DAGOESCLUSIVO: I PIANI DI MATTARELLA – SE I PARTITI NON GLI GARANTISCONO I VOTI A UN GOVERNO DI RESPONSABILITÀ GUIDATO DA SALVINI, NOMINA UNA PERSONALITÀ TERZA (HA TRE NOMI COPERTI) – NON INTENDE DARE UN INCARICO AL BUIO AL LEADER LEGHISTA. PER UN MOTIVO FONDAMENTALE – DIETRO AL RIFIUTO DI DI MAIO A BERLUSCONI NON CI SONO LE CONDANNE: CON UN ACCORDO CON CENTRODESTRA (37%) VA IN MINORANZA IL M5S (32%

DAGOSPIA.COM 3 MAGGIO 2018

DAGONEWS

Qual è la strategia di Mattarella? Prendere tempo. Allunga il brodo affinché i partiti si parlino tra loro prima di andare a parlare con lui. Lunedì ripartono le consultazioni al Quirinale, stavolta “rapide”, ma i contatti non si sono mai fermati. Avvengono al telefono, informali e soprattutto irrituali, ma ormai il sistema politico italiano si tiene in piedi anche grazie all’improvvisazione.

MATTARELLA E SALVINIMATTARELLA E SALVINI

Luigi Di Maio, da manuale di psichiatria, da giorni attacca Salvini e la sua bramosia di poltrone, quando è il giovane di Pomigliano a desiderare ardentemente Palazzo Chigi. Quando gli ricapita? Ma la sua politica dei due forni ha irritato molto il Quirinale, che puntava a un accordo tra il centrodestra unito, con la sua maggioranza relativa in Parlamento (37%), e il Movimento 5 stelle (32%).

L’ipotesi di eliminare Berlusconi dal governo si scontra con l’attuale sistema elettorale, che prevede le coalizioni, e con l’esigenza di Mattarella di bilanciare la maggioranza grazie a un partito europeistae anti-populista, almeno sulla carta.

Invece Luigino ha sempre detto ‘no’ a questa ipotesi. Tutta la manfrina su Berlusconi pregiudicato nasconde in realtà una logica molto più terrena: se i grillini (32%) si alleano col centrodestra unito (37%), sono il partito di minoranza e si scordano le poltrone più importanti. Se invece l’accordo lo fanno solo con la Lega, che ha metà dei seggi (17%), i padroni diventano loro. Per questo anche l’accordo col Pd poteva andargli bene: il rapporto di forza era lo stesso: comandava l’ex steward del San Paolo.

luigi di maio salviniLUIGI DI MAIO SALVINI

Se Mattarella non ha gradito affatto l’atteggiamento di Di Maio in queste settimane, con Salvini le cose sono andate decisamente meglio. Ha gradito in particolare il modo in cui il leghista ha rimbalzato Di Maio e il suo appello a presentarsi uniti al Colle per chiedere il voto anticipato.

Il povero Luigino nell’arco di pochi giorni è stato preso in giro da Grillo, che lo ha mandato allo sbaraglio a chiedere governi a chiunque capitasse a tiro; da Salvini, che lo ha illuso di poter mollare Silvio per lui; e pure dal Pd, coi 5 Stelle che puntavano sul terzetto Franceschini-Orlando-Martina per spostare i voti renziani in Parlamento verso l’accordo. E invece nessuna transumanza…

Ma cosa vuole capire esattamente Mattarella dai partiti? Non ne ha già avuto abbastanza di queste chiacchiere che non portano da nessuna parte? No, e c’è un motivo fondamentale e istituzionalmente molto raffinato.

Il Presidente della Repubblica vuole la garanzia che un incarico a Salvini – per un governo di responsabilità che si occupi di legge elettorale e finanziaria – possa trovare una maggioranza in Parlamento. Nel centrodestra si parla tanto di ‘poche decine di parlamentari’ da convincere. Ecco, Mattarella esige nomi e cognomi.

luigi di maio berlusconi salvini meloniLUIGI DI MAIO BERLUSCONI SALVINI MELONI

Se riuscisse a strappare un voto di fiducia in cambio di un governo “di responsabilità”, Salvini resterebbe in carica poco meno di un anno, fino alla prossima primavera (l’Unione Europea vieta che si tengano lo stesso giorno le elezioni politiche e quelle per il Parlamento UE, che saranno a giugno 2019).

Se invece desse a Salvini un incarico al buio, e il leghista non ottenesse la fiducia dalle Camere, la legge prevede che rimarrebbe comunque lui Presidente del Consiglio con pieni poteri sull’ordinaria amministrazione – esattamente come Paolo Gentiloni oggi – fino alle elezioni anticipate (in quel caso, in autunno). Il leghista avrebbe così molto potere senza la responsabilità e i vincoli derivanti da un accordo di maggioranza a sostegno del suo governo.

MATTARELLA E LUIGI DI MAIOMATTARELLA E LUIGI DI MAIO

Dunque, se i partiti non gli garantiscono i voti a Salvini PRIMA dell’incarico, Mattarella potrebbe confermare Gentiloni fino all’autunno o nominare un premier voluto da lui, una personalità terza pescata da una rosa di tre figure: un anziano, un giovane e una donna (i nomi restano coperti). I ministri sarebbero scelti in accordo con i partiti maggiori.

Questo premier, esattamente come nello scenario descritto sopra, potrebbe andare alle Camere e non avere la fiducia. Non importa: resterebbe in carica finché non si trova una nuova legge elettorale. Qui, ovviamente, le cose si complicano, perché i partiti sono più divisi che mai, lungo linee prevedibili.

Il centrodestra punta al premio di maggioranza per la coalizione; i 5 stelle lo sognano per il primo partito; il moribondo Pd spera nel ballottaggio alla francese: hai visto mai che arrivi al secondo turno…

mattarella martina zaiaMATTARELLA MARTINA ZAIA

Il Quirinale, memore delle stroncature all’Italicum della Corte Costituzionale, è orientato su un premio di coalizione con soglia alta (40%). Ma chissà che gli eterei giudici della Consulta, visto il bordello in cui ci troviamo, non si accontentino anche di qualcosa di meno…

 

Intesa SanPaolo collabora con TIM, arriva il conto corrente gratis con 5 Giga Fonte

TECNOANDROID.IT 3 MAGGIO 2018 DARIO D’ORAZI

 

Tim inizia una collaborazione con Intesa SanPaolo promuovendo la sua promozione TIM 60+ SUPER che verrà attivata a tutti coloro che aderiranno all’apertura di un conto corrente.

tim intesa san paoloL’istituto bancario Intesa San Paolo S.p.a attiva una collaborazione con l’operatore telefonico TIM ed è attivo sul territorio Italiano dall’anno 2007 e ha sede centrale nella città di Torino. Nato grazie ad una coalizione tra San Paolo IMI e “Banca Intesa” è oggi considerato il primo gruppo bancario italiano per quota di mercato e numero di sportelli attivi e risulta essere all’interno delle prime venti banche europee per capitalizzazione di mercato. I vantaggi che oggigiorno questo gruppo bancario propone sono davvero notevoli anche perché indirizzati a qualsiasi persona, a qualsiasi età e a qualsiasi esigenza.

Una delle offerte più importanti proposte in questo periodo e attivabile fino al 12 Maggio 2018 riguarda l’unione tra questo gruppo bancario, Intesa San Paolo, e una delle compagnie telefoniche più grandi presenti in Italia, TIM. Quest’offerta è valida per gli over 60 ed è attivabile in qualsiasi filiale dove è possibile richiedere la Carta Oro Exclusive o la Carta Oro, altrettanto vantaggiose per vari motivi tra cui il canone gratuito per i primi 12 mesi.

 

Tim e SanPaolo, una collaborazione vincente

L’offerta include, al costo di 0 euro al mese per 24 mesi la Carta Oro o quella Exclusive, e al costo di 9,90 euro al mese, che verranno addebitati con dei rinnovi mensili su Carta di Credito e Conto Corrente, l’offerta TIM 60+ SUPER. Quest’ultima offre 5 giga per navigare liberamente, 100 sms, minuti illimitati verso tutti, assistenza privilegiata 24 ore su 24 chiamando il numero 119 e il Doctor Tim, che è un particolare supporto premium per smartphone che prevede l’assistenza da parte di un esperto per uso e configurazione di smartphone e tablet.

Per quanto riguarda i vantaggi delle due carte che si possono richiedere, oltre al canone gratuito per i primi 12 mesi, propongono anche coperture assicurative per qualsiasi tipo di acquisto su internet, e garanzia scippo ATM (aggressione agli sportelli automatici). Inoltre, per chi richiede la Carta Oro Exclusive avrà anche a sua disposizione un assistente personale che aiuterà ad organizzare e controllare il tempo libero e i vari impegni per gestirli al meglio e un servizio di protezione di identità che garantisce una copertura e un conseguente avviso nel caso di furto online dei propri dati personali.

Per poter attivare quest’offerta vantaggiosa basta recarsi sul sito del gruppo bancario Intesa San Paolo e cercare la pagina di quest’offerta per poi prenotarsi per un appuntamento per recarsi subito in filiale a richiedere la Carta. Trascorsi due mesi dall’attivazione del piano tariffario “TIM 60+ SUPER” il gruppo bancario Intesa San Paolo provvederà con una verifica sul Conto Corrente o sulla Carta di Credito per controllare che l’offerta Tim sia ancora presente. Nel caso in cui questa sia stata annullata o tolta e, per questo motivo, non più presente, il gruppo bancario revocherà tutte le agevolazioni sulla Carta di Credito.

**************************

IL GRANDE CONSIGLIERE DELEGATO GIA’ PENSA AL FONDO ELLIOT E SI FA AVANTI – LO SPOT DELL’ESSELUNGA DEL DEFUNTO CAPRIOTTI GLI DAVA 20 GIRI A CARLO MESSINA

 

SALASSA – Chiude Intesa Sanpaolo: il paese resta senza la banca

http://www.quotidianocanavese.it/cronaca/salassa-chiude-intesa-sanpaolo-il-paese-resta-senza-la-banca-16863

3 maggio 2018

3 maggio 2018 | Nei giorni scorsi al Comune è arrivata la doccia fredda direttamente da Intesa Sanpaolo che ha annunciato la fuga dal paese.

SALASSA - Chiude Intesa Sanpaolo: il paese resta senza la banca

Dopo Agliè e Mazzè, anche Salassa resta senza banca. Nei giorni scorsi al Comune è arrivata la doccia fredda direttamente da Intesa Sanpaolo che ha annunciato al sindaco Sergio Gelmini la conclusione anticipata del contratto di locazione della sede di piazza Marconi 7. Sede della quale il Comune è proprietario. Intesa Sanpaolo ha assicurato che lascerà gli immobili entro 180 giorni. Conto alla rovescia che, di fatto, è iniziato lo scorso 19 aprile, quando la missiva è stata ricevuta dal primo cittadino di Salassa.

«Abbiamo chiesto un incontro urgente per capire se ci sono dei margini di trattativa – dice il sindaco – la comunicazione è arrivata senza alcun preavviso. Una vera e propria doccia fredda perchè il paese rischia di perdere un servizio fondamentale». La filiale di Intesa Sanpaolo è aperta a Salassa dal 1992. Anche il Comune ha attivato la propria tesoreria in quella filiale. «Faremo tutto il possibile per mantenere il servizio, anche invitare altri istituto di credito ad aprire qui – dice il primo cittadino – e, se sarà necessario, faremo il porta a porta per convincere i residenti a spostare il conto».

Il Comune spera di incontrare a breve i vertici di Intesa Sanpaolo almeno per provare a intavolare una trattativa. Sarebbe già positivo ottenere un’apertura a giorni alterni. Anche perchè, senza banca in paese, gli abitanti di Salassa saranno costretti a muoversi verso Cuorgnè o Rivarolo Canavese. Circostanza che, in alcune situazioni, risulta impossibile. «Al momento non abbiamo ottenuto risposte dai responsabili di Intesa Sanpaolo – precisa Gelmini – ma speriamo di poterci sedere presto attorno a un tavolo».

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
IL GRANDE CEO CARLO MESSINA NON NE AZZECCA UNA NONOSTANTE IL SUO STIPENDIO MILIONARIO.
LUI PENSA ALLA CINA E NON AI PICCOLI PAESI ITALIANI

Constancio: euro “grande spreco” senza Unione banche e capitali

askanews 3 maggio 2018

Paesi dovrebbero velocizzare la cooperazione
Constancio: euro “grande spreco” senza Unione banche e capitali

Roma, 3 mag. (askanews) – “Un grande spreco” aver adottato una moneta unica senza al tempo stesso aver ancora creato una vera unione bancaria e una unione dei capitali. Lo ha affermato il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, intervenendo ad un convegno congiunto organizzato con la Commissione europea. “Penso che i Paesi dell’area euro dovrebbero cementare la cooperazione per velocizzare l’Unione dei capitali”.

Bisogna tuttavia essere “ben consapevoli” del fatto che l’unione dei capitali presuppone una serie di questioni non per forza pacifiche: la prima è la creazione di asset sicuri (Constancio ha ipotizzato ad esempio dei meccanismi che creino un credito privilegiato sui titoli di stato nazionali).

Ma poi servono anche l’armonizzazione europea della tassazione sui prodotto finanziari, ha elencato, una convergenza sul diritto societario e sulle procedure fallimentari, la creazione di un codice europeo sulla regolamentazione dei mercati che culmini con la creazione di una autorità di vigilanza comune sulle Borse.

“L’altro grande requisito è una Unione monetaria solida come una roccia, in modo tale che rischi e rendimenti dei titoli non vengano più influenzati in maniera rilevante dal rischio di ridenominazione (cioè dall’eventuale uscita di un paese dall’euro-ndr) ma solo dalle loro caratteristiche. Un compito pesante, mi rendo conto, ma sono convinto che l’Unione dei capitali diventi possibile quando le autorità faranno passi su queste strade difficili”.

La palude italiana ora preoccupa anche l’Europa

Gianluca Zapponini formiche.net 3 maggio 2018La palude italiana ora preoccupa anche l’Europa

Primo vero monito di Bruxelles a due mesi dal voto. Ma su debito e lavoro l’Italia migliora

Di mal governo si può morire, ma anche senza un esecutivo non è che si stia granché meglio. Soprattutto se si è uno di quei Paesi convalescenti dalla crisi, col terzo debito pubblico al mondo e con poco spazio di manovra sui conti pubblici. A due mesi dal voto del 4 marzo, mentre si cerca ancora la quadra sul governo con conseguente Parlamento bloccato, arriva il primo avvertimento dall’Europa.

L’occasione sono le previsioni di primavera (qui il documento), con le quali Bruxelles tasta il polso alle economie del Vecchio continente. All’Ue non piace affatto l’attuale situazione politica e la cosa è abbastanza evidente, almeno a giudicare alcune considerazioni stizzite del commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici, (nella foto). “L’incertezza sulle politiche è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e intaccare il sentimento economico e i premi di rischio”, scrive la Commissione europea nel capitolo dedicato all’Italia. Come a dire, attenzione a non tirare troppo la corda, perché lo spread, l’indicatore della fiducia verso l’Italia, potrebbe anche decidere di impennarsi.

“Non faccio commenti sulla politica italiana, non voglio dare una mia personale valutazione dei rischi politici. Posso solo constatare che ci sono state delle elezioni e che è in corso un processo di formazione del governo. Ci vuole una certa prudenza, ma anche speranza. L’Italia è un Paese al centro della zona euro, è un Paese essenziale e spero che continui a rispettare le regole della zona euro, visto che sono le regole che abbiamo concordato tutti insieme”.
Ci sono dei numeri ad avvalorare le preoccupazioni europee. Le previsioni di primavera diffuse dalla commissione infatti non promettono nulla di buono per la crescita italiana. Perché se è vero che dopo l’accelerazione della crescita nel 2017, l’economia italiana “continuerà a crescere allo stesso passo dell’1,5% quest’anno, sostenuta largamente dalla domanda interna”, è altrettanto vero che “con i venti di coda e l’output gap (differenza tra Pil reale e potenziale) che si chiude, la crescita del Pil verrà moderata a 1,2% nel 2019″. Tutto questo fa dell’Italia il fanalino di coda per la crescita, la più bassa dei 28 Paesi.
Buone notizie, invece, sul versante del debito. “Il rapporto debito/Pil ha raggiunto il suo picco nel 2017, a 131,8%, anche a causa del sostegno alle banche, e progressivamente scenderà a 130,7% nel 2018 e 129,7% nel 2019, principalmente come risultato di una crescita più forte del Pil nominale”, si legge nel rapporto”, fa sapere l’Europa.
Altra partita, il deficit, capitolo fondamentale per l’Italia, visto che da esso dipende lo spazio di manovra in cui reperire le risorse per finanziare le riforme.  “Nel 2018, presupponendo che non ci saranno ulteriori cambiamenti di politiche, il deficit italiano scenderà a 1,7%, sostenuto dalla crescita economica e da alcune misure contenute nel bilancio 2018″. E resterà all’1,7% anche nel 2019, sempre se non ci saranno cambiamenti di policy ed escludendo le clausole sull’aumento dell’Iva. Prospettive positive per il mercato del lavoro. “I trend positivi del mercato del lavoro, iniziati nel 2015, continueranno”, con l’occupazione che crescerà “in linea con l’attività economica ma anche beneficiando degli sgravi di tre anni per l’assunzione dei lavoratori giovani”, sottolinea Bruxelles. “Grazie all’aumento della partecipazione, la disoccupazione scende” a 10,8% nel 2018 e 10,6% nel 2019.

Il governo in carica da parte sua ha incassato a dovere il monito di Bruxelles sull’Italia, rivendicando però le note positive su lavoro e Pil, nonostante il dato inferiore alla media Ue. “La Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera conferma per l’Italia Pil e occupazione in crescita”, ha scritto il Tesoro in una nota.

La manovra che ci aspetta tra incertezza politica e rischi per l’Ue

 lettera43.it 3 maggio 2018

Lo sforzo di Roma sui conti pubblici? Pari a zero, dice Moscovici. Il 23 maggio Bruxelles è pronta a chiedere la correzione di bilancio. Intanto, tra dazi e politiche fiscali l’ottimismo sull’economia europea si affievolisce.

fermarsi alle cifre scritte nere su bianco nelle previsioni di primavera della Commissione europea, il ministero dell’Economia può celebrare una vittoria: la crescita è salita all’1,5%, comunque la peggiore in Europa, il deficit è in calo all’1,7%, il debito nel 2019 dovrebbe finalmente scendere sotto quota 130% – per la precisione al 129,7. Alla fine, dunque, l’aumento degli investimenti, spinti dagli incentivi pubblici, ma anche una ripresa un po’ più robusta della domanda interna, oltre che del solito export, hanno dato ragione all’ottimismo di via XX settembre nella battaglia su Pil e debito condotta sotto traccia con la Commissione europea e hanno evitato l’apertura di una procedura di infrazione sul nostro debito monstre, nonostante la zavorra dei salvataggi bancari.

LA SENTENZA DI MOSCOVICI. E però a guardare agli equilibri strutturali, cioè al rapporto tra spese ed entrate al di là del ciclo economico e delle una tantum, i saldi non migliorano: il nostro Stato ha beneficiato della maggiore crescita ma continuerà a spendere più di quello che incassa. Il deficit, secondo Bruxelles, dovrebbe infatti restare all’1,7% anche per il 2018, mentre la Commissione Ue aveva chiesto un aggiustamento dei conti tra lo 0,2 e lo 0,3% del Pil (circa 3,5-5 miliardi di euro). Per dirla con le parole del Commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, «lo sforzo atteso è zero». Il giudizio definitivo è destinato ad arrivare il 23 maggio, ha puntualizzato Moscovici, ma l’espressione che ha usato per rinviare la sentenza è una sentenza di per sé: «Potremmo anche trarne delle conclusioni in termini di sorveglianza sui conti, ma non è una lezione da trarre oggi».

L’incertezza della politica è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e incidere su fiducia e tassi di interesse

COMMISSIONE UE

Insomma il prossimo governo – metterlo in piedi e anche piuttosto rapidamente evitando il ritorno alle urne è l’obiettivo prioritario del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – dovrà fare prima di tutto due cose: sterilizzare le clausole Iva e raddrizzare i conti. Sul primo punto a Bruxelles non hanno alcun dubbio: ormai quando vedono le clausole di salvaguardia scritte nelle leggi di bilancio, una tagliola utilizzata per colmare la mancanza di una strategia di lungo termine, le osservano come una pratica di brutta politica, ma non le considerano più. Attendono solo che una maggioranza, quale che sia, approvi i provvedimenti che le sostituiscano. Con i conti, invece, il discorso è diverso. A mettere mano al bilancio potrebbe essere un governo del presidente, probabilmente facilitato nell’imporre misure di riduzione della spesa. E che permetterebbe forse a Matteo Salvini di continuare a rilasciare dichiarazioni bellicose contro Bruxelles. Oppure un governo formato da una coalizione di centrodestra e del Pd, che potrebbe far esplodere le contraddizioni sulle politiche europee.

IL LEGAME TRA POLITICA E MERCATI. Intanto, però, i mesi che ci attendono non sembrano affatto facili, perché se l’Italia festeggia il suo 1,5% di crescita, lo fa sul gradino più basso di tutta l’Unione europea, accanto alla Gran Bretagna che arranca dopo aver annunciato di essere pronta ad uscire dal mercato unico più grande del mondo e da un centinaio di accordi commerciali. E la mancanza di un esecutivo rischia di peggiorare la situazione: «L’incertezza della politica è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e incidere su fiducia e tassi di interesse», è l’allarme lanciato dalla Commissione Ue.

Nulla che non si sapesse già. Quello che però può fare la differenza è il contesto in cui la situazione nazionale si inserisce: uno scenario in cui «i rischi al ribasso per le prospettive globali sono aumentati significativamente sia a breve che a medio termine». Nel primo trimestre del 2018 la crescita italiana si è mantenuta allo 0,3%, in linea con un rallentamento generale dell’economia. «La previsione corrente interpreta la debolezza dei primi tre mesi dell’anno in gran parte come effetto di fattori temporanei, ma potrebbe non essere così», scrivono dalla Commissione. La speranza di Bruxelles è che ci sia ancora una potenzialità inespressa sul fronte degli investimenti, un rimbalzo ancora frutto della drammatica compressione registrata durante la crisi.

LA DOPPIA MINACCIA IN ARRIVO DAGLI USA. Per il resto c’è poco di che stare allegri, perchè le politiche di Washington rappresentano in questo momento una doppia minaccia per l’Europa. Il primo fronte è quello delle scelte fiscali che potrebbero influire su costo del denaro e apprezzamento della moneta. «Se tassi di interesse più elevati dovessero portare a un’avversione al rischio degli investitori a livello globale, potrebbero esserci importanti ricadute in termini di flussi di capitale, stabilità dei mercati finanziari e condizioni economiche», avvertono da Bruelles, e l’economia dell’Europa non ne sarebbe certo «immune». Il secondo fronte è quello del commercio, mentre il modello economico europeo fa ancora un forte affidamento all’export. E anche il prossimo bilancio tedesco sembra non modificare affatto le politiche di Berlino su questo aspetto, smententendo tutti i buoni propositi pronunciati da Angela Merkel sugli investimenti. I due pericoli sono connessi tra loro. Soprattutto per Paesi come l’Italia che all’export si affida, per crescere quel poco che ha ripreso a crescere.

Le banche venete e il fondo del Marchese del Grillo

vicenzareport.it 3 maggio 2018

Vicenza – “Molti ricorderanno il film Il marchese del Grillo, di Mario Monicelli: in una delle sue scene più significative il marchese, interpretato da uno straordinario Alberto Sordi, gettava monete roventi dal balcone alla folla affamata… Bene, oggi le istituzioni italiane si comportano esattamente così con i risparmiatori truffati delle banche venete”.

E’ quanto scrive l’associazione di risparmiatori Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, commentando alcune dichiarazioni del sottosegretario Baretta, nelle quali si  promuove e descrive “l’accesso al fondo rimborsi che lui e il governo Pd – osserva l’associazione – hanno architettato, sottolineando come sia un fondo dove chi primo arriva meglio alloggia”.

Sulla base di quanto dichiarato dal membro del governo, l’associazione si chiede “se una istituzione può, dopo aver confutato (perché tutta la politica oggi lo afferma) che i risparmiatori sono stati truffati, dare vita ad un fondo dove si risarcisce solo chi arriva prima”.

“Le vittime in questo modo – continua – non hanno più una tutela nella loro generalità, ma solo nella fascia temporale. Proprio come il marchese del Grillo, che gettando monete calde dal balcone aiutava ma bruciava le mani ai primi incoscienti che si gettavano disperati sull’elemosina. Inaccettabile per noi, da parte di un istituzione che dovrebbe  rappresentare e tutelare tutti”.

“Noi – conclude l’associazione dei risparmiatori – rinneghiamo questo finto fondo e questi personaggi vestiti da istituzioni. Invitiamo la politica a fermare questa commedia, che va avanti grazie anche ad alcune associazioni filo governative, e chiediamo una soluzione seria per tutti i risparmiatori truffati. Non taceremo la verità, e non smetteremo di lottare per la giustizia: vincere non è facile, ma è possibile”.

C’è anche un altro aspetto nelle dichiarazioni di Baretta che l’associazione non sottolinea ma che ci sembra discutibile, ovvero il fatto che non ci sono canali preferenziali basati sul reddito. E’ normale che un risparmiatore che ha perso i suoi soldi ma è pur sempre rimasto benestante (se non addirittura ricco) abbia lo stesso trattamento di chi ha perso i risparmi di una vita, con cui pensava di affrontare una vecchiaia serena che ora potrà più avere e dovrà vivere di stenti?

€SSI TORNANO: TRA STATO DI DIRITTO COME CONDIZIONALITA’ E (ENNESIMA) “GRANDE RIFORMA” COSTITUZIONALE

orizzonti48.blogspot.it 3 maggio 2018

http://3.bp.blogspot.com/-2t2O8kjdHd0/T5GEoBuvsgI/AAAAAAAAFBM/3_XOnCya-HU/s1600/theylive3.jpg
1. Chiunque abbia seguito, o almeno tentato seriamente di seguire, questo blog, si rende conto di quanto lavoro è stato fatto, quanti temi sono stati affrontati e approfonditi, quante strutture di pensiero e “fenomenologie” sono state ricostruite.
Il percorso partito ormai da quasi 6 anni muoveva dall’idea che occorresse una consistente dose di risorse culturali per recuperare la ragione profonda di quell’episodio, unico nella storia italiana e, più ampiamente, dell’intero mondo occidentale, che era culminato nella nascita della Costituzione del 1948.
Crediamo, forse a torto, che tale episodio, lungi dall’essere oggetto di una mitopoiesi, sia stato illustrato per il suo enorme, anzi: insostituibile, valore di testimonianza: la testimonianza della concreta possibilità del verificarsi di circostanze, senza dubbio eccezionali, in cui un popolo tenta di dare una forma democratica all’autoorganizzazione della propria vita civile e in questa forma (intesa in senso storico-sociale), infonda al futuro degli esseri umani che ne sono coinvolti, una sostanza necessitata. E ciò nel senso della condivisione del modo di essere delle proprie istituzioni che persegua l’eguaglianza sostanziale e la giustizia sociale come precondizione, senza alternative, per la realizzazione dello Spirito umano.
E abbiamo creduto, per la stessa necessità sostanziale, che la ricostruzione degli alterni e poi drammatici sviluppi scaturiti “da” (o meglio sovrappostisi “a”) quel grande momento storico, –nelle negazioni e nelle aggressioni che l’attuazione della Costituzione ha costantemente subito -, potesse infondere nuova forza all’idea della democrazia sostanziale.
2. Eppure, il dato della cronaca di questi giorni, mostra come qualsiasi tentativo in questa direzione assomigli all’infrangersi su un muro di gomma.
Vengo ai fatti molto concreti e ve li propongo in versione sintetica (dentro ci sono dei links e ogni lettore assiduo ed appassionato mi pare in grado di trarre le proprie conclusioni, tanto più che i links servono a rinfrescare la memoria):

Grim@gr_grim

Budget 2021-27 | 22mld in più a membro per uscita (ma non dovevano rimetterci loro con la ?) e debutto delle “condizionalità”: niente soldi per chi “non rispetta lo stato di diritto” (leggi: chi si ribella agli euroburocrati) \\ http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-02/il-budget-ue-cresce-meno-previsto-tagli-fondi-strutturali-e-agricoltura–144432.shtml 

Budget Ue, tagli ad agricoltura e coesione. Niente fondi a chi non rispetta le regole

La Commissione europea ha presentato la proposta di bilancio 2021-2027, che per la prima volta condiziona l’uso dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto. Il pacchetto – che ora dovrà…

ilsole24ore.com

3. Dunque: lo “Stato di diritto” diviene il presupposto supernormativo, come sempreprevalente sulla Costituzione, per una nuova forma di condizionalità.

Una condizionalità particolarmente arbitraria, in quanto ideologica e normativamente vaga, esercitata da parte di istituzioni che predicano l’importanza della soft-law, che impongono lecorti sovranazionali che si autocostruiscono i parametri legali di giudizio e, come ci segnala Bazaar, teorizzano la tecnocrazia politicamente irresponsabile in forma di «adhocrazia» (naturalmente facendo a meno di ogni organizzazione statuale e del disprezzatissimo concetto di Nazione che le si connette).
Dunque come volete che sia reinventato ed applicato, come parametro legale addirittura sanzionatorio, lo stesso concetto, imprecisato e indefinito (v. artt. 2 e 7 del TUE), di Stato di diritto da parte di un’istituzione del genere? 
Se lo Stato di diritto “si caratterizza per il fatto che ANCHE I PUBBLICI POTERI, I GOVERNI, DEVONO RISPONDERE DEL LORO OPERATO IN FUNZIONE DELLE NORME VOTATE DAI PARLAMENTI, possibilmente democraticamente eletti“, nell’ordinamento Ue non si riscontra una sola delle più elementari condizioni che ne caratterizzano l’essenza e la funzione (come abbiamo visto sopra e come riassumeva il “mitico”discorso di commiato di Barroso).
 
4. Ma non è finita.
Sempre nella prospettiva della governabilità (qui, Addendum e qui pp. 2-3) e dell’efficiente e pronto adeguamento dell’azione delle istituzioni democratiche nazionali ai vincoli e alle imposizioni derivanti dall’appartenenza all’€uropa, sul fronte interno, si torna alla carica con la riforma della Costituzione. E che riforma!
Il presidenzialismo alla francese con l’introduzione del ballottaggio (p. 8.1.) come regola ipersemplificativa del quadro politico, in modo da prevenire ogni deviazione, derivante dal dilagante malessere sociale, dal controllo del processo elettorale imposto dai centri di irradiazione mediatico-finanziari promananti dai “mercati“:

Valeria S.@valy_s

La nuova riforma della proposta dal con prima firma Tommaso (noto costituzionalista proprio…) in data 23 MARZO (appena 19gg dopo il voto)
Ci riprovano.http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/48750.pdf 

1 commento:

  1. Grazie Presidente… però è vero anche questo o no?… (mi corregga se sbaglio)

    Lo so….è un commento che ho postato tante volte… (ma per i nuovi lettori):

    “Lo Stato di diritto muore nel momento in cui si nega che legislativo ed esecutivo siano portatori di funzioni democratiche differenziate”

    Quarantotto16 aprile 2015 14:38

    Lo Stato di diritto muore nel momento in cui si nega che legislativo ed esecutivo siano portatori di funzioni democratiche differenziate: l’assoggettamento dell’Esecutivo alla legge aveva il presupposto dell’assoggettamento del Legislativo alla Costituzione.
    Ora siamo al punto che l’indifferenziato “Esecutivo proponente le riforme costituzionali+Legislativo che “deve” votarle” (magari a colpi di fiducia!) sono liberi di attuare…il vincolo esterno. Cioè l’ordo nuovo del liberismo tecnocratico.

    E’ chiaro che in questa ottica, in cui la “governance” modellata (come dice la Venice Commission) sulle istituzioni finanziarie sovranazionali prende il sopravvento sulla rappresentatività democratica, le comunità statali vengono governate come…una banca (privata, naturalmente).

    La retroattività della legge di taglio delle prestazioni sociali previste dalla Costituzione è un passaggio praticamente scontato.
    La “giustizia-ingiustizia” della legge finisce solo per essere parametrata alla logica del pareggio di bilancio e dei creditori degli Stati e non costituisce più un disvalore comunitario.
    Ma non a caso non esiste la società civile ma solo individui…Margaret dixit e l’€uropa lo dimostra senza più alcun argine….

    https://orizzonte48.blogspot.com/2015/04/welfare-spesa-pubblica-pensioni-e.html?showComment=1429187902177#c4939901660880849205

    Aggiungo che lei ci ha provato…..ancora Grazie.

La Bce e le relazioni pericolose con le grandi banche nel ‘Gruppo dei 30’: Draghi respinge la denuncia del mediatore europeo

  • Giuseppe Montalbano businessinsider.com 3 maggio 2018

Emily O’Reilly, mediatore europeo e Mario Draghi, presidente Bce. Getty

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, resterà membro del Gruppo dei 30 – il forum internazionale che raccoglie banchieri centrali ed esponenti dell’industria finanziaria – contro la richiesta avanzata dal mediatore europeo per via dei possibili conflitti di interesse con l’istituto di Francoforte.

Lo scorso gennaio l’ufficio del mediatore (Ombudsman) europeo Emily O’Reilly aveva inoltrato alla Bce una richiesta formale di sospensione del suo Presidente dal Gruppo dei 30 al fine di tutelarne la reputazione pubblica e prevenirne possibili conflitti di interesse. Il “G30” si presenta infatti come un forum consultivo per promuovere “scambi di vedute” fra alcuni dei principali attori pubblici e privati del sistema bancario internazionale. Ai suoi tavoli si riuniscono insieme i presidenti delle banche centrali dei principali centri finanziari internazionali, accademici esperti di questioni finanziarie e rappresentanti dei grandi gruppi bancari, per confrontarsi – a porte chiuse e senza documentazione pubblica relativa a tali incontri – sui grandi temi dell’economia e della finanza globale.

A rendere particolarmente sensibile la questione, il fatto che in questo club esclusivo il presidente Draghi scambi opinioni anche con esponenti delle banche direttamente vigilate dalla Bce in qualità di autorità di supervisione europea dal 2014 con l’entrata in vigore del meccanismo unico di vigilanza dell’Unione bancaria. Una pericolosa prossimità fra vigilanti e vigilati denunciata dal Corporate Europe Observatory, e che il mediatore europeo ha riconosciuto come possibile minaccia alla credibilità e fiducia pubbliche nei confronti della Bce che dal 2010 in poi ha visto espandere le sue competenze e poteri, sia formali che de facto, nella gestione della crisi dell’eurozona.

La denuncia avanzata nel 2016 del Corporate Europe Observatory, da cui ha preso avvio l’indagine del mediatore europeo, evidenziava – oltre la regolare presenza di Draghi alle iniziative del G30 -, la partecipazione di membri dei comitati esecutivi e di vigilanza della Bce ai gruppi di lavoro e alle conferenze del G30. In particolare la Ong europea si soffermava sul contributo attivo della Bce nella redazione di documenti di analisi e indirizzo da parte del Gruppo dei Trenta, mettendo in luce l’alto rischio di conflitto di interesse. Nel mirino la pubblicazione di due report su tematiche di diretto interesse per la vigilanza europea dei gruppi bancari, presentati come prodotto di gruppi di lavoro al cui interno figuravano anche esponenti del comitato esecutivo Bce, per di più senza il tradizionale disclaimer relativo alla separazione fra le opinioni espresse dai partecipanti in quanto singoli dalle posizioni ufficiali delle istituzioni da essi rappresentate. Due report di evidente rilevanza nel dibattito internazionale ed europeo sulla regolamentazione finanzia: il primo parlava di “un nuovo paradigma” nel rapporto fra istituzioni finanziarie e autorità di supervisione, mentre il secondo esprimeva una call per una riforma complessiva della condotta e cultura dell’attività bancaria. Fra i ringraziamenti alla realizzazione di questo ultimo report compariva anche il nome di Julie Dickson, membro del comitato di vigilanza della Bce, nonostante la sua presenza fosse formalmente in qualità di “osservatrice”.

Vicinanza fra autorità pubbliche e attori privati ad alto rischio se si tiene presente che i membri del G30 e dei suoi gruppi di lavoro provenienti dall’industria finanziaria sono esponenti di grandi gruppi bancari integralmente o in parte sottoposti alla vigilanza della BCE, tra cui ad esempio Axel Weber, presidente del gruppo Ubs e insieme dell’Institute of International Finance, la principale organizzazione rappresentativa degli interessi delle grandi banche americane e internazionali con base a Washington; Jacob Frenkel di JP Morgan (presidente del consiglio di amministrazione del G30); Tidjane Thiam di Crédit Suisse; Gerald Corrigan di Goldman Sachs; Gerd Häusler della Bayerische Landesbank; Guillermo de la Dehesa  del Gruppo Santander e Maria Ramos  della banca inglese Barclays.

Nelle sue raccomandazioni finali alla Bce, il mediatore europeo osservava che l’adesione del presidente della Bce al gruppo Trenta potrebbe dar vita alla “pubblica percezione” che l’indipendenza della Banca centrale “possa essere compromessa”, e che dar adito a tale percezione per un periodo prolungato costituiva un caso di “mala amministrazione”. Pertanto la Bce avrebbe dovuto assicurare la sospensione del suo Presidente dal G30 per la rimanente durata del suo mandato e proibire la partecipazione a tale forum ai suoi futuri presidenti e membri dei suoi organi decisionali.

In una dettagliata risposta pubblicata lo scorso 18 aprile, la Bce ha respinto le raccomandazione del mediatore europeo, affermando che la partecipazione del suo presidente ed esponenti del suo comitato esecutivo al Gruppo dei Trenta si conforma ai più alti standard di trasparenza e riservatezza, tra cui l’obbligo di non affrontare questioni relative a “single banche” per evitare ogni possibile interferenza con i suoi compiti di vigilanza. Al contrario, gli scambi di vedute con i soggetti pubblici e privati membri del G30 sarebbero “nell’interesse della BCE” in quanto supporto al “compimento del suo mandato”, considerato il loro contributo a una “migliore comprensione degli sviluppi degli scenari economici e finanziari internazionali di interesse globale” (TdA).

Nella dichiarazione pubblica rilasciata lo scorso 18 aprile, il mediatore O’Reilly non ha usato mezzi termini nell’esprimere il suo rammarico parlando di una “occasione mancata per una maggiore fiducia” nei confronti della Bce che avrebbe potuto evitare che “emergesse anche la minima percezione che esistano relazioni troppo strette fra i regolatori e le istituzioni regolamentate” (TdA). Molto più duro il commento di Kenneth Haar, ricercatore del Corporate Europe Observatory, secondo cui la scelta di Draghi di ignorare le indicazioni del mediatore europeo sarebbe “oltraggiosa”, annunciando nuove azioni e interventi per garantire un’effettiva trasparenza nelle relazioni della Bce con il settore privato.

In un momento storico in cui l’accresciuto ruolo assunto dalla Bce all’indomani della crisi nel controllo dei sistemi bancari nazionali e nella politica dell’eurozona nel suo complesso si è accompagnato a un crollo generalizzato della fiducia nei suoi confronti da parte della cittadinanza degli Stati membri, come mostrano i dati di un’indaginecondotta dall’Eurobarometer nel 2016, anche un episodio apparentemente secondario come quello in questione aggiunge un colpo ulteriore alla legittimità pubblica verso l’istituzione custode dell’euro e della sua sopravvivenza.

Le carnevalate delle banche, diamanti e perline colorate

avantionline.it 3 maggio 2018

I nodi vengono sempre al pettine per i comuni mortali che pagano le conseguenze delle azioni delittuose, in questa vita o nell’altra. Invece i banchieri no, loro non pagano; sono esenti dalle punizioni terrene, mentre quando vanno di la’ portano i resoconti contabili delle attività.Sarà per questo che alcuni vengono chiamati banchieri di Dio?! Ma per tornare sulla terra, le ultime buffonate che hanno visto i banchieri protagonisti delle vendite di telefonini (e in alcune filiali a luci rosse avevano collocato addirittura i distributori di preservativi che, tutto sommato, risultavano anche divertenti).

Ma quando hanno mirato al bersaglio grosso dei risparmiatori, prima con la vendita dei derivati poi con quella dei bond argentini e Parmalat, per arrivare ai diamanti ed infine alle azioni truffaldine di alcune banche popolari, sono scesi così in basso che forse sarebbero stati schifati anche dal Diavolo in persona.
Abbiamo appena elencato alcune nefandezze che conosciamo, perché ne siamo stati infettati… e ciò che non sappiamo? Qualcuno di voi, comune mortale, ha mai controllato un estratto conto col commercialista? Oppure si è fidato delle spiegazioni dell’impiegato bancario di giornata?

I clienti considerati un po’ più svegli venivano ricevuti dal direttore. Peccato solo che, una volta davanti a lui, pronto col calendarietto profumato e l’agendina, chi ha pensato più all’estratto conto dove i conti, quasi a far bisticciare le parole, non tornavano mai?! Anzi, le persone irose a parole, quelle che volevano ribaltare addirittura la filiale, tornavano a casa per raccontare alla moglie che il signor direttore le aveva salutate e stretto la mano, regalandogli un bel calendarietto scaduto che, estasiati, mostravano in famiglia, dicendo: “ma che gentile il direttore che mi ha ricevuto…è proprio una brava persona!”.

Peccato che quello era lo stesso direttore che, senza sapere un cazzo di pietre preziose, vendeva diamanti come fosse stato un esperto intenditore titolare di una gioielleria in Monte Napoleone che si rivolge prontamente ai clienti: “quando vuole torni che lo ri-prendiamo volentieri!”. Non si è mai capito se intendesse a calci sulle palle. Il dubbio viene perché è quello che fanno le banche con chi ha comperato i diamanti da loro, assicurando l’affare della vita allo sprovveduto investitore.

Questo perché, a leggere il comunicato di Confconsumatori, sembra che qualche povero Cristo sia andato in banca, addobbata per l’occasione a negozio di gioielli, per rivendere le perline colorate (i diamanti) e con il ricavato comperare l’aratro. Sfortunatamente è successo che per l’acquisto ha dovuto ipotecare casa e prendere un mutuo, in quanto le pietruzze bianche – come riferito – poteva mettersele su per il sedere, usando un linguaggio chiaro e inequivocabile

Hai capito questi banchieri giocolieri! Ti fanno sparire i risparmi con la scusa di venderti delle perline colorate, spacciandole per diamanti!

Angelo Santoro