai più alti standard di trasparenza e riservatezza, tra cui l’obbligo di non affrontare questioni relative a “single banche” per evitare ogni possibile interferenza con i suoi compiti di vigilanza. Al contrario, gli scambi di vedute con i soggetti pubblici e privati membri del G30 sarebbero “nell’interesse della BCE” in quanto supporto al “compimento del suo mandato”, considerato il loro contributo a una “migliore comprensione degli sviluppi degli scenari economici e finanziari internazionali di interesse globale” (TdA).

Nella dichiarazione pubblica rilasciata lo scorso 18 gennaio, il mediatore O’ Reilly non ha usato mezzi termini nell’esprimere il suo rammarico parlando di una “occasione mancata per una maggiore fiducia” nei confronti della BCE che avrebbe potuto evitare che “emergesse anche la minima percezione che esistano relazioni troppo strette fra i regolatori e le istituzioni regolamentate” (TdA). Molto più duro il commento di Kenneth Haar, ricercatore del Corporate Europe Observatory, secondo cui la scelta di Draghi di ignorare le indicazioni del mediatore europeo sarebbe “oltraggiosa”, annunciando nuove azioni e interventi per garantire un’effettiva trasparenza nelle relazioni della BCE con il settore privato.

In un momento storico in cui l’accresciuto ruolo assunto dalla BCE all’indomani della crisi nel controllo dei sistemi bancari nazionali e nella politica dell’eurozona nel suo complesso si è accompagnato a un crollo generalizzato della fiducia nei suoi confronti da parte della cittadinanza degli Stati membri, come mostrano i dati di un’indaginecondotta dall’Eurobarometer nel 2016, anche un episodio apparentemente secondario come quello in questione aggiunge un colpo ulteriore alla legittimità pubblica verso l’istituzione custode dell’euro e della sua sopravvivenza.

Giuseppe Montalbano è è assegnista di ricerca in Scienza politica presso l’istituto di Scienze Umane e Sociali della Scuola Normale Superiore, sede di Firenze.

Giovanni Bazoli tranquillo dopo rinvio a giudizio per il caso UBI. Oggi assemblea di Intesa Sanpaolo: gli esiti

Di Note ufficiali  VICENZAPIU.COM 27 APRILE 2018

ArticleImage

In contemporanea con la celebrazione delle assemblee odierne degli azionisti di Intesa Sanpaolo, il gup di Bergamo ha disposto il rinvio a giudizio per il banchiere Giovanni Bazoli, l’amministratore delegato di Ubi Victor Massiah e per gli altri 29 imputati (compresa la banca come persona giuridica) per la vicenda Ubi. Il Prof. Giovanni Bazoli, lo redne noto Intesa Sanpaolo, ha dichiarato al riguardo: “Prendo atto della decisione, che era prevedibile in considerazione dei limiti propri dell’Udienza Preliminare. Il dibattimento sarà certamente la sede più adeguata per accertare che l’intero impegno da me dedicato alla nascita e all’avvio di UBI è stato improntato alla massima correttezza e trasparenza“.

Torino, Milano, 27 aprile 2018 – Si sono riunite oggi l’Assemblea degli azionisti titolari di azioni ordinarie e l’Assemblea speciale degli azionisti di risparmio. L’Assemblea degli azionisti titolari di azioni ordinarie ha deliberato quanto segue.
Parte ordinaria
Primo punto all’ordine del giorno: Bilancio 2017 a) Approvazione del bilancio d’esercizio 2017 della Capogruppo b) Destinazione dell’utile dell’esercizio e distribuzione agli azionisti del dividendo nonché di parte della Riserva sovrapprezzo. L’Assemblea ha approvato il bilancio d’esercizio 2017 della Capogruppo. L’Assemblea ha altresì approvato la distribuzione agli azionisti di 1.353.639.567,85 euro come dividendi a valere sull’utile d’esercizio (corrispondenti a 8 centesimi per ciascuna delle n. 15.859.786.585 azioni ordinarie e a 9,1 centesimi per ciascuna delle n. 932.490.561 azioni di risparmio) e di 2.065.450.088,96 euro come assegnazione di riserve a valere sulla Riserva sovrapprezzo (corrispondenti a 12,3 centesimi per ciascuna azione, ordinaria e di risparmio) per un totale monte dividendi pari a 3.419.089.656,81 euro. La suddetta assegnazione di riserve sarà soggetta allo stesso regime fiscale della distribuzione di dividendi. Verrà peraltro girata a riserva straordinaria la quota dividendi non distribuita a fronte delle azioni proprie di cui la Banca si trovasse eventualmente in possesso alla record date. La distribuzione avrà luogo a partire dal giorno 23 maggio 2018 (con stacco cedole il 21 maggio e record date il 22 maggio). Rapportando il dividendo unitario al prezzo dell’azione registrato oggi, risulta un rendimento (dividend yield) pari al 6,4% per l’azione ordinaria e al 6,5% per l’azione di risparmio.

Secondo punto all’ordine del giorno: Aumento del compenso della Società di Revisione per l’incarico di revisione legale dei conti. L’Assemblea ha approvato la proposta relativa all’aggiornamento delle condizioni economiche attualmente previste dall’incarico di revisione legale conferito a KPMG S.p.A., per un aumento – per ciascuno degli esercizi 2017-2020 – pari a 140.000 euro, a seguito delle maggiori attività derivanti dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 135/2016 e del Regolamento UE n. 537/2014.

Terzo punto all’ordine del giorno: Remunerazioni e azioni proprie.
Politiche di remunerazione 2018 relative ai dipendenti e ai collaboratori non legati da rapporti di lavoro subordinato nonché a particolari categorie disciplinate dal rapporto di agenzia. L’Assemblea ha approvato le politiche di remunerazione per il 2018, come descritte nella Relazione sulle Remunerazioni, Sezione I, 4 “La politica di remunerazione relativa ai dipendenti e ai collaboratori non legati da rapporti di lavoro subordinato” e Sezione I, 5 “La politica di remunerazione per particolari categorie disciplinate dal rapporto di agenzia” e ha espresso il proprio voto favorevole in merito alle procedure utilizzate per l’adozione e l’attuazione delle politiche di remunerazione, come descritte nella Relazione sulle Remunerazioni, Sezione I, 1 “Le procedure di adozione e di attuazione delle politiche di remunerazione”.
Conferma dell’innalzamento dell’incidenza della remunerazione variabile sulla remunerazione fissa a beneficio di tutti i Risk Taker non appartenenti alle Funzioni Aziendali di Controllo. L’Assemblea ha approvato la proposta di conferma dell’innalzamento dell’incidenza della remunerazione variabile sulla remunerazione fissa da 1:1 a 2:1 della popolazione identificata come Risk Taker non appartenente alle Funzioni Aziendali di Controllo.
Approvazione del Sistema di Incentivazione Annuale 2017 basato su strumenti finanziari. L’Assemblea ha approvato il Sistema di Incentivazione relativo all’esercizio 2017, destinato ai Risk Taker che maturino un premio superiore alla c.d. “soglia di materialità” e a coloro i quali, tra Manager o Professional non Risk Taker, maturino “bonus rilevanti”. Il Sistema prevede l’assegnazione gratuita di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo da acquistare sul mercato.
Autorizzazione all’acquisto e alla disposizione di azioni proprie a servizio del Sistema di Incentivazione Annuale 2017. L’Assemblea ha approvato la proposta di autorizzazione all’acquisto e alla disposizione di azioni proprie in base alla quale:
verrà effettuato l’acquisto, anche in più tranches, di azioni ordinarie fino ad un numero massimo e ad una percentuale massima del capitale sociale di Intesa Sanpaolo determinato dividendo l’importo omnicomprensivo di 40.000.000 euro circa per il prezzo ufficiale registrato dalla stessa azione in data odierna; poiché il prezzo ufficiale dell’azione ordinaria Intesa Sanpaolo in data odierna è risultato pari a 3,153 euro, il numero massimo delle azioni da acquistare sul mercato per soddisfare il fabbisogno complessivo del sistema di incentivazione dell’intero Gruppo Intesa Sanpaolo è di 12.686.330, pari a circa lo 0,08% del capitale sociale ordinario e dell’intero capitale sociale (ordinario e di risparmio);
le operazioni di acquisto delle azioni verranno effettuate in osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 2357 e seguenti del codice civile nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Ai sensi dell’art. 132 del D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 e dell’art. 144-bis del Regolamento Emittenti e successive modifiche, gli acquisti saranno effettuati sui mercati regolamentati secondo le modalità operative stabilite nei regolamenti di organizzazione e gestione dei mercati stessi, nel pieno rispetto della normativa sulla parità degli azionisti, delle misure di prevenzione degli abusi di mercato e delle relative prassi di mercato ammesse dalla CONSOB; entro la data di avvio del piano di acquisto a livello di Gruppo, che verrà resa nota nei termini previsti dalla normativa, le società controllate completeranno l’iter di richiesta di autorizzazione analoga a quella della Capogruppo, rivolta alle relative assemblee ovvero ai relativi competenti organi deliberanti in materia;
secondo l’autorizzazione assembleare odierna – che ha efficacia per un periodo massimo di 18 mesi – l’acquisto potrà avvenire ad un prezzo, al netto degli ordinari oneri accessori di acquisto, individuato di volta in volta, entro un minimo e un massimo determinabili secondo i seguenti criteri: il corrispettivo minimo di acquisto non dovrà essere inferiore al prezzo di riferimento che il titolo avrà registrato nella seduta di Borsa del giorno precedente ogni singola operazione di acquisto, diminuito del 10%; il corrispettivo massimo di acquisto non dovrà essere superiore al prezzo di riferimento che il titolo avrà registrato nella seduta di Borsa del giorno precedente ogni singola operazione di acquisto, aumentato del 10%; in ogni caso, il prezzo non potrà essere superiore al più elevato tra quello dell’ultima operazione indipendente e quello corrente dell’offerta in acquisto indipendente più elevata nel mercato è stata autorizzata, ai sensi dell’art. 2357-ter del codice civile, l’alienazione sul mercato regolamentato delle azioni proprie ordinarie eventualmente eccedenti il fabbisogno del Sistema di Incentivazione con le medesime modalità previste per gli acquisti e a un prezzo non inferiore al prezzo di riferimento che il titolo avrà registrato nella seduta di Borsa del giorno precedente ogni singola operazione diminuito del 10%, ovvero la loro conservazione a servizio di eventuali futuri piani di incentivazione e/o eventuali compensi riconosciuti in occasione della cessazione anticipata del rapporto di lavoro (c.d. Severance).
Approvazione del Piano di Incentivazione a Lungo Termine 2018-2021 POP (Performance call Option) destinato al Top Management, ai Risk Taker e ai Manager Strategici. L’Assemblea ha approvato il Piano di Incentivazione a Lungo Termine 2018- 2021 POP (Performance call Option) destinato al Top Management, Risk Taker e Manager Strategici, del perimetro italiano del Gruppo.
Approvazione del Piano di Incentivazione a Lungo Termine LECOIP 2.0 2018-2021 destinato alla generalità dei dipendenti non destinatari del Piano POP. L’Assemblea ha approvato il piano basato su strumenti finanziari denominato Leveraged Employee Co- Investment Plan – LECOIP 2.0, destinato alla generalità dei dipendenti, ivi intendendo i Professional e il Management del perimetro italiano del Gruppo, con l’eccezione del Top Management, dei Risk Taker e dei Manager Strategici destinatari del Piano POP.

Parte straordinaria

Primo punto all’ordine del giorno: Conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie e contestuale eliminazione in Statuto dell’indicazione del valore nominale unitario delle azioni di Intesa Sanpaolo. Modifica degli articoli 5 e 29 ed eliminazione dell’articolo 30 dello Statuto sociale. Deliberazioni inerenti e conseguenti. L’Assemblea ha:
approvato la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio esistenti – previo annullamento da parte di un intermediario autorizzato di n. 61 azioni di risparmio, con riduzione di tali azioni a n. 932.490.500 – in n. 969.790.120 azioni ordinarie della Società di nuova emissione, con godimento regolare e aventi le stesse caratteristiche delle azioni ordinarie esistenti alla data di conversione, in ragione di un rapporto di conversione pari a n. 1,04 azioni ordinarie per ciascuna azione di risparmio convertita con contestuale eliminazione dell’indicazione del valore nominale unitario di tutte le azioni di Intesa Sanpaolo S.p.A. in circolazione alla data di efficacia, ai sensi degli artt. 2328 e 2346 codice civile, per modo che il capitale sociale rimanga invariato e sia diviso in sole azioni ordinarie;
stabilito che la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio ai sensi del precedente punto (e dunque anche l’efficacia dei recessi eventualmente esercitati dagli azionisti di risparmio aventi diritto e dell’annullamento delle n. 61 azioni di risparmio) abbia luogo a condizione che:
la conversione obbligatoria venga approvata, unitamente alle relative modifiche allo Statuto, ai sensi dell’art. 146, comma 1, lett. b), del D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, da parte dell’assemblea speciale degli azionisti di risparmio;
siano rilasciate le autorizzazioni da parte della Banca Centrale Europea, ai sensi delle disposizioni di legge e regolamentari vigenti, per le modifiche dello statuto, per l’inclusione nel CET 1 delle azioni ordinarie emesse nell’ambito della conversione e per l’eventuale acquisto di azioni proprie della Società al termine della procedura di liquidazione dei soci recedenti; e l’importo da riconoscere a coloro che abbiano esercitato il diritto di recesso non ecceda l’ammontare di 400 milioni di euro al termine del periodo previsto per l’offerta in opzione e prelazione ai soci di Intesa Sanpaolo delle azioni degli azionisti di risparmio recedenti ai sensi dell’art. 2437-quater, commi 1 e 2 del codice civile;
approvato la modifica degli Articoli 5, limitatamente al paragrafo 5.1, e 29 dello Statuto della Società;
conferito al Consiglio di Amministrazione e per esso al Presidente del Consiglio di Amministrazione e al Consigliere Delegato, in via disgiunta tra loro e con piena facoltà di sub-delega, ogni e più ampio potere per porre in essere tutto quanto occorra per la completa esecuzione delle deliberazioni di cui sopra, incluso, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: (i) definire le ulteriori condizioni e modalità della Conversione Obbligatoria, incluso, tra l’altro, la data di efficacia della stessa, concordandola con Borsa Italiana S.p.A., che dovrà essere successiva allo stacco del dividendo riferibile al bilancio di esercizio al 31 dicembre 2017; (ii) definire termini e modalità della procedura relativa all’esercizio del diritto di recesso cui sono legittimati gli azionisti di risparmio ai sensi dell’art. 2437, comma 1, lett. g) del codice civile; (iii) perfezionare il procedimento di liquidazione delle azioni di risparmio oggetto di recesso, anche acquistando se necessario tali azioni utilizzando le riserve disponibili; e (iv) compiere ogni altra formalità ed adempimento sia in relazione al numero complessivo delle azioni in circolazione alla data di efficacia sia al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni per le delibere di cui sopra e, in generale, ogni altra autorizzazione per l’integrale esecuzione delle delibere, unitamente a ogni necessario potere, nessuno escluso o eccettuato, incluso il potere di adempiere a quanto eventualmente richiesto dalle competenti Autorità di Vigilanza nonché procedere con il deposito e l’iscrizione presso il Registro Imprese dello Statuto sociale aggiornato con le modifiche statutarie approvate;
autorizzato il Consiglio di Amministrazione ad alienare le azioni proprie eventualmente acquistate conseguentemente all’esercizio del diritto di recesso, all’esito del processo di liquidazione ai sensi dell’art. 2437-quater del codice civile, senza alcun limite, ad un corrispettivo che non potrà essere inferiore al prezzo di riferimento che il titolo avrà registrato nella seduta di borsa del giorno precedente ogni singola operazione di alienazione diminuito del 10%, specificando che le operazioni potranno essere eseguite sul mercato o fuori dal mercato, spot e/o forward.

Secondo punto all’ordine del giorno: Delega al Consiglio di Amministrazione ad aumentare il capitale sociale ai sensi dell’art. 2443 nonché dell’art. 2349, comma 1, e dell’art. 2441, comma 8, del codice civile, funzionale all’attuazione del Piano di Incentivazione a Lungo Termine LECOIP 2.0 2018-2021 basato su strumenti finanziari, di cui al precedente punto 3f) della parte ordinaria, con conseguente modifica dell’Articolo 5 (Capitale Sociale) dello Statuto.
L’Assemblea ha attribuito una delega ai sensi dell’art. 2443 del codice civile al Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo a:
aumentare gratuitamente il capitale sociale anche in più tranches entro il 27 ottobre 2019, ai sensi dell’art. 2349, comma 1, del codice civile, per un importo massimo di 400.000.000 di euro (inclusivo del sovrapprezzo) con emissione di massime numero 170.000.000 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo;
aumentare il capitale sociale a pagamento – in via scindibile, in una o più volte, entro il 27 ottobre 2019 – per un importo massimo, inclusivo del sovrapprezzo ed al netto di uno sconto di emissione, di 1.200.000.000 di euro, con esclusione del diritto di opzione a favore dei dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo ai sensi dell’art. 2441, ottavo comma, del codice civile, con emissione di massime numero 555.000.000 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo. Il prezzo di emissione incorpora uno sconto rispetto al valore di mercato delle azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo, calcolato come la media dei prezzi osservati nei 30 giorni precedenti alla data di emissione.
La definizione del numero massimo di azioni ordinarie da emettere dipenderà dal prezzo di emissione, che verrà determinato dal Consiglio di Amministrazione. Assumendo l’integrale adesione al Piano Professional e al Piano Manager, i due aumenti di capitale determinerebbero un effetto diluitivo sul capitale sociale ordinario di Intesa Sanpaolo del 3,5% assumendo un prezzo di 3 euro e del 4,4% assumendo l’ipotesi di emissione del numero massimo di azioni oggetto di delibera assembleare in uno scenario di stress a un prezzo di 2,4 euro. Assumendo altresì l’avvenuta conversione integrale delle azioni di risparmio in azioni ordinarie, tale effetto diluitivo sarebbe pari a circa il 4,1% del capitale sociale totale post-conversione delle azioni di risparmio.
Per le modifiche statutarie approvate dall’Assemblea è già stato rilasciato dalla Banca Centrale Europea l’accertamento di cui all’art. 56 del D. Lgs. 385/1993, necessario per dare corso al procedimento per l’iscrizione nel registro delle imprese.

L’Assemblea speciale degli azionisti di risparmio, riunitasi successivamente all’Assemblea degli azionisti titolari di azioni ordinarie, ha deliberato in merito all’unico punto all’ordine del giorno, ai sensi dell’art. 146, comma 1, lett. b) del D. Lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998, e ha approvato, per quanto di propria competenza, la delibera assunta nella parte straordinaria, primo punto all’ordine del giorno, dall’Assemblea degli azionisti titolari di azioni ordinarie, sopra riportata.

UBI SBANCA IN TRIBUNALE! – GIOVANNI BAZOLI, PRESIDENTE EMERITO DI INTESA SANPAOLO, VICTOR MASSIAH, CONSIGLIERE DELEGATO DELL’ISTITUTO, E ANDREA MOLTRASIO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA, RINVIATI A GIUDIZIO DALLA PROCURA DI BERGAMO – IL PROCESSO INIZIERA’ IL 25 LUGLIO PROSSIMO

DAGOOSPIA.COM 27 APRILE 2018

UBI BANCAUBI BANCA

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) -Sono stati tutti rinviati a giudizio gli indagati dalla procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta su Ubi Banca. Lo ha deciso il Gup del tribunale di Bergamo Ilaria Sanesi, secondo quanto appreso da fonti legali. Tra le persone rinviate a giudizio ci sono Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca, e Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza dello stesso istituto. Il processo iniziera’ il 25 luglio prossimo al tribunale di Bergamo. Imputata in virtu’ della legge 231/2001 sulla responsabilita’ amministrativa degli enti anche Ubi Banca.

bazoli nanni e chiaraBAZOLI NANNI E CHIARAvictor massiah, letizia moratti e andrea moltrasioVICTOR MASSIAH, LETIZIA MORATTI E ANDREA MOLTRASIOVICTOR MASSIAH UBI BANCAVICTOR MASSIAH UBI BANCA